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Cane e odori: quali proprio non sopporta?

giovedì, 04 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cane e odori: quali proprio non sopporta?

Chi vive con un cane lo sa bene: il naso è il suo strumento principale per interpretare il mondo. L’olfatto gli racconta chi è passato, cosa sta succedendo e perfino se un alimento è interessante oppure no. Ma se è vero che il cane percepisce odori che noi nemmeno notiamo, è altrettanto vero che alcuni profumi gli risultano davvero insopportabili.
In questo articolo vediamo perché il cane detesta certi odori e quali sono quelli più comunemente sgraditi.

Perché l’olfatto del cane è così sensibile?

Il cane è un animale macrosmatico, cioè dotato di un olfatto estremamente sviluppato. L’essere umano, al contrario, è microsmatico, e questo dipende dall’evoluzione delle due specie. Per un predatore l’olfatto è sempre stato essenziale: doveva individuare la preda e seguirne le tracce, molto prima di assaggiarla. Per noi, invece, il gusto è sempre stato più utile per evitare cibi potenzialmente tossici.

Il meccanismo dell’olfatto nel cane è affascinante: quando respira, le molecole presenti nell’aria raggiungono la mucosa olfattiva, ricca di cellule specializzate. Queste cellule trasformano gli stimoli chimici in impulsi elettrici che arrivano al cervello, dove vengono interpretati come odori gradevoli, neutri o sgradevoli.

E qui arriva il punto: la percezione degli odori è soggettiva. Alcuni cani detestano un’essenza che altri tollerano, o addirittura apprezzano. Ma ci sono odori che, per motivi biologici o evolutivi, risultano fastidiosi per la maggior parte dei cani.

Odori sgraditi al cane: quali sono e perché

Cane e odori: quali proprio non sopporta?

Agrumi

Il profumo di limone, arancia, mandarino, pompelmo e altri agrumi è generalmente percepito come troppo pungente. Il problema non è la polpa, quanto gli oli essenziali contenuti nella buccia. Non sono tossici, ma possono risultare davvero invadenti per il cane.
Se il cane si allontana quando sbucciate un’arancia, è semplicemente questione di gusto.

Menta ed erbe “rinfrescanti”

La menta, insieme a piante come eucalipto, timo e altre erbe balsamiche, tende a essere poco tollerata. Ciò che per noi è una piacevole sensazione di freschezza, per il cane può risultare eccessivamente intenso.
Tuttavia, alcuni snack per cani contengono menta o eucalipto: dipende sempre dalla sensibilità del singolo individuo.

Aceto

L’odore dell’aceto è spesso sgradito e per questo alcune persone lo usano come deterrente.
Curiosamente, l’acido acetico potrebbe avere effetti benefici sull’intestino del cane, ma nella realtà è difficilissimo sfruttarlo perché a molti cani il suo aroma proprio non piace.
Non è un rifiuto universale, però: alcuni cani ne sono addirittura attratti.

Odori “acidi” (frutta acerba)

Molti cani non gradiscono la frutta acerba, più ricca di molecole acide. Gli agrumi rientrano in questa categoria, ma anche mele verdi non mature o altri frutti possono risultare poco appetibili.
Resta comunque una risposta soggettiva: alcuni cani adorano il gusto acidulo.

Oli essenziali

Gli oli essenziali, anche quelli che a noi sembrano delicati come la lavanda, sono spesso troppo concentrati per il cane. Il loro aroma può essere percepito come eccessivo, soprattutto in ambienti chiusi.
Utilizzarli in casa significa farlo con attenzione e, se possibile, offrire al cane la possibilità di allontanarsi.

Profumi, spray e candele aromatiche

Profumatori per ambienti, deodoranti spray, candele e diffusori possono essere davvero pesanti per il cane.
A differenza della vista, l’olfatto non si può “spegnere”: se un odore è presente nell’ambiente, il cane lo percepisce continuamente. Anche se nel tempo ci abituiamo a un certo profumo, lui potrebbe invece continuare a trovarlo disturbante.
È buona norma lasciare almeno una stanza “neutra”, senza profumi intensi.

Alcol

L’odore dell’alcol è pungente e il cane lo percepisce come potenzialmente tossico. E infatti l’alcol è dannoso se ingerito.
Attenzione però: l’odore di frutta in fermentazione contiene note alcoliche mescolate a sentori dolci. Alcuni cani – tratti in inganno dal profumo zuccherino – potrebbero avvicinarsi con curiosità, correndo un rischio reale.

Cloro e ammoniaca

Prodotti per la pulizia che contengono cloro o ammoniaca risultano irritanti non solo per il cane ma anche per noi.
Queste molecole attivano recettori del dolore, non quelli dell’olfatto. Ecco perché un cane può scappare subito quando si usa candeggina o un detergente molto aggressivo.
Meglio tenere il cane lontano da queste sostanze e areare bene la casa.

Conclusione

L’olfatto del cane è un universo complesso e affascinante, molto più sensibile del nostro. Capire quali odori gli risultano sgradevoli permette di rispettare il suo benessere, evitare stress inutili e rendere la casa un ambiente più accogliente anche per lui.
E ricordiamoci sempre: ogni cane ha preferenze personali. Alcuni odori sono comunemente sgraditi, altri sono semplicemente una questione di… naso!

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e dolci: cosa sapere davvero prima di condividere uno spuntino

giovedì, 27 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cani e dolci

Quando viviamo con un cane o un gatto è normale voler condividere momenti belli… e spesso anche qualche boccone goloso. Ma quando si parla di dolci, ci si apre un mondo che merita qualche chiarimento. Molti proprietari chiedono: “Il cane può mangiare dolci?”. La domanda sembra semplice, ma in realtà nasconde diverse sfumature. È importante capire se si parla di “digerire” un alimento o se quel cibo può davvero essere “adatto” al cane. E, soprattutto, bisogna distinguere tra dolci che possono essere pericolosi subito e quelli che possono causare danni nel tempo.

I dolci davvero pericolosi: quelli da evitare sempre

Partiamo dal punto più importante: esistono dolci che non dovrebbero mai essere dati a un cane, perché possono causare tossicità acuta.

  • Cioccolato (soprattutto fondente, ma anche quello al latte in dosi elevate): contiene sostanze che possono provocare problemi cardiaci e neurologici anche seri. Se un cane mangia cioccolato, la cosa migliore è contattare immediatamente il veterinario.
  • Impasti crudi in lievitazione (per esempio quelli di panettone, pandoro o altri dolci fatti in casa): l’impasto può continuare a fermentare nello stomaco e generare situazioni molto pericolose. Anche qui, niente attese: serve l’intervento del veterinario.
  • Dolci con dolcificanti artificiali, come lo xilitolo: per il cane possono essere tossici anche in piccole quantità e provocare gravi problemi metabolici.

Questi sono i casi in cui il “dolcetto” può letteralmente trasformarsi in un “brutto scherzetto”.

E gli altri dolci? Il vero significato di “può mangiarli”

Cani e dolci

Quando diciamo che un cane “può mangiare” un dolce, spesso intendiamo che riesce a digerirlo. Il cane ha una certa capacità di metabolizzare zuccheri e farine, abbastanza per non avere reazioni immediate se capita di assaggiare un biscotto o un pezzetto di brioche. E infatti molti proprietari dicono: “Gli do un pezzettino ogni giorno e non gli succede niente”.

Il punto, però, non è ciò che accade nell’immediato, ma gli effetti nel lungo periodo.

I dolci, consumati regolarmente, possono:

  • aumentare la produzione di insulina;
  • favorire obesità e diabete;
  • alterare il microbiota intestinale, provocando più fermentazioni;
  • aumentare il rischio di pancreatite e infiammazioni intestinali croniche.

Anche piccole porzioni quotidiane, come mezza fetta biscottata con marmellata o un biscotto a colazione, possono diventare un problema nel tempo.

Cosa fare se il cane mangia un dolce

Il primo passo è capire quale dolce ha mangiato.

