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Posso condividere un calamaro con il mio cane?

lunedì, 23 Dicembre 2024 by Gruppo Nutravet
Il cane può mangiare il calamaro

Il cane può mangiare il calamaro? Molti proprietari di cani si chiedono se i calamari siano adatti alla dieta del proprio animale. La risposta è sì! I cani possono mangiare i calamari, che rappresentano una fonte nutrizionale ricca e benefica se somministrati nel modo corretto. In questo articolo esploriamo i benefici, le controindicazioni e le modalità di preparazione dei calamari per i cani.

Perché i calamari fanno bene ai cani?

il cane può mangiare il calamaro

I calamari appartengono alla famiglia dei molluschi e sono comunemente pescati in tutto il mondo. Questi frutti di mare sono ricchi di proteine di alta qualità, con un basso contenuto di grassi e zuccheri, rendendoli perfetti anche per cani che seguono diete ipocaloriche o per quelli che necessitano di regolare la glicemia.

Dal punto di vista nutrizionale, i calamari forniscono importanti minerali e vitamine tra cui:

  • Sodio, calcio, fosforo e potassio: essenziali per la salute delle ossa e il corretto funzionamento muscolare.
  • Vitamina A (retinolo) e Niacina (vitamina PP): utili per la pelle e la vista.

Un altro vantaggio è che i calamari, essendo alla base della catena alimentare marina, tendono ad essere meno contaminati rispetto a pesci di grossa taglia come il tonno o il pesce spada.

Il cane può mangiare il calamaro: Controindicazioni da considerare

Sebbene i calamari siano un alimento sano, esistono alcune controindicazioni:

  1. Allergie ai prodotti della pesca: se il tuo cane è allergico al pesce, meglio evitare i calamari per scongiurare reazioni allergiche.
  2. Ingredienti tossici aggiunti: evita calamari preparati con ingredienti dannosi per i cani come cipolle, aglio o salse speziate.

Se hai dubbi, sulle reazioni del tuo cane ai calamari, consulta sempre un veterinario.

Come preparare i calamari per il cane

Per mantenere intatte le proprietà nutrizionali dei calamari, la cottura a vapore è il metodo migliore. Evita la frittura o la cottura con olio e condimenti.

Quantità consigliate

Le quantità dipendono dalla taglia del cane:

  • Cani di piccola taglia (fino a 10 kg): Un pezzettino grande circa quanto una noce.
  • Cani di taglia media e grande: Due o tre pezzetti della stessa dimensione.

I calamari dovrebbero essere offerti come extra occasionale, non come parte principale della dieta.

Conclusione

I calamari possono essere un’ottima aggiunta alla dieta del cane se preparati correttamente e somministrati nelle giuste quantità. Consulta sempre il Medico Veterinario esperto in nutrizione prima di introdurre nuovi alimenti e assicurati che il tuo cane riceva una dieta equilibrata e sicura!

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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L’alimentazione della cagna dopo il parto: tutto ciò che devi sapere

giovedì, 19 Dicembre 2024 by Gruppo Nutravet
L’alimentazione della cagna dopo il parto

L’arrivo di una cucciolata è un’esperienza straordinaria, ma anche un momento che richiede grande attenzione, soprattutto per la madre. Dopo il parto, la cagna affronta un periodo di intenso impegno fisico e metabolico. Fornire un’alimentazione adeguata è fondamentale per la sua salute e per quella dei cuccioli. Vediamo insieme come nutrire al meglio una cagna che sta allattando.

L’alimentazione della cagna dopo il parto: tutto ciò che devi sapere: i bisogni nutrizionali

L’allattamento è una delle fasi più impegnative per l’organismo della cagna. Non solo deve produrre latte per i cuccioli, ma anche recuperare energie dopo il parto. I suoi bisogni nutrizionali aumentano notevolmente, specialmente se la cucciolata è numerosa.

  • Acqua: il latte è composto all’80% di acqua, perciò è essenziale che la cagna abbia sempre a disposizione acqua fresca e pulita. Se mangia alimenti secchi, come crocchette, il bisogno di idratazione sarà ancora maggiore.
  • Proteine e grassi: per sostenere la produzione di latte e fornire energia, la dieta della cagna deve essere ricca di proteine di alta qualità (carne, pesce, uova) e grassi.
  • Carboidrati: i cereali facilmente digeribili possono fornire un apporto energetico utile, ma è importante scegliere fonti di alta qualità.

In molti casi, il cibo per cuccioli è l’opzione ideale. Questo tipo di alimentazione contiene i nutrienti di cui la cagna ha bisogno, come proteine, grassi e una dose bilanciata di calcio.

Alimentazione casalinga: sì o no?

L’alimentazione della cagna dopo il parto

Un’alimentazione fresca e bilanciata è una valida alternativa, ma richiede una pianificazione accurata. Non si può improvvisare: è fondamentale rivolgersi a un medico veterinario esperto in nutrizione per animali, che possa formulare una dieta su misura.

Tra gli alimenti freschi che si possono includere ci sono carne magra, pesce e verdure cotte, ma sempre seguendo le indicazioni di un professionista. Evitare il fai da te è essenziale per non rischiare carenze o squilibri.

Cibi che favoriscono la produzione di latte

Non esistono alimenti miracolosi per aumentare la produzione di latte, ma alcune piante, come la borragine, possono avere un leggero effetto galattagogo. Al contrario, la salvia può ridurla. Tuttavia, l’aspetto più importante è garantire una dieta completa e bilanciata: se la cagna riceve tutti i nutrienti di cui ha bisogno, il latte sarà sufficiente per i cuccioli.

Quanto e quante volte deve mangiare?

Durante l’allattamento, le necessità caloriche della cagna aumentano in modo significativo. Al picco della lattazione (3-4 settimane dopo il parto), una cagna può mangiare 3 o 4 volte la quantità di cibo che consumava prima.

Per cucciolate molto numerose (oltre 10 cuccioli), le quantità possono essere ancora più elevate. È consigliabile dividere il cibo in almeno cinque pasti giornalieri: tre pasti principali e due spuntini. Questo aiuta la cagna a digerire meglio e a sfruttare al massimo i nutrienti.

L’alimentazione della cagna dopo il parto e integratori: quali sono utili?

Non tutti gli integratori sono necessari o sicuri. Ad esempio:

  • DA NON DARE il Calcio: è importante non somministrarlo senza indicazioni del veterinario. Un eccesso può causare problemi come l’eclampsia. La quantità presente nel cibo per cuccioli è solitamente sufficiente.
  • DA DARE gli Omega-3: gli acidi grassi, in particolare il DHA e l’EPA, possono supportare la salute della madre e lo sviluppo neuronale dei cuccioli.
  • DA DARE gli Antiossidanti: vitamine C ed E possono aiutare a contrastare i radicali liberi prodotti durante l’allattamento.
  • DA DARE le Fibre: utili nei giorni vicini al parto per prevenire la costipazione.

Piccole quantità di fegato possono essere somministrate per stimolare l’appetito, ma con moderazione, per evitare problemi gastrointestinali.

Cosa fare se la cagna non mangia

È normale che una cagna mostri disappetenza nei giorni immediatamente successivi al parto. Questo può essere dovuto alla fatica del parto o al desiderio di rimanere vicino ai cuccioli.

Un trucco per invogliarla a mangiare è offrire alimenti particolarmente appetibili, come una piccola quantità di gelato alla vaniglia. Questo alimento, ricco di proteine, grassi e zuccheri, può aiutare a ricaricarla. Tuttavia, è importante non abusarne.

Se la cagna continua a rifiutare il cibo oltre 4-5 giorni dopo il parto, o se mangia troppo poco rispetto alle sue necessità, è essenziale consultare un veterinario. La mancanza di appetito potrebbe indicare problemi di salute.

Conclusioni

L’alimentazione della cagna dopo il parto è un aspetto cruciale per garantire il suo benessere e quello dei cuccioli. Offrire una dieta ricca di nutrienti, acqua a volontà e pasti frequenti permette alla madre di affrontare al meglio questa fase impegnativa.

Ricordati di monitorare sempre il suo stato di salute e di non esitare a chiedere consiglio al veterinario in caso di dubbi. Una cagna ben nutrita sarà più forte e in grado di prendersi cura al meglio dei suoi cuccioli, regalando a te la gioia di vederli crescere sani e felici.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Alimentazione della gatta in allattamento: guida pratica per un periodo cruciale

giovedì, 12 Dicembre 2024 by Gruppo Nutravet
Alimentazione della gatta in allattamento

L’allattamento è una fase delicata per la gatta, che richiede attenzioni particolari per garantire il benessere suo e dei suoi cuccioli. L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale in questo periodo, supportando la madre nello sforzo fisico e metabolico richiesto per produrre latte. Ecco come affrontare al meglio questa fase.

Alimentazione della gatta in allattamento: i bisogni nutrizionali

Durante l’allattamento, il fabbisogno nutrizionale della gatta aumenta significativamente. Il suo corpo deve produrre latte in quantità sufficiente e recuperare energie dopo il parto.

  • Acqua: il latte è composto in gran parte di acqua, ed è fondamentale che la gatta sia sempre ben idratata. Assicurati che abbia accesso costante ad acqua fresca e pulita. Questo aspetto è cruciale, specialmente se mangia alimenti secchi, come le crocchette.
  • Proteine e grassi: la dieta della gatta deve essere ricca di proteine animali di alta qualità, come carne, pesce e uova, oltre che di grassi, che forniscono l’energia necessaria per l’allattamento.
  • Carboidrati: seppur non fondamentali nella dieta di un carnivoro come il gatto, piccole quantità di carboidrati possono essere utili per fornire energia supplementare, ma devono essere limitati e scelti con cura.

Cibo secco o alimentazione fresca?

