Quali sono le caratteristiche di una buona dieta per cane e gatto?
Quando scegliamo cosa mettere nella ciotola del nostro cane o gatto, ci lasciamo spesso guidare dal prezzo, dalle abitudini, dalla pubblicità o magari dalla confezione più accattivante. Ma quali sono davvero le caratteristiche che dovrebbe avere una dieta adatta a cane e gatto?
Prima di scegliere un alimento o uno specifico stile alimentare, ci sono alcuni aspetti fondamentali da considerare. Una dieta non dovrebbe essere valutata soltanto perché piace al cane o al gatto o perché viene presentata come “naturale”: bisogna capire se è realmente adatta alle sue esigenze.
La dieta deve essere sicura
Il primo requisito è probabilmente il più importante: la dieta deve essere sicura.
Questo significa che gli alimenti proposti non devono rappresentare un pericolo per la salute del cane o del gatto, né nell’immediato né nel lungo periodo. Bisogna quindi prestare attenzione alla possibile presenza di microrganismi, sostanze tossiche o altri elementi potenzialmente dannosi.
Un alimento può quindi sembrare appetibile e di buona qualità, ma se non è sicuro non può essere considerato una scelta adeguata.
Completa e bilanciata: non sono la stessa cosa
Un’altra caratteristica fondamentale è che la dieta sia completa, cioè che fornisca tutti i nutrienti necessari nelle quantità appropriate, evitando sia le carenze sia gli eccessi.
Ma non basta. La dieta deve essere anche bilanciata, ovvero deve rispettare determinati rapporti ed equilibri tra i nutrienti, così da sostenere la salute del cane o del gatto nel tempo.
Questo è uno dei motivi per cui preparare una dieta casalinga senza una corretta formulazione può essere rischioso: scegliere ingredienti singolarmente “sani” non significa automaticamente ottenere una dieta completa e bilanciata.
Quanto è importante la digeribilità?

Un aspetto a cui si presta spesso poca attenzione è la digeribilità.
Un alimento altamente digeribile permette infatti al cane o al gatto di assorbire e utilizzare una maggiore quantità dei nutrienti che contiene. Al contrario, ciò che non viene digerito e assorbito prosegue lungo il tratto intestinale fino a essere eliminato con le feci.
Anche l’osservazione delle feci può quindi fornire qualche informazione interessante: feci molto abbondanti possono essere un segnale da non ignorare, soprattutto se associate ad altri disturbi.
E poi deve piacere!
Sembra scontato, ma una dieta deve essere anche appetibile: deve cioè essere gradita al cane o al gatto.
E qui le cose possono diventare un po’ più complicate! 😅 Alcuni cani sono particolarmente disponibili ad assaggiare praticamente qualsiasi cosa, mentre con alcuni cani e soprattutto con molti gatti la scelta dell’alimento può trasformarsi quasi in una puntata di MasterChef.
Una dieta perfettamente formulata, ma che il cane o il gatto rifiuta, difficilmente sarà una soluzione praticabile nel quotidiano.
La dieta ideale deve essere anche fattibile
C’è poi un aspetto molto concreto, che spesso viene dimenticato: la dieta deve essere compatibile con la vita quotidiana della famiglia.
Bisogna infatti considerare non soltanto le caratteristiche del cane o del gatto, ma anche il tempo disponibile, la possibilità di seguire correttamente le indicazioni e naturalmente i costi.
Per esempio, se sappiamo di non avere il tempo o la precisione necessari per preparare correttamente una dieta casalinga, potrebbe essere preferibile scegliere un buon alimento industriale piuttosto che improvvisare una dieta incompleta.
Non esiste una dieta perfetta per tutti
Fin qui abbiamo parlato delle caratteristiche generali che una dieta dovrebbe possedere, ma c’è un altro principio fondamentale: la dieta deve essere adatta al singolo soggetto.
Età, stato fisiologico, stile di vita e soprattutto eventuali problemi di salute possono modificare completamente la scelta.
Un cane con determinate patologie, per esempio, potrebbe avere necessità nutrizionali molto diverse rispetto a un cane sano. Nel materiale viene citato il caso dei calcoli urinari di struvite e degli urati, per i quali la composizione della dieta può dover essere modificata in funzione del tipo di calcolo presente.
Queste valutazioni devono essere effettuate dal Medico Veterinario che segue il cane o il gatto, soprattutto quando è presente una patologia.
Cane e gatto non sono piccoli esseri umani
Un errore molto comune è pensare all’alimentazione di cane e gatto utilizzando gli stessi criteri che utilizziamo per noi.
Ma cane e gatto hanno esigenze nutrizionali specifiche, che non possiamo semplicemente sovrapporre a quelle dell’essere umano. Il gatto, in particolare, è un carnivoro stretto e presenta caratteristiche nutrizionali che devono essere considerate attentamente quando si sceglie la sua dieta.
Per questo una dieta basata sugli avanzi della tavola, con pasta, pane, sugo e qualche alimento aggiunto “a caso”, non può essere considerata una dieta correttamente formulata.
E attenzione anche agli alimenti che per noi sono perfettamente innocui: non significa che lo siano necessariamente per cane e gatto. Un esempio è l’uva, che può essere altamente tossica.
Non lasciamoci guidare solo dalle mode
Grain free, pressato a freddo, BARF, dieta casalinga, alimento naturale… nel mondo dell’alimentazione di cane e gatto le proposte sono davvero tantissime.
Il problema non è necessariamente il nome dello stile alimentare, ma il fatto che non basta un’etichetta o uno slogan per stabilire se una dieta sia adatta. Anche chi si informa con attenzione può incontrare informazioni incomplete o fuorvianti.
Quando scegliamo cosa dare da mangiare al nostro cane o al nostro gatto, quindi, proviamo a fare un passo indietro e a porci alcune semplici domande: è sicuro? È completo? È bilanciato? È digeribile? È appetibile? È adatto a quel particolare cane o gatto? Ed è realmente fattibile per la famiglia?
Sono queste le caratteristiche da cui partire per fare una scelta consapevole, molto più degli slogan stampati sulla confezione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer
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Cani e pomodori: possono mangiarli?