  • Se contiene cioccolato, dolcificanti artificiali o se si tratta di impasto crudo, la scelta migliore è contattare il veterinario, senza tentare calcoli “fai da te” sulla dose tossica. Meglio una telefonata in più che un rischio inutile.
  • Se invece si tratta di un biscotto semplice con zucchero o miele, una volta sola non è un problema, purché il cane sia sano e non abbia patologie pregresse.

Il vero rischio arriva con la frequenza, non con l’episodio isolato.

Quindi… i cani possono mangiare dolci?

Sì, nel senso che possono digerirli. Ma questo non significa che facciano bene. Nel lungo periodo i dolci possono compromettere salute metabolica, dentale e intestinale. Il cane, in fondo, è un carnivoro: i dolci non fanno parte della sua alimentazione naturale, e inserirli nella routine non è una buona idea.

Meglio optare per premi davvero adatti a lui e lasciare i dolci… a chi li sa gestire. Noi.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

giovedì, 20 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

Siamo abituati a usare cipolla e aglio in quasi tutti i nostri piatti, ma lo sapevi che per il tuo cane o gatto possono essere tossici anche in piccole quantità?
Oggi facciamo chiarezza su questi ingredienti tanto comuni quanto insidiosi per i nostri amici a quattro zampe.

Perché sono pericolosi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina appartengono tutti al genere Allium.
Sono ricchi di composti solforati, le stesse sostanze che danno loro il caratteristico odore pungente.
Quando vengono masticati — che siano crudi, cotti o disidratati — questi composti si trasformano in molecole altamente ossidanti, capaci di danneggiare i globuli rossi e provocare una grave anemia emolitica.

E no, la cottura o la disidratazione non eliminano del tutto la tossicità!
In letteratura veterinaria sono segnalati casi di avvelenamento anche dopo l’ingestione di aglio al forno o cipolle cotte nei sughi o nei ravioli.

Quanto basta per far male

Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

La tossicità dipende dalla quantità ingerita e dalla sensibilità individuale.
Per farti un’idea: basta lo 0,5% del peso corporeo in cipolla per causare i primi sintomi.
In un gatto di 5 kg, questo significa appena 25 grammi.

I gatti sono i più sensibili per motivi genetici (la loro emoglobina è più vulnerabile).
Tra i cani, Akita, Shiba Inu e Jindo sono le razze più predisposte all’intossicazione.

I sintomi da non ignorare

I segni di intossicazione possono comparire anche dopo 1–2 giorni dall’ingestione e includono:

  • Vomito e diarrea
  • Dolore addominale e perdita di appetito
  • Mucose pallide, debolezza, respirazione affannosa
  • Urine scure (rossastre o nere) dovute alla presenza di emoglobina
  • In alcuni casi, ittero

Questi sintomi derivano dalla progressiva distruzione dei globuli rossi, che riduce l’ossigenazione dell’organismo.

Cosa fare se sospetti un’intossicazione

Contatta subito il tuo veterinario: non esistono antidoti specifici.
Se l’ingestione è recente (entro due ore), il veterinario potrà indurre il vomito per rimuovere il tossico.
In seguito, sarà necessario monitorare l’ematocrito (la concentrazione di globuli rossi) e valutare la necessità di una trasfusione nei casi più gravi.

Un curioso paradosso

Sai qual è l’aspetto più interessante?
Proprio la cipolla rossa, così pericolosa per i nostri animali, viene usata in omeopatia come rimedio per l’uomo: l’Allium cepa, preparato dalla sua tintura madre, è impiegato per alleviare starnuti, lacrimazione e congestione nasale.
Una bella dimostrazione di come — in medicina — la differenza la faccia sempre la specie (e la dose!).

In sintesi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina sono alimenti tossici per cani e gatti, anche dopo la cottura.
Meglio quindi evitare di aggiungerli alle loro ciotole o di far assaggiare cibi che li contengono, come sughi pronti o minestroni.
Basta poco per fare la differenza: un po’ di attenzione in cucina può salvare una vita.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Antiossidanti naturali per cani e gatti: un aiuto prezioso contro lo stress ossidativo

giovedì, 13 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Antiossidanti naturali per cani e gatti

Ti è mai capitato di sentire parlare di antiossidanti e chiederti se possano servire anche al tuo cane o al tuo gatto? La risposta è sì, e non solo: gli antiossidanti naturali sono fondamentali per mantenere il loro organismo in equilibrio e per prevenire numerose patologie legate all’invecchiamento o allo stress cellulare.

Cosa sono gli antiossidanti naturali

Gli antiossidanti naturali sono sostanze presenti negli alimenti e nelle piante medicinali che aiutano l’organismo a difendersi dai radicali liberi, cioè quelle molecole instabili che si formano come prodotto di scarto del metabolismo.

In condizioni normali, il corpo riesce a tenere sotto controllo questi radicali grazie ai suoi sistemi di difesa interni. Tuttavia, quando si accumulano in eccesso — ad esempio per inquinamento, stress, malattie, farmaci o intensa attività fisica — si genera una condizione chiamata stress ossidativo.

Questo squilibrio, se prolungato, può favorire invecchiamento precoce, infiammazione cronica e persino l’insorgenza di patologie degenerative.

Ecco perché fornire al cane e al gatto una buona quantità di antiossidanti naturali attraverso l’alimentazione è una scelta intelligente e preventiva.

Polifenoli: i campioni della natura

Antiossidanti naturali per cani e gatti

Tra gli antiossidanti più potenti troviamo i polifenoli, un gruppo vastissimo di molecole vegetali con effetti antinfiammatori, antitumorali e antietà.

Ne fanno parte quattro famiglie principali:

  • Flavonoidi, presenti in frutta e verdura di ogni tipo. Alcuni esempi famosi sono quercetina, esperidina e catechine, che contribuiscono a migliorare la circolazione e a proteggere le cellule dai danni ossidativi.
  • Acidi fenolici, abbondanti in frutti come mirtilli, mele, kiwi, prugne e ciliegie, ottimi anche per supportare il sistema immunitario.
  • Lignani, contenuti nei semi di lino, che oltre all’attività antiossidante aiutano a mantenere equilibrato il profilo lipidico.
  • Stilbeni, tra cui spicca il famoso resveratrolo, presente nel mirtillo rosso, noto per le sue proprietà antitumorali e cardioprotettive.

Integrare nella dieta del cane e del gatto alimenti vegetali ricchi di queste sostanze (in quantità adatte alla loro specie) può offrire un valido supporto al benessere generale.

Carotenoidi: il colore che protegge

Hai mai notato che frutta e verdura colorate sono spesso sinonimo di salute? Il merito è dei carotenoidi, pigmenti naturali con un forte potere antiossidante.

Appartengono a questo gruppo molecole come β-carotene, licopene, luteina e zeaxantina.
Si trovano soprattutto nelle piante verdi scure, nei frutti e ortaggi di colore giallo, arancio o rosso: carote, zucca, mango, spinaci e broccoli, solo per citarne alcuni.

Un aspetto interessante è che i carotenoidi sono liposolubili, quindi il loro assorbimento migliora se vengono somministrati insieme a piccole quantità di grassi o oli.

Nel cane e nel gatto, i carotenoidi supportano la funzione visiva, il sistema immunitario e contribuiscono alla protezione delle cellule nervose.

Vitamina C e vitamina E: alleate quotidiane

Tra gli antiossidanti naturali più noti, vitamina C e vitamina E meritano una menzione speciale.

La vitamina C, contenuta in frutta come arance, kiwi e fragole e in verdure come broccoli e spinaci, è un potente antiossidante idrosolubile. Aiuta a neutralizzare i radicali liberi, favorisce la sintesi del collagene e rafforza le difese immunitarie.

La vitamina E, invece, è liposolubile e agisce soprattutto a livello delle membrane cellulari, prevenendo i danni da ossidazione dei grassi. Si trova in oli vegetali (soia, mais, girasole) e in frutti oleosi come le noci.

Un apporto adeguato di queste due vitamine nella dieta del cane e del gatto aiuta a mantenere in salute pelle, muscoli e sistema nervoso, oltre a contribuire alla prevenzione di molte malattie infiammatorie croniche.

Come sostenere il cane e il gatto con gli antiossidanti naturali

Non serve ricorrere a integratori costosi o “miracolosi”: la prima fonte di antiossidanti naturali è una dieta equilibrata e varia, basata su ingredienti di qualità e con una quota vegetale calibrata sulle esigenze della specie.