Molti esperti consigliano di utilizzare alimenti secchi per gattini (kitten) durante l’allattamento. Questi cibi hanno un profilo nutrizionale adatto alle esigenze della gatta, includendo una maggiore densità proteica, una quota extra di calcio e nutrienti essenziali come la taurina.

Un’altra opzione è l’alimentazione fresca, che può essere altrettanto valida se ben pianificata. In questo caso, la dieta della gatta dovrà essere ricca di proteine e grassi, con un basso contenuto di carboidrati. Tuttavia, è indispensabile il supporto di un medico veterinario esperto in nutrizione per evitare carenze o squilibri.

Quanto e quante volte deve mangiare?

Alimentazione della gatta in allattamento: guida pratica per un periodo cruciale

Durante l’allattamento, il fabbisogno calorico della gatta aumenta notevolmente. Se già durante la gravidanza il suo consumo di cibo cresce del 25-50%, dopo il parto può arrivare a mangiare 2-3 volte la sua razione giornaliera normale.

Il metodo migliore per gestire queste esigenze è spesso quello di lasciare il cibo a disposizione della gatta, alimentandola ad libitum (a volontà). In questo modo, potrà gestire autonomamente i suoi pasti, solitamente in forma di tanti piccoli spuntini distribuiti durante la giornata.

Se la gatta segue un’alimentazione fresca, sarà necessario dividere la razione giornaliera in più pasti per assecondare il suo comportamento naturale e facilitare la digestione.

Alimentazione della gatta in allattamento e Integrazioni: cosa aggiungere e cosa evitare

Le integrazioni nutrizionali possono essere utili, ma solo se necessarie e ben bilanciate.

  • Da evitare: il calcio
    Non è consigliabile somministrare calcio aggiuntivo se la dieta della gatta è già bilanciata. Eccezion fatta se l’integrazione di calcio viene suggerita dal medico veterinario per una precisa patologia.
  • Da inserire: gli Omega-3
    Gli acidi grassi Omega-3, come DHA ed EPA, sono particolarmente utili per il benessere della gatta e lo sviluppo dei cuccioli.
  • Antiossidanti
    Vitamina C o vitamina E possono essere aggiunti in piccole dosi per contrastare i radicali liberi prodotti durante l’allattamento. Attenzione però a non esagerare, per evitare effetti collaterali come vomito o diarrea.
  • Fibre
    Se la gatta mostra difficoltà nel defecare, si possono aggiungere piccole quantità di fibre, come carote bollite e frullate o fibre solubili commerciali.

Cosa fare se la gatta non mangia

È normale che una gatta mostri disappetenza nei giorni immediatamente prima e dopo il parto. Questo può essere dovuto sia allo stress che al desiderio di rimanere vicino ai cuccioli.

Se però la gatta continua a mangiare poco o nulla oltre i primi due giorni dopo il parto, è il caso di preoccuparsi. Una gatta in allattamento deve assumere grandi quantità di cibo per far fronte alle esigenze dei cuccioli. In caso questo caso, contattate immediatamente il veterinario.

Conclusioni

L’alimentazione della gatta in allattamento è un aspetto essenziale per garantire il benessere di tutta la cucciolata. Scegli cibi nutrienti e di alta qualità, monitora il suo stato di salute e assicurati che abbia accesso costante a cibo e acqua.

Una gatta ben nutrita sarà in grado di affrontare al meglio questa fase impegnativa e di prendersi cura dei suoi piccoli nel modo migliore possibile. In caso di dubbi o difficoltà, rivolgiti sempre a un veterinario esperto in nutrizione per ricevere consigli specifici e personalizzati.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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I gatti possono mangiare i dolci? Tutto quello che devi sapere

giovedì, 05 Dicembre 2024 by Gruppo Nutravet
I gatti possono mangiare i dolci

I gatti possono mangiare i dolci? Proviamo a rispondere a questa domanda. Chi vive con un gatto sa bene quanto sia curioso, specialmente quando si tratta di cibo. È comune trovarsi con un micio che osserva con attenzione mentre ci concediamo un dolcetto o una fetta di torta, magari persino allungando una zampetta per “rubare” un assaggio. Ma è sicuro condividere i dolci con il proprio gatto? La risposta è più complessa di quanto si possa immaginare. Scopriamolo insieme.

I gatti e il gusto dolce: un legame inesistente

A differenza degli esseri umani e persino dei cani, i gatti non percepiscono il sapore dolce. Questo perché mancano di un recettore specifico sulla lingua, il TAS1R2, che è responsabile della capacità di percepire gli zuccheri. Per loro, una fetta di torta o un biscotto al cioccolato non hanno un gusto particolarmente allettante.

Tuttavia, i gatti possono essere attratti da altri elementi presenti nei dolci, come i grassi o la consistenza cremosa di alcuni dessert, come panna o gelato. Quindi, se il tuo gatto sembra interessato al dolce che hai in mano, non è perché ne apprezza il sapore zuccherino, ma per altri motivi.

I gatti possono mangiare i dolci o sono pericolosi per loro?

Sì, i dolci possono essere dannosi per i gatti, non solo per la loro mancanza di utilità nutrizionale, ma anche per i potenziali rischi per la salute. Ecco alcune delle principali problematiche legate al consumo di dolci nei gatti:

  1. Zuccheri e carboidrati: il sistema digestivo del gatto non è progettato per metabolizzare zuccheri in quantità significative. Un consumo regolare o eccessivo può portare a problemi come obesità e diabete.
  2. Cioccolato: il cioccolato è particolarmente tossico per i gatti. Contiene teobromina e caffeina, composti che i gatti non riescono a metabolizzare correttamente, con effetti che vanno da vomito e diarrea a sintomi più gravi come convulsioni e persino la morte, nei casi peggiori.
  3. Dolcificanti artificiali: l’aspartame, ma soprattutto lo xilitolo, può essere estremamente pericoloso. Lo xilitolo provoca un rilascio rapido di insulina nel corpo, portando a un calo pericoloso dei livelli di zucchero nel sangue (ipoglicemia). Anche piccole quantità possono essere fatali per i gatti.
  4. Latticini: molti dolci contengono panna, latte o burro, ma non tutti sanno che la maggior parte dei gatti è intollerante al lattosio. Dopo lo svezzamento, i gatti perdono l’enzima necessario per digerire il lattosio, e il consumo di latticini può causare disturbi gastrointestinali come diarrea e dolori addominali.

I gatti possono mangiare i dolci? No, ma ce ne sono di meno rischiosi?

Anche se è meglio evitare di dare dolci ai gatti, alcuni alimenti possono essere meno rischiosi se consumati in piccolissime quantità e solo occasionalmente. Ad esempio:

  • Yogurt bianco senza zuccheri aggiunti: se il tuo gatto non è intollerante al lattosio, una leccata di yogurt può essere un piccolo sfizio.
  • Frutta sicura: piccole quantità di frutta come mela (senza semi) o melone possono essere date come premio. Tuttavia, molti gatti non sono interessati alla frutta.

Ricorda che anche in questi casi, la moderazione è fondamentale. Nonostante siano meno rischiosi, questi alimenti non sono comunque adatti alla dieta di un carnivoro stretto come il gatto.

Perché è importante non cedere ai capricci

È facile sentirsi in colpa quando il proprio gatto ci guarda con quegli occhi imploranti, ma cedere potrebbe significare mettere a rischio la sua salute. I gatti hanno bisogni nutrizionali specifici che devono essere soddisfatti con una dieta equilibrata e adatta alla loro natura carnivora.

Offrire dolci o altri alimenti non adatti può portare a carenze o squilibri nutrizionali nel lungo periodo. Se il tuo gatto sembra particolarmente interessato al cibo umano, puoi cercare alternative sicure, come snack appositamente formulati per gatti, che siano sani e soddisfacenti.

Cosa fare se il gatto ha mangiato un dolce?

Se il tuo gatto è riuscito a rubare un dolce, valuta rapidamente la situazione:

  • Controlla gli ingredienti: verifica se il dolce conteneva cioccolato, xilitolo o altri ingredienti tossici.
  • Osserva i sintomi: stai attento a segni di malessere come vomito, diarrea, letargia o tremori.
  • Contatta il veterinario: in caso di dubbi, è sempre meglio consultare un professionista. Fornisci dettagli precisi sul tipo di dolce e sulla quantità ingerita.

Conclusione

In definitiva, i dolci non sono un alimento adatto ai gatti. Non solo non li apprezzano come noi, ma possono anche rappresentare un rischio per la loro salute. La cosa migliore che possiamo fare per i nostri gatti è offrirgli una dieta adeguata e premietti sani e sicuri. E se proprio vogliamo condividere un momento speciale, possiamo optare per snack specifici per gatti, che siano altrettanto gratificanti e decisamente più salutari.

Prendersi cura della salute del proprio gatto significa anche resistere alla tentazione di condividere il nostro cibo! Una scelta consapevole oggi può fare la differenza nel benessere del tuo gatto a lungo termine.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Artrosi nel cane, come gestirla con la nutrizione

giovedì, 28 Novembre 2024 by Gruppo Nutravet
Artrosi nel cane, come gestirla con la nutrizione

L’artrosi è una patologia che colpisce le articolazioni causando dolore e progressiva difficoltà nel movimento. Per gestirla è necessario un approccio multimodale che comprenda terapia farmacologica, corretta gestione del movimento, fisioterapia e non da ultimo nutrizione con opportune integrazioni. In questo articolo vedremo alcuni consigli per gestire al meglio l’alimentazione del cane affetto da artrosi. 

Cos’è l’artrosi 

L’artrosi è una patologia cronica che causa degenerazione della cartilagine articolare con conseguente infiammazione e dolore. Si manifesta con zoppia, riluttanza al movimento o a volte con sintomi talmente lievi che spesso si pensa che il cane sia solo diventato “più pigro”. In realtà il dolore cronico lo porta ad essere meno attivo e di conseguenza ad avere meno motivazione ad uscire in passeggiata o a giocare con noi.

