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Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

giovedì, 20 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

Siamo abituati a usare cipolla e aglio in quasi tutti i nostri piatti, ma lo sapevi che per il tuo cane o gatto possono essere tossici anche in piccole quantità?
Oggi facciamo chiarezza su questi ingredienti tanto comuni quanto insidiosi per i nostri amici a quattro zampe.

Perché sono pericolosi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina appartengono tutti al genere Allium.
Sono ricchi di composti solforati, le stesse sostanze che danno loro il caratteristico odore pungente.
Quando vengono masticati — che siano crudi, cotti o disidratati — questi composti si trasformano in molecole altamente ossidanti, capaci di danneggiare i globuli rossi e provocare una grave anemia emolitica.

E no, la cottura o la disidratazione non eliminano del tutto la tossicità!
In letteratura veterinaria sono segnalati casi di avvelenamento anche dopo l’ingestione di aglio al forno o cipolle cotte nei sughi o nei ravioli.

Quanto basta per far male

Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

La tossicità dipende dalla quantità ingerita e dalla sensibilità individuale.
Per farti un’idea: basta lo 0,5% del peso corporeo in cipolla per causare i primi sintomi.
In un gatto di 5 kg, questo significa appena 25 grammi.

I gatti sono i più sensibili per motivi genetici (la loro emoglobina è più vulnerabile).
Tra i cani, Akita, Shiba Inu e Jindo sono le razze più predisposte all’intossicazione.

I sintomi da non ignorare

I segni di intossicazione possono comparire anche dopo 1–2 giorni dall’ingestione e includono:

  • Vomito e diarrea
  • Dolore addominale e perdita di appetito
  • Mucose pallide, debolezza, respirazione affannosa
  • Urine scure (rossastre o nere) dovute alla presenza di emoglobina
  • In alcuni casi, ittero

Questi sintomi derivano dalla progressiva distruzione dei globuli rossi, che riduce l’ossigenazione dell’organismo.

Cosa fare se sospetti un’intossicazione

Contatta subito il tuo veterinario: non esistono antidoti specifici.
Se l’ingestione è recente (entro due ore), il veterinario potrà indurre il vomito per rimuovere il tossico.
In seguito, sarà necessario monitorare l’ematocrito (la concentrazione di globuli rossi) e valutare la necessità di una trasfusione nei casi più gravi.

Un curioso paradosso

Sai qual è l’aspetto più interessante?
Proprio la cipolla rossa, così pericolosa per i nostri animali, viene usata in omeopatia come rimedio per l’uomo: l’Allium cepa, preparato dalla sua tintura madre, è impiegato per alleviare starnuti, lacrimazione e congestione nasale.
Una bella dimostrazione di come — in medicina — la differenza la faccia sempre la specie (e la dose!).

In sintesi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina sono alimenti tossici per cani e gatti, anche dopo la cottura.
Meglio quindi evitare di aggiungerli alle loro ciotole o di far assaggiare cibi che li contengono, come sughi pronti o minestroni.
Basta poco per fare la differenza: un po’ di attenzione in cucina può salvare una vita.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Antiossidanti naturali per cani e gatti: un aiuto prezioso contro lo stress ossidativo

giovedì, 13 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Antiossidanti naturali per cani e gatti

Ti è mai capitato di sentire parlare di antiossidanti e chiederti se possano servire anche al tuo cane o al tuo gatto? La risposta è sì, e non solo: gli antiossidanti naturali sono fondamentali per mantenere il loro organismo in equilibrio e per prevenire numerose patologie legate all’invecchiamento o allo stress cellulare.

Cosa sono gli antiossidanti naturali

Gli antiossidanti naturali sono sostanze presenti negli alimenti e nelle piante medicinali che aiutano l’organismo a difendersi dai radicali liberi, cioè quelle molecole instabili che si formano come prodotto di scarto del metabolismo.

In condizioni normali, il corpo riesce a tenere sotto controllo questi radicali grazie ai suoi sistemi di difesa interni. Tuttavia, quando si accumulano in eccesso — ad esempio per inquinamento, stress, malattie, farmaci o intensa attività fisica — si genera una condizione chiamata stress ossidativo.

Questo squilibrio, se prolungato, può favorire invecchiamento precoce, infiammazione cronica e persino l’insorgenza di patologie degenerative.

Ecco perché fornire al cane e al gatto una buona quantità di antiossidanti naturali attraverso l’alimentazione è una scelta intelligente e preventiva.

Polifenoli: i campioni della natura

Antiossidanti naturali per cani e gatti

Tra gli antiossidanti più potenti troviamo i polifenoli, un gruppo vastissimo di molecole vegetali con effetti antinfiammatori, antitumorali e antietà.

Ne fanno parte quattro famiglie principali:

  • Flavonoidi, presenti in frutta e verdura di ogni tipo. Alcuni esempi famosi sono quercetina, esperidina e catechine, che contribuiscono a migliorare la circolazione e a proteggere le cellule dai danni ossidativi.
  • Acidi fenolici, abbondanti in frutti come mirtilli, mele, kiwi, prugne e ciliegie, ottimi anche per supportare il sistema immunitario.
  • Lignani, contenuti nei semi di lino, che oltre all’attività antiossidante aiutano a mantenere equilibrato il profilo lipidico.
  • Stilbeni, tra cui spicca il famoso resveratrolo, presente nel mirtillo rosso, noto per le sue proprietà antitumorali e cardioprotettive.

Integrare nella dieta del cane e del gatto alimenti vegetali ricchi di queste sostanze (in quantità adatte alla loro specie) può offrire un valido supporto al benessere generale.

Carotenoidi: il colore che protegge

Hai mai notato che frutta e verdura colorate sono spesso sinonimo di salute? Il merito è dei carotenoidi, pigmenti naturali con un forte potere antiossidante.

Appartengono a questo gruppo molecole come β-carotene, licopene, luteina e zeaxantina.
Si trovano soprattutto nelle piante verdi scure, nei frutti e ortaggi di colore giallo, arancio o rosso: carote, zucca, mango, spinaci e broccoli, solo per citarne alcuni.

Un aspetto interessante è che i carotenoidi sono liposolubili, quindi il loro assorbimento migliora se vengono somministrati insieme a piccole quantità di grassi o oli.

Nel cane e nel gatto, i carotenoidi supportano la funzione visiva, il sistema immunitario e contribuiscono alla protezione delle cellule nervose.

Vitamina C e vitamina E: alleate quotidiane

Tra gli antiossidanti naturali più noti, vitamina C e vitamina E meritano una menzione speciale.

La vitamina C, contenuta in frutta come arance, kiwi e fragole e in verdure come broccoli e spinaci, è un potente antiossidante idrosolubile. Aiuta a neutralizzare i radicali liberi, favorisce la sintesi del collagene e rafforza le difese immunitarie.

La vitamina E, invece, è liposolubile e agisce soprattutto a livello delle membrane cellulari, prevenendo i danni da ossidazione dei grassi. Si trova in oli vegetali (soia, mais, girasole) e in frutti oleosi come le noci.

Un apporto adeguato di queste due vitamine nella dieta del cane e del gatto aiuta a mantenere in salute pelle, muscoli e sistema nervoso, oltre a contribuire alla prevenzione di molte malattie infiammatorie croniche.

Come sostenere il cane e il gatto con gli antiossidanti naturali

Non serve ricorrere a integratori costosi o “miracolosi”: la prima fonte di antiossidanti naturali è una dieta equilibrata e varia, basata su ingredienti di qualità e con una quota vegetale calibrata sulle esigenze della specie.

Per il cane, che ha una dieta più flessibile, l’introduzione di piccole quantità di frutta e verdura ricche di antiossidanti (come mirtilli, carote, spinaci o zucca) può essere utile, sempre sotto consiglio del veterinario.
Nel gatto, invece, essendo un carnivoro stretto, è bene che eventuali integrazioni vegetali siano mirate e controllate, oppure fornite tramite formulazioni nutrizionali specifiche.

Anche alcune erbe officinali e fitoterapici veterinari possono essere utilizzati per potenziare la barriera antiossidante, ma sempre con la supervisione del medico veterinario nutrizionista.

In sintesi

Gli antiossidanti naturali rappresentano una risorsa preziosa per la salute di cane e gatto: aiutano a contrastare i radicali liberi, rallentano i processi di invecchiamento cellulare e sostengono l’organismo nei momenti di stress o malattia.