Per il cane, che ha una dieta più flessibile, l’introduzione di piccole quantità di frutta e verdura ricche di antiossidanti (come mirtilli, carote, spinaci o zucca) può essere utile, sempre sotto consiglio del veterinario.
Nel gatto, invece, essendo un carnivoro stretto, è bene che eventuali integrazioni vegetali siano mirate e controllate, oppure fornite tramite formulazioni nutrizionali specifiche.

Anche alcune erbe officinali e fitoterapici veterinari possono essere utilizzati per potenziare la barriera antiossidante, ma sempre con la supervisione del medico veterinario nutrizionista.

In sintesi

Gli antiossidanti naturali rappresentano una risorsa preziosa per la salute di cane e gatto: aiutano a contrastare i radicali liberi, rallentano i processi di invecchiamento cellulare e sostengono l’organismo nei momenti di stress o malattia.

La natura offre già tutto ciò che serve, basta saperlo utilizzare nel modo giusto: frutta, verdura, oli vegetali e piante ricche di principi attivi sono strumenti semplici ma efficaci per mantenere i nostri animali in forma più a lungo.

E ricordiamoci sempre che una buona alimentazione è la prima medicina — per noi, ma anche per loro.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Dieta variegata per cani: è davvero necessaria? La risposta (finalmente) è sì

giovedì, 06 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Dieta variegata per cani

Per anni si è ripetuto che il cane potesse mangiare sempre lo stesso alimento per tutta la vita, senza subirne alcuna conseguenza.
Una convinzione che, a lungo, è sembrata quasi un dogma nella medicina veterinaria.
Ma oggi la scienza ci dice altro: una dieta variegata è non solo possibile, ma benefica per la salute del cane, a patto che sia bilanciata e introdotta nel modo corretto.

In questo articolo vediamo cosa significa davvero “dieta variegata”, perché è utile e come impostarla, anche se il nostro cane segue un’alimentazione commerciale.

Cosa significa una dieta variegata per un cane

Quando parliamo di “dieta variegata” pensiamo spesso a piccoli cambiamenti: alternare due gusti di crocchette, aggiungere un po’ di verdura o cambiare marca ogni tanto.
In realtà, la varietà nutrizionale è un concetto molto più ampio.

In una dieta fresca, cruda o cotta, una buona varietà significa almeno tre fonti proteiche diverse (per esempio bovino, tacchino e merluzzo), due cereali differenti e un paio di verdure che cambiano nel tempo.
Nel caso della dieta cruda (come la BARF), la variabilità aumenta naturalmente, perché si utilizzano tagli di carne differenti che apportano nutrienti e tessuti in proporzioni variabili.

E se il cane mangia un alimento commerciale? Anche qui si può fare molto.
Basta alternare periodicamente almeno tre alimenti secchi e tre umidi diversi, variando gusto, marca e composizione.
La chiave è introdurre i nuovi alimenti gradualmente e osservare sempre come reagisce il cane.

Perché la varietà è così importante

Dieta variegata per cani

Per anni si è creduto che i cani non avessero bisogno di varietà alimentare. Oggi sappiamo che non è così, e che una dieta variata porta benefici fisici e comportamentali.

Ecco i motivi principali:

1. Motivi etologici

Studi recenti dimostrano che i cani provano piacere nel mangiare alimenti diversi.
Anche se molti sembrano felici con il solito pasto, probabilmente gradirebbero un po’ di cambiamento.
Nessun animale in natura mangia lo stesso alimento ogni giorno della vita, e anche i cani — che sono esseri senzienti — meritano stimoli sensoriali e gustativi.

2. Riduzione dell’accumulo di sostanze tossiche

Ogni alimento può contenere tracce di contaminanti ambientali.
Variare riduce il rischio che uno stesso tipo di tossico si accumuli nel tempo.
Ecco perché non ha senso eliminare completamente categorie di alimenti (“niente pesce per i metalli pesanti!”): meglio bilanciare le fonti nel lungo periodo.

3. Migliore biodisponibilità dei nutrienti

Non tutti gli alimenti offrono le stesse quantità e forme di nutrienti.
Variando ingredienti e fonti proteiche, si ottiene un maggior equilibrio complessivo di vitamine e minerali, riducendo il rischio di carenze o eccessi dovuti a piccole imprecisioni nella formulazione.

4. Un microbiota più forte

È forse l’argomento scientifico più solido a favore della varietà:
un’alimentazione diversificata favorisce un microbiota intestinale ricco e stabile, capace di sostenere il sistema immunitario e di ridurre l’infiammazione intestinale.
Una dieta monotona, al contrario, impoverisce la flora batterica e la rende più vulnerabile.

I rischi della dieta monotona (e di quella sbilanciata)

Una dieta sempre uguale può sembrare comoda, ma nel lungo periodo nasconde dei rischi.

Una dieta sbilanciata, cioè con pochi ingredienti o formulata in modo impreciso, può portare a carenze o eccessi di nutrienti.
E anche quando la formula è corretta, la monotonia alimentare può comunque creare problemi.
Ad esempio, un alimento con una quantità minima di vitamina A potrebbe risultare carente se cotto a lungo, poiché il calore la inattiva parzialmente.

Ma il rischio maggiore è legato al microbiota: un intestino “abituato sempre agli stessi stimoli” perde diversità microbica, diventa più fragile e tende a sviluppare infiammazione cronica di basso grado.
Ed è proprio questa una delle nuove frontiere della medicina veterinaria preventiva.

Come introdurre la varietà nella dieta del cane

La strategia migliore è sempre quella di personalizzare l’alimentazione con l’aiuto di un veterinario esperto in nutrizione.

Se possibile, l’ideale è passare a una dieta fresca, cotta o cruda, formulata su misura.
In questo modo si ha il controllo totale sugli ingredienti e sulla qualità delle materie prime, evitando additivi e sostanze indesiderate.

Chi invece utilizza alimenti commerciali può comunque migliorare la varietà:

  1. Scegli 2 o 3 alimenti secchi di marche e gusti diversi.
  2. Aggiungi almeno 3 alimenti umidi differenti, anche in questo caso variando marca e composizione.
  3. Introduci ogni nuovo alimento in modo graduale, mescolandolo al cibo abituale per alcuni giorni.
  4. Dopo la prima fase di introduzione, alternali liberamente durante la settimana (es. lunedì umido A, martedì crocchette B, mercoledì umido C…).

Vedrai che anche un piccolo cambiamento nella ciotola può fare una grande differenza.
Molti cani diventano più vivaci, più curiosi e digeriscono meglio.

In conclusione

Dire che il cane non ha bisogno di varietà alimentare non è più scientificamente corretto.
Al contrario, una dieta variegata, ben formulata e introdotta con criterio, aiuta a:

  • migliorare il benessere generale,
  • ridurre i rischi metabolici e infiammatori,
  • e mantenere sano il microbiota intestinale.

Non serve stravolgere tutto da un giorno all’altro, ma iniziare a pensare alla ciotola come a uno spazio di equilibrio e diversità.
Un piccolo gesto di cura quotidiana che, nel tempo, può fare una grande differenza nella vita del nostro cane.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e cavolo: si può fare? Tutta la verità su questo ortaggio “discusso”

giovedì, 30 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Cani e cavolo

Quando arriva l’autunno e iniziano a comparire i primi cavolfiori al mercato, una delle domande più comuni che ricevo è: “Posso dare il cavolo al mio cane?”
La risposta, come spesso accade in nutrizione, non è un semplice sì o no. Il cavolo non è tossico per il cane, ma deve essere offerto nel modo giusto e con qualche accortezza per evitare effetti indesiderati.

Cavolo, cavolfiore, broccoli: cosa contengono davvero

Il cavolo (o cavolfiore) è in realtà il fiore commestibile della pianta Brassica oleracea, appartenente alla grande famiglia delle Crucifere. È un ortaggio ricchissimo di vitamina C, carotenoidi (provitamina A), clorofilla e sali minerali — in particolare potassio, utile per la funzione muscolare e cardiaca.