Colpisce soprattutto i cani anziani ma anche cani più giovani nel caso ad esempio, di concomitante displasia di anca o di gomito.

Come gestire l’artrosi

L’artrosi è purtroppo una patologia cronica da cui non è possibile “guarire” ma si può rallentarne la progressione e gestire il dolore, offrendo una migliore qualità di vita al proprio cane. La gestione del cane con artrosi prevede movimento mirato associato ad eventuale fisioterapia, terapie farmacologiche e nutrizione specifica.

La gestione nutrizionale dell’artrosi

Artrosi nel cane, come gestirla con la nutrizione

Dal punto di vista della nutrizione è innanzitutto fondamentale la gestione del peso. Ogni chilo “in più” andrà a gravare su articolazioni già infiammate aumentando il dolore. E’ quindi fondamentale mantenere il peso forma.

Se il cane è in sovrappeso o addirittura obeso sarà necessario rivolgersi a un Medico Veterinario per formulare una dieta ipocalorica che tenga conto anche di eventuali altre patologie concomitanti, dato che spesso si tratta anche di pazienti anziani. Non è consigliato un dimagrimento troppo repentino, tra l’1-2% in meno di peso corporeo a settimana è l’andamento suggerito. Per monitorare di essere sulla strada giusta consiglio di pesare il proprio cane ogni due settimane, sempre sulla stessa bilancia. Questo è fondamentale soprattutto in cani di piccola taglia dove una differenza di pochi etti tra una bilancia e l’altra può fare la differenza.

Una volta raggiunto il peso ideale si potrà poi passare ad una dieta di mantenimento riaumentando gradualmente le kcal in modo da trovare la dieta bilanciata che permetta di mantenere il peso raggiunto.

Integrazioni specifiche

Nel cane colpito da artrosi indubbiamente è sempre consigliabile integrare gli omega 3, in particolare EPA e DHA, per la lora azione antinfiammatoria.

La PEA (pamitoiletanolamide) è una molecola con azione antinfiammatoria prodotta dal nostro organismo e da quello dei nostri cani in corso di infiammazione acuta. Nei casi di infiammazione cronica come quella dell’artrosi tende però ad esaurirsi per questo è indicato integrarla sotto forma di PEA micro-ionizzata per contrastare lo stato infiammatorio e il dolore.

Si possono inoltre inserire a seconda dei casi fitoterapici come curcuma, boswelia, artiglio del diavolo. Attenzione però agli integratori ad uso umano che possono contenere sostanze mal tollerate dai nostri cani come la piperina, fatevi sempre consigliare dal vostro Medico Veterinario.

Fortemente indicati soprattutto nei casi più gravi CBD e Cannabis medicinale galenica. Hanno un’azione antidolorifica che permette in molti cani con artrosi di ridurre significativamente l’utilizzo di farmaci come antinfiammatori e cortisonici, il cui utilizzo sul lungo periodo può portare a diversi effetti collaterali.

E i condro protettori? Per anni sono stati alla base delle integrazioni per l’artrosi. Ad oggi la loro efficacia a livello articolare è controversa in medicina umana mentre in veterinaria sono ancora largamente utilizzati. Possono quindi essere indubbiamente inseriti, non li consiglio però come unica integrazione ma sempre affiancati dalle altre molecole che ho citato prima.

Articolo della dott.ssa Denise Pinotti, DVM

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Cosa vuol dire AAFCO nelle crocchette del cane e del gatto?

giovedì, 21 Novembre 2024 by Gruppo Nutravet
Cosa vuol dire AAFCO nelle crocchette del cane e del gatto?

Cosa vuol dire AAFCO: leggere le etichette del cibo per animali è una pratica fondamentale per chiunque abbia un gatto o un cane. Tra le diciture riportate sulle confezioni, una delle più comuni ma meno comprese è la sigla AAFCO. Ma cosa significa davvero e in che modo influisce sulla qualità del cibo che scegliamo per i nostri animali?

Cosa vuol dire AAFCO?

Ecco cosa vuol dire AAFCO: Association of American Feed Control Officials ed è un’associazione nordamericana che stabilisce le linee guida per il pet food, ossia il cibo per cani e gatti. Questa organizzazione, che include rappresentanti da agenzie governative di Stati Uniti, Canada, Costa Rica e Porto Rico, non emette leggi, ma definisce standard nutrizionali che i produttori possono seguire per garantire alimenti equilibrati.

Quando vediamo il marchio AAFCO sulle confezioni, significa che il prodotto risponde a determinati requisiti nutrizionali stabiliti dall’associazione. Sebbene l’AAFCO non sia un’ente legislativo, le sue linee guida sono un punto di riferimento in molti paesi, anche se in Europa si fa riferimento principalmente alle norme stabilite dalla FEDIAF (Federazione Europea dell’Industria del Pet Food). I due standard sono simili, ma non sono del tutto identici.

L’importanza di AAFCO e della conformità nutrizionale

Cosa vuol dire AAFCO nelle crocchette del cane e del gatto?

L’AAFCO fornisce linee guida che determinano il profilo nutrizionale adeguato per cani e gatti in diverse fasi della loro vita, come crescita, mantenimento e gravidanza. Questo è importante, perché ogni specie e ogni età richiedono nutrimenti diversi. Ad esempio, i gattini in crescita necessitano di più proteine rispetto ai gatti anziani, mentre un cibo destinato ai cani non andrà bene per i gatti e viceversa. Il gatto, infatti, è un carnivoro stretto, quindi ha bisogno di un livello proteico più elevato, mentre il cane è onnivoro.

Quando un alimento segue le linee guida AAFCO, sappiamo che contiene almeno i livelli minimi dei nutrienti considerati essenziali per mantenere in salute un gatto o un cane. Ma attenzione: anche se il cibo segue queste linee guida, potrebbe non essere ottimale per il nostro specifico animale, per cui è sempre importante leggere l’etichetta con cura e, se in dubbio, consultare il medico veterinario esperto in nutrizione.

Come Leggere l’Etichetta del Cibo

L’etichetta è la nostra migliore amica quando scegliamo le crocchette per il nostro cane o gatto. Ecco alcuni aspetti chiave a cui prestare attenzione:

1. Specie di Destinazione: assicuratevi che l’alimento sia formulato specificamente per cane o per gatto. Sembra scontato, ma nutrire un gatto con cibo per cani può causare gravi problemi di salute, e viceversa, poiché i fabbisogni nutrizionali delle due specie sono molto diversi.

2. Età del cane o del gatto: le esigenze nutrizionali variano anche in base all’età. Assicuratevi che il cibo sia adatto alla fascia d’età del vostro cane o gatto, specialmente se avete un cucciolo o un cane/gatto anziano.

3. Tipo di Cibo: Completo o Complementare. Il cibo completo contiene tutti i nutrienti essenziali per una dieta bilanciata, mentre quello complementare deve essere somministrato insieme ad altri alimenti. Leggere attentamente questa dicitura è fondamentale per evitare squilibri nutrizionali.

4. Tenore Proteico: se la lista degli ingredienti include legumi come ceci, lenticchie o soia, il contenuto proteico indicato potrebbe includere proteine vegetali, meno utili per gatto e cane rispetto alle proteine animali.

5. “Carne Fresca”: se l’etichetta riporta “carne fresca”, bisogna considerare che il peso include anche l’acqua contenuta, spesso circa l’80%. Questo può far sembrare l’ingrediente più presente di quanto non sia in realtà.

L’AAFCO e la Legislazione Europea

Come detto, in Europa si fa riferimento alla FEDIAF per stabilire le norme sul pet food, e i prodotti in commercio devono rispettare la legislazione europea. Tuttavia, le linee guida AAFCO restano un’indicazione importante della qualità, e possono essere considerate un’ulteriore garanzia di attenzione nella produzione del cibo per animali.

Conclusione

L’AAFCO è uno strumento utile per orientarsi nella scelta del cibo per gatti, ma non è l’unico aspetto da valutare. Leggere attentamente le etichette e comprendere cosa significano le varie diciture è essenziale per scegliere un prodotto adatto al nostro cane o gatto. Inoltre, consultare il medico veterinario esperto in nutrizione e affidarsi a marchi trasparenti sono accorgimenti utili per assicurarci di dare il meglio al nostro cane o gatto.

Speriamo che queste informazioni vi aiutino a scegliere con consapevolezza il cibo migliore per il vostro cane o gatto!

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e grassi: vanno inseriti nella dieta, ma con moderazione

giovedì, 14 Novembre 2024 by Gruppo Nutravet
Cani e grassi: vanno inseriti nella dieta, ma con moderazione

Molti proprietari di cani si preoccupano della quantità di grassi nella dieta dei propri animali, temendo che un consumo eccessivo possa essere dannoso. In realtà, i grassi sono un elemento essenziale per la salute del cane, purché vengano somministrati nelle giuste dosi e con attenzione alla loro qualità. Vediamo insieme i motivi per cui i cani hanno bisogno di grassi nella dieta, quali sono le fonti migliori e i rischi di una dieta troppo povera o troppo ricca di lipidi.

L’importanza dei grassi nella dieta del cane

I grassi (o lipidi) svolgono funzioni fondamentali nell’organismo di un cane. La loro funzione primaria è quella di fornire energia, ma non è tutto. I grassi infatti aiutano a formare le membrane cellulari, contribuiscono alla produzione di alcuni ormoni e supportano la salute del sistema nervoso. Per questo motivo, una dieta priva di grassi sarebbe molto dannosa per il cane, portando a carenze nutrizionali e problemi di salute.

Non tutti i grassi, però, sono uguali. Alcuni tipi sono essenziali per il cane perché il suo organismo non è in grado di produrli autonomamente. Tra questi, troviamo gli acidi grassi essenziali come l’acido linoleico e gli Omega-3 (EPA e DHA), fondamentali per il benessere del cane e spesso presenti in oli di pesce o di semi di lino.