Il pomodoro è uno degli alimenti che più spesso troviamo sulle nostre tavole, soprattutto durante i mesi estivi. E quando il cane ci guarda mentre mangiamo, può essere difficile resistere a quegli occhi! Ma il cane può mangiare il pomodoro oppure è meglio evitarlo?
La risposta, come spesso accade quando parliamo di alimentazione del cane, è: dipende. Il pomodoro può essere inserito nell’alimentazione del cane, ma bisogna prestare attenzione alla maturazione, alla quantità e alla risposta individuale del cane.
Pomodoro: quali proprietà ha?
Il pomodoro è un alimento composto principalmente da acqua e con un apporto calorico molto basso. Contiene infatti quantità ridotte di grassi, proteine, carboidrati e fibre.
La sua caratteristica più interessante dal punto di vista nutrizionale è però la presenza di vitamina C, vitamina K, folati e antiossidanti, tra cui il licopene, il pigmento responsabile del caratteristico colore rosso del pomodoro.
Quindi sì, il pomodoro può rappresentare un alimento interessante anche per il cane. Ma c’è una questione importante da conoscere: non tutti i pomodori sono uguali.
Il cane può mangiare i pomodori verdi?
Qui dobbiamo fare molta attenzione.
Il pomodoro appartiene alla famiglia delle Solanaceae, che comprende piante caratterizzate dalla presenza di alcuni alcaloidi. Nei pomodori non maturi è presente una maggiore quantità di solanina, motivo per cui i pomodori verdi non sono la scelta adatta per il cane.
Per questo motivo, quando vogliamo offrire pomodoro al cane, è importante scegliere un frutto ben maturo, rosso e morbido. La maturazione comporta infatti una riduzione degli alcaloidi e, contemporaneamente, un aumento del contenuto di licopene.
Attenzione anche a non confondere il colore con la maturazione: alcuni pomodori possono essere rossi esternamente senza essere ancora completamente maturi.
Pomodoro crudo o cotto?

Il pomodoro può essere proposto sia crudo sia cotto. Tuttavia, alcuni cani possono tollerare meno il pomodoro crudo e manifestare disturbi digestivi, come vomito, oppure agitazione dopo il pasto.
Se il cane manifesta questi sintomi dopo aver mangiato pomodoro, è possibile provare a offrirlo cotto e verificare la sua risposta. Se il problema persiste, invece, la scelta migliore è semplicemente eliminare il pomodoro dalla sua alimentazione e utilizzare altre verdure.
Quanto pomodoro può mangiare il cane?
Non esiste una quantità uguale per tutti i cani: la porzione deve essere valutata in relazione alla taglia del cane, alla sua alimentazione complessiva e alle sue esigenze nutrizionali.
Se vogliamo proporre il pomodoro come semplice extra, possiamo iniziare con una quantità molto piccola, per esempio un cubetto delle dimensioni di una nocciola per un cane di piccola taglia oppure una fetta per un cane di taglia grande. Dopo aver verificato la tollerabilità, la quantità potrà eventualmente essere modificata in base alla dieta.
Il pomodoro può essere tagliato a cubetti o a fette senza particolari problemi: essendo un frutto con una fibra piuttosto semplice da digerire, non è necessariamente indispensabile frullarlo come può essere consigliabile fare con altre verdure.
Quando è meglio evitare il pomodoro?
Ci sono alcune situazioni in cui è preferibile non inserirlo nella dieta del cane.
Una particolare attenzione è necessaria nei cani che soffrono di reflusso gastroesofageo o altri disturbi gastrici. Il pomodoro è infatti un alimento acido e, in questi casi, potrebbe contribuire ad accentuare la sintomatologia. Inoltre, il suo contenuto di fibre è piuttosto basso.
Anche la sensibilità individuale deve essere considerata. Se ogni volta che il cane mangia pomodoro compaiono vomito, agitazione o altri disturbi, non ha senso insistere: è possibile scegliere tranquillamente altre verdure.
In definitiva, il cane può mangiare il pomodoro, ma con qualche accortezza. Scegliamolo maturo, iniziamo con piccole quantità e osserviamo sempre la risposta del cane. E soprattutto ricordiamo che un alimento non deve essere necessariamente presente nella dieta solo perché è consentito: la scelta deve tenere conto delle esigenze specifiche del singolo cane e dell’equilibrio complessivo della sua alimentazione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Quando passare al cibo solido i cuccioli: tempi, consigli e come affrontare lo svezzamento
L’arrivo del momento dello svezzamento è una delle tappe più importanti nella crescita di un cane. Molti proprietari si chiedono quando sia il momento giusto per iniziare a offrire il cibo solido ai cuccioli e come farlo senza creare problemi digestivi o rallentare il loro sviluppo.
Lo svezzamento è il periodo durante il quale il cucciolo passa gradualmente dal latte materno, oppure dal latte artificiale, all’alimentazione solida. Non si tratta soltanto di un cambiamento nella dieta: in questa fase si sviluppano rapidamente l’apparato digerente, il microbiota intestinale, il sistema nervoso e l’intero organismo. Per questo motivo è importante rispettare i tempi del cucciolo ed evitare cambiamenti troppo bruschi.
Quando iniziare lo svezzamento dei cuccioli
In condizioni normali, i cuccioli iniziano ad avvicinarsi al cibo solido tra la terza e la quinta settimana di vita. Tuttavia, non esiste una regola valida per tutti.
Se la mamma è in buona salute, produce latte a sufficienza e la cucciolata cresce regolarmente, è generalmente preferibile attendere almeno la quarta settimana, o addirittura la quinta, prima di iniziare una vera e propria transizione alimentare. In questo modo si favorisce anche il corretto sviluppo della flora intestinale, fondamentale per la salute futura del cane.
Esistono però situazioni particolari in cui è necessario anticipare lo svezzamento. Ad esempio, se i cuccioli vengono alimentati con latte artificiale oppure se la mamma non può allattarli perché deve assumere determinate terapie, può essere opportuno iniziare già intorno alla seconda-terza settimana, sempre seguendo le indicazioni del Medico Veterinario.
Anche nelle cucciolate molto numerose può essere utile introdurre piccole quantità di alimento prima del previsto, così da alleggerire il lavoro della mamma senza interrompere completamente l’allattamento.