A questi si aggiungono gli antiossidanti, molecole preziose che contrastano l’invecchiamento cellulare e supportano il sistema immunitario.
Il suo elevato contenuto di fibre favorisce inoltre il transito intestinale, regolarizza la flora batterica e aumenta il senso di sazietà. In nutrizione umana, il cavolo viene persino considerato una delle verdure con il più alto potenziale di protezione contro il cancro.

E sì, anche il cane può trarne beneficio.

I pro e i contro del cavolo nella dieta del cane

Cani e cavolo

Insomma, sembra l’alimento perfetto. E in parte lo è, ma come sempre c’è un “però”.
Il primo aspetto da considerare è la cottura: se vogliamo sfruttare al massimo le proprietà antiossidanti, il cavolo andrebbe consumato crudo. Il calore infatti distrugge gran parte delle molecole benefiche. Tuttavia, dare verdure crude al cane non è sempre una buona idea, perché possono risultare difficili da digerire.

C’è poi un secondo problema: il sulforafano, un composto naturale della famiglia degli isotiocianati. Questa sostanza è ciò che rende il cavolo così interessante dal punto di vista antinfiammatorio e antitumorale, ma è anche la responsabile del suo tipico odore di zolfo e, soprattutto, della fermentazione intestinale.
In pratica: troppa verdura della famiglia dei cavoli = più gas. E no, non sempre è apprezzato in casa!

Il cavolo contiene anche oligosaccaridi, zuccheri complessi che fermentano facilmente nell’intestino, causando gonfiore e flatulenza.

Come cucinare il cavolo per il cane

Se decidiamo di inserire il cavolo nella dieta del nostro cane, è importante prepararlo nel modo giusto.
Gli studi mostrano che la cottura al vapore per pochi minuti (massimo 5) è la più efficace: consente di ridurre le sostanze che fermentano, mantenendo però attivo il sulforafano e una buona quota di antiossidanti.

Un altro passaggio fondamentale è frullarlo o ridurlo in purea. In questo modo si rompe la fibra vegetale, rendendo i nutrienti più accessibili e facilitando la digestione.

Il mix ideale per evitare gonfiore

Per bilanciare il tutto, meglio non offrire il cavolo da solo.
L’ideale è creare un mix di verdure che unisca le sue proprietà a quelle di altri ortaggi “carminativi”, cioè che aiutano a ridurre i gas intestinali.
Un esempio perfetto:

  • 50% cavolo o cavolfiore
  • 30% finocchio (ottimo per sgonfiare e migliorare la digestione)
  • 20% carote (che donano dolcezza e migliorano l’appetibilità)

Cuoci tutto a vapore per 5 minuti, aggiungi poca acqua tiepida e frulla fino a ottenere una vellutata liscia.
Puoi servirla come piccolo contorno all’interno di una dieta casalinga bilanciata o come integrazione saltuaria in un’alimentazione commerciale.

Cosa fare se il cane ha problemi dopo aver mangiato cavolo

Nonostante le accortezze, può capitare che il cane sviluppi un po’ di gonfiore o flatulenza.
In questo caso, è meglio sospendere il cavolo e orientarsi verso altre verdure più digeribili, come zucchine, finocchi o carote cotte.
Ogni cane ha una sua tolleranza individuale e la quantità ideale dipende anche dalla taglia, dal metabolismo e dal tipo di dieta che segue.

Ricorda: anche se è un alimento sano, il cavolo deve restare un complemento, non la base dell’alimentazione.

In sintesi

  • Il cavolo non è tossico per il cane, ma va dato con moderazione.
  • Meglio cotto a vapore per pochi minuti e frullato, per migliorare la digeribilità.
  • Evita di offrirlo crudo o in grandi quantità per non causare gonfiore.
  • Può essere un’ottima fonte di antiossidanti, fibre e vitamine, soprattutto se inserito in un mix bilanciato con altre verdure.

Il cavolo, insomma, può entrare nella ciotola del cane, ma sempre con buon senso e consapevolezza.
Come spesso accade con gli alimenti “umanamente sani”, anche qui vale la regola d’oro: la dose e la preparazione fanno la differenza.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Il gatto può mangiare il cibo del cane?

giovedì, 23 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Il gatto può mangiare il cibo del cane?

A chi vive con più animali è capitato almeno una volta: il gatto che si avvicina curioso alla ciotola del cane e comincia a sgranocchiare qualche crocchetta. La scena può sembrare innocua o addirittura divertente, ma la domanda che sorge spontanea è: il gatto può mangiare il cibo del cane?
La risposta è no, e non per un semplice capriccio veterinario, ma per precise ragioni biologiche e nutrizionali.

Cane e gatto: due carnivori molto diversi

Cane e gatto discendono entrambi da animali carnivori, ma nel corso della domesticazione hanno seguito percorsi evolutivi molto differenti.
Il cane è oggi definito carnivoro opportunista, cioè in grado di adattarsi a un’alimentazione variata che include anche fonti vegetali. Il gatto, invece, è un carnivoro stretto, cioè dipende completamente dai nutrienti di origine animale.

Questa distinzione è fondamentale: significa che il gatto ha bisogni nutrizionali specifici che il cane non ha, e che il cibo per cani non è in grado di soddisfare.

Perché il gatto non può mangiare cibo per cani

Il gatto può mangiare il cibo del cane?

La differenza principale riguarda alcuni nutrienti essenziali per il gatto, che invece non lo sono per il cane. Vediamo i principali.

  • Taurina: è un amminoacido che il gatto deve necessariamente assumere con il cibo, perché il suo organismo non riesce a produrne a sufficienza. La taurina è indispensabile per il buon funzionamento del cuore, della vista e del sistema nervoso.
    Il cane, invece, riesce a sintetizzarla autonomamente e per questo motivo molti alimenti per cani non contengono taurina aggiunta. Una dieta carente può portare nel tempo a cecità o cardiomiopatia dilatativa nel gatto.
  • Acido arachidonico: si tratta di un acido grasso essenziale che il gatto non è in grado di produrre da sé. Si trova in abbondanza nelle cellule animali, ma non sempre è presente nel cibo per cani, perché per il cane non è considerato un nutriente essenziale.
  • Tenore proteico: il gatto necessita di una quantità di proteine animali superiore rispetto al cane. Un alimento formulato per quest’ultimo potrebbe non garantire al gatto la giusta dose di proteine di alta qualità.

In sostanza, il cibo per cani non è tossico per il gatto, ma è sbilanciato per le sue esigenze e, se somministrato abitualmente, può causare carenze gravi.

Cosa succede se il gatto mangia cibo per cani

Se il gatto ruba qualche crocchetta ogni tanto, niente panico: non succederà nulla.
Il problema nasce solo se mangia regolarmente il cibo del cane o, peggio, se viene alimentato esclusivamente con quello.

Le carenze non si manifestano subito, ma con il tempo possono comparire sintomi come:

  • perdita di peso e di massa muscolare,
  • pelo opaco e crescita rallentata,
  • problemi cardiaci dovuti alla mancanza di taurina,
  • disturbi visivi fino alla cecità,
  • riduzione della fertilità.

Per questo motivo, un veterinario non consiglierà mai di sostituire l’alimento del gatto con quello del cane, neanche per brevi periodi.

Cosa fare se il gatto ha mangiato il cibo del cane

Se il gatto ha assaggiato o ha mangiato qualche boccone del cibo del cane, non è necessario preoccuparsi: non si tratta di una sostanza pericolosa né tossica.
Il rischio nasce solo nel lungo periodo, quindi non serve correre dal veterinario per un episodio occasionale.

Tuttavia, se il gatto tende spesso a rubare il pasto del cane, è bene capire come evitare che questo diventi un’abitudine.

Come evitare che il gatto mangi il cibo del cane

In generale, il gatto non trova il cibo del cane particolarmente appetitoso, proprio perché ha un sapore e un odore meno intensi.
Ma se vive in casa con un cane e non ha accesso costante al proprio alimento, può capitare che per fame decida di “accontentarsi”.