Le fonti di grassi per il cane: quali scegliere?

Cani e grassi: vanno inseriti nella dieta, ma con moderazione

La qualità dei grassi è importante quanto la quantità. Nella dieta dei cani, i grassi possono provenire da diverse fonti:

  1. Carne e pesce: Nelle diete casalinghe o nei prodotti industriali per cani, molti grassi provengono naturalmente dalle proteine animali. Tuttavia, alcuni grassi di origine animale possono contenere più acidi grassi saturi e possono essere meno salutari, specie se in eccesso.
  2. Oli vegetali: Oli come quelli di mais, girasole e semi di lino sono ottime fonti di acido linoleico, un acido grasso essenziale per i cani. Gli Omega-3, come EPA e DHA, si trovano soprattutto nei pesci e nei prodotti marini, utili per la salute della pelle e delle articolazioni del cane.
  3. Olio di cocco e ghee: Ricco di trigliceridi a catena media, l’olio di cocco è facilmente digeribile e ha effetti positivi sul metabolismo. Il ghee (burro chiarificato) è invece fonte di acido butirrico, con proprietà benefiche per la salute intestinale.

Cani e grassi: I benefici dei grassi per i cani

I grassi apportano numerosi benefici alla salute dei cani, soprattutto quando sono presenti in una dieta bilanciata. Tra i principali effetti positivi:

  • Supporto energetico: I grassi forniscono energia di lunga durata, utile in particolare per cani molto attivi o per quelli che necessitano di maggiore supporto in alcune fasi della vita, come cuccioli, cani anziani o femmine in gravidanza.
  • Salute della pelle e del pelo: Una dieta con adeguati livelli di grassi contribuisce a mantenere pelo lucido e pelle sana. Gli acidi grassi Omega-3, per esempio, sono noti per le proprietà antinfiammatorie e possono aiutare a ridurre il prurito o la secchezza cutanea.
  • Funzione cerebrale e salute neurologica: Alcuni acidi grassi hanno effetti benefici anche sul sistema nervoso del cane. I grassi buoni sono coinvolti nel funzionamento delle cellule cerebrali e possono essere utili per cani in età avanzata o con problemi neurologici.

Quanti grassi dovrebbe assumere un cane?

Non esiste una quantità unica di grassi consigliata per tutti i cani. La quantità ideale dipende da vari fattori, come età, razza, livello di attività e stato di salute. Per soddisfare le necessità di base, bastano piccoli quantitativi: ad esempio, un cucchiaino di olio di mais per un cane di piccola taglia o un cucchiaio per uno di taglia grande. Se si opta per un petfood commerciale, è bene controllare che sia un prodotto completo, che copra tutti i fabbisogni nutrizionali del cane.

Cani e grassi: I rischi di un’alimentazione sbilanciata

Anche se i grassi sono importanti, un eccesso o un difetto di questi nutrienti può avere effetti negativi:

  1. Dieta troppo povera di grassi: Un’insufficienza di grassi porta spesso a problemi cutanei, con sintomi come pelo secco, pelle arrossata o cute screpolata. Senza grassi, il cane potrebbe anche manifestare carenze energetiche e problemi al sistema immunitario.
  2. Dieta troppo ricca di grassi: Un eccesso di grassi, specie se di origine animale e saturi, può risultare difficile da digerire e provocare infiammazioni a lungo termine. Contrariamente a quanto si pensi, non sono necessariamente i grassi in sé a causare sovrappeso, ma la qualità e l’equilibrio complessivo della dieta.
  3. Il mito della pancreatite: Molti pensano che un eccesso di grassi possa causare pancreatite nel cane. Tuttavia, recenti studi suggeriscono che il rischio è maggiore in caso di “abbuffate” improvvise o pasti eccezionalmente abbondanti piuttosto che in una dieta regolare e bilanciata. Un cane abituato gradualmente a una dieta ricca di grassi buoni non dovrebbe riscontrare problemi.

Conclusioni

In conclusione, i grassi sono un elemento fondamentale per il benessere del cane, ma è importante scegliere con cura le fonti e le quantità da somministrare. Optare per grassi di qualità, come oli ricchi di acidi grassi essenziali e Omega-3, e bilanciare correttamente la dieta del cane permette di sfruttare al meglio tutti i benefici di questi nutrienti, riducendo i rischi di problemi di salute.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Sindrome di Fanconi acquisita associata a snack di carne essiccata nel cane

giovedì, 07 Novembre 2024 by Gruppo Nutravet
Sindrome di Fanconi acquisita associata a snack di carne essiccata nel cane

La sindrome di Fanconi è una patologia renale che può essere congenita o acquista. Negli ultimi 15 anni sono drasticamente aumentate le segnalazioni della forma acquisita che sembrerebbe correlata tra le altre cause all’ingestione abituale di alcuni snack essiccati nei cani. In questo articolo vedremo come riconoscerla e come agire. 

Cos’è la Sindrome di Fanconi e come si manifesta

La sindrome di Fanconi è una patologia renale caratterizzata dalla perdita renale attraverso le urine di micronutrienti e minerali/elettroliti, soprattutto glucosio.

Questa può essere congenita in alcune razze come Basenji, Elkhound norvegese, levrieri irlandesi. Ci sono stati singoli casi descritti in un Whippet e in uno Yorkshire Terrier. 

La sindrome di Fanconi acquisita invece è solitamente dovuta malattia da accumulo di rame, intossicazione da piombo e glicole etilenico, ipoparatiroidismo, leptospirosi, pancreatite acuta.

sindrome di Fanconi

La sindrome di Fanconi acquisita nel cane è diventata molto più frequente negli ultimi 15 anni. Si ritiene che questo aumento sia correlato all’eccessiva ingestione di snack essiccati, il più delle volte a base di pollo e di origine cinese. Purtroppo la causa alla base della sindrome di Fanconi indotta da essiccati rimane ancora sconosciuta.

I sintomi che il cane può manifestare sono: letargia, diminuzione dell’appetito, vomito, aumento della sete e/o della minzione, perdita di peso ma la maggior parte delle volte è assolutamente asintomatica quindi il cane non mostra alcun sintomo.

Come diagnosticare la sindrome di Fanconi

La Sindrome di Fanconi acquisita potrebbe emergere durante degli esami di controllo di routine oppure durante esami svolti per i sintomi sopra elencati.

In questo caso sarà presente glucosio nelle urine con una glicemia ematica normale o bassa. In assenza di altre alterazioni ematologiche o sintomi allarmanti che possano far pensare alle altre cause sopra citate e sempre previa lettura degli esami da parte del Medico Veterinario andrebbe quindi verificato quale tipo di snack mangia il cane e di quale qualità.

Come curarla

La maggior parte dei cani con sindrome di Fanconi secondaria agli essiccati presenta alterazione dei tubuli renali senza che la funzionalità renale vera e propria sia compromessa. Una volta escluse le altre patologie è quindi sufficiente sospendere i sospetti snack “incriminati” per un periodo di 6 mesi e ripetere l’esame urine a 3 e 6 mesi.

Come prevenirla

Purtroppo non è ancora chiaro quale sostanza nello specifico causi questa sindrome. Il consiglio è quindi di scegliere essiccati controllando nella lista ingredienti che siano 100% carne e di preferire produttori che utilizzino carne di origine italiana.

Esami del sangue e delle urine annuali anche in cani sani sono inoltre fondamentali per fare una corretta prevenzione di questa e di molte altre patologie.

Articolo della dott.ssa Denise Pinotti, DVM

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Cani e gatti possono seguire una dieta vegetariana o vegana?

giovedì, 31 Ottobre 2024 by Gruppo Nutravet
dieta vegetariana o vegana

Negli ultimi anni, sempre più persone hanno scelto di adottare diete vegetariane o vegane, non solo per sé stessi ma anche per i loro animali domestici. Tuttavia, quando si tratta di cani e gatti, la questione è più complessa e merita un approfondimento. In questo articolo, esploreremo i motivi per cui è importante riflettere bene prima di optare per una dieta a base vegetale per i propri animali, considerando sia gli aspetti nutrizionali che quelli etici.

Cani e gatti sono carnivori: cosa significa?

Un aspetto fondamentale da comprendere è la natura carnivora di cani e gatti. Anche se il cane viene talvolta descritto come un onnivoro (perché può digerire piccole quantità di amidi), in realtà, scientificamente, è considerato un carnivoro opportunista. Il gatto, d’altra parte, è definito un carnivoro stretto, con necessità nutrizionali ancora più vicine ai suoi antenati predatori. Questo significa che, per natura, entrambi gli animali dipendono in gran parte da proteine di origine animale per ottenere i nutrienti di cui hanno bisogno.

Quando si parla di diete vegane o vegetariane per cani e gatti, alcuni potrebbero argomentare che i loro animali domestici sono in grado di digerire amidi (presenti anche nelle crocchette), e quindi potrebbero essere considerati onnivori. Tuttavia, la realtà è più complessa: la definizione di carnivoro o onnivoro non si basa solo su cosa l’animale può mangiare, ma anche sulle sue capacità metaboliche. I carnivori, come i cani e i gatti, ricavano il glucosio necessario per vivere prevalentemente dalle proteine animali, ricche di amminoacidi essenziali.

Differenza tra proteine animali e vegetali

Uno dei principali problemi nel somministrare una dieta vegetariana o vegana a cani e gatti è la differente composizione delle proteine di origine animale rispetto a quelle di origine vegetale. Le proteine vegetali, sebbene presenti in alimenti come la soia, sono povere di amminoacidi essenziali per i nostri animali domestici. Questo significa che, anche se il cane o il gatto consumano una quantità adeguata di proteine vegetali, non riusciranno a sintetizzare tutti i nutrienti di cui hanno bisogno.