La natura offre già tutto ciò che serve, basta saperlo utilizzare nel modo giusto: frutta, verdura, oli vegetali e piante ricche di principi attivi sono strumenti semplici ma efficaci per mantenere i nostri animali in forma più a lungo.

E ricordiamoci sempre che una buona alimentazione è la prima medicina — per noi, ma anche per loro.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Dieta variegata per cani: è davvero necessaria? La risposta (finalmente) è sì

giovedì, 06 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Dieta variegata per cani

Per anni si è ripetuto che il cane potesse mangiare sempre lo stesso alimento per tutta la vita, senza subirne alcuna conseguenza.
Una convinzione che, a lungo, è sembrata quasi un dogma nella medicina veterinaria.
Ma oggi la scienza ci dice altro: una dieta variegata è non solo possibile, ma benefica per la salute del cane, a patto che sia bilanciata e introdotta nel modo corretto.

In questo articolo vediamo cosa significa davvero “dieta variegata”, perché è utile e come impostarla, anche se il nostro cane segue un’alimentazione commerciale.

Cosa significa una dieta variegata per un cane

Quando parliamo di “dieta variegata” pensiamo spesso a piccoli cambiamenti: alternare due gusti di crocchette, aggiungere un po’ di verdura o cambiare marca ogni tanto.
In realtà, la varietà nutrizionale è un concetto molto più ampio.

In una dieta fresca, cruda o cotta, una buona varietà significa almeno tre fonti proteiche diverse (per esempio bovino, tacchino e merluzzo), due cereali differenti e un paio di verdure che cambiano nel tempo.
Nel caso della dieta cruda (come la BARF), la variabilità aumenta naturalmente, perché si utilizzano tagli di carne differenti che apportano nutrienti e tessuti in proporzioni variabili.

E se il cane mangia un alimento commerciale? Anche qui si può fare molto.
Basta alternare periodicamente almeno tre alimenti secchi e tre umidi diversi, variando gusto, marca e composizione.
La chiave è introdurre i nuovi alimenti gradualmente e osservare sempre come reagisce il cane.

Perché la varietà è così importante

Dieta variegata per cani

Per anni si è creduto che i cani non avessero bisogno di varietà alimentare. Oggi sappiamo che non è così, e che una dieta variata porta benefici fisici e comportamentali.

Ecco i motivi principali:

1. Motivi etologici

Studi recenti dimostrano che i cani provano piacere nel mangiare alimenti diversi.
Anche se molti sembrano felici con il solito pasto, probabilmente gradirebbero un po’ di cambiamento.
Nessun animale in natura mangia lo stesso alimento ogni giorno della vita, e anche i cani — che sono esseri senzienti — meritano stimoli sensoriali e gustativi.

2. Riduzione dell’accumulo di sostanze tossiche

Ogni alimento può contenere tracce di contaminanti ambientali.
Variare riduce il rischio che uno stesso tipo di tossico si accumuli nel tempo.
Ecco perché non ha senso eliminare completamente categorie di alimenti (“niente pesce per i metalli pesanti!”): meglio bilanciare le fonti nel lungo periodo.

3. Migliore biodisponibilità dei nutrienti

Non tutti gli alimenti offrono le stesse quantità e forme di nutrienti.
Variando ingredienti e fonti proteiche, si ottiene un maggior equilibrio complessivo di vitamine e minerali, riducendo il rischio di carenze o eccessi dovuti a piccole imprecisioni nella formulazione.

4. Un microbiota più forte

È forse l’argomento scientifico più solido a favore della varietà:
un’alimentazione diversificata favorisce un microbiota intestinale ricco e stabile, capace di sostenere il sistema immunitario e di ridurre l’infiammazione intestinale.
Una dieta monotona, al contrario, impoverisce la flora batterica e la rende più vulnerabile.

I rischi della dieta monotona (e di quella sbilanciata)

Una dieta sempre uguale può sembrare comoda, ma nel lungo periodo nasconde dei rischi.

Una dieta sbilanciata, cioè con pochi ingredienti o formulata in modo impreciso, può portare a carenze o eccessi di nutrienti.
E anche quando la formula è corretta, la monotonia alimentare può comunque creare problemi.
Ad esempio, un alimento con una quantità minima di vitamina A potrebbe risultare carente se cotto a lungo, poiché il calore la inattiva parzialmente.

Ma il rischio maggiore è legato al microbiota: un intestino “abituato sempre agli stessi stimoli” perde diversità microbica, diventa più fragile e tende a sviluppare infiammazione cronica di basso grado.
Ed è proprio questa una delle nuove frontiere della medicina veterinaria preventiva.

Come introdurre la varietà nella dieta del cane

La strategia migliore è sempre quella di personalizzare l’alimentazione con l’aiuto di un veterinario esperto in nutrizione.

Se possibile, l’ideale è passare a una dieta fresca, cotta o cruda, formulata su misura.
In questo modo si ha il controllo totale sugli ingredienti e sulla qualità delle materie prime, evitando additivi e sostanze indesiderate.

Chi invece utilizza alimenti commerciali può comunque migliorare la varietà:

  1. Scegli 2 o 3 alimenti secchi di marche e gusti diversi.
  2. Aggiungi almeno 3 alimenti umidi differenti, anche in questo caso variando marca e composizione.
  3. Introduci ogni nuovo alimento in modo graduale, mescolandolo al cibo abituale per alcuni giorni.
  4. Dopo la prima fase di introduzione, alternali liberamente durante la settimana (es. lunedì umido A, martedì crocchette B, mercoledì umido C…).

Vedrai che anche un piccolo cambiamento nella ciotola può fare una grande differenza.
Molti cani diventano più vivaci, più curiosi e digeriscono meglio.

In conclusione

Dire che il cane non ha bisogno di varietà alimentare non è più scientificamente corretto.
Al contrario, una dieta variegata, ben formulata e introdotta con criterio, aiuta a:

  • migliorare il benessere generale,
  • ridurre i rischi metabolici e infiammatori,
  • e mantenere sano il microbiota intestinale.

Non serve stravolgere tutto da un giorno all’altro, ma iniziare a pensare alla ciotola come a uno spazio di equilibrio e diversità.
Un piccolo gesto di cura quotidiana che, nel tempo, può fare una grande differenza nella vita del nostro cane.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e cavolo: si può fare? Tutta la verità su questo ortaggio “discusso”

giovedì, 30 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Cani e cavolo

Quando arriva l’autunno e iniziano a comparire i primi cavolfiori al mercato, una delle domande più comuni che ricevo è: “Posso dare il cavolo al mio cane?”
La risposta, come spesso accade in nutrizione, non è un semplice sì o no. Il cavolo non è tossico per il cane, ma deve essere offerto nel modo giusto e con qualche accortezza per evitare effetti indesiderati.

Cavolo, cavolfiore, broccoli: cosa contengono davvero

Il cavolo (o cavolfiore) è in realtà il fiore commestibile della pianta Brassica oleracea, appartenente alla grande famiglia delle Crucifere. È un ortaggio ricchissimo di vitamina C, carotenoidi (provitamina A), clorofilla e sali minerali — in particolare potassio, utile per la funzione muscolare e cardiaca.

A questi si aggiungono gli antiossidanti, molecole preziose che contrastano l’invecchiamento cellulare e supportano il sistema immunitario.
Il suo elevato contenuto di fibre favorisce inoltre il transito intestinale, regolarizza la flora batterica e aumenta il senso di sazietà. In nutrizione umana, il cavolo viene persino considerato una delle verdure con il più alto potenziale di protezione contro il cancro.

E sì, anche il cane può trarne beneficio.

I pro e i contro del cavolo nella dieta del cane

Cani e cavolo

Insomma, sembra l’alimento perfetto. E in parte lo è, ma come sempre c’è un “però”.
Il primo aspetto da considerare è la cottura: se vogliamo sfruttare al massimo le proprietà antiossidanti, il cavolo andrebbe consumato crudo. Il calore infatti distrugge gran parte delle molecole benefiche. Tuttavia, dare verdure crude al cane non è sempre una buona idea, perché possono risultare difficili da digerire.

C’è poi un secondo problema: il sulforafano, un composto naturale della famiglia degli isotiocianati. Questa sostanza è ciò che rende il cavolo così interessante dal punto di vista antinfiammatorio e antitumorale, ma è anche la responsabile del suo tipico odore di zolfo e, soprattutto, della fermentazione intestinale.
In pratica: troppa verdura della famiglia dei cavoli = più gas. E no, non sempre è apprezzato in casa!