Ecco alcune soluzioni pratiche:

  • Separare le ciotole: posizionare il cibo del cane e del gatto in aree diverse della casa, possibilmente su piani differenti.
  • Alimentazione controllata: evitare di lasciare la ciotola del cane sempre piena. Dare pasti a orari precisi riduce le occasioni di “furti”.
  • Ciotole intelligenti: esistono modelli che si aprono solo quando riconoscono il microchip dell’animale autorizzato. In questo modo, solo il cane o solo il gatto potranno accedere al proprio pasto.

Cane e gatto: due specie, due esigenze

Cane e gatto possono condividere la casa, le coccole e persino il divano… ma non la ciotola.
La loro biologia è diversa, e ciò che è bilanciato per uno può essere carente per l’altro.

Un’alimentazione corretta e specifica per specie è la base per mantenere i nostri animali in salute, attivi e longevi.
Il gatto deve ricevere sempre cibo formulato per gatti, completo e bilanciato, in grado di fornire tutte le sostanze di cui ha bisogno — taurina compresa.

In fondo, rispettare le loro differenze non è una complicazione, ma un atto d’amore e di responsabilità.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cottura sottovuoto per cane e gatto: pratica, sana e semplice

giovedì, 11 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cottura sous vide per cane e gatto: pratica, sana e semplice

Chi ha un cane o un gatto e desidera offrirgli una dieta casalinga spesso si scontra con un ostacolo comune: la mancanza di tempo. Preparare porzioni fresche ogni giorno può sembrare complicato, soprattutto per chi ha una vita frenetica.
Ecco allora una soluzione sempre più apprezzata anche in ambito veterinario: la cottura sottovuoto. Questo metodo, nato in cucina professionale, permette di preparare pasti sani e pronti all’uso con grande risparmio di tempo, mantenendo al meglio nutrienti e sapore.

Cos’è la cottura sottovuoto

Si tratta di un metodo di cottura a bassa temperatura e in condizioni controllate, in cui il cibo viene inserito in sacchetti appositi, sigillato sottovuoto e immerso in acqua riscaldata da un dispositivo chiamato roner, che mantiene la temperatura costante per tutto il tempo necessario.

Questa tecnica consente di cuocere in modo uniforme, senza stracuocere, preservando gusto e nutrienti.

Perché il sottovuoto è ideale per cane e gatto

Rispetto ai metodi tradizionali, la cottura sottovuoto offre vantaggi pratici e nutrizionali importanti:

  • Migliora il trasferimento del calore e assicura cotture precise a cuore.
  • Allunga la conservazione degli alimenti, riducendo i rischi di ricontaminazione.
  • Mantiene inalterati sapore, vitamine e minerali, evitando dispersioni dovute a ossidazione o evaporazione.
  • Rende la carne più tenera e digeribile, rompendo i legami tra proteine, zuccheri e grassi.
  • Riduce la crescita batterica aerobica, aumentando la sicurezza alimentare.

In pratica, significa poter preparare grandi quantità di cibo in una sola volta e conservarle per settimane senza perdere qualità.

Cosa serve per iniziare

Cottura sous vide per cane e gatto: pratica, sana e semplice

Per cucinare sottovuoto per cane e gatto bastano pochi strumenti:

  • Macchina per il sottovuoto
  • Sacchetti alimentari specifici resistenti alla cottura a bassa temperatura
  • Roner per mantenere costante la temperatura dell’acqua
  • Un contenitore termico o una pentola capiente

Il costo iniziale si aggira tra i 100 e i 200 euro (per set casalinghi completi). L’unico materiale che dovrà essere acquistato periodicamente sono i sacchetti per la cottura e la conservazione.

Come funziona passo dopo passo

  1. Prepara le proteine (fresche o scongelate), pesando le quantità indicate nella dieta del tuo animale.
  2. Inserisci la carne o il pesce nei sacchetti, eventualmente con erbe o aromi consentiti.
  3. Esegui il sottovuoto con la macchina apposita.
  4. Immergi i sacchetti in acqua con il roner, impostando tempo e temperatura.
  5. A fine cottura, raffredda subito i sacchetti in acqua molto fredda o con ghiaccio per evitare proliferazioni batteriche.

Temperature e tempi consigliati

Per un sacchetto da circa 1 kg, questi sono i valori più utilizzati:

  • Pollo/Tacchino → 64°C per 4,5 ore
  • Manzo/Vitello → 66°C per 10 ore
  • Sarde o pesci piccoli → 45°C per 12 min
  • Salmone o merluzzo → 55°C per 40 min
  • Maiale → minimo 85°C per 10-12 ore (per sicurezza sanitaria)
  • Verdure → 90°C per 30 min (da frullare dopo la cottura)

Conservazione degli alimenti sottovuoto

Una volta raffreddati, i sacchetti possono essere conservati:

  • In frigorifero (2-4°C): carni fino a 15 giorni, pesce fino a 7 giorni.
  • In freezer: da 3 a 6 mesi.

Prima di servire, è sufficiente scongelare in frigo e riscaldare leggermente. Una volta aperto il sacchetto, il contenuto va consumato entro pochi giorni e conservato in un contenitore ermetico.

Conclusioni

La cottura sottovuoto per cane e gatto è una soluzione pratica e sicura per chi desidera offrire una dieta casalinga ma non ha tempo di cucinare ogni giorno.
Permette di preparare grandi quantità di cibo sano, conservarlo a lungo e avere sempre porzioni pronte. Inoltre, preserva nutrienti, sapore e digeribilità, con un impatto positivo sulla salute degli animali.

Se sei interessato a provare questo metodo, parla prima con il tuo veterinario esperto in nutrizione, così da impostare quantità, alimenti e tempi di cottura adatti al tuo cane o gatto.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Ricetta brodo di ossa per cane e gatto

giovedì, 04 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Ricetta brodo di ossa per cane e gatto

Il brodo di ossa è un antico rimedio naturale che oggi trova nuova vita anche nell’alimentazione di cani e gatti, grazie alle sue proprietà nutritive e di supporto alla salute. Ricco di collagene, minerali e aminoacidi, questo preparato contribuisce al benessere dell’apparato digerente, delle articolazioni e al recupero in fasi di convalescenza o in pazienti anziani. Facile da realizzare con pochi ingredienti e seguendo semplici accorgimenti, può diventare un’integrazione preziosa nella dieta quotidiana, migliorando idratazione e apporto nutrizionale senza appesantire l’organismo.

Cosa c’è da sapere

È importante sapere che vanno utilizzate solo ossa di animali già presenti nella dieta del tuo cane/gatto (es. se il paziente mangia tacchino e vitello, evitare ossa di pollo o manzo) e che non bisogna mai aggiungere sale, cipolla, aglio o spezie.
Scopriamo qual è il modo migliore per prepararlo per i ostri cani e gatti.

La ricetta

Ingredienti di base

  • 1 kg circa di ossa crude (articolari, connettivali o carni con osso)
  • 2-3 L di acqua fredda
  • 1 cucchiaio di aceto di mele (serve a estrarre minerali e collagene dalle ossa)
  • Un pizzico di sale marino integrale

Preparazione

Ricetta brodo di ossa per cane e gatto
  1. Inserisci le ossa in una pentola capiente o slow cooker.
  2. Coprile con acqua fredda e aggiungi l’aceto di mele e un pizzico di sale.
  3. Lascia riposare 30-60 minuti prima di accendere il fuoco.
  4. Porta a ebollizione leggera, poi abbassa il fuoco e cuoci a lungo: Manzo: 24–48 ore; Pollo/tacchino: 12–24 ore; Pesce: 4–6 ore (usare solo teste e lische grandi, evitare spine sottili). I tempi di cottura si dimezzano se usi pentola a pressione. Un brodo NON perfetto può andarci bene, nel caso in cui sia impossibile cucinare per lungo tempo (esempio: in pentola a pressione manzo per 4 ore).
    Durante la cottura, se usi una pentola aperta, schiuma la superficie se necessario.
  5. Una volta terminata, filtra il brodo con un colino fine.
  6. Lascia raffreddare e elimina lo strato di grasso superficiale se presente.
  7. Versa in stampi per ghiaccio o silicone e congela.