Le carenze nutrizionali che derivano da una dieta a base vegetale possono essere molto gravi. Ad esempio, una dieta vegana per un gatto potrebbe portare a carenze di taurina, un amminoacido essenziale per la salute del cuore e della vista, mentre per i cani potrebbe esserci una mancanza di arginina e metionina, necessarie per il corretto funzionamento del metabolismo.

Altri fattori da considerare: fibre e microbiota intestinale

dieta vegetariana o vegana

Oltre alla composizione delle proteine, ci sono altri elementi da tenere in considerazione quando si sceglie una dieta vegetariana o vegana per cani e gatti, come il contenuto di fibre e l’effetto sul microbiota intestinale. Le proteine vegetali, infatti, sono spesso accompagnate da elevate quantità di fibre e da fattori antinutrizionali, che possono ridurre l’assorbimento di nutrienti e influenzare negativamente la salute intestinale degli animali. Nei carnivori, un eccesso di fibre può velocizzare il transito intestinale, compromettendo ulteriormente l’assorbimento di nutrienti.

Ci sono anche casi documentati di animali che, seguendo una dieta vegana, hanno sviluppato gravi patologie. Ad esempio, si è verificato il caso di un cane che ha sviluppato una cirrosi epatica a causa della fermentazione alcolica a livello intestinale, probabilmente innescata dall’eccesso di fibre e carboidrati nella dieta.

Diete commerciali vegetariane e vegane: sono una soluzione?

Esistono sul mercato prodotti commerciali per cani e gatti che si presentano come vegetariani o vegani, solitamente arricchiti con integratori per cercare di bilanciare eventuali carenze. Tuttavia, anche in questo caso, la sicurezza a lungo termine di queste diete è ancora oggetto di dibattito.

Alcune aziende hanno condotto studi per verificare la completezza nutrizionale dei loro prodotti, ma questi studi sono stati generalmente di breve durata, insufficienti per valutare gli effetti a lungo termine. Inoltre, ricerche su alcune diete vegane per gatti hanno evidenziato carenze di nutrienti essenziali, come la taurina, mentre diete vegane per cani hanno mostrato squilibri di amminoacidi come arginina e metionina.

Il dilemma etico

Oltre alle questioni nutrizionali, è importante considerare anche l’aspetto etico. Molti proprietari scelgono di adottare una dieta vegana o vegetariana per i propri animali in buona fede, credendo di fare una scelta più rispettosa degli animali e dell’ambiente. Tuttavia, è fondamentale essere consapevoli dei rischi che questa decisione potrebbe comportare per la salute del cane o del gatto.

Forse una soluzione intermedia potrebbe essere valutare una dieta vegetariana, che includa uova o latticini, o considerare alternative come il pet food a base di insetti, un’opzione nutrizionalmente più adatta e più sostenibile.

Conclusioni

In definitiva, scegliere una dieta vegetariana o vegana per cani e gatti è una decisione che non dovrebbe essere presa alla leggera. È essenziale considerare sia gli aspetti nutrizionali che quelli etici, tenendo presente che cani e gatti sono carnivori per natura e hanno esigenze nutrizionali specifiche che devono essere soddisfatte. Prima di apportare cambiamenti significativi alla dieta del proprio animale, è sempre consigliabile consultare un veterinario esperto, per garantire che la salute del cane o del gatto non venga compromessa.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Premietti fatti in casa: come premiare in maniera sana e golosa i nostri pet

giovedì, 24 Ottobre 2024 by Gruppo Nutravet
Premietti fatti in casa: come premiare in maniera sana e golosa i nostri pet

I premietti fatti in casa a cosa servono? Chi possiede un cane sa quanto sia bello premiarlo, quanto sia appagante creare questo momento di condivisione delle risorse. A proposito di premio o di gratificazione vi siete mai chiesti come si può premiare un cane?

Il quadrifoglio della gratificazione

Premietti fatti in casa

Ci sono diversi modi per farlo: con il cibo, con il gioco, con la carezza o con una frase carina, infatti si parla del quadrifoglio della gratificazione. Ogni petalo del quadrifoglio va utilizzato con dovizia, nel momento giusto e con criterio in particolare nelle prime fasi della vita e dell’apprendimento. Ogni cane ha le sue preferenze. Per molti cani il gioco è il jackpot, per altri lo è il cibo, dobbiamo quindi imparare ad osservare e a capire il nostro cane.

Premietti fatti in casa: a cosa servono?

Il premio, qualunque esso sia, serve per fissare un comportamento richiesto o serve a far capire al cane, in fase di apprendimento, che sta lavorando nel modo corretto. Tutte le ricompense sono da utilizzare con sapienza in modo da capire l’ordine di importanza che avranno per quel cane.

Quindi non solo il cibo gratifica ma, il cibo è per la maggior parte dei cani una vera delizia, comoda per il proprietario da
portare in tasca e reperibile in qualsiasi supermercato o negozio specializzato.
Durante il mio lavoro di medico veterinario nutrizionista chiedo sempre ai proprietari se somministrano premietti industriali ai cani, questo perché prima di tutto
apportano parecchie calorie e secondo potrebbero contenere ingredienti magari non indicati per quel soggetto. Ad esempio i wurstel, che ai cani piacciono tantissimo e che sono usatissimi, sarebbero assolutamente da evitare sia per gli ingredienti diciamo poco nobili e sia per le possibili implicazioni sanitarie in particolare se dati crudi.

Oggi vorrei con voi approfondire questo discorso perché lo ritengo importante e inoltre vi vorrei
condurre verso la scelta di questi alimenti gratificanti aiutandoli ad acquistarli o meglio ancora
vorrei dirvi come produrli in casa.

Premietti fatti in casa: come sceglierli

Per quello che riguarda i prodotti industriali il primo consiglio è quello di leggere bene l’etichetta e
di non soffermarsi al solo packaging frontale che spesso può trarre in inganno. Pensate che se
trovate scritto “con anatra”, la legge permette di inserirne solo il 4%, viene da se che i restanti
ingredienti siano da ricercare nell’etichetta sul retro della confezione. Questi prodotti inoltre
contengono molti cereali e zuccheri nascosti che possono non essere indicati.

Detto questo credo che la carne essiccata pura al 100% sia in assoluto la migliore opzione, la si trova di tanti tipi diversi in particolare nei negozi specializzati. Questa tipologia di premio consente anche ai cani che fanno diete ad eliminazione o simil-chetogeniche di sgranocchiare qualcosa di sicuro, nutriente, che si può spezzettare in piccoli pezzi ed è inoltre facile da trasportare. Il processo di essiccazione è un metodo molto antico di conservazione della carne che consiste nell’eliminazione della maggior parte dell’acqua libera, quindi nel blocco dell’attività enzimatica, vien da se che non è quindi una cottura.

Possiamo produrre in casa la carne essiccata?

Certamente! La cosa migliore è munirsi di un essiccatore, ma non è l’unico metodo vediamo come fare:

Premietti fatti in casa: Metodo con l’essiccatore

Prima di tutto servono tagli di carne magra o comunque carne privata dal grasso perché il grasso trattiene acqua e non si secca. Acquistate carne di buona qualità e lavoratela velocemente in modo da ridurre al minimo la contaminazione e la proliferazione batterica.

La carne va tagliata a cubetti o a striscioline larghe circa 1 centimetro e spesse mezzo centimetro, vanno disposte distanziate, meglio su carta forno, nei cestelli dell’essiccatore in modo che l’essiccazione sia uniforme.

Si imposta un ciclo a 68 gradi per circa 8 ore. Una volta che si sono raffreddate e ben asciugate queste striscioline si possono conservare in un vaso di vetro per circa 30 giorni al riparo dalla luce e, cosa importante, NON in frigorifero perché si potrebbero ammorbidire e ammuffire.

Per una migliore conservazione possiamo metterle sottovuoto e in freezer. Vi ricordo che questa carne non è cotta ma è solo privata dell’acqua e che, per una migliore sanificazione, la si può mettere dopo averla essiccata qualche minuto nel forno a 100 gradi. Si possono essiccare anche i pesci di piccole dimensioni dopo averli eviscerati, vanno acquistati freschissimi in modo che il contenuto di istamina sia molto basso, disposti nell’essiccatore sopra la carta forno, impostando la funzione pesce o avviando un ciclo a 60 gradi per 10 ore.

Premietti fatti in casa: Metodo con il forno

Se non abbiamo un essiccatore possiamo tagliare la carne e disporla nel forno di casa sulla carta forno. Se si possiede un forno statico impostarlo a 100 gradi per 2 ore girando i pezzi a metà cottura e tenendo leggermente aperto lo sportello, se si possiede quello ventilato si imposta a 60 gradi per 6-8 ore sempre tenendo leggermente aperto lo sportello.

Consigli generali

Offriamo al nostro pet la carne essiccata senza esagerare perché ha una notevole densità calorica cioè contiene dalle 300 alle 400 kcal per 100 grammi. Nei cani in sovrappeso o di piccola taglia, soprattutto, dobbiamo considerarla e dosarla quando si formula una dieta. È un ottimo alimento utilizzabile come premietto gratificante, come snack, per i cani da lavoro, per gli sportivi e anche nei cuccioli.

Articolo della dott.ssa Monica Serenari, DVM

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I cani possono mangiare le patate?

giovedì, 17 Ottobre 2024 by Gruppo Nutravet
patate

Se ti sei mai chiesto se puoi condividere con il tuo cane le patate che hai nel piatto, sei nel posto giusto! Sono un alimento comune nelle nostre cucine, ma possono essere date anche ai cani? La risposta è sì, ma con alcune importanti precauzioni. Vediamo insieme quali sono i benefici, i rischi e i metodi giusti per includere questo tubero nella dieta del tuo cane.