Il cavolo contiene anche oligosaccaridi, zuccheri complessi che fermentano facilmente nell’intestino, causando gonfiore e flatulenza.

Come cucinare il cavolo per il cane

Se decidiamo di inserire il cavolo nella dieta del nostro cane, è importante prepararlo nel modo giusto.
Gli studi mostrano che la cottura al vapore per pochi minuti (massimo 5) è la più efficace: consente di ridurre le sostanze che fermentano, mantenendo però attivo il sulforafano e una buona quota di antiossidanti.

Un altro passaggio fondamentale è frullarlo o ridurlo in purea. In questo modo si rompe la fibra vegetale, rendendo i nutrienti più accessibili e facilitando la digestione.

Il mix ideale per evitare gonfiore

Per bilanciare il tutto, meglio non offrire il cavolo da solo.
L’ideale è creare un mix di verdure che unisca le sue proprietà a quelle di altri ortaggi “carminativi”, cioè che aiutano a ridurre i gas intestinali.
Un esempio perfetto:

  • 50% cavolo o cavolfiore
  • 30% finocchio (ottimo per sgonfiare e migliorare la digestione)
  • 20% carote (che donano dolcezza e migliorano l’appetibilità)

Cuoci tutto a vapore per 5 minuti, aggiungi poca acqua tiepida e frulla fino a ottenere una vellutata liscia.
Puoi servirla come piccolo contorno all’interno di una dieta casalinga bilanciata o come integrazione saltuaria in un’alimentazione commerciale.

Cosa fare se il cane ha problemi dopo aver mangiato cavolo

Nonostante le accortezze, può capitare che il cane sviluppi un po’ di gonfiore o flatulenza.
In questo caso, è meglio sospendere il cavolo e orientarsi verso altre verdure più digeribili, come zucchine, finocchi o carote cotte.
Ogni cane ha una sua tolleranza individuale e la quantità ideale dipende anche dalla taglia, dal metabolismo e dal tipo di dieta che segue.

Ricorda: anche se è un alimento sano, il cavolo deve restare un complemento, non la base dell’alimentazione.

In sintesi

  • Il cavolo non è tossico per il cane, ma va dato con moderazione.
  • Meglio cotto a vapore per pochi minuti e frullato, per migliorare la digeribilità.
  • Evita di offrirlo crudo o in grandi quantità per non causare gonfiore.
  • Può essere un’ottima fonte di antiossidanti, fibre e vitamine, soprattutto se inserito in un mix bilanciato con altre verdure.

Il cavolo, insomma, può entrare nella ciotola del cane, ma sempre con buon senso e consapevolezza.
Come spesso accade con gli alimenti “umanamente sani”, anche qui vale la regola d’oro: la dose e la preparazione fanno la differenza.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Il gatto può mangiare il cibo del cane?

giovedì, 23 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Il gatto può mangiare il cibo del cane?

A chi vive con più animali è capitato almeno una volta: il gatto che si avvicina curioso alla ciotola del cane e comincia a sgranocchiare qualche crocchetta. La scena può sembrare innocua o addirittura divertente, ma la domanda che sorge spontanea è: il gatto può mangiare il cibo del cane?
La risposta è no, e non per un semplice capriccio veterinario, ma per precise ragioni biologiche e nutrizionali.

Cane e gatto: due carnivori molto diversi

Cane e gatto discendono entrambi da animali carnivori, ma nel corso della domesticazione hanno seguito percorsi evolutivi molto differenti.
Il cane è oggi definito carnivoro opportunista, cioè in grado di adattarsi a un’alimentazione variata che include anche fonti vegetali. Il gatto, invece, è un carnivoro stretto, cioè dipende completamente dai nutrienti di origine animale.

Questa distinzione è fondamentale: significa che il gatto ha bisogni nutrizionali specifici che il cane non ha, e che il cibo per cani non è in grado di soddisfare.

Perché il gatto non può mangiare cibo per cani

Il gatto può mangiare il cibo del cane?

La differenza principale riguarda alcuni nutrienti essenziali per il gatto, che invece non lo sono per il cane. Vediamo i principali.

  • Taurina: è un amminoacido che il gatto deve necessariamente assumere con il cibo, perché il suo organismo non riesce a produrne a sufficienza. La taurina è indispensabile per il buon funzionamento del cuore, della vista e del sistema nervoso.
    Il cane, invece, riesce a sintetizzarla autonomamente e per questo motivo molti alimenti per cani non contengono taurina aggiunta. Una dieta carente può portare nel tempo a cecità o cardiomiopatia dilatativa nel gatto.
  • Acido arachidonico: si tratta di un acido grasso essenziale che il gatto non è in grado di produrre da sé. Si trova in abbondanza nelle cellule animali, ma non sempre è presente nel cibo per cani, perché per il cane non è considerato un nutriente essenziale.
  • Tenore proteico: il gatto necessita di una quantità di proteine animali superiore rispetto al cane. Un alimento formulato per quest’ultimo potrebbe non garantire al gatto la giusta dose di proteine di alta qualità.

In sostanza, il cibo per cani non è tossico per il gatto, ma è sbilanciato per le sue esigenze e, se somministrato abitualmente, può causare carenze gravi.

Cosa succede se il gatto mangia cibo per cani

Se il gatto ruba qualche crocchetta ogni tanto, niente panico: non succederà nulla.
Il problema nasce solo se mangia regolarmente il cibo del cane o, peggio, se viene alimentato esclusivamente con quello.

Le carenze non si manifestano subito, ma con il tempo possono comparire sintomi come:

  • perdita di peso e di massa muscolare,
  • pelo opaco e crescita rallentata,
  • problemi cardiaci dovuti alla mancanza di taurina,
  • disturbi visivi fino alla cecità,
  • riduzione della fertilità.

Per questo motivo, un veterinario non consiglierà mai di sostituire l’alimento del gatto con quello del cane, neanche per brevi periodi.

Cosa fare se il gatto ha mangiato il cibo del cane

Se il gatto ha assaggiato o ha mangiato qualche boccone del cibo del cane, non è necessario preoccuparsi: non si tratta di una sostanza pericolosa né tossica.
Il rischio nasce solo nel lungo periodo, quindi non serve correre dal veterinario per un episodio occasionale.

Tuttavia, se il gatto tende spesso a rubare il pasto del cane, è bene capire come evitare che questo diventi un’abitudine.

Come evitare che il gatto mangi il cibo del cane

In generale, il gatto non trova il cibo del cane particolarmente appetitoso, proprio perché ha un sapore e un odore meno intensi.
Ma se vive in casa con un cane e non ha accesso costante al proprio alimento, può capitare che per fame decida di “accontentarsi”.

Ecco alcune soluzioni pratiche:

  • Separare le ciotole: posizionare il cibo del cane e del gatto in aree diverse della casa, possibilmente su piani differenti.
  • Alimentazione controllata: evitare di lasciare la ciotola del cane sempre piena. Dare pasti a orari precisi riduce le occasioni di “furti”.
  • Ciotole intelligenti: esistono modelli che si aprono solo quando riconoscono il microchip dell’animale autorizzato. In questo modo, solo il cane o solo il gatto potranno accedere al proprio pasto.

Cane e gatto: due specie, due esigenze

Cane e gatto possono condividere la casa, le coccole e persino il divano… ma non la ciotola.
La loro biologia è diversa, e ciò che è bilanciato per uno può essere carente per l’altro.

Un’alimentazione corretta e specifica per specie è la base per mantenere i nostri animali in salute, attivi e longevi.
Il gatto deve ricevere sempre cibo formulato per gatti, completo e bilanciato, in grado di fornire tutte le sostanze di cui ha bisogno — taurina compresa.

In fondo, rispettare le loro differenze non è una complicazione, ma un atto d’amore e di responsabilità.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Come modificare la dieta dopo la castrazione

giovedì, 16 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Come modificare la dieta dopo la castrazione

Dopo la castrazione o la sterilizzazione il metabolismo del cane cambia, con maggior tendenza ad accumulare peso. Vediamo come e quanto modificare la sua alimentazione per affrontare questa nuova fase della vita e supportarlo al meglio.

La castrazione/sterilizzazione determinano cambiamenti significativi nel metabolismo del cane. 