Conservazione

  • In frigorifero: fino a 3 giorni
  • In congelatore: fino a 3 mesi
  • PORZIONI: salvo diversamente indicato sul tuo referto nutrizionale, usa porzioni da 10 ml per ogni kg di peso dell’animale al giorno (es. cane da 20 kg → 2 cubetti da 100 ml/die se stampo grande, oppure 2 da 10 ml se in mini-formato)

Accessori utili su Amazon

  • Stampi in silicone per cubetti piccoli (10–15 ml): https://amzn.to/3JA7ZTK
  • Stampi in silicone grandi (per cani taglia media e grande): https://amzn.to/3G8AmXR
  • Colino in acciaio a maglia fine: https://amzn.to/4kJUtuA
  • Aceto di mele non pastorizzato bio: https://amzn.to/43QAa8T

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Il gatto può mangiare la frutta? Guida completa per i proprietari

giovedì, 28 Agosto 2025 by Gruppo Nutravet
gatto può mangiare la frutta

Chi vive con un gatto sa bene che l’alimentazione è un tema delicato. Il gatto è un carnivoro stretto, quindi la sua dieta è naturalmente basata su carne e prodotti di origine animale. Tuttavia, alcuni gatti, magari incuriositi da quello che vedono nel piatto del proprietario, mostrano interesse anche per frutta e verdura. Ma quale frutta può mangiare un gatto? E in quali quantità?

Vediamo insieme i frutti sicuri, i benefici, quelli da evitare e come comportarsi in caso di ingestione di alimenti pericolosi.

Il gatto e la frutta: sì, ma con moderazione

Anche se la frutta non è un alimento necessario nella dieta del gatto, alcuni tipi possono essere consumati in piccole quantità senza problemi, purché il gatto li gradisca. Non tutti i gatti, infatti, mostrano interesse: alcuni si avvicinano curiosi, altri li ignorano del tutto.

La chiave è scegliere frutta sicura e offrirla nelle giuste dosi, evitando gli alimenti che possono essere tossici o difficili da digerire.

Frutti sicuri per il gatto e relativi benefici

Ecco alcuni esempi di frutta che il gatto può assaggiare:

  • Mela → Ricca di antiossidanti e pectine, utili come prebiotici per l’intestino. Quantità consigliata: un pezzetto grande quanto un’unghia di mignolo, 2-3 volte a settimana, senza semi e torsolo.
  • Pera → Fonte di lignina, una fibra che può aiutare in caso di stitichezza. Attenzione però agli zuccheri, soprattutto se il gatto è in sovrappeso.
  • Banana → Ottima fonte di potassio, indicata se il gatto ha perso liquidi a causa di vomito. È calorica, quindi massimo una piccola fetta una volta a settimana.
  • Frutta estiva (melone, anguria, pesche, albicocche, susine) → Idratante e ricca di antiossidanti. Va data sporadicamente per il contenuto di zuccheri, soprattutto ai gatti che amano esagerare.

Frutta da evitare assolutamente

Alcuni frutti sono tossici per il gatto e non devono essere somministrati in nessuna circostanza:

  • Avocado → La buccia e le foglie contengono persina, tossica per i gatti.
  • Uva → Può causare insufficienza renale acuta in alcuni soggetti, indipendentemente dalla quantità ingerita.

Cosa fare in caso di intossicazione

Se il gatto ingerisce alimenti pericolosi, bisogna rivolgersi subito al veterinario.

Portare rapidamente il gatto dal medico permette di valutare la gravità della situazione e intervenire prima che i danni diventino seri.

Conclusioni

Il gatto può mangiare la frutta, ma solo alcune varietà e in quantità ridotte. Non si tratta di un alimento indispensabile, ma se il gatto la gradisce, può essere un piccolo extra nutriente e idratante. È fondamentale sapere quali frutti sono sicuri e quali invece sono pericolosi per evitare rischi.

Quando si tratta di alimentazione, vale sempre la regola della prudenza: in caso di dubbio, meglio chiedere consiglio al veterinario prima di introdurre un nuovo alimento.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Il cane può mangiare l’anguria?

giovedì, 21 Agosto 2025 by Gruppo Nutravet
cane può mangiare l’anguria

Quando arriva l’estate e le tavole si riempiono di frutta fresca e colorata, è naturale chiedersi se anche il cane possa gustare un pezzetto di anguria. Questo frutto dolce e dissetante, simbolo delle giornate calde, sembra perfetto per rinfrescarsi… ma fa davvero bene al cane? In questo articolo vediamo insieme benefici, possibili controindicazioni e consigli pratici per offrirla in sicurezza.

Valori nutrizionali dell’anguria

L’anguria (Citrullus lanatus) è originaria dell’Africa, ma ormai è comune in tutta Italia. È composta per circa il 93% da acqua e contiene pochissime calorie: solo 16 kcal per 100 grammi di polpa, meno della metà rispetto al melone. È quindi un frutto leggero, rinfrescante e idratante, ideale per le giornate calde.

Oltre all’acqua, apporta zuccheri naturali (circa 3,7 g ogni 100 g), una piccola quota di proteine e fibra, vitamine come vitamina C, vitamina A e alcune del gruppo B (soprattutto la B6), e minerali come potassio, magnesio e fosforo. Questi elementi contribuiscono al benessere generale e al corretto funzionamento dell’organismo.

I benefici dell’anguria per il cane

cane può mangiare l’anguria

Grazie alla sua composizione, l’anguria ha proprietà idratanti e diuretiche. In estate può aiutare a reintegrare liquidi e sali minerali, soprattutto il potassio, che il cane può perdere in caso di episodi di vomito o diarrea.

Le vitamine C e A, insieme ad altri antiossidanti presenti nella polpa, hanno un ruolo nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo, contribuendo alla prevenzione di alcune malattie degenerative.

Infine, essendo ipocalorica, può essere un’ottima opzione come piccolo premio, anche per cani che devono controllare il peso, purché venga somministrata con moderazione.

Quando evitare di dare anguria al cane

Anche se in molti casi l’anguria è sicura, esistono situazioni in cui è meglio evitarla:

  • Problemi intestinali cronici → gli zuccheri dell’anguria possono fermentare e peggiorare diarrea o coliche.
  • Diabete → l’apporto di zuccheri semplici può alterare i livelli di glicemia.
  • Diete chetogeniche o simil-chetogeniche → in alcuni protocolli nutrizionali per patologie specifiche (come epilessia o problemi comportamentali), gli zuccheri semplici sono da escludere del tutto.

In caso di patologie o dubbi, è sempre meglio chiedere consiglio al veterinario prima di introdurre questo frutto nella dieta del cane.

Come dare l’anguria al cane in sicurezza

Se il tuo cane è sano e non ha controindicazioni, puoi offrirgli l’anguria seguendo alcune regole:

  • Solo polpa rossa: elimina semi e buccia, che potrebbero causare disturbi o occlusioni.
  • Evita la parte bianca vicino alla buccia: è più difficile da digerire.
  • Piccole quantità: per un cane di taglia piccola (circa 5 kg) bastano 2-3 pezzetti grandi come una noce alla settimana; per cani di taglia media o grande, fino a 7-10 pezzetti, distribuiti in più giorni.
  • Formati divertenti: puoi servirla fresca a cubetti o preparare gelati casalinghi frullando la polpa e congelandola in stampini, ideali per cani che amano i cibi freddi.

Conclusioni

Il cane può mangiare l’anguria, ma con le dovute attenzioni. È un frutto leggero, ricco d’acqua e vitamine, che può diventare un premio gustoso e rinfrescante nelle giornate calde. L’importante è rispettare le quantità, togliere semi e buccia, e valutare sempre eventuali condizioni di salute che potrebbero sconsigliarne l’uso.

Condividere un pezzetto di anguria con il proprio cane può essere un momento piacevole e divertente… ma sempre ricordando che la sua salute viene prima di tutto.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Se il cane mangia la cipolla: cosa sapere e cosa fare

giovedì, 14 Agosto 2025 by Gruppo Nutravet
Se il cane mangia la cipolla

Tra le varie intossicazioni alimentari che possono colpire il cane, quella da cipolla è tra le più comuni e spesso sottovalutate. Mentre molti proprietari si preoccupano del sale (che, nelle dosi abituali, non è un problema reale), pochi pensano alla cipolla, che invece è realmente pericolosa.