Come passare dal latte al cibo solido

Un errore molto comune è pensare che il passaggio al cibo solido possa avvenire da un giorno all’altro. In realtà lo svezzamento è un processo graduale, che richiede tempo e pazienza.
L’ideale è iniziare offrendo piccolissime quantità di alimento quando compaiono i primi dentini, continuando comunque a lasciare che i cuccioli assumano il latte. Le dosi andranno poi aumentate progressivamente nell’arco di una o due settimane, fino a quando il cane sarà in grado di assumere tutta la razione giornaliera senza bisogno del latte.
Questa gradualità permette all’apparato digerente e al microbiota intestinale di adattarsi al nuovo tipo di alimentazione, riducendo il rischio di diarrea, vomito e disbiosi.
Un piccolo accorgimento può fare la differenza: invece di utilizzare un’unica ciotola per tutta la cucciolata, è preferibile mettere a disposizione tante ciotoline quanti sono i cuccioli, più una aggiuntiva. In questo modo si limita la competizione tra i piccoli e si evita che mangino troppo velocemente, ingerendo aria e favorendo coliche o disturbi intestinali.
Quale cibo scegliere per lo svezzamento
La scelta dell’alimento è altrettanto importante quanto il momento in cui iniziare lo svezzamento.
Chi desidera alimentare il cane con una dieta naturale dovrebbe affidarsi a un Medico Veterinario esperto in nutrizione, perché i fabbisogni nutrizionali durante la crescita sono molto specifici e richiedono un bilanciamento accurato.
Se invece si sceglie un alimento industriale, è fondamentale che sia un alimento completo specifico per cuccioli. Questi prodotti sono formulati per fornire una maggiore densità energetica e tutti i nutrienti necessari a sostenere la rapida crescita del cane.
È consigliabile controllare sempre l’etichetta, privilegiando prodotti che riportino una fonte proteica di origine animale tra i primi ingredienti. Allo stesso tempo, durante lo svezzamento è preferibile evitare alimenti con elevate quantità di legumi, che possono rendere la digestione più impegnativa in una fase già delicata.
Particolare attenzione merita anche la presenza degli Omega-3, acidi grassi essenziali che contribuiscono al corretto sviluppo del sistema nervoso e delle funzioni cognitive del cucciolo.
Meglio alimento umido o secco?
La scelta tra alimento umido e secco dipende soprattutto dall’età dei cuccioli.
Se lo svezzamento deve iniziare molto precocemente, quando i dentini non sono ancora comparsi, un alimento umido completo rappresenta generalmente la soluzione più semplice.
Quando invece il passaggio avviene nei tempi fisiologici, tra la terza e la quinta settimana, è possibile utilizzare tranquillamente un alimento secco specifico per cuccioli. Se i piccoli vengono alimentati con latte artificiale, le crocchette possono essere inizialmente ammorbidite con il latte. Al contrario, se ricevono ancora il latte materno, questo passaggio non è necessario.
Infine, è importante ricordare che durante lo svezzamento possono comparire lievi alterazioni intestinali. In questi casi è sempre opportuno confrontarsi con il Medico Veterinario: spesso il supporto di un probiotico può aiutare a sostenere l’equilibrio del microbiota intestinale, evitando interventi non necessari e rispettando una fase fondamentale dello sviluppo del cane.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Ricostituente per cane: quando serve e quale scegliere
Può capitare che un cane attraversi un periodo in cui appare più debole del solito, abbia poco appetito o stia recuperando dopo una malattia. In queste situazioni molti proprietari si chiedono se sia utile ricorrere a un ricostituente e quale sia la scelta migliore.
Con il termine ricostituente si indica un alimento completo oppure un alimento complementare in grado di fornire un supporto nutrizionale aggiuntivo. L’obiettivo può essere quello di apportare più energia, vitamine, minerali, aminoacidi, antiossidanti o altre sostanze utili per favorire il recupero dell’organismo.
Naturalmente non esiste un ricostituente valido per tutti i cani. Le esigenze nutrizionali cambiano in base alla causa del problema. Un cane con una malattia cronica, come una patologia intestinale o renale, avrà necessità diverse rispetto a un cane che sta recuperando da una malattia infettiva acuta o da un intervento chirurgico. Anche un periodo di forte stress fisico o emotivo può aumentare il fabbisogno di alcuni nutrienti.

Oggi è possibile scegliere tra ricostituenti naturali e prodotti industriali, ma è importante non acquistare il primo prodotto disponibile. Prima della scelta è bene valutare la composizione, la qualità delle materie prime, il contenuto di proteine, grassi, vitamine e la presenza di ingredienti che potrebbero non essere adatti al singolo cane. Per questo motivo è sempre consigliabile confrontarsi con il Medico Veterinario, che saprà indicare il prodotto più adatto alla situazione clinica.
Gli alimenti ricostituenti naturali per cani
Tra i ricostituenti naturali, le prime fonti di nutrienti da considerare sono gli alimenti di origine animale. Carne, pesce e uova forniscono proteine di elevata qualità, indispensabili per il mantenimento della massa muscolare, la riparazione dei tessuti e il corretto funzionamento dell’organismo.
Quando il cane è debilitato è preferibile orientarsi verso tagli magri, come petto di tacchino, merluzzo o arista di maiale, che risultano generalmente più digeribili rispetto ai tagli ricchi di grasso. È comunque importante tenere presente che alcune proteine possono provocare reazioni avverse nei cani predisposti, motivo per cui è opportuno scegliere con attenzione la fonte proteica.
Anche le frattaglie, in particolare fegato e cuore, possono rappresentare un valido aiuto. Questi alimenti sono ricchi di vitamine, come la vitamina A e la vitamina D, oltre a numerosi micronutrienti coinvolti nella risposta immunitaria e nel mantenimento delle mucose. Devono però essere somministrati in quantità moderate, inserendoli gradualmente nella dieta per evitare eccessi vitaminici o difficoltà digestive.
Un altro alimento interessante è il miele, che oltre a fornire energia rapidamente disponibile contiene sostanze con attività prebiotica, enzimi naturali, vitamine e minerali. Una piccola quantità può contribuire a sostenere la salute dell’intestino e dell’organismo, purché venga utilizzata con moderazione.