A seguito di questo tipo di chirurgia, infatti, il fabbisogno calorico del cane diminuisce perché l’organismo, senza gli ormoni sessuali, inizia a consumare meno calorie e tende più facilmente ad accumulare peso. Anche riducendo l’apporto di cibo, si nota spesso un aumento dell’appetito e una minore propensione al movimento.

Il rischio, quindi, è duplice: più fame e meno energia spesa. Il sovrappeso e l’obesità infatti si instaurano quando il cane mangia più calorie di quante ne consumi. 

In pratica, se l’energia introdotta con il cibo è maggiore di quella spesa per mantenere le funzioni vitali e per muoversi ogni giorno, l’eccesso si “trasforma” in grasso. Per questo motivo l’alimentazione dopo l’intervento non può rimanere la stessa, ma va ripensata con attenzione, parallelamente all’attività fisica.

Come cambia il fabbisogno calorico giornaliero

Come modificare la dieta dopo la castrazione

Dal punto di vista nutrizionale dopo la castrazione il fabbisogno calorico si riduce fino al 20-30% a seguito appunto del venir meno degli ormoni sessuali. 

Questa percentuale può variare in base ad una serie di fattori, ad esempio la razza. 

Razze già geneticamente maggiormente predisposte al sovrappeso (Labrador ad esempio) tenderanno a ingrassare più facilmente di altre, arrivando fino a quel 30% sopra indicato.

Ridurre la quantità di cibo o cambiare alimentazione?

Pensare che basti semplicemente diminuire le calorie di un 20-30% è sbagliato. All’interno della dieta, infatti, non contano solo le calorie ma anche le quantità di macro e micronutrienti.

Riducendo semplicemente la quantità del cibo precedente si abbassano sì le calorie, ma anche le proteine, le vitamine e i minerali con il rischio di carenze nutrizionali. 

Non solo, spesso il volume del pasto risulta davvero esiguo. Immaginate un cane che prima della castrazione mangiava 3 pasti al giorno da 100 gr di crocchette. Rispettando la percentuale sopra riportata dovremmo praticamente eliminare un pasto (un terzo della sua dieta precedente).

E’ quindi consigliabile scegliere alimenti commerciali più proteici, pensati proprio per ridurre le calorie senza ridurre eccessivamente la quota proteica e mineralvitaminica, senza dimenticare una minor riduzione dei grammi della razione. 

Alcuni (non tutti) gli alimenti light o sterilised sono proprio pensati con questa finalità.

Un’altra opzione può essere quella di affiancare alle crocchette anche degli umidi completi a basso contenuto di carboidrati oppure, ancora meglio, optare per un’alimentazione fresca ipocalorica formulata con il giusto equilibrio, senza eccedere con le calorie.

Quanto tempo dopo la castrazione cambiare la dieta

Spesso ci si preoccupa che il proprio cane possa aumentare di peso già dal giorno stesso della castrazione. In realtà non è necessario avere troppa fretta perché è necessaria qualche settimana dopo la chirurgia perché gli ormoni ancora circolanti si esauriscano.

Il momento giusto per cambiare alimentazione è quindi in genere dopo circa 1-2 mesi dall’intervento. La transizione al nuovo alimento deve sempre essere fatta in modo graduale, nell’arco di 7-10 giorni, per evitare stress o disturbi digestivi.

Come aumentare il consumo calorico

Come dicevamo sopra il movimento gioca un ruolo determinante. In particolare la passeggiata aiuta a bruciare calorie, stimola la massa magra e riduce il rischio di accumulo di grasso. Al tempo stesso è un attività che non rischia di causare sovraccarichi o infortuni. Quindi no a giochi sfrenati e rapidi, si ad allungare le camminate con il proprio cane.

Ma quanta attività? Almeno 1 ora di passeggiata al giorno, anche suddivisa in più uscite giornaliere è fondamentale per la nostra salute e per quella del nostro cane.

Articolo della Dr.ssa Denise Pinotti, DVM

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Ipotiroidismo nei cani anziani: l’importanza di nutrizione, integrazioni e melatonina

giovedì, 09 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Ipotiroidismo nei cani anziani

L’ipotiroidismo è una delle patologie endocrine più comuni nei cani anziani. Oltre alla terapia farmacologica, una dieta equilibrata, integrazioni mirate come l’utilizzo della melatonina coniugata possono migliorare significativamente la qualità della vita del cane. Nutrienti ad alto valore biologico, vitamine, minerali e acidi grassi omega-3 supportano il metabolismo, il sistema immunitario e la salute della pelle, contribuendo a ridurre i sintomi tipici dell’ipotiroidismo, mentre la melatonina aiuta a modulare indirettamente l’equilibrio ormonale.

Cos’è l’ipotiroidismo nei cani anziani?

L’ipotiroidismo è causato da una produzione insufficiente di ormoni tiroidei, che rallenta il metabolismo e influisce su numerosi apparati dell’organismo. Nei cani anziani i sintomi più comuni includono:

  • Aumento di peso nonostante dieta invariata
  • Letargia e scarsa tolleranza all’esercizio
  • Alterazioni cutanee: pelo secco, caduta diffusa, cute ispessita
  • Problemi digestivi: rallentamento intestinale, stipsi, digestione lenta
  • Intolleranza al freddo

La diagnosi precoce è fondamentale per iniziare tempestivamente la terapia farmacologica sostitutiva. Tuttavia, la sola terapia farmacologica non sempre è sufficiente a migliorare tutti i sintomi, soprattutto quelli legati al metabolismo, alla pelle e al pelo.

Il ruolo della nutrizione

Ipotiroidismo nei cani anziani

La dieta nei cani ipotiroidei deve essere studiata con attenzione. È importante fornire:

  • Proteine di alto valore biologico

 Proteine da fonti animali, meglio se fonti proteiche magre, per aiutare la digeribilità. Queste sono fondamentali per il mantenimento della massa muscolare e forniscono aminoacidi essenziali utili anche alla salute cutanea e al rinnovo del pelo.

  • Grassi di qualità:

Nei cani con ipotiroidismo è comune riscontrare cute secca e pelo fragile. In questi casi, gli acidi grassi omega-3, in particolare EPA e DHA, svolgono un’importante azione antinfiammatoria generale e apportano benefici a livello di cuore, cervello e vista, articolazioni e sistema immunitario.

Gli omega-6, principalmente l’acido linoleico, sono invece essenziali perché il cane non può sintetizzarli autonomamente e devono quindi essere forniti attraverso la dieta. Questi nutrienti aiutano a mantenere pelle e pelo integri, contribuendo a una cute sana e a un mantello lucido e resistente.

  • Carboidrati controllati: 

L’eccesso di carboidrati, oltre a favorire sovrappeso, può indurre processi infiammatori e alterazioni della flora intestinale. In un cane ipotiroideo anziano è preferibile che i carboidrati non prevalgano su proteine e grassi di qualità.

  Micronutrienti chiave:

  • Selenio e zinco, essenziali per la sintesi e l’attivazione degli ormoni tiroidei, oltre ad agire sulla modulazione del sistema immunitario.
  • Vitamina E, potente antiossidante che contrasta lo stress ossidativo a livello cellulare.

L’importanza delle integrazioni mirate

Accanto a una dieta equilibrata, le integrazioni possono fare la differenza:

  • Probiotici e prebiotici, per migliorare la salute intestinale e l’assorbimento dei nutrienti
  • Vitamine e minerali specifici, per supportare il sistema immunitario
  • Omega-3 e Vitamina E, per ridurre infiammazione cutanea e secchezza

Melatonina coniugata come supporto ormonale

La melatonina coniugata può essere un valido supporto nei cani anziani ipotiroidei, poiché agisce come regolatore ormonale naturale. Aiuta a:

  • Modulare indirettamente l’equilibrio dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide
  • Migliorare il ritmo sonno-veglia, spesso alterato nei cani con ipotiroidismo
  • Favorire la salute della pelle e del pelo attraverso effetti antiossidanti e regolatori del ciclo follicolare

Integrata in un piano nutrizionale bilanciato, la melatonina coniugata contribuisce a migliorare il benessere generale del cane e a supportare l’efficacia della terapia farmacologica.

Conclusioni

Gestire l’ipotiroidismo nei cani anziani significa adottare un approccio completo: terapia farmacologica + dieta personalizzata + integrazioni mirate. Questo permette di:

  • Migliorare energia e vitalità
  • Controllare il peso corporeo
  • Favorire la salute della pelle e del pelo
  • Ridurre disturbi digestivi
  • Modulare l’equilibrio ormonale

Una gestione nutrizionale e integrativa attenta può fare la differenza nella vita quotidiana del cane anziano, migliorando non solo i parametri clinici ma anche il suo benessere generale.