In questo articolo vediamo perché la cipolla è tossica, quali sono i sintomi, la dose pericolosa, e soprattutto cosa fare per prevenire e intervenire in caso di ingestione.

Perché la cipolla è tossica per il cane

Non solo la cipolla, ma tutte le piante appartenenti alla famiglia Allium (come aglio, scalogno, porro, erba cipollina) sono tossiche per cane e gatto.

La causa è la presenza di composti solforati, in particolare il tiosolfato, che ha un’azione ossidante. Dopo l’ingestione, queste sostanze danneggiano i globuli rossi provocando una grave anemia emolitica.

👉 La tossicità è maggiore con la cipolla cruda, ma anche la cipolla cotta può essere pericolosa, anche in quantità non elevate.

Sintomi di avvelenamento da cipolla

Se il cane mangia la cipolla

I sintomi non compaiono subito. Il danno ai globuli rossi inizia circa 24 ore dopo l’ingestione, ma il picco si manifesta dopo diversi giorni. Per questo a volte è difficile collegare i sintomi a ciò che il cane ha mangiato.

Tra 3 e 4 giorni dopo l’ingestione, possono comparire:

  • Depressione e letargia
  • Inappetenza (anoressia)
  • Tachipnea (respirazione accelerata, per difficoltà di ossigenazione)
  • Tachicardia (battito accelerato)
  • Debolezza intensa
  • Vomito e diarrea (non sempre)
  • Ittero (mucose e sclere giallastre)
  • Urine scure (color “Coca-Cola”, per emoglobinuria)
  • In alcuni casi, odore di cipolla nell’alito o nelle urine

Se non trattata, l’anemia può causare danno renale grave, collasso e morte.

Quanta cipolla è tossica?

La sensibilità varia da cane a cane, ma indicativamente la dose tossica è circa 0,5% del peso corporeo.

Esempio: per un cane di 20 kg, 100 g di cipolla possono essere molto pericolosi.

Ma attenzione:

  • Le cipolle crude sono più tossiche di quelle cotte
  • La sensibilità individuale cambia (un cane anziano è più a rischio)
  • Meglio non rischiare: qualsiasi ingestione sospetta va segnalata al veterinario

Cosa fare se il cane ha mangiato cipolla

Se scopri che il cane ha ingerito cipolla (o aglio, o altri Allium):

  1. Rivolgiti subito al veterinario
  2. Se l’ingestione è recente, può essere effettuata una lavanda gastrica
  3. Se è passato più tempo, il veterinario valuterà:
    • Analisi del sangue (per valutare l’anemia e i segni di emolisi)
    • Terapia di supporto (fluidi EV per proteggere i reni)
    • Antiossidanti (vitamine C ed E)
    • Trasfusioni nei casi più gravi

Come prevenire l’intossicazione da cipolla

La prevenzione è semplice: evitare che cane e gatto abbiano accesso ad aglio, cipolla e simili.

Attenzione in particolare a:

  • Minestroni pronti (freschi, surgelati o in busta: spesso contengono cipolla)
  • Omogeneizzati (alcuni contengono cipolla tra gli ingredienti)
  • Avanzi di cucina (salse, soffritti, piatti pronti)
  • Preparati per animali (controllare sempre l’etichetta)

E soprattutto: evitare di somministrare aglio al cane “per prevenire i parassiti”. Anche piccole quantità provocano stress ossidativo inutile.

In sintesi

  • La cipolla è tossica per il cane (e per il gatto)
  • Può causare anemia emolitica grave anche a distanza di giorni
  • Non esiste una “dose sicura” per tutti i cani
  • Qualsiasi ingestione sospetta richiede contatto immediato con il veterinario
  • La prevenzione passa dal non somministrare alimenti contenenti cipolla o aglio

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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I cani possono mangiare i fagiolini? Ecco la guida completa

giovedì, 07 Agosto 2025 by Maria Mayer
I cani possono mangiare i fagiolini

Tra le verdure estive più comuni ci sono i fagiolini: buoni, versatili e facili da cucinare. Ma possiamo condividerli anche con il cane? La risposta è sì, con qualche accorgimento.

In questo articolo vediamo benefici, rischi, come cucinarli e in che quantità offrirli al cane.

Fagiolini: verdura o legume?

Anche se fanno parte della famiglia delle Leguminose (come fagioli, piselli, ceci e fave), i fagiolini sono un po’ particolari. A differenza di altri legumi, si mangia l’intero baccello immaturo, non solo i semi interni.

Dal punto di vista nutrizionale, hanno poche proteine e molta acqua, quindi assomigliano più a un ortaggio che a un legume.

Benefici dei fagiolini per il cane

I cani possono mangiare i fagiolini

I fagiolini, dati in quantità adeguate, possono essere un ottimo alimento complementare nella dieta del cane:

  • Ricchi di fibra (circa 3% su 100 g) → aiutano la salute intestinale e hanno funzione prebiotica.
  • Basso contenuto calorico → ideali anche per cani in sovrappeso.
  • Buon contenuto di acqua → hanno effetto rinfrescante e leggermente diuretico.

Ci sono rischi?

In generale, i fagiolini non sono tossici per il cane. Il rischio principale è legato solo alla quantità: se ne diamo troppi, la ricchezza di fibre può causare feci molli, muco o diarrea.

Come dare i fagiolini al cane

Un punto importante: mai dare i fagiolini crudi.
Anche se sono simili a un ortaggio, le fibre del baccello sono coriacee e difficili da digerire crude.

Il modo migliore per offrirli:

  1. Cottura in acqua bollente (come per noi).
  2. Un pizzico di sale in cottura può aiutare a preservare meglio i nutrienti.
  3. Cottura breve per mantenere le proprietà.

Per i cani con digestione più sensibile, si possono frullare dopo la cottura, anche se si perde l’effetto positivo della masticazione.

Evitiamo preparazioni elaborate o condite, a meno che non siano consigliate dal veterinario nutrizionista per un caso specifico.

Quanti fagiolini dare al cane

La quantità dipende dalla taglia e dall’apporto di fibre già presente nella dieta abituale.

Come linea guida:

  • Taglia piccola: circa 10 g al giorno
  • Taglia media: 20-30 g al giorno
  • Taglia grande: fino a 50 g al giorno

Le dosi si intendono pesate a crudo e distribuite nell’arco della giornata.

👉 Se anche con queste quantità le feci diventano molli, sospendere e reintrodurre in quantità più basse dopo alcuni giorni.

In sintesi

  • I fagiolini possono far parte della dieta del cane come integrazione vegetale.
  • Sono leggeri, ricchi di fibra e poveri di calorie.
  • Cottura sempre obbligatoria e quantità moderate per evitare disturbi intestinali.
  • Perfetti come aggiunta alla dieta casalinga o come snack salutare, previa indicazione del veterinario.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Quale frutta può mangiare il cane? La guida per non sbagliare

giovedì, 31 Luglio 2025 by Gruppo Nutravet
Quale frutta può mangiare il cane

Quando arriva l’estate o si prepara uno spuntino veloce, viene quasi spontaneo voler condividere un po’ di frutta anche con il proprio cane. Ma è davvero una buona idea? E se sì, quanta frutta si può dare, e quale è sicura?

In questo articolo rispondiamo in modo chiaro e senza fraintendimenti, partendo da un principio fondamentale: il cane è un carnivoro. Questo vuol dire che la sua dieta non deve essere ricca di frutta, anche se alcuni frutti possono essere concessi come piccoli extra.

Il cane è un carnivoro: quindi, attenzione alle quantità

Il cane non è un piccolo umano. Anche se vive con noi, partecipa alla nostra vita quotidiana e sembra apprezzare le nostre abitudini alimentari, ha un metabolismo molto diverso dal nostro.

La frutta, anche se non tossica, deve essere sempre data con moderazione.

Mentre per noi una mela o una banana sono ottimi spuntini, per un cane anche pochi grammi possono fare la differenza. L’eccesso di zuccheri e fibre fermentabili può causare problemi intestinali anche seri, come gonfiore, flatulenza, borborigmi, coliche e diarrea.