Tra i rimedi naturali trova spazio anche la curcuma, nota soprattutto per le sue proprietà antinfiammatorie. Può essere utile in alcune condizioni infiammatorie acute o croniche, ma non è indicata in tutti i cani. Ad esempio, in presenza di problemi della cistifellea o alterazioni del flusso biliare potrebbe risultare controindicata. Per questo motivo è sempre opportuno chiedere consiglio al Medico Veterinario prima di introdurla nella dieta.
I ricostituenti industriali
I ricostituenti industriali comprendono sia alimenti completi sia alimenti complementari, cioè integratori formulati per fornire specifici nutrienti.
Gli alimenti completi si presentano spesso sotto forma di paté o alimenti umidi ad alta densità energetica. Sono prodotti molto appetibili e concentrati, pensati per fornire un elevato apporto calorico e nutrizionale anche quando il cane mangia poco. Per questo motivo vengono spesso utilizzati nei cani sottopeso, debilitati o durante la convalescenza.
Il loro principale vantaggio è rappresentato dalla praticità: sono completi, bilanciati e permettono di somministrare molte calorie in piccole quantità di alimento. Tuttavia, non sono sempre adatti a tutti i cani. Molti prodotti utilizzano infatti una sola fonte proteica, spesso il pollo, che potrebbe non essere indicata nei soggetti con allergie o intolleranze alimentari. Inoltre, è fondamentale introdurli gradualmente per consentire all’apparato digerente di adattarsi al maggiore contenuto di grassi ed evitare disturbi gastrointestinali.
Accanto agli alimenti completi troviamo gli integratori ricostituenti, che possono contenere vitamine, aminoacidi, antiossidanti e altre sostanze funzionali. Gli aminoacidi possono risultare utili, ad esempio, nei cani con problemi di assorbimento intestinale, mentre gli antiossidanti rappresentano un valido supporto in molte situazioni di stress o malattia, aiutando l’organismo a contrastare i radicali liberi e favorendo il recupero.
In definitiva, il miglior ricostituente per un cane è quello che risponde alle sue reali necessità. Non esiste un prodotto universale, ma una scelta che deve essere personalizzata considerando età, stato di salute, alimentazione e patologia eventualmente presente. Con il supporto del Medico Veterinario sarà possibile individuare la soluzione più adatta, aiutando il cane a recuperare energie e benessere in modo sicuro ed efficace.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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La pasta per il cane: facciamo chiarezza su miti, realtà e nutrizione
Scommetto che, almeno una volta, vi sarete chiesti se concedere al vostro cane un po’ della vostra pasta sia un errore o un gesto innocuo. Il mondo della nutrizione animale è pieno di credenze popolari e la questione della pasta è, senza dubbio, uno degli argomenti più dibattuti. Se siete proprietari di un cane o di un gatto, saprete bene quanto sia facile lasciarsi influenzare da voci di corridoio, ma è arrivato il momento di analizzare la questione con rigore, basandoci su quello che la scienza ci suggerisce, lasciando da parte le mode del momento.
Il cane: un carnivoro opportunista
Per capire se il cane può mangiare la pasta, dobbiamo partire da una definizione biologica corretta. Anche se discende dal lupo, il cane domestico ha subito cambiamenti genetici profondi nel corso della coabitazione con l’uomo. Oggi, la scienza classifica il cane come un carnivoro opportunista. Che cosa significa? Vuol dire che, a differenza del gatto – che rimane un carnivoro stretto e necessita di una dieta basata quasi esclusivamente su proteine animali – il cane si è evoluto e adattato parzialmente, nel tempo, alla digestione degli amidi, anche se non in tutte le razze e in tutti i soggetti.
In genere, infatti, i cani presentano geni che codificano per amilasi, enzimi prodotti dal pancreas del cane, anche se questo non è sempre valido. Questi enzimi hanno un compito fondamentale: scindere le molecole di amido, presenti nella pasta, in zuccheri più semplici che l’intestino del cane può assorbire e utilizzare come fonte energetica.
Razze e sensibilità individuali
Attenzione, però: non stiamo parlando di una regola valida in modo identico per ogni singolo cane esistente. Sebbene la maggior parte degli esemplari possieda questa capacità digestiva, esistono delle eccezioni genetiche. Alcune razze, come l’Akita, lo Shiba, il Samoiedo, il Barboncino e il Cane Lupo Cecoslovacco, presentano spesso una ridotta presenza di questi geni per le amilasi. In questi casi, il vostro cane potrebbe manifestare difficoltà digestive significative. Inoltre, è necessario considerare le sensibilità individuali: ogni cane è unico e potrebbe stare meglio seguendo una dieta priva di carboidrati complessi, indipendentemente dalla razza.
Un altro punto critico è il glutine, una proteina che può risultare infiammatoria per l’intestino di molti mammiferi. Esistono persino forme di celiachia nel cane, con una risposta immunitaria negativa verso il glutine. Sebbene questa condizione sia stata documentata scientificamente soprattutto nel Setter Irlandese e nel Border Terrier, non possiamo escludere che anche altri soggetti ne soffrano. Se avete dubbi sulla tolleranza del vostro cane, ricordate che è possibile richiedere al veterinario il dosaggio degli anticorpi anti-gliadina, esattamente come accade in medicina umana.
La leggenda della pasta scotta e sciacquata

Entriamo nel vivo del mondo cinofilo, dove circola una delle leggende metropolitane più dure a morire: la pasta per il cane deve essere scotta e sciacquata sotto l’acqua fredda per “eliminare l’amido”. Niente di più falso. Questa pratica, purtroppo suggerita anche da alcuni esperti poco aggiornati, non solo è inutile, ma è controproducente.
Per capire perché, dobbiamo guardare alla struttura molecolare dell’amido, che possiamo immaginare come una lunga collana attorcigliata. La cottura corretta serve ad “aprire” questa struttura, permettendo agli enzimi del cane di attaccare le molecole di glucosio per assimilarle. Se cuocete eccessivamente la pasta, la molecola di amido si chiude su se stessa, diventando ciò che chiamiamo amido resistente.
L’amido resistente è estremamente difficile da digerire per il cane. Inoltre, sciacquare la pasta sotto l’acqua fredda provoca uno shock termico che accelera ulteriormente questa chiusura molecolare. Il risultato? Una pasta quasi indigeribile che può causare fermentazione intestinale eccessiva. Se il vostro scopo è fornire energia al cane, state ottenendo esattamente l’effetto opposto, trasformando un pasto in un carico inutile per l’intestino.