Articolo della Dr.ssa Francesca Parisi, DVM

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Struvite nel cane e nel gatto: cause, prevenzione e il ruolo dell’alimentazione

giovedì, 02 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Struvite nel cane e nel gatto

L’urolitiasi, ovvero la formazione di calcoli nelle basse vie urinarie, è una condizione comune sia nei cani che nei gatti. Tra i diversi tipi di calcoli, quelli di struvite rappresentano una delle forme più frequenti. Ma perché si formano e come possiamo prevenirli?

Struvite: come si forma

Nei cani, i calcoli di struvite sono spesso associati a infezioni delle vie urinarie causate da batteri produttori di ureasi, come Staphylococcus, Proteus, Pseudomonas e Klebsiella. Questi batteri scindono l’urea in ammonio e bicarbonato:

  • L’ammonio si combina con magnesio e fosfato per formare la struvite.
  • Il bicarbonato aumenta il pH urinario, rendendo la struvite meno solubile e favorendone la precipitazione.

Nei gatti, invece, la struvite si forma più spesso in urine sterili, cioè senza infezioni batteriche, ma comunque alcaline.

Fattori predisponenti

Struvite nel cane e nel gatto

La formazione dei cristalli di struvite è favorita da:

  • Sovrasaturazione delle urine di magnesio, ammonio e fosfato.
  • Infezioni urinarie
  • pH urinario basico.
  • Diete inappropriate, soprattutto alimenti secchi o ricchi di magnesio o sostanze alcalinizzanti.
  • Scarso consumo di acqua, che concentra le urine e favorisce la cristallizzazione.

Il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione e cura

Numerosi studi hanno dimostrato che una dieta mirata può essere decisiva sia per la prevenzione che per la gestione dei calcoli di struvite. Alcuni punti chiave:

  1. Aumentare l’apporto di acqua: urine più diluite riducono la sovrasaturazione di minerali.
  2. Limitare l’escrezione urinaria dei precursori tramite diete formulate specificamente per ridurre magnesio, ammonio e fosfato.
  3. Regolare il pH urinario: integratori leggermente acidificanti come la rosa canina (ricca di vitamina C) possono aiutare a mantenere le urine meno alcaline.
  4. Sostenere la salute intestinale: una dieta ricca di prebiotici e probiotici può ridurre la colonizzazione della vescica da parte di batteri intestinali.
  5. Ridurre l’infiammazione: integratori antinfiammatori come Omega-3 o fitoterapici (es. gemmoderivato di Ribes nigrum) possono alleviare i sintomi della cistite.
  6. Creare diete appetibili e personalizzate: per garantire il rispetto dei fabbisogni nutrizionali e il benessere a lungo termine dell’animale.

Studi scientifici confermano che un’alimentazione personalizzata, combinata con un adeguato apporto di liquidi, è efficace nel prevenire la recidiva dei calcoli di struvite nei cani e nei gatti.

Attenzione al fai-da-te

Ogni animale è diverso, quindi non improvvisare diete fai-da-te. La personalizzazione è fondamentale per equilibrare proteine, minerali e acqua, garantendo una dieta sicura ed efficace. Il consiglio di un Medico Veterinario Nutrizionista è sempre indispensabile

Articolo della Dr.ssa Laura Mancinelli, DVM

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Discinesia Parossistica nel Cane: cosa c’entra l’alimentazione?

giovedì, 25 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Discinesia Parossistica nel Cane

La discinesia parossistica è una condizione rara ma sempre più conosciuta in veterinaria. Si manifesta con episodi improvvisi di movimenti strani e involontari: il cane può irrigidirsi, tremare, perdere coordinazione o sembrare “bloccato”. Molti proprietari li confondono con crisi epilettiche, ma in realtà c’è una differenza importante: il cane non perde mai conoscenza durante l’episodio e resta vigile, anche se spaventato.

Negli ultimi anni, diversi studi hanno messo in evidenza un legame tra questa patologia e l’alimentazione, in particolare con il glutine, la proteina presente in cereali come frumento, orzo e segale.

Come si riconosce la discinesia parossistica

Discinesia Parossistica nel Cane

Gli episodi possono durare da pochi secondi a diversi minuti e compaiono senza preavviso. In alcuni cani si verificano a riposo, in altri dopo esercizio fisico o forte eccitazione. Alcune razze sembrano più predisposte, come Border Terrier, Labrador Retriever, Jack Russell e Cocker Spaniel, ma la patologia può comparire anche in altri cani.

Proprio perché i sintomi ricordano le convulsioni, la diagnosi non è semplice. Spesso il veterinario consiglia esami neurologici, analisi del sangue, risonanza magnetica o TAC per escludere altre patologie. Un consiglio utile per i proprietari è filmare gli episodi: il video può aiutare tantissimo il veterinario a riconoscere il problema.

Il ruolo dell’alimentazione e del glutine

Alcuni cani con discinesia parossistica hanno una sensibilità particolare al glutine. È stato dimostrato che il loro sistema immunitario reagisce in modo anomalo a questa proteina, provocando infiammazione che può coinvolgere anche il sistema nervoso.

In diversi studi, i cani risultati positivi ai test per la sensibilità al glutine hanno mostrato un netto miglioramento dopo l’introduzione di una dieta priva di glutine. In molti casi gli episodi sono diminuiti fino a scomparire del tutto entro 3–6 mesi.

La gestione: un lavoro di squadra

La discinesia parossistica non sempre risponde ai farmaci, ma spesso la dieta fa una grande differenza. Per questo motivo, se il veterinario sospetta una forma legata al glutine, può consigliare di provare un’alimentazione specifica.

È però molto importante non improvvisare: serve il supporto di due figure fondamentali:

  • un neurologo veterinario, per confermare la diagnosi ed escludere altre malattie,
  • un veterinario esperto in nutrizione, per studiare una dieta bilanciata, senza glutine e adatta alle esigenze del singolo cane.

Oltre a eliminare il glutine, in alcuni casi può essere utile arricchire la dieta con nutrienti che supportano il sistema nervoso, come omega-3, vitamina E e vitamine del gruppo B.

In conclusione

La discinesia parossistica è una patologia complessa ma gestibile. Capire che non si tratta di epilessia è il primo passo, e sapere che l’alimentazione può giocare un ruolo fondamentale è una grande opportunità per migliorare la qualità di vita del cane.

Se noti episodi sospetti nel tuo amico a quattro zampe, rivolgiti sempre a un veterinario: solo con una diagnosi accurata e il supporto di specialisti in neurologia e nutrizione sarà possibile trovare la strada giusta per il benessere del tuo cane.

Articolo della Dr.ssa Laura Mancinelli, DVM

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Melatonina e microbiota intestinale: cosa significa per la salute di cani e gatti

giovedì, 18 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Melatonina e microbiota intestinale

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha scoperto un legame sorprendente tra melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, e il microbiota intestinale, l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nell’intestino. Queste scoperte non riguardano solo l’uomo: possono avere conseguenze importanti anche per la salute di cani e gatti.

In questo articolo spieghiamo in modo chiaro cosa sappiamo oggi su melatonina e microbiota, e perché questo legame potrebbe diventare sempre più importante per il benessere dei nostri animali.

Cos’è la melatonina e dove viene prodotta

La melatonina è conosciuta soprattutto come l’ormone del sonno, prodotta principalmente dalla ghiandola pineale nel cervello. Ma negli ultimi anni è stato scoperto che viene prodotta anche nell’intestino, dove svolge funzioni legate all’immunità, allo stress ossidativo e all’equilibrio metabolico.

In cani e gatti, così come nell’uomo, la melatonina non agisce solo sul ritmo circadiano (sonno-veglia), ma può influenzare la salute intestinale e, di conseguenza, molte funzioni dell’organismo.

Cos’è il microbiota intestinale di cani e gatti

Il microbiota intestinale è la comunità di microrganismi che vive nell’intestino. È formato soprattutto da batteri dei phyla Firmicutes e Bacteroidetes, che insieme rappresentano oltre il 90% del totale.