Le patate e le loro proprietà nutrizionali

Le patate, originarie dell’America, appartengono alla stessa famiglia botanica di pomodori, peperoni e melanzane: le Solanaceae. Ne esistono tantissime varietà, e solo in Italia se ne coltivano oltre 30 tipi! Questi tuberi sono noti soprattutto per il loro alto contenuto di amido e fibre, in particolare nella buccia.

Una delle caratteristiche principali di questo alimento è l’elevato contenuto energetico. Infatti, 100 grammi di patate forniscono tra le 70 e le 85 calorie, rendendole un alimento molto più calorico rispetto a molte altre verdure. Questo le rende simili a cibi come la pasta e il pane per quanto riguarda l’apporto energetico, ma con una differenza: sono anche ricche di fibre.

Quando cotte correttamente, le patate risultano facilmente digeribili per i cani e possono offrire anche alcuni importanti benefici nutrizionali. Oltre all’energia, forniscono vitamine come la vitamina C, provitamina A, niacina (vitamina PP), oltre a minerali come potassio e zinco. Tuttavia, è essenziale prestare attenzione al modo in cui vengono preparate.

I rischi delle patate per i cani

Nonostante i benefici, ci sono anche alcuni rischi legati all’alimentazione dei cani con questo tipo di Solanaceae, soprattutto se non vengono preparate nel modo corretto.

  1. Apporto calorico eccessivo: Se dai al tuo cane le patate senza prestare attenzione alla quantità, il rischio è di farlo ingrassare. Esse sono infatti molto ricche di calorie e se offerte come snack o fuori pasto, possono contribuire all’aumento di peso. È sempre una buona idea consultare un veterinario o un esperto in nutrizione animale per inserire correttamente questo alimento nella dieta del tuo cane.
  2. Solanina: Uno dei rischi più importanti delle patate crude o mal cotte è la presenza di solanina, un alcaloide tossico che può causare problemi seri nei cani, come vomito o addirittura disturbi neurologici. La solanina si trova principalmente in quelle verdi o germogliate, perciò è fondamentale cuocerle bene prima di offrirle al tuo cane. La cottura elimina la maggior parte della solanina, rendendo le patate sicure.
  3. Indice glicemico: Se il tuo cane è diabetico, le patate potrebbero non essere l’alimento ideale. Questo perché hanno un indice glicemico elevato, il che significa che aumentano rapidamente i livelli di zuccheri nel sangue, un effetto da evitare nei cani con problemi di diabete. In questi casi, è meglio evitarle o inserirle in una dieta bilanciata e studiata appositamente da un esperto.

Come preparare le patate per il cane

patate

Ora che sappiamo che le patate possono essere sicure per i cani, come possiamo prepararle in modo corretto?

  1. Cuocile sempre: Mai dare al tuo cane patate crude. La cottura è essenziale per inattivare la solanina. Le patate possono essere cotte in vari modi: bollite, al vapore o al forno. Un metodo semplice e sicuro è bollirle in poca acqua e poi ridurle in purea con un frullatore, così da renderle più digeribili.
  2. Con o senza buccia?: Le patate possono essere date con la buccia, soprattutto se sono state cotte al vapore o bollite. La buccia è ricca di fibre, utili per il sistema digestivo del cane. Tuttavia, assicurati sempre che la buccia sia ben pulita.
  3. Patate al forno: Le patate al forno sono un’ottima opzione per il tuo cane, purché siano preparate in modo semplice. Puoi cuocerle con un po’ di rosmarino per dare sapore. Anche le patate arrosto sono una buona alternativa, purché non siano fritte.
  4. Cosa evitare assolutamente: Evita di dare al tuo cane patate fritte, chips o altri snack industriali. Questi alimenti sono troppo grassi e pesanti per il loro fegato, oltre ad essere poco salutari in generale. Quelle fritte, in particolare, possono causare problemi digestivi e sono sconsigliate per i cani.

Conclusioni

In definitiva, sì, i cani possono mangiare le patate, ma sempre con alcune accortezze. Se cotte e preparate correttamente, possono essere un’aggiunta gustosa e nutriente alla dieta del tuo cane. Tuttavia, è importante tenere a mente i rischi legati alla solanina, all’eccesso di calorie e all’indice glicemico, specialmente se il tuo cane soffre di determinate condizioni di salute come il diabete.

Ricorda sempre di consultare il veterinario prima di introdurre nuovi alimenti nella dieta del tuo cane, e fai attenzione a non esagerare con le quantità. Un po’ di patate cotte ogni tanto possono fare felice il tuo cane senza causare danni!

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Il primo vero alimento dei cuccioli è il colostro?

giovedì, 10 Ottobre 2024 by Gruppo Nutravet

Sembra una domanda banale ma non lo è, certamente il colostro è fondamentale per la sopravvivenza del neonato ma andiamo con ordine.

Cos’è il colostro?

Iniziamo questo viaggio dai primi momenti di vita e parliamo dell’alimento COLOSTRO. Il colostro è prodotto dalle ghiandole mammarie negli ultimi giorni di gravidanza fino ai primi 2 giorni dopo il parto. Apporta nutrienti importantissimi come: acqua, lipidi, carboidrati (lattosio e altri oligosaccaridi), proteine (caseine), enzimi digestivi, immunoglobuline materne e fattori di crescita che, pensate, fanno raddoppiare di peso l’intestino tenue del cucciolo nelle prime 24 ore di vita. La composizione esatta del colostro non è ancora del tutto conosciuta e nei vari studi mostra una certa variabilità. Questo importante alimento contiene inoltre una notevole quantità di vitamina E, A e D.

Le immunoglobuline contenute in questo importante alimento sono prevalentemente IgA, IgM, IgG e vengono assorbite passivamente dall’intestino del cucciolo solo per poche ore dopo la nascita. Nel cane il massimo assorbimento si ha nelle prime 15 ore, nel gatto è invece importantissimo che venga assunto nelle prime 12 ore perché le immunoglobuline colostrali successivamente diminuiscono molto.

La natura ha escogitato questo sistema per immunizzare passivamente i neonati visto che il passaggio delle immunoglobuline dal sangue materno al feto nei carnivori è molto scarso.  

Altra funzione importantissima del colostro è la funzione blandamente lassativa utile all’emissione del meconio (prime feci del neonato), aiuta l’escrezione della bilirubina e previene l’ittero neonatale. 

Il lattosio presente nel colostro è in assoluto la fonte di energia più importante per il neonato anche perché questo è l’unico carboidrato che riesce a digerire, gli altri oligosaccaridi presenti inoltre nel colostro servono per modulare il microbiota intestinale, impediscono la crescita dei patogeni e favoriscono lo sviluppo dei bifido batteri.

La barriera intestinale del neonato è incompleta e permeabile, questo consente l’assorbimento di tutti i nutrienti e dei fattori di crescita per i vari tessuti dell’organismo. 

Il colostro è sempre presente?

Il colostro può mancare per problemi materni come può succedere nelle cagne primipare stressate, nelle cagne con patologie sistemiche, in caso di distocia e nelle infiammazioni del tessuto mammario. I fattori legati ai cuccioli sono invece dovute a malformazioni che impediscono la normale suzione come la palatoschisi.

I neonati che non assumono colostro perdono calore e peso rapidamente, si indeboliscono, si disidratano, sono ipoglicemici, vanno incontro rapidamente ad infezioni, ad insufficienza cardiaca e a morte. 

Il colostro quindi è un prodotto non sostituibile se non somministrando il colostro di una cagna donatrice, in poche parole il latte artificiale non è assolutamente sufficiente in queste prime fasi della vita. L’assunzione o meno di questo importante nutriente ha un impatto significativo sullo sviluppo a lungo termine e sulla sopravvivenza  del neonato anche dopo lo svezzamento perché stimola lo sviluppo di molti organi oltre del tratto gastroenterico.

Conclusioni: il colostro è il primo alimento del cucciolo?

colostro

La risposta è no: il primo alimento è il LIQUIDO AMNIOTICO. 

Il liquido amniotico circonda e protegge il feto durante la gestazione, permette il normale sviluppo degli arti del feto consentendone i movimenti, permette lo sviluppo del polmone, garantisce al feto una temperatura costante, protegge il cordone ombelicale e ha proprietà antinfettive. Ma come dicevamo prima, è anche il primo alimento del feto. Appena il feto completa l’organogenesi dell’apparato digerente e inizia  a deglutire, inghiotte il liquido amniotico che va a controbilanciarne la produzione, pensate che un feto umano ne ingerisce 500 ml al giorno.

L’ingestione del liquido amniotico attiva l’apparato digerente del cucciolo, apporta nutrienti in particolare sali minerali, acidi grassi e proteine consente l’idratazione e la produzione di urine.

Articolo del Dr.ssa Monica Serenari, DMV

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Animali e invecchiamento

giovedì, 03 Ottobre 2024 by Gruppo Nutravet
Animali e invecchiamento

Quando un animale domestico comincia a manifestare i primi segni di invecchiamento, spesso ci troviamo completamente impreparati ad affrontare questa nuova fase della loro esistenza.

In questo articolo cercheremo di capire cosa significa “invecchiare”, quali sono i meccanismi alla base di questo processo fisiologico e come cambiano i fabbisogni degli Animali anziani, in modo da aiutarli ad affrontare questa fase della vita nel miglior modo possibile e raggiungere un invecchiamento di successo.

Perché è importante parlare di animali anziani

Negli ultimi anni, grazie alle migliori condizioni di vita, di cura e di alimentazione, stiamo assistendo ad un allungamento della durata della vita dei nostri animali domestici. Attualmente l’aspettativa di vita media, nei paesi occidentali, è di 13-14 anni per un cane e di 12-15 anni per un gatto.

L’aumento della popolazione geriatrica è collegato ad un aumento delle patologie correlate a questa fascia di età e, di conseguenza, delle spese veterinarie ad esse associate.