Come cucinare e servire la pasta
Quindi, come dobbiamo comportarci? La risposta è semplice: cucinate la pasta come la preparereste per voi, seguendo il tempo di cottura indicato sulla confezione. Non serve essere perfezionisti con il tempo di cottura, ma è importante evitare di scuocerla. L’acqua bollente con un pizzico di sale va benissimo.
Un consiglio prezioso: servite la pasta appena fatta e tiepida. Proprio come per noi umani, la pasta che sosta in frigorifero subisce dei cambiamenti strutturali che la rendono più pesante e difficile da assimilare. Il cane, sotto questo aspetto, funziona esattamente come il suo proprietario: la digeribilità è massima quando l’alimento è fresco.
Pasta come extra o dieta bilanciata?
Se state pensando di dare la pasta al cane, fatelo con criterio. Se il vostro cane segue una dieta casalinga, la pasta sarà stata calcolata dal veterinario all’interno di un piano nutrizionale bilanciato che include carne, verdure e nutrienti essenziali. In questo contesto, è un ingrediente perfettamente accettabile e utile. Il problema sorge quando la pasta viene usata come “extra” o aggiunta a caso. Evitate assolutamente di aggiungere pasta alle crocchette già bilanciate.
Le crocchette sono studiate per essere complete; aggiungendo pasta, state solo inserendo una “bomba calorica” che rischia di far ingrassare il cane senza fornirgli alcun nutriente essenziale aggiunto. Se volete dare un premio al vostro cane, meglio optare per una piccola quantità, evitando di trasformare il pasto in un accumulo incontrollato di carboidrati che porterà rapidamente al sovrappeso.
Quando la pasta può diventare un rischio
In linea generale, la pasta non è tossica per il cane. Tuttavia, un consumo eccessivo può portare facilmente a vomito o diarrea. In questi casi, il consulto con il veterinario è sempre necessario. Esistono situazioni in cui l’attenzione deve essere massima. Se il vostro cane è diabetico, la pasta può causare picchi glicemici pericolosi; in questo caso, è fondamentale confrontarsi con un professionista prima di qualsiasi aggiunta. Infine, prestate massima attenzione ai condimenti. Una pasta avanzata dal vostro pasto, magari condita con sughi contenenti cipolla o aglio, è un rischio reale: questi alimenti sono tossici per il cane e possono causare seri danni ai globuli rossi. Se il cane dovesse ingerire accidentalmente condimenti nocivi, portatelo subito in una clinica veterinaria per un controllo.
In conclusione, la pasta non è il nemico numero uno del cane, ma non è nemmeno un alimento da gestire con leggerezza. La consapevolezza scientifica, il rispetto delle esigenze nutrizionali del cane e una corretta preparazione sono la chiave per includerla, se necessario, nella dieta, senza trasformare un pasto in un rischio per la salute. Ricordate sempre che il cane ha esigenze fisiologiche precise e, prima di cambiare la sua alimentazione, una chiacchierata con il veterinario è sempre la scelta più saggia e sicura.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Cane e albicocche: si possono mangiare oppure no?
L’estate porta con sé tanti frutti colorati e dolci che finiscono spesso sulle nostre tavole. Tra questi ci sono anche le albicocche, amate per il loro sapore delicato e per il loro profumo. E come accade spesso, mentre mangiamo un frutto il cane potrebbe avvicinarsi e guardarci con interesse, sperando di riceverne un pezzetto. A questo punto la domanda arriva quasi automaticamente: il cane può mangiare le albicocche?
La risposta, in generale, è sì. Le albicocche non sono tossiche per il cane e possono essere offerte come piccolo snack occasionale. Tuttavia ci sono alcuni aspetti importanti da conoscere prima di condividerle, perché non tutto il frutto è sicuro e le quantità fanno davvero la differenza.
Quali benefici possono avere le albicocche?

Le albicocche appartengono ai frutti estivi più apprezzati e sono naturalmente ricche di diverse sostanze interessanti dal punto di vista nutrizionale.
Tra i componenti più noti troviamo antiossidanti come beta-carotene e licopene, sostanze coinvolte nella protezione delle cellule dai danni ossidativi. Contengono inoltre potassio, oltre a vitamina C e precursori della vitamina A.
Quando si parla di frutti dal colore arancione o giallo intenso si sente spesso dire che facciano bene alla vista. Nel caso del cane, però, è utile fare una precisazione: il beta-carotene viene convertito in vitamina A attiva in maniera meno efficiente rispetto ad altre specie. Questo non significa che le albicocche non abbiano alcun valore nutrizionale, ma semplicemente che non vanno considerate una fonte miracolosa di questo nutriente.
Il principale vantaggio del consumo occasionale di albicocche è quindi legato soprattutto alla presenza di antiossidanti e alla possibilità di offrire uno snack diverso dal solito.
Il vero rischio è il nocciolo
Se la polpa dell’albicocca può essere proposta con moderazione, il nocciolo rappresenta invece la parte che richiede maggiore attenzione.
Le albicocche appartengono alla stessa famiglia di pesche, ciliegie e prugne e condividono con questi frutti una caratteristica importante: la presenza di un nocciolo centrale.
A differenza del nocciolo delle ciliegie, quello dell’albicocca è decisamente più grande e può creare problemi seri se ingerito. Il rischio principale non riguarda tanto una tossicità diretta, quanto la possibilità che il nocciolo rimanga bloccato nello stomaco o nell’intestino.
Questo può provocare problemi digestivi, vomito persistente, infiammazione o vere e proprie ostruzioni gastrointestinali.
Per questo motivo, se un cane ingerisce accidentalmente un’albicocca intera con il nocciolo, è importante contattare il medico veterinario senza aspettare la comparsa dei sintomi.
Attenzione anche agli zuccheri
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la composizione stessa del frutto.
Le albicocche contengono una discreta quantità di zuccheri naturali e relativamente poche fibre. Se consumate in quantità elevate potrebbero favorire fermentazioni intestinali e causare alcuni disturbi digestivi.