Un microbiota equilibrato aiuta a:

  • difendere l’organismo da batteri patogeni,
  • produrre sostanze benefiche come gli acidi grassi a catena corta,
  • mantenere integra la barriera intestinale,
  • regolare il sistema immunitario.

Quando questo equilibrio si rompe si parla di disbiosi, condizione collegata a problemi intestinali, metabolici e perfino neurologici.

Il legame tra melatonina e microbiota intestinale

Melatonina e microbiota intestinale

La relazione tra melatonina e microbiota è bidirezionale:

  • i batteri intestinali influenzano la produzione di melatonina, regolando enzimi e precursori necessari alla sua sintesi,
  • la melatonina, a sua volta, può modulare la composizione e la diversità del microbiota, favorendo la presenza di batteri benefici e limitando quelli dannosi.

Questa interazione contribuisce a mantenere l’omeostasi dell’organismo, ovvero l’equilibrio complessivo della salute.

Disbiosi, malattie e ruolo della melatonina

Studi scientifici mostrano che la disbiosi intestinale è collegata a diverse patologie:

  • malattie infiammatorie intestinali (IBD),
  • obesità e diabete,
  • disturbi neuropsichiatrici, come depressione e declino cognitivo,
  • alterazioni del ritmo circadiano, dovute a stress, jet-lag o disturbi del sonno.

In modelli animali, la somministrazione di melatonina ha migliorato la ricchezza e la diversità del microbiota, ridotto l’infiammazione intestinale e rinforzato la barriera mucosa.

Questi effetti sono promettenti anche per la salute dei cani e dei gatti, che possono soffrire delle stesse condizioni.

Cani, gatti e salute intestinale: cosa possiamo imparare

Per chi vive con cani e gatti, queste scoperte sottolineano un concetto chiave: la salute intestinale non riguarda solo la digestione, ma influisce su energia, comportamento, peso corporeo e difese immunitarie.

Interventi che sostengono la melatonina e il microbiota intestinale possono quindi avere effetti positivi anche sugli animali domestici. Tra questi:

  • una dieta bilanciata e ricca di fibre,
  • un corretto ritmo sonno-veglia, con ambienti bui e tranquilli durante la notte,
  • l’uso mirato di probiotici (su indicazione del veterinario).

Conclusioni

Il dialogo tra melatonina e microbiota intestinale è un campo di ricerca in rapida crescita. Anche se molti studi sono ancora in corso, le evidenze mostrano che sostenere questo equilibrio può avere benefici importanti non solo per l’uomo, ma anche per cani e gatti.

Mantenere sano il microbiota e favorire la naturale produzione di melatonina significa prendersi cura della salute intestinale e generale dei nostri animali, migliorando la loro qualità di vita.

Articolo della Dr.ssa Francesca Parisi, DVM

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Obesità nei cani e gatti: come la dieta funzionale migliora il metabolismo e l’infiammazione

giovedì, 11 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Obesità nei cani e gatti

L’obesità è una delle patologie più diffuse tra i nostri animali da compagnia e rappresenta un fattore di rischio importante per numerose malattie croniche: diabete mellito, problemi articolari, patologie renali e ridotta aspettativa di vita. Spesso sottovalutata, non è solo una questione di “peso in eccesso”: l’obesità è un vero e proprio stato infiammatorio cronico che altera il metabolismo e peggiora la qualità della vita. Una dieta funzionale, fresca e personalizzata, supportata da integrazioni mirate, rappresenta oggi uno strumento chiave per il recupero del peso forma e per la modulazione dell’infiammazione.

L’obesità nel cane e nel gatto: un problema crescente

Negli ultimi anni la percentuale di cani e gatti obesi o in sovrappeso è aumentata in modo significativo. Le cause principali sono:

  • Eccesso calorico: diete troppo ricche di carboidrati e grassi di bassa qualità.
  • Scarso movimento: soprattutto nei gatti indoor e nei cani anziani.
  • Premi e snack fuori controllo: spesso non bilanciati dal punto di vista nutrizionale.
  • Fattori ormonali e genetici: alcune razze (es. Labrador Retriever nei cani, European Shorthair nei gatti) sono più predisposte.

Il sovrappeso, tuttavia, non è solo un problema estetico: è una condizione patologica che accorcia l’aspettativa di vita fino a 2 anni nei cani e compromette gravemente la salute del gatto.

Obesità e infiammazione: il legame metabolico

Il tessuto adiposo non è solo un deposito di grasso: è un organo endocrino attivo che produce molecole chiamate adipochine, molte delle quali hanno azione pro-infiammatoria.

Nei cani e gatti obesi si sviluppa una condizione di infiammazione cronica di basso grado, che porta a:

  • Resistenza insulinica → rischio di diabete mellito, soprattutto nel gatto.
  • Stress ossidativo → danni cellulari e invecchiamento precoce.
  • Alterazioni ormonali → difficoltà a perdere peso e mantenere il dimagrimento.
  • Compromissione immunitaria → maggiore predisposizione a infezioni e patologie croniche.

Per questo l’approccio nutrizionale deve andare oltre il semplice “taglio delle calorie”: bisogna modulare l’infiammazione e supportare il metabolismo.

La dieta funzionale: molto più di una riduzione calorica

Obesità nei cani e gatti

Una dieta funzionale personalizzata non è una “dieta dimagrante generica”, ma un piano alimentare che tiene conto di:

  • Specie e razza
  • Età e livello di attività
  • Patologie concomitanti (artrosi, insufficienza renale, diabete, disturbi intestinali)
  • Stato del microbiota intestinale

Gli obiettivi principali sono:

1. Apporto proteico di alta qualità

Le proteine di origine animale (carne, uova, pesce), caratterizzate da un alto valore biologico, non dovrebbero essere ridotte — salvo specifiche indicazioni mediche. Questo perché sia il cane, carnivoro opportunista, sia il gatto, carnivoro stretto, necessitano di proteine complete che contengono tutti gli amminoacidi essenziali di cui hanno bisogno, come ad esempio arginina, leucina, isoleucina e molti altri, in forme altamente biodisponibili.

Inoltre, le proteine rivestono un ruolo cruciale soprattutto durante le diete ipocaloriche: garantiscono infatti il mantenimento della massa muscolare, evitando che venga utilizzata come fonte energetica, e contribuiscono a sostenere e migliorare il metabolismo basale, favorendo così un dimagrimento sano ed efficace.

2. Riduzione dei carboidrati

I carboidrati non rappresentano nutrienti essenziali né per il cane né, ancor meno, per il gatto. Per questo motivo, nelle diete ipocaloriche è consigliabile ridurne in modo significativo l’apporto, privilegiando invece le proteine. Un eccesso di carboidrati, infatti, può provocare picchi glicemici, e contribuire all’accumulo di tessuto adiposo, ostacolando così il processo di dimagrimento.

3. Grassi “buoni” come carburante

Un ruolo importante nell’alimentazione dei cani e dei gatti in sovrappeso è svolto dai grassi di buona qualità. Tra questi, gli acidi grassi omega-3, in particolare EPA e DHA, sono noti per la loro capacità di ridurre l’infiammazione cronica, una condizione spesso associata all’obesità e ai disturbi metabolici. Allo stesso tempo, i grassi rappresentano una fonte di energia preziosa. In questo modo contribuiscono a mantenere un miglior equilibrio metabolico, favorendo la perdita di peso senza compromettere la vitalità dell’animale.

4. Fibre funzionali e microbiota

Le fibre come l’inulina, cuticola di psillio e i FOS, hanno la capacità di nutrire i batteri benefici dell’intestino, contribuendo a mantenere in equilibrio il microbiota. Inoltre la cuticola di psillio combina un’azione regolatrice del transito intestinale con una fermentazione moderata, capace di generare metaboliti utili (acidi grassi a catena corta SCFA) per la salute del colon e per il benessere generale. Un intestino sano non è importante solo per la digestione, ma incide anche sul metabolismo: un microbiota equilibrato può infatti sostenere la perdita di peso e contribuire a ridurre i processi di infiammazione cronica spesso associati all’obesità.