Inoltre, famiglie sempre più attente, richiedono, molto più che in passato, approcci di tipo “integrato” non solo curativi, ma anche di tipo preventivo. In quest’ottica, l’alimentazione e la nutraceutica rappresentano un’arma potentissima di prevenzione e di gestione delle patologie che possono colpire l’animale anziano.

Cosa si intende per invecchiamento

Animali e invecchiamento

Cominciamo con lo sfatare una delle credenze più comuni: l’invecchiamento non è una malattia!

L’invecchiamento è un processo fisiologico che interessa tutti gli esseri viventi e che inizia nel momento stesso della nascita. Ebbene sì, proprio a partire dal giorno in cui nasciamo le nostre cellule, i nostri organi e tessuti cominciano ad invecchiare, anche se i primi segni di senescenza cominciano a manifestarsi in maniera evidente solo dopo il raggiungimento della maturità.

Quando possiamo dire che il nostro animale sta diventando anziano?

Se nell’uomo abbiamo delle fasce di età bene definite, nei nostri Animali non è così semplice, in quanto l’invecchiamento è legato a fattori quali specie, razza e taglia dell’animale.

In linea di massima possiamo dire che, per i gatti, la soglia di invecchiamento è tra i 10 e i 12 anni, mentre per i cani dipende dalla taglia.  I cani di taglia piccola sono generalmente più longevi dei cani di taglia grande, mentre i cani di taglia gigante sono in assoluto i meno longevi.

Animali e invecchiamento

Nella tabella sono riportate le soglie di senilità in base alle caratteristiche sopra descritte. Attenzione: si tratta solo di stime che non vanno prese così rigidamente. Quello che fa davvero la differenza, in un cane anziano, è lo stile di vita e la presenza o assenza di patologie correlate.

Agendo in prevenzione, con una corretta alimentazione e integrazioni funzionali, possiamo far sì che il nostro Animale raggiunga quello che viene definito un “invecchiamento di successo”. Un invecchiamento solo anagrafico, non accompagnato da patologie invalidanti. 

Animali e invecchiamento di successo. Cosa cambia nell’organismo dell’animale anziano e quali sono le strategie nutrizionali per supportare questi cambiamenti?

Nell’animale anziano si verificano una serie di cambiamenti che dobbiamo prendere in considerazione quando impostiamo un piano alimentare:

  1. Dididratazione progressiva: l’organismo, invecchiando, tende a ridurre la sua capacità di mantenere un adeguato bilancio idrico. Per questo motivo, dobbiamo cercare di incoraggiare l’assunzione di acqua mediante l’utilizzo di fontanelle (sia per i gatti che per i cani). Prediligendo cibi commerciali umidi o, meglio ancora, una dieta fresca. Preparando dei brodi leggeri di carne e verdure con un pizzico di sale (se possibile) da aggiungere alla pappa. (ne parliamo qui: https://nutravet.it/lacqua-il-piu-importante-dei-nutrienti/ )
  2. Aumento del catabolismo: che porta a una perdita progressiva di massa magra, a una minor capacità di digestione ed assorbimento dei nutrienti e ad un ridotto metabolismo. Per questo motivo, la dieta dovrebbe prevedere un adeguato apporto energetico. Per evitare aumento di peso finanche all’obesità (condizione molto più frequente nei cani anziani rispetto ai gatti) e un adeguato apporto proteico. Le proteine, infatti, sono indispensabili per lo svolgimento di numerose funzioni organiche (tra cui il corretto funzionamento del sistema immunitario) e strutturali (costituzione delle masse muscolari). Per questo l’apporto proteico nel cane anziano, salvo rare eccezioni, non dovrebbe essere ridotto, ma addirittura aumentato. (ne parliamo qui 🡪 mettere il link al mio articolo sulle proteine, non ancora pubblicato). Per quanto riguarda i carboidrati, invece, in alcuni casi potrebbe essere utile una loro netta riduzione, soprattutto nei soggetti con tendenza al sovrappeso.
  3. Alterazioni del microbiota: essendo a tutti gli effetti un organo, il microbiota invecchia al pari di tutti gli altri organi. Questo invecchiamento porta ad un impoverimento della varietà di famiglie batteriche che lo compongono e quindi ad uno stato di disbiosi. Questa deve essere sempre valutato(puoi approfondire qui: https://nutravet.it/cose-la-disbiosi-intestinale/ ). Per supportare il microbiota, dal punto di vista nutrizionale, potrebbe essere utile un ponderato aumento di fibre ad azione prebiotica e l’aggiunta di probiotici, in modo ciclico o continuativo a seconda dei casi.
  4. Difficoltà digestive: possono essere una conseguenza della disbiosi e del ridotto metabolismo.  In particolare si potrebbero verificare difficoltà nella digestione dei grassi. Meglio prediligere grassi a media e corta catena, come l’olio di cocco, più digeribili e con proprietà benefiche nei confronti delle cellule del sistema nervoso, come dimostrato da alcuni studi.
    Ne parliamo qui: https://nutravet.it/olio-di-cocco-per-il-cane-cose-a-cosa-serve-e-come-usarlo/
  5. Aumento dei fenomeni ossidativi e irrigidimento delle membrane cellulari: in questo caso possono venirci in aiuto gli antiossidanti. Vitamina C e Vitamina E (utile in caso di animali in sovrappeso o con dermopatie), ma anche il Coenzima Q 10 (utile in caso di patologie metaboliche, come il Diabete o il Morbo di Cushing) e l’Acido alfa-lipoico (utile in caso di patologie neurologiche e cognitive). Gli acidi grassi omega tre, invece, nel cane anziano assumono una importanza particolare per il sostegno di reni e cellule nervose. Grazie alla loro attività antinfiammatoria e di mantenimento della fluidità delle membrane cellulari. (ne parliamo nel dettaglio qui: https://nutravet.it/acidi-grassi-essenziali-omega-3-e-omega-6-per-cane-e-gatto-perche-sono-importanti/ )

Animali e invecchiamento di successo. Quale dieta scegliere per l’animale anziano

La dieta dovrà essere scelta in base ad una serie di fattori legati allo stato clinico del vostro animale, ma anche alle esigenze dei familiari.

Pur non esistendo studi conclusivi che comparino la dieta fresca a una dieta industriale, per il fattore “aspettativa di vita”, possiamo affermare che la dietra fresca presenta numerosi vantaggi rispetto a quella industriale. Per esempio, la possibilità di essere cucita su misura sull’animale, come fosse un vestito sartoriale. Questo ci permette di adeguarla maggiormente alle esigenze del paziente, soprattutto laddove coesistano comorbilità (ovvero più patologie contemporaneamente).  Inoltre la dieta fresca, essendo più idratata, si presta meglio alle esigenze di un organismo che ha difficoltà a mantenere un corretto bilancio idrico.

Nel caso si decidesse di optare per una dieta commerciale, i mangimi umidi potrebbero essere preferibili. Questo grazie alla loro maggiore idratazione e alla loro maggior appetibilità. Attenzione ai mangimi “senior”, che spesso prevedono una riduzione proteica non necessaria e spesso dannosa. Se l’animale non presenta patologie particolari, possiamo tranquillamente orientarci verso un mangime di mantenimento per adulti, mentre in caso di patologie, occorre valutare bene con il proprio Medico Veterinario esperto in nutrizione, quale scegliere in base alle condizioni cliniche del paziente.

Articolo del Dr.ssa Marta Batti, DMV

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L’alimentazione del gatto anziano: come garantire benessere e longevità

giovedì, 26 Settembre 2024 by Gruppo Nutravet
gatto anziano

Man mano che i nostri gatti invecchiano, è fondamentale prestare attenzione alla loro alimentazione per garantire una buona qualità di vita. Un’alimentazione corretta è la chiave per aiutare il gatto a vivere non solo più a lungo, ma anche meglio. In questo articolo vedremo i punti principali da considerare per nutrire adeguatamente un gatto anziano, prevenendo problemi di salute comuni legati all’età.

Il gatto anziano: un compagno che invecchia bene

Sempre più gatti raggiungono la terza età grazie a cure veterinarie avanzate e un’alimentazione più attenta rispetto al passato. Invecchiare insieme al proprio gatto può essere un’esperienza meravigliosa, ma il benessere del nostro amico dipende dal suo stato di salute, strettamente legato anche a ciò che mangia.

Invecchiare bene è un concetto che viene applicato anche ai gatti. Non si tratta solo di farli vivere più a lungo, ma di farli vivere bene. La dieta gioca un ruolo cruciale in questo processo, aiutando a prevenire malattie e mantenendo il gatto attivo e in salute.

Le esigenze nutrizionali del gatto anziano

gatto anziano

Quando si parla di alimentazione del gatto anziano, è fondamentale considerare alcuni fattori chiave, a partire dal fabbisogno energetico. A differenza dei cani, alcuni gatti anziani mantengono o addirittura aumentano il loro metabolismo, mentre altri lo riducono a causa della perdita di massa muscolare. La prima cosa da fare è capire se il nostro gatto ha bisogno di perdere peso o di mantenere la sua forma fisica.

Attenzione, però: un aumento del metabolismo può essere sintomo di patologie, come problemi alla tiroide. In questi casi, è importante rivolgersi al veterinario per una diagnosi corretta.

Un altro aspetto essenziale da considerare è la digeribilità degli alimenti. Con l’età, i gatti tendono a perdere capacità digestive, quindi è importante scegliere alimenti altamente digeribili e con un elevato valore biologico, in particolare per quanto riguarda le proteine. Infine, va prestata molta attenzione all’idratazione: i gatti anziani tendono a disidratarsi facilmente, perciò è essenziale che assumano una quantità adeguata di liquidi, soprattutto attraverso il cibo umido.