Tra i segnali più comuni possiamo osservare:
• gonfiore addominale
• feci più morbide
• aumento dei gas intestinali
• lieve diarrea
Anche se la frutta viene spesso considerata automaticamente salutare, bisogna ricordare che il cane mantiene caratteristiche nutrizionali tipiche di un carnivoro e non dovrebbe assumere grandi quantità di alimenti zuccherini.
Come dare le albicocche al cane
Se il cane apprezza questo frutto, le albicocche possono essere offerte seguendo alcune semplici regole.
Prima di tutto devono essere sempre private del nocciolo. Non bisogna pensare che il cane sia in grado di separarlo da solo: soprattutto i soggetti più voraci potrebbero ingoiare tutto molto rapidamente.
Anche la buccia può essere lasciata, purché venga lavata accuratamente, esattamente come faremmo prima di consumare il frutto noi stessi.
La quantità deve comunque restare molto contenuta. Un cane di piccola taglia può ricevere un pezzetto molto piccolo, mentre un cane di taglia grande può mangiare una porzione leggermente più abbondante, senza esagerare.
La regola finale: sì alle albicocche, ma con moderazione
Le albicocche possono essere uno snack occasionale e piacevole per il cane, ma non devono diventare un alimento quotidiano o una parte importante della dieta.
La regola è semplice: sì alla polpa, no al nocciolo e attenzione alle quantità.
Quando si parla di alimentazione del cane, infatti, non conta soltanto capire se un alimento è consentito o meno. Conta soprattutto capire quanto offrirne e in quale contesto inserirlo, mantenendo sempre una dieta equilibrata e adatta alle esigenze del singolo cane.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Il cane e i disturbi comportamentali e alimentari
Il comportamento alimentare del cane non riguarda solo “quanto mangia”, ma è spesso uno specchio del suo stato di salute fisico ed emotivo. Proprio come succede nelle persone, anche nel cane possono comparire alterazioni che vanno dalla perdita di appetito fino a comportamenti più complessi e difficili da gestire. La differenza è che il cane non può spiegare cosa prova: sta a noi osservare i segnali e interpretarli nel modo corretto.
Le cause possono essere molteplici: fattori genetici, esperienze di vita, relazione con il proprietario, stato di salute e condizioni del microbiota intestinale. Tutti questi elementi si intrecciano in quello che viene definito asse intestino-cervello, un collegamento diretto tra intestino e sistema nervoso che influenza sia il comportamento sia la digestione.
Vediamo quindi i disturbi più comuni e cosa possono significare.
Anoressia e disoressia: quando il cane mangia meno o smette di mangiare

Quando il cane rifiuta completamente il cibo si parla di anoressia, mentre con disoressia si indica una riduzione o alterazione dell’appetito.
Se il problema compare all’improvviso, può essere legato a febbre, dolore, infezioni o stress acuto. In questi casi è importante agire rapidamente: non è normale che un cane salti più di uno o due pasti consecutivi.
Se invece il comportamento è persistente nel tempo, è più probabile che ci sia una causa cronica, come patologie intestinali o problemi renali. Anche situazioni ormonali o fisiologiche possono influire: ad esempio, alcuni cani maschi mangiano meno in presenza di femmine in calore.
Attenzione anche alla gestione quotidiana: troppi snack o extra durante la giornata possono portare a una falsa perdita di appetito.
Polifagia: quando il cane ha sempre fame
Un aumento eccessivo dell’appetito viene definito polifagia. Non si tratta del normale entusiasmo del cane verso il cibo, ma di una vera e propria ricerca ossessiva, a volte con comportamenti estremi.
Le cause possono essere organiche, come:
- problemi tiroidei
- diabete
- insufficienza pancreatica
- malassorbimento intestinale
In altri casi, il cane mangia tanto ma non assimila correttamente, e quindi perde peso nonostante l’appetito aumentato.
Non bisogna però sottovalutare l’aspetto emotivo: ansia e stress possono portare il cane a usare il cibo come compensazione. In questi casi, soluzioni “meccaniche” come ciotole particolari o ostacoli nel cibo non risolvono il problema, perché non intervengono sulla causa reale.
Pica: ingerire ciò che non è cibo
La pica è l’ingestione di materiali non alimentari, come plastica, carta o tessuti.
Nel cucciolo può essere un comportamento normale legato all’esplorazione. Nell’adulto, invece, è spesso un segnale da non ignorare. Può indicare:
- problemi intestinali cronici
- carenze o malassorbimento
- stati ansiosi o stress prolungato
Anche comportamenti come leccare in modo ossessivo superfici o oggetti possono rientrare in questo quadro e sono spesso associati a disturbi gastrointestinali, come gastrite o reflusso.
Coprofagia: quando il cane mangia feci
La coprofagia è un comportamento molto comune e spesso frainteso. Non sempre è segno di malattia.
Mangiare feci di altri animali, come quelle di gatto o di erbivori, può avere una base istintiva e nutrizionale. Diverso è il caso in cui il cane ingerisce le proprie feci o quelle di altri cani: qui è più probabile che ci sia una componente comportamentale o emotiva.
È importante non punire il cane, perché questo può aumentare stress e peggiorare il comportamento. Serve invece capire il motivo alla base e intervenire in modo mirato.
Polidipsia: quando il cane beve troppo
Bere acqua è fondamentale, ma un aumento eccessivo può essere un segnale importante. La polidipsia può essere legata a diverse patologie, tra cui:
- problemi renali
- malattie endocrine
- diabete
- disturbi intestinali cronici
Un parametro utile è la quantità di acqua assunta:
- oltre 100 ml/kg al giorno con alimentazione secca
- oltre 50-60 ml/kg al giorno con alimentazione umida o fresca
Se questi valori vengono superati, è necessario approfondire con il medico veterinario. Quando non si trovano cause organiche, si può parlare di polidipsia psicogena, spesso associata a stati di ansia.
Perché è importante non sottovalutare questi segnali
I disturbi alimentari nel cane non sono mai “solo capricci”. Dietro a questi comportamenti possono esserci problemi medici, disagi emotivi o una combinazione di entrambi.
Per questo motivo, il percorso migliore è spesso multidisciplinare: coinvolgere medico veterinario, esperto in comportamento e nutrizione permette di affrontare il problema in modo completo.