Il ruolo delle integrazioni nutrizionali

Oltre a una dieta fresca e bilanciata, è possibile ricorrere a integratori funzionali che supportano il percorso di dimagrimento. La scelta di questi integratori non dipende solo dall’obiettivo di ridurre il peso, ma tiene conto anche delle patologie spesso associate all’obesità nei pazienti. Tra tutti, alcuni risultano essenziali e svolgono un ruolo prezioso nel mantenimento della salute durante il percorso di perdita di peso:

  • Gli acidi grassi omega-3 provenienti dall’olio di pesce, come EPA e DHA, sono noti per la loro azione antinfiammatoria: riducendo l’infiammazione sistemica, che spesso accompagna l’eccesso di peso, contribuiscono a migliorare la salute metabolica e cardiovascolare dell’animale. 
  • Vitamina E e altri antiossidanti naturali aiutano a contrastare lo stress ossidativo, un processo che tende a intensificarsi negli animali obesi e che può danneggiare cellule e tessuti, rallentando i meccanismi di recupero.

Obesità e patologie correlate

Gestire l’obesità con una dieta funzionale significa prevenire o migliorare molte condizioni croniche:

  • Diabete mellito: più frequente nei gatti obesi.
  • Artrosi: il peso e l’infiammazione peggiorano il dolore articolare.
  • Malattie renali: l’infiammazione cronica accelera la progressione del danno renale.
  • Disturbi cutanei: cute seborroica, perdita di pelo, dermatiti ricorrenti.

Un approccio personalizzato: il valore del monitoraggio

La gestione dell’obesità non si esaurisce con una dieta standardizzata. Serve un percorso nutrizionale su misura, monitorato nel tempo con controlli del peso, della composizione corporea e degli esami clinici.

Ogni cane o gatto obeso è un paziente unico, con esigenze specifiche che devono essere valutate dal veterinario nutrizionista.

Conclusioni

L’obesità nei cani e gatti non è solo un eccesso di peso, ma una vera e propria malattia metabolica e infiammatoria. Una dieta funzionale e personalizzata, supportata da integrazioni mirate e da un corretto stile di vita, rappresenta lo strumento più efficace per ristabilire l’equilibrio metabolico, ridurre l’infiammazione e migliorare la qualità della vita dei nostri animali.

Articolo della Dr.ssa Francesca Parisi, DVM

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Cottura sottovuoto per cane e gatto: pratica, sana e semplice

giovedì, 11 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cottura sous vide per cane e gatto: pratica, sana e semplice

Chi ha un cane o un gatto e desidera offrirgli una dieta casalinga spesso si scontra con un ostacolo comune: la mancanza di tempo. Preparare porzioni fresche ogni giorno può sembrare complicato, soprattutto per chi ha una vita frenetica.
Ecco allora una soluzione sempre più apprezzata anche in ambito veterinario: la cottura sottovuoto. Questo metodo, nato in cucina professionale, permette di preparare pasti sani e pronti all’uso con grande risparmio di tempo, mantenendo al meglio nutrienti e sapore.

Cos’è la cottura sottovuoto

Si tratta di un metodo di cottura a bassa temperatura e in condizioni controllate, in cui il cibo viene inserito in sacchetti appositi, sigillato sottovuoto e immerso in acqua riscaldata da un dispositivo chiamato roner, che mantiene la temperatura costante per tutto il tempo necessario.

Questa tecnica consente di cuocere in modo uniforme, senza stracuocere, preservando gusto e nutrienti.

Perché il sottovuoto è ideale per cane e gatto

Rispetto ai metodi tradizionali, la cottura sottovuoto offre vantaggi pratici e nutrizionali importanti:

  • Migliora il trasferimento del calore e assicura cotture precise a cuore.
  • Allunga la conservazione degli alimenti, riducendo i rischi di ricontaminazione.
  • Mantiene inalterati sapore, vitamine e minerali, evitando dispersioni dovute a ossidazione o evaporazione.
  • Rende la carne più tenera e digeribile, rompendo i legami tra proteine, zuccheri e grassi.
  • Riduce la crescita batterica aerobica, aumentando la sicurezza alimentare.

In pratica, significa poter preparare grandi quantità di cibo in una sola volta e conservarle per settimane senza perdere qualità.

Cosa serve per iniziare

Cottura sous vide per cane e gatto: pratica, sana e semplice

Per cucinare sottovuoto per cane e gatto bastano pochi strumenti:

  • Macchina per il sottovuoto
  • Sacchetti alimentari specifici resistenti alla cottura a bassa temperatura
  • Roner per mantenere costante la temperatura dell’acqua
  • Un contenitore termico o una pentola capiente

Il costo iniziale si aggira tra i 100 e i 200 euro (per set casalinghi completi). L’unico materiale che dovrà essere acquistato periodicamente sono i sacchetti per la cottura e la conservazione.

Come funziona passo dopo passo

  1. Prepara le proteine (fresche o scongelate), pesando le quantità indicate nella dieta del tuo animale.
  2. Inserisci la carne o il pesce nei sacchetti, eventualmente con erbe o aromi consentiti.
  3. Esegui il sottovuoto con la macchina apposita.
  4. Immergi i sacchetti in acqua con il roner, impostando tempo e temperatura.
  5. A fine cottura, raffredda subito i sacchetti in acqua molto fredda o con ghiaccio per evitare proliferazioni batteriche.

Temperature e tempi consigliati

Per un sacchetto da circa 1 kg, questi sono i valori più utilizzati:

  • Pollo/Tacchino → 64°C per 4,5 ore
  • Manzo/Vitello → 66°C per 10 ore
  • Sarde o pesci piccoli → 45°C per 12 min
  • Salmone o merluzzo → 55°C per 40 min
  • Maiale → minimo 85°C per 10-12 ore (per sicurezza sanitaria)
  • Verdure → 90°C per 30 min (da frullare dopo la cottura)

Conservazione degli alimenti sottovuoto

Una volta raffreddati, i sacchetti possono essere conservati:

  • In frigorifero (2-4°C): carni fino a 15 giorni, pesce fino a 7 giorni.
  • In freezer: da 3 a 6 mesi.

Prima di servire, è sufficiente scongelare in frigo e riscaldare leggermente. Una volta aperto il sacchetto, il contenuto va consumato entro pochi giorni e conservato in un contenitore ermetico.

Conclusioni

La cottura sottovuoto per cane e gatto è una soluzione pratica e sicura per chi desidera offrire una dieta casalinga ma non ha tempo di cucinare ogni giorno.
Permette di preparare grandi quantità di cibo sano, conservarlo a lungo e avere sempre porzioni pronte. Inoltre, preserva nutrienti, sapore e digeribilità, con un impatto positivo sulla salute degli animali.

Se sei interessato a provare questo metodo, parla prima con il tuo veterinario esperto in nutrizione, così da impostare quantità, alimenti e tempi di cottura adatti al tuo cane o gatto.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Ricetta brodo di ossa per cane e gatto

giovedì, 04 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Ricetta brodo di ossa per cane e gatto

Il brodo di ossa è un antico rimedio naturale che oggi trova nuova vita anche nell’alimentazione di cani e gatti, grazie alle sue proprietà nutritive e di supporto alla salute. Ricco di collagene, minerali e aminoacidi, questo preparato contribuisce al benessere dell’apparato digerente, delle articolazioni e al recupero in fasi di convalescenza o in pazienti anziani. Facile da realizzare con pochi ingredienti e seguendo semplici accorgimenti, può diventare un’integrazione preziosa nella dieta quotidiana, migliorando idratazione e apporto nutrizionale senza appesantire l’organismo.

Cosa c’è da sapere

È importante sapere che vanno utilizzate solo ossa di animali già presenti nella dieta del tuo cane/gatto (es. se il paziente mangia tacchino e vitello, evitare ossa di pollo o manzo) e che non bisogna mai aggiungere sale, cipolla, aglio o spezie.
Scopriamo qual è il modo migliore per prepararlo per i ostri cani e gatti.

La ricetta

Ingredienti di base

  • 1 kg circa di ossa crude (articolari, connettivali o carni con osso)
  • 2-3 L di acqua fredda
  • 1 cucchiaio di aceto di mele (serve a estrarre minerali e collagene dalle ossa)
  • Un pizzico di sale marino integrale

Preparazione

Ricetta brodo di ossa per cane e gatto
  1. Inserisci le ossa in una pentola capiente o slow cooker.
  2. Coprile con acqua fredda e aggiungi l’aceto di mele e un pizzico di sale.
  3. Lascia riposare 30-60 minuti prima di accendere il fuoco.
  4. Porta a ebollizione leggera, poi abbassa il fuoco e cuoci a lungo: Manzo: 24–48 ore; Pollo/tacchino: 12–24 ore; Pesce: 4–6 ore (usare solo teste e lische grandi, evitare spine sottili). I tempi di cottura si dimezzano se usi pentola a pressione. Un brodo NON perfetto può andarci bene, nel caso in cui sia impossibile cucinare per lungo tempo (esempio: in pentola a pressione manzo per 4 ore).
    Durante la cottura, se usi una pentola aperta, schiuma la superficie se necessario.
  5. Una volta terminata, filtra il brodo con un colino fine.
  6. Lascia raffreddare e elimina lo strato di grasso superficiale se presente.
  7. Versa in stampi per ghiaccio o silicone e congela.