I rischi di un’alimentazione non corretta

Uno degli errori più comuni nell’alimentazione del gatto anziano riguarda la riduzione eccessiva delle proteine. Per molti anni si è creduto che una dieta povera di proteine fosse necessaria per prevenire problemi renali. Tuttavia, gli studi recenti non supportano questa teoria. Al contrario, il gatto anziano necessita di un apporto proteico adeguato, spesso superiore a quello degli adulti, per contrastare il naturale aumento del catabolismo muscolare.

Un’alimentazione non corretta può anche portare a obesità e a un’infiammazione cronica, che peggiorano le condizioni generali di salute del gatto e favoriscono lo sviluppo di patologie come diabete, problemi articolari e malattie cardiache. È quindi cruciale mantenere un’alimentazione equilibrata per prevenire questi rischi.

Cosa dare da mangiare a un gatto anziano

Quando si sceglie il cibo per un gatto anziano, è importante considerare eventuali patologie preesistenti, come l’insufficienza renale o la presenza di calcoli. La dieta va “cucita” su misura in base alla situazione clinica del gatto. In generale, però, ci sono alcune linee guida da seguire per garantire un’alimentazione corretta.

  • Proteine di alto valore biologico: il gatto è un carnivoro obbligato, quindi ha bisogno di proteine di origine animale, che forniscono tutti gli amminoacidi essenziali.
  • Grassi facilmente digeribili: i grassi sono una fonte importante di energia, ma devono essere di facile digestione. L’olio di cocco, ad esempio, è una buona scelta per i gatti anziani.
  • Omega-3 e Omega-6: gli acidi grassi essenziali, come EPA e DHA, aiutano a mantenere in salute sia il corpo che la mente del gatto. Gli Omega-3, in particolare, sono utili per prevenire problemi renali e mantenere le articolazioni e la pelle in buone condizioni.
  • Fibre: una quantità adeguata di fibre aiuta il gatto a mantenere una buona funzione intestinale, ma non devono essere eccessive, per evitare che interferiscano con l’assorbimento dei nutrienti.

Come scegliere gli alimenti giusti

Nella scelta del cibo per un gatto anziano, bisogna prima decidere se optare per una dieta fresca o per un cibo commerciale. Se il gatto non è abituato a mangiare alimenti freschi, potrebbe essere difficile introdurli in età avanzata. In questi casi, meglio scegliere cibo umido commerciale, che aiuta anche a mantenere un buon livello di idratazione.

Quando scegliamo un prodotto commerciale, è fondamentale leggere attentamente l’etichetta. Preferite alimenti che contengano carni bianche o pesce come fonti proteiche e scartate quelli che utilizzano proteine vegetali, come piselli e legumi. Verificate anche che l’alimento contenga Omega-3 (EPA e DHA), che sono essenziali per la salute del gatto anziano.

Conclusioni

La corretta alimentazione del gatto anziano richiede attenzione e conoscenze specifiche. Un cibo di qualità, ricco di proteine animali e acidi grassi essenziali, unito a una buona idratazione, può fare la differenza nella qualità della vita del nostro gatto. Ricordiamoci sempre che, sebbene la scelta del cibo sia importante, è altrettanto fondamentale monitorare regolarmente lo stato di salute del nostro gatto, facendo controlli veterinari periodici. Solo così possiamo assicurarci che il nostro compagno invecchi in modo sereno e sano.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Etichettature degli alimenti commerciali

giovedì, 19 Settembre 2024 by Gruppo Nutravet
Etichettatura

Negli ultimi anni, il crescente interesse verso l’alimentazione dei nostri animali, ha portato ad una maggiore attenzione verso l’etichetta del cibo commerciale.

In questo articolo parleremo dell’etichettatura di un cibo commerciale e di come gli ingredienti vengono riportati.  Analizzeremo le strategie di vendita con l’utilizzo di claim e come questi possano influenzare l’acquisto del prodotto finale. 

L’affidabilità di un prodotto è spesso correlata alla trasparenza della sua etichetta. Un’etichetta chiara aiuterà il proprietario a scegliere il meglio per il proprio animale.

Etichettatura di un cibo commerciale

In etichetta partiamo dall’indicazione delle specie a cui è destinato il cibo (cane o gatto) o dalla categoria di destinazione (cuccioli, adulti, anziani, oppure cibo medicato tipo “renale, gastrointestinale”, ecc.).
Altre informazioni possono essere: 
COMPLETO (ossia deve possedere le quantità adeguate di vitamine, minerali, proteine ecc. necessarie a rispettare i fabbisogni dell’animale).
 COMPLEMENTARE (ossia il cibo non soddisfa tutte le esigenze nutrizionali).  Attenzione ad esempio ai cibi umidi per gatti che molto spesso sono complementari, avendo ridotte quantità di Taurina.
“AL GUSTO DI”, “AROMATIZZATO AL”, CON” o “CONTIENE” indica che rispettivamente di quell’ingrediente non c’è nulla se non l’aroma (0%) o non più del 4%.
“ALTO IN” o “RICCO IN” non ha più del 14 % di quell’ingrediente (esempio “ricco in pollo” ecc.).
Se abbiamo la MARCA del cibo + l’ingrediente, esempio “Croccasuper agnello e riso”, vuol dire che deve essere presente almeno il 26% dell’ingrediente indicato.
“TUTTO” o “SOLO” contiene almeno il 99% dell’ingrediente scritto (tipo “solo tacchino” ecc).

Gli ingredienti in etichetta

Etichettatura

Gli ingredienti in etichetta, devono essere sempre indicati in ordine decrescente (ossia il primo ingrediente descritto è quello maggiormente presente).

La formula con cui vengono espressi gli ingredienti potrebbe fare la differenza nel capire un’etichetta: un conto è scrivere “cereali, carni e derivati” (la cosiddetta formula chiusa), un conto è specificare i singoli ingredienti che compongono il mangime con la rispettiva percentuale “mais, riso 20 %, pollo ecc” ( la cosiddetta formula aperta).

È obbligatorio riportare sempre la quantità di proteine grezze, grassi grezzi, fibra grezza, ceneri grezze ed additivi (che sia vitamina C o grasso di pollo come appetizzante, vitamine E come antiossidante ecc.).

L’umidità  (ossia l’acqua che un cibo contiene) non è obbligatorio che sia indicata in etichetta se non a partire dal 14%. Ma quindi, il cibo secco, non contiene acqua? Assolutamente si, almeno l’8%. ATTENZIONE quindi a confrontare un cibo secco con un cibo umido perché la loro quantità di acqua è diversa e quindi anche le percentuali che leggete vanno interpretate.

Più difficile è capire ad esempio, di quella proteina greggia, quanta sia di origine animale e quanta invece di origine vegetale.  Non dimentichiamo che già il semplice glutine del frumento è una proteina vegetale, come anche una lenticchia. Ovviamente più proteine di origine animale abbiamo e meglio è per i nostri cani e gatti.  Interessante è la percentuale di fibra indicata in etichetta, che si ottiene con un metodo di calcolo contenente “ufficialmente un errore di metodica”. Quindi quel 5% di fibra, potrebbe essere di più o anche di meno rispetto alla percentuale indicata. 

Strategie di vendita e claim

Per claim intendiamo una sorta di slogan, pubblicità, “esaltazione” di una caratteristica di un cibo.
Tra i più comuni NORMATI dalla legge troviamo: FREE (molto frequente è il “GRAIN FREE”); FRESCO (spesso riportata la dicitura “CARNE FRESCA”); BIOLOGICO; NATURALE.

Tra quelli dove la NORMATIVA NON è ad oggi ben chiara, ci sono: CRUELETY FREE (non testato sugli animali) e MADE IN ITALY.

Ma come possono questi claim influenzare l’acquisto del consumatore?

GRAIN FREE spesso è associato all’assenza di carboidrati. Questo è un errore, perché gli amidi sono necessari in un processo di estrusione per ottenere un croccantino. La dicitura vuole dire assenza di amido dai cereali. Al massimo questi amidi possono derivare o dalle patate o dai legumi. Attenzione ai legumi, che sono ancora oggetto di studio per eventuale correlazione cardiomiopatia dilatativa nel cane/cibo ad alto contenuto di legumi.

MADE IN ITALY. In Italia, la carne utilizzata per i nostri animali, deve essere OBBLIGATORIAMENTE la stessa destinata al consumo umano, secondo le normative europee, anche se non riportato made in Italy. Ovviamente è carne scartata perché di seconda scelta (quindi potrebbe essere ANCHE di qualità inferiore). Ben diverso nei paesi extraeuropei (America, ecc.) dove il petfood viaggia su una linea diversa dello human food, quindi non segue necessariamente le stesse regole sulle somministrazioni di antibiotici, ormoni ecc..

FRESCO: ad esempio l’indicazione di CARNE FRESCA, come alimento principale, potrebbe indicare una minore quantità di proteina animale nel prodotto finale, poiché contiene più acqua, che viene persa dopo il processo di cottura. Quindi non per forza è segno di qualità alimentare ma va valutata attentamente al resto della formula.

SENIOR: questi cibi sono formulati basandosi anche su studi pregressi, dove anziano era sinonimo di ridotta quota proteica, ed alto volume di fibra. Questo non è sempre corretto, soprattutto in un animale anziano con una buona funzionalità renale. È la qualità della proteina che fa la differenza, quindi anziano non significa cibo senior!

È chiaro che interpretare un’etichetta non è cosi semplice, sia per il consumatore che per lo stesso professionista. Diventa, però, un’abitudine importante quella di esercitarsi nella lettura e nella comprensione delle etichette.

“The take of message “: Non esiste l’alimento migliore per un cane ed un gatto, esiste l’alimento migliore per il nostro cane e il nostro gatto, in base al suo stato di salute, al suo comportamento, la sua natura, le sue abitudini e molto altro ancora.

Articolo del Dr. Carmine Salese, DMV

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