Osservare il cane ogni giorno, conoscere le sue abitudini e cogliere anche i cambiamenti più piccoli è il primo passo per intervenire in tempo e migliorare davvero il suo benessere.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Fibre al cane: come introdurle (e perché possono fare la differenza)
Quando si parla di alimentazione del cane, spesso si pensa subito a proteine, grassi e carboidrati. Le fibre invece vengono considerate meno importanti… ma in realtà hanno un ruolo fondamentale per la salute intestinale.
Le fibre, infatti, sono componenti per lo più di origine vegetale che il cane non è in grado di digerire direttamente. Questo però non significa che siano inutili, anzi: vengono utilizzate dal microbiota intestinale, cioè quell’insieme di batteri “buoni” che vivono nell’intestino e che influenzano digestione, immunità e benessere generale.
A cosa servono davvero le fibre
Le fibre non nutrono direttamente il cane, ma lavorano “indirettamente” regolando l’attività intestinale. In pratica, influenzano i processi fermentativi e l’equilibrio del microbiota.
In base alle loro caratteristiche, si dividono principalmente in due categorie:
Fibre solubili
Le fibre solubili hanno la capacità di trattenere acqua. Questo significa che aiutano a rendere le feci più morbide e facili da espellere, risultando utili nei casi di stipsi o feci troppo dure.
Inoltre:
- contribuiscono a modulare la glicemia
- aumentano il senso di sazietà
- possono essere utili nei cani in sovrappeso
Di contro, tendono a rallentare il transito intestinale e, se non ben gestite, possono favorire fermentazioni eccessive.
Fibre insolubili
Le fibre insolubili hanno un effetto opposto: accelerano il transito intestinale e aumentano il volume delle feci.
Sono particolarmente utili quando:
- serve stimolare l’intestino
- si vuole aumentare il senso di sazietà “meccanico”
Fermentano poco, quindi sono spesso meglio tollerate nei cani con gonfiore o gas intestinale. Tuttavia, un eccesso può interferire con l’assorbimento dei nutrienti, comportandosi come fattore anti-nutrizionale.
Quando ha senso aggiungere fibre alla dieta del cane
Non sempre è necessario aggiungere fibre: tutto dipende dal singolo caso. Ci sono però alcune situazioni in cui possono essere particolarmente utili:
-
Stipsi o evacuazioni poco frequenti
Se il cane evacua raramente o con difficoltà, le fibre possono aiutare a regolarizzare. -
Feci molto dure
Feci secche e a palline non sono normali e possono causare fastidio o infiammazione. -
Presenza di muco nelle feci
Può indicare una colite: in questi casi è importante modulare il tipo di fibra, non solo la quantità. -
Patologie intestinali croniche
In molti cani con infiammazione intestinale, un corretto apporto di fibre migliora la sintomatologia. -
Diarrea
Sì, anche nella diarrea le fibre possono essere utili, ma vanno scelte e dosate con attenzione.
In ogni caso, è sempre consigliato confrontarsi con un Medico Veterinario esperto in nutrizione prima di modificare la dieta.
Come introdurre le fibre in modo pratico
Arriviamo alla parte più concreta: cosa aggiungere nella ciotola?
Fonti di fibre solubili
- mele (attenzione agli zuccheri)
- carote cotte
- patate
- piselli e legumi
- alcuni cereali come l’orzo
Una delle fonti più utilizzate in ambito clinico è lo psillio, molto efficace anche in piccole quantità e generalmente ben tollerato.

Fonti di fibre insolubili
- verdure crude e fibrose (finocchio, sedano, cicoria)
- carote crude
- cereali integrali
- crusca (da usare con cautela)
La crusca è spesso utilizzata, ma può ridurre l’assorbimento di altri nutrienti: meglio non abusarne.
Fibre di origine animale
Meno conosciute, ma interessanti in alcuni contesti, soprattutto nelle diete crude.
Si trovano in:
- peli
- piume
- tessuti indigeribili
- esoscheletro degli insetti (ricco di chitina)
Sono componenti più “naturali” per un carnivoro, ma vanno inserite con criterio.
La regola più importante: gradualità
Qualunque sia la fonte scelta, le fibre vanno sempre introdotte gradualmente. Un inserimento troppo rapido può causare l’effetto opposto: gonfiore, diarrea o peggioramento dei sintomi.
Osservare il cane è fondamentale:
- consistenza delle feci
- frequenza di evacuazione
- eventuali segni di disagio
In conclusione
Le fibre sono uno strumento molto utile nella gestione dell’alimentazione del cane, ma non vanno aggiunte “a caso”. Il loro effetto dipende da tipo, quantità e contesto clinico.
Usate nel modo corretto, possono migliorare la salute intestinale, supportare il microbiota e contribuire al benessere generale. Ma la parola chiave resta sempre una: personalizzazione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Cane mangia e non ingrassa: quando preoccuparsi davvero?
Se il tuo cane mangia con appetito ma non ingrassa, è normale farsi qualche domanda. In molti casi non è un segnale da ignorare: può essere semplicemente una questione di alimentazione, ma a volte può nascondere qualcosa di più complesso.
La prima cosa da capire è perché il cane non prende peso. Le possibilità principali sono due: da un lato potrebbe avere un metabolismo molto attivo e quindi consumare più energia di quella che introduce; dall’altro potrebbe esserci un problema di digestione o assorbimento dei nutrienti. Nel primo caso spesso basta aumentare la quantità di cibo, nel secondo invece è necessario approfondire.
Attenzione soprattutto se, oltre a non ingrassare, il cane perde peso o massa muscolare: in quel caso è importante intervenire rapidamente.
Quando è normale che il cane non ingrassi?
Non sempre il mancato aumento di peso è un problema. Se il cane è in peso forma, attivo e in salute, potrebbe semplicemente essere una sua caratteristica.
Un esempio tipico è quello dei cani molto sportivi: anche mangiando tanto, restano asciutti. È una situazione simile a quella di una persona molto allenata. Inoltre, un cane con più massa muscolare consuma più energia rispetto a uno con più grasso, anche a parità di peso.
Ci sono anche razze naturalmente più “magre”, con un metabolismo più elevato. In questi casi può essere utile fornire una quantità leggermente superiore di alimento rispetto alle indicazioni standard.