Conservazione

  • In frigorifero: fino a 3 giorni
  • In congelatore: fino a 3 mesi
  • PORZIONI: salvo diversamente indicato sul tuo referto nutrizionale, usa porzioni da 10 ml per ogni kg di peso dell’animale al giorno (es. cane da 20 kg → 2 cubetti da 100 ml/die se stampo grande, oppure 2 da 10 ml se in mini-formato)

Accessori utili su Amazon

  • Stampi in silicone per cubetti piccoli (10–15 ml): https://amzn.to/3JA7ZTK
  • Stampi in silicone grandi (per cani taglia media e grande): https://amzn.to/3G8AmXR
  • Colino in acciaio a maglia fine: https://amzn.to/4kJUtuA
  • Aceto di mele non pastorizzato bio: https://amzn.to/43QAa8T

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Il gatto può mangiare la frutta? Guida completa per i proprietari

giovedì, 28 Agosto 2025 by Gruppo Nutravet
gatto può mangiare la frutta

Chi vive con un gatto sa bene che l’alimentazione è un tema delicato. Il gatto è un carnivoro stretto, quindi la sua dieta è naturalmente basata su carne e prodotti di origine animale. Tuttavia, alcuni gatti, magari incuriositi da quello che vedono nel piatto del proprietario, mostrano interesse anche per frutta e verdura. Ma quale frutta può mangiare un gatto? E in quali quantità?

Vediamo insieme i frutti sicuri, i benefici, quelli da evitare e come comportarsi in caso di ingestione di alimenti pericolosi.

Il gatto e la frutta: sì, ma con moderazione

Anche se la frutta non è un alimento necessario nella dieta del gatto, alcuni tipi possono essere consumati in piccole quantità senza problemi, purché il gatto li gradisca. Non tutti i gatti, infatti, mostrano interesse: alcuni si avvicinano curiosi, altri li ignorano del tutto.

La chiave è scegliere frutta sicura e offrirla nelle giuste dosi, evitando gli alimenti che possono essere tossici o difficili da digerire.

Frutti sicuri per il gatto e relativi benefici

Ecco alcuni esempi di frutta che il gatto può assaggiare:

  • Mela → Ricca di antiossidanti e pectine, utili come prebiotici per l’intestino. Quantità consigliata: un pezzetto grande quanto un’unghia di mignolo, 2-3 volte a settimana, senza semi e torsolo.
  • Pera → Fonte di lignina, una fibra che può aiutare in caso di stitichezza. Attenzione però agli zuccheri, soprattutto se il gatto è in sovrappeso.
  • Banana → Ottima fonte di potassio, indicata se il gatto ha perso liquidi a causa di vomito. È calorica, quindi massimo una piccola fetta una volta a settimana.
  • Frutta estiva (melone, anguria, pesche, albicocche, susine) → Idratante e ricca di antiossidanti. Va data sporadicamente per il contenuto di zuccheri, soprattutto ai gatti che amano esagerare.

Frutta da evitare assolutamente

Alcuni frutti sono tossici per il gatto e non devono essere somministrati in nessuna circostanza:

  • Avocado → La buccia e le foglie contengono persina, tossica per i gatti.
  • Uva → Può causare insufficienza renale acuta in alcuni soggetti, indipendentemente dalla quantità ingerita.

Cosa fare in caso di intossicazione

Se il gatto ingerisce alimenti pericolosi, bisogna rivolgersi subito al veterinario.

Portare rapidamente il gatto dal medico permette di valutare la gravità della situazione e intervenire prima che i danni diventino seri.

Conclusioni

Il gatto può mangiare la frutta, ma solo alcune varietà e in quantità ridotte. Non si tratta di un alimento indispensabile, ma se il gatto la gradisce, può essere un piccolo extra nutriente e idratante. È fondamentale sapere quali frutti sono sicuri e quali invece sono pericolosi per evitare rischi.

Quando si tratta di alimentazione, vale sempre la regola della prudenza: in caso di dubbio, meglio chiedere consiglio al veterinario prima di introdurre un nuovo alimento.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Il cane può mangiare l’anguria?

giovedì, 21 Agosto 2025 by Gruppo Nutravet
cane può mangiare l’anguria

Quando arriva l’estate e le tavole si riempiono di frutta fresca e colorata, è naturale chiedersi se anche il cane possa gustare un pezzetto di anguria. Questo frutto dolce e dissetante, simbolo delle giornate calde, sembra perfetto per rinfrescarsi… ma fa davvero bene al cane? In questo articolo vediamo insieme benefici, possibili controindicazioni e consigli pratici per offrirla in sicurezza.

Valori nutrizionali dell’anguria

L’anguria (Citrullus lanatus) è originaria dell’Africa, ma ormai è comune in tutta Italia. È composta per circa il 93% da acqua e contiene pochissime calorie: solo 16 kcal per 100 grammi di polpa, meno della metà rispetto al melone. È quindi un frutto leggero, rinfrescante e idratante, ideale per le giornate calde.

Oltre all’acqua, apporta zuccheri naturali (circa 3,7 g ogni 100 g), una piccola quota di proteine e fibra, vitamine come vitamina C, vitamina A e alcune del gruppo B (soprattutto la B6), e minerali come potassio, magnesio e fosforo. Questi elementi contribuiscono al benessere generale e al corretto funzionamento dell’organismo.

I benefici dell’anguria per il cane

cane può mangiare l’anguria

Grazie alla sua composizione, l’anguria ha proprietà idratanti e diuretiche. In estate può aiutare a reintegrare liquidi e sali minerali, soprattutto il potassio, che il cane può perdere in caso di episodi di vomito o diarrea.

Le vitamine C e A, insieme ad altri antiossidanti presenti nella polpa, hanno un ruolo nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo, contribuendo alla prevenzione di alcune malattie degenerative.

Infine, essendo ipocalorica, può essere un’ottima opzione come piccolo premio, anche per cani che devono controllare il peso, purché venga somministrata con moderazione.

Quando evitare di dare anguria al cane

Anche se in molti casi l’anguria è sicura, esistono situazioni in cui è meglio evitarla:

  • Problemi intestinali cronici → gli zuccheri dell’anguria possono fermentare e peggiorare diarrea o coliche.
  • Diabete → l’apporto di zuccheri semplici può alterare i livelli di glicemia.
  • Diete chetogeniche o simil-chetogeniche → in alcuni protocolli nutrizionali per patologie specifiche (come epilessia o problemi comportamentali), gli zuccheri semplici sono da escludere del tutto.

In caso di patologie o dubbi, è sempre meglio chiedere consiglio al veterinario prima di introdurre questo frutto nella dieta del cane.

Come dare l’anguria al cane in sicurezza

Se il tuo cane è sano e non ha controindicazioni, puoi offrirgli l’anguria seguendo alcune regole:

  • Solo polpa rossa: elimina semi e buccia, che potrebbero causare disturbi o occlusioni.
  • Evita la parte bianca vicino alla buccia: è più difficile da digerire.
  • Piccole quantità: per un cane di taglia piccola (circa 5 kg) bastano 2-3 pezzetti grandi come una noce alla settimana; per cani di taglia media o grande, fino a 7-10 pezzetti, distribuiti in più giorni.
  • Formati divertenti: puoi servirla fresca a cubetti o preparare gelati casalinghi frullando la polpa e congelandola in stampini, ideali per cani che amano i cibi freddi.

Conclusioni

Il cane può mangiare l’anguria, ma con le dovute attenzioni. È un frutto leggero, ricco d’acqua e vitamine, che può diventare un premio gustoso e rinfrescante nelle giornate calde. L’importante è rispettare le quantità, togliere semi e buccia, e valutare sempre eventuali condizioni di salute che potrebbero sconsigliarne l’uso.

Condividere un pezzetto di anguria con il proprio cane può essere un momento piacevole e divertente… ma sempre ricordando che la sua salute viene prima di tutto.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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