Un esempio concreto?
Un cane piccolo come un Maltese dovrebbe mangiare al massimo 2-3 pezzettini grandi come una mandorla a settimana.
Un cane grande come un Rottweiler può arrivare a uno spicchio di mela ogni 7 giorni.

Sì, proprio così: così poca!

I frutti che il cane può mangiare (con moderazione)

Quale frutta può mangiare il cane

Ecco una panoramica dei frutti che puoi offrire al tuo cane, sempre in quantità molto limitate:

  • Mela e pera: poco zuccherine, tra le più sicure.
  • Banana: ok, ma con parsimonia perché è più ricca di zuccheri.
  • Pesche, albicocche, susine e ciliegie: rimuovi sempre il nocciolo, che può causare occlusioni intestinali o tossicità.
  • Fragole e frutti di bosco: possono essere offerti, se graditi, ma sempre in piccoli pezzi.
  • Melone e anguria: graditissimi in estate, ma molto zuccherini, quindi solo qualche cubetto.
  • Cocco: poco zuccherino, ricco di fibre e grassi buoni. Una scelta interessante come snack sano.

Ricorda: anche se un frutto è permesso, non vuol dire che è necessario inserirlo nella dieta. Le vitamine e i nutrienti che servono al cane li troverai nei cibi specifici per lui.

Frutta da evitare assolutamente

Ci sono alcuni frutti che possono essere tossici o pericolosi per il cane, anche in piccole quantità:

  • Uva e uvetta: possono causare insufficienza renale acuta.
  • Avocado: buccia, seme e foglie sono tossici, e anche la polpa è sconsigliata.
  • Fichi, fichi secchi e datteri: estremamente zuccherini, rischiano di causare fermentazioni intestinali gravi.

Anche se il cane sembra stare bene dopo averli mangiati, il rischio non va mai sottovalutato.

E se voglio condividere qualcosa con il cane? Alternative alla frutta

Molti proprietari trovano gioioso e naturale condividere il cibo con il proprio cane. Ma se la frutta non è la scelta ideale, cosa si può usare al suo posto?

Ecco alcune alternative sicure e nutrienti:

  • Yogurt bianco o kefir: meglio se interi, senza zuccheri o edulcoranti.
  • Pesciolini essiccati o polmone essiccato: snack naturali e proteici.
  • Pezzetto di formaggio stagionato (es. parmigiano o grana): povero di lattosio, ma ricco di gusto e minerali.

Questi alimenti sono più adatti al metabolismo del cane, e permettono comunque di creare momenti speciali da condividere.

In sintesi: la frutta per il cane va bene, ma con buon senso

  • Il cane può mangiare alcuni tipi di frutta, ma in quantità estremamente ridotte.
  • Anche i frutti non tossici, se dati troppo spesso, possono causare problemi digestivi.
  • Uva, avocado, fichi e datteri vanno evitati del tutto.
  • È meglio usare snack pensati per il cane per condividere momenti di coccola, senza rischi.

Se ami il tuo cane, ricorda: saper dire di no è anche un atto d’amore.
Una dieta equilibrata, fatta su misura per lui, è il miglior regalo che puoi fargli. E se proprio vuoi offrirgli qualcosa di “speciale”, parlane con il tuo veterinario nutrizionista: ti aiuterà a trovare l’equilibrio tra salute e coccole!

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Quando cambiare il cibo al cane? Guida pratica per ogni fase della vita

giovedì, 24 Luglio 2025 by Gruppo Nutravet
Quando cambiare il cibo al cane

Cambiare alimentazione al proprio cane non è solo una questione di gusti o di novità sul mercato: è un passaggio fondamentale che accompagna le diverse fasi della sua vita. Ma quando è davvero il momento giusto per farlo? E come affrontare il cambiamento senza causare problemi?

In questo articolo ti guidiamo tra i passaggi chiave, per capire quando e come cambiare l’alimentazione al cane in base alla sua età, taglia e stato di salute.

Cibo per cuccioli: quando iniziare?

Nei primi giorni di vita, il cucciolo si nutre esclusivamente di latte materno. Questo non fornisce solo nutrienti, ma anche protezione immunitaria. Se l’allattamento è naturale e completo (senza cesareo, senza antibiotici alla madre), è un ottimo punto di partenza per la salute futura del cane.

Lo svezzamento inizia tra la terza e la quinta settimana di vita, con l’introduzione graduale di cibo solido, formulato appositamente per cuccioli. Questo passaggio è delicato e spesso porta a piccole alterazioni intestinali (come diarrea lieve), che si possono gestire bene con fermenti lattici.

Il cibo per cuccioli ha alcune caratteristiche fondamentali:

  • Ricco di proteine animali, per sostenere la crescita muscolare
  • Maggiore apporto di calcio, utile per lo sviluppo scheletrico
  • Alta densità calorica, perché un cucciolo ha bisogno di molta energia

Quando passare al cibo per adulti?

Quando cambiare il cibo al cane

Uno degli errori più comuni è cambiare troppo presto. Il cucciolo ha bisogno di alimenti “Junior” fino al completamento della crescita, che non coincide con l’inizio dell’adolescenza.

La tempistica giusta dipende dalla taglia del cane:

Taglia del cane Età minima per passare al cibo adulto
Piccola (<10 kg) Non prima dei 10 mesi
Media (10–25 kg) Non prima dei 12 mesi
Grande (>25 kg) Non prima dei 12–15 mesi

Attenzione: se noti sovrappeso o problemi articolari, non significa che devi passare subito al cibo adulto! È meglio adattare la dieta, magari con l’aiuto di un veterinario nutrizionista, per ridurre le calorie ma mantenere proteine e calcio adeguati.

Cibo per adulti: cosa scegliere?

Quando arriva il momento di passare a un alimento per cani adulti, fai attenzione a:

  • Proteine animali: devono essere la fonte principale. Evita cibi che “barano” con proteine vegetali (soia, piselli, ceci).
  • No fobia dei cereali: le diete grain-free usano comunque amidi, spesso da fonti meno digeribili. I cereali e le patate, invece, possono essere più adatti.
  • Omega-3: un buon alimento per adulti deve contenere EPA e DHA, utili per articolazioni, cute e sistema immunitario.

E soprattutto: verifica sempre che sulla confezione ci sia scritto “alimento completo”, per evitare carenze vitaminiche e minerali.

E quando passare al cibo per cani anziani?

La transizione alla dieta “senior” non va fatta troppo tardi. Anche qui, la taglia fa la differenza:

Taglia del cane Età consigliata per passare al cibo anziani
Piccola (<10 kg) Attorno agli 11-12 anni
Media (10–25 kg) Attorno ai 10-11 anni
Grande (>25 kg) Attorno ai 9 anni, anche 7 anni per i giganti

Caratteristiche del cibo senior:

  • Ricco in proteine animali, per sostenere il muscolo e l’immunità
  • Meno calorie, se il cane tende ad ingrassare
  • Alto contenuto di Omega-3, utili per il cervello e per combattere l’infiammazione
  • Più antiossidanti (Vitamina E, Zinco, Selenio) e fitoterapici, come Boswellia e Curcuma, utili per i problemi articolari

E con la dieta BARF?

Se segui una dieta fresca o BARF, sappi che anche in questo caso bisogna adattare la composizione in base all’età:

  • Nei cuccioli, è essenziale evitare squilibri di calcio. Serve un professionista.
  • Negli anziani, servono più vitamine e omega-3, soprattutto l’EPA (antifiammatorio) e il DHA (utile per il cervello).
  • Organi come fegato e milza non devono mai mancare, specie in età critiche.

In sintesi: quando cambiare cibo al cane?

  • Ogni fase della vita richiede un’attenzione particolare: non basta guardare l’età, bisogna valutare taglia, salute e crescita.
  • Il cambio va fatto sempre in modo graduale, per evitare problemi intestinali.
  • Consulta sempre il tuo veterinario di fiducia, specie se il cane ha patologie o bisogni specifici.

Cambiare alimentazione al momento giusto e nel modo giusto è un gesto d’amore che fa la differenza per il benessere del tuo cane.
Un cane che mangia bene è un cane che vive meglio… e più a lungo!

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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