Cane che mangia ma dimagrisce: le possibili cause

Quando il cane dovrebbe ingrassare ma non ci riesce, oppure dimagrisce nonostante mangi, è importante considerare alcune cause mediche.
1. Metabolismo elevato
Alcuni cani consumano più energia del normale, anche senza fare attività intensa. Questo può dipendere da genetica o struttura corporea.
2. Diabete mellito
Una condizione meno frequente ma insidiosa. Il cane mangia, ma non riesce a utilizzare correttamente gli zuccheri e li elimina con le urine. Spesso si nota anche che beve e urina di più.
3. Parassiti intestinali
Le infestazioni più gravi possono sottrarre nutrienti importanti, impedendo al cane di prendere peso.
4. Insufficienza pancreatica esocrina
In questo caso il problema è la digestione: il pancreas non produce abbastanza enzimi e il cibo non viene assimilato. Aumentare le quantità non serve, perché il cane non riesce a utilizzarlo.
5. Enteropatie croniche (IBD)
Le infiammazioni intestinali croniche compromettono l’assorbimento dei nutrienti. Spesso sono presenti anche feci molli o diarrea.
6. Linfoma intestinale
Una patologia più seria che può causare dimagrimento per malassorbimento.
7. Neoplasie
Alcuni tumori alterano il metabolismo e “consumano” le risorse del cane, portando a una condizione chiamata cachessia.
8. Insufficienza epatica o cardiaca
Nelle forme più avanzate, queste condizioni possono aumentare il dispendio energetico, facendo dimagrire il cane anche se mangia normalmente.
Cosa fare se il cane non ingrassa?
Davanti a un cane che mangia ma non ingrassa, la cosa più importante è osservare bene i segnali. Alcune domande utili:
- Beve più del solito?
- Ha vomito o diarrea?
- Le feci sono normali?
- Il pelo è lucido o spento?
- È attivo come sempre?
Queste informazioni sono fondamentali per il medico veterinario.
Se il cane non ha altri sintomi, il primo passo può essere verificare che la quantità di cibo sia adeguata e, eventualmente, aumentarla leggermente.
Se invece sono presenti altri segnali, è meglio non improvvisare: aumentare il cibo senza una diagnosi potrebbe non servire, o addirittura peggiorare la situazione. In questi casi è consigliato fare gli accertamenti necessari per capire la causa.
In sintesi
Un cane che mangia e non ingrassa non va ignorato. A volte è solo una questione di fabbisogno energetico, ma altre volte può essere il segnale di un problema più serio.
La regola è semplice:
👉 se è in forma e sta bene, probabilmente è normale
👉 se perde peso o ha altri sintomi, serve un controllo
Osservazione e tempestività fanno davvero la differenza per la salute del cane.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Il cane mangia aglio: cosa succede davvero?
L’aglio è un ingrediente molto presente nella cucina umana e spesso viene citato anche nei rimedi tradizionali per la salute. Non è raro, infatti, sentire dire che potrebbe essere utile contro i parassiti intestinali. Quando però si parla di alimentazione del cane, la situazione cambia. Se il cane mangia aglio, in alte dosi, è importante sapere che possono esserci rischi reali per la sua salute.
Aglio e famiglia delle Allium
L’aglio appartiene al genere Allium, lo stesso gruppo botanico di cipolla, scalogno e altri bulbi noti per la loro tossicità nei confronti di cane e gatto. Nell’alimentazione umana l’aglio viene utilizzato da secoli sia come alimento sia come rimedio naturale grazie alla presenza di numerosi composti bioattivi. Alcune ricerche hanno dimostrato che queste sostanze possiedono attività antibatteriche e altre proprietà interessanti, osservate soprattutto in laboratorio.
Tuttavia, ciò che può avere effetti positivi in vitro non è necessariamente sicuro per il cane o per il gatto. L’organismo di questi animali, infatti, gestisce in modo diverso alcune sostanze presenti nell’aglio, che possono risultare difficili da neutralizzare.
Perché l’aglio è pericoloso per il cane

Il problema principale dell’aglio è la presenza di composti solforati con forte attività ossidante. Tra questi, uno dei più rilevanti è il N-propyl-disulfide. Queste molecole possono danneggiare i globuli rossi del cane, provocando la loro distruzione, un processo chiamato emolisi.
I globuli rossi del cane sono più sensibili allo stress ossidativo rispetto a quelli umani. Questo significa che il cane è meno efficace nel proteggere queste cellule dai danni provocati da determinate sostanze chimiche. Quando l’emolisi diventa importante, può comparire un’anemia anche grave.
I sintomi non arrivano subito
Uno degli aspetti più insidiosi dell’intossicazione da aglio è che i sintomi non compaiono immediatamente. Nella maggior parte dei casi iniziano 3–4 giorni dopo l’ingestione, ma talvolta possono manifestarsi anche una settimana o più tardi.
Quando i segni clinici diventano visibili, il danno ai globuli rossi è spesso già in corso. Tra i sintomi più comuni si possono osservare:
- apatia e abbattimento
- perdita di appetito
- debolezza
- respiro accelerato
- vomito o diarrea
In alcuni casi possono comparire segnali più evidenti come ingiallimento della sclera (la parte bianca dell’occhio) oppure urine molto scure, simili al colore della cola.
Qual è la quantità tossica?
Stabilire una dose precisa non è semplice. Le informazioni disponibili suggeriscono che quantità superiori a 5 grammi di aglio per kg di peso corporeo possano rappresentare un rischio significativo, ma la sensibilità può variare da cane a cane.
Alcune razze, come Akita e Shiba Inu, sembrano essere più sensibili a questo tipo di tossicità. Anche i cani anziani possono reagire in modo più marcato rispetto ai soggetti giovani.
Cosa fare se il cane ha mangiato aglio
Se vi accorgete che il cane ha ingerito aglio, la cosa più importante è contattare subito il medico veterinario e fornire tutte le informazioni utili per valutare il rischio. In particolare:
- quando è stato ingerito l’aglio
- se era crudo o cotto (crudo è generalmente più tossico)
- la quantità approssimativa ingerita
- peso, età e razza del cane
Se l’ingestione è recente, il veterinario potrebbe decidere di indurre il vomito o eseguire una lavanda gastrica per ridurre l’assorbimento delle sostanze tossiche. Quando invece i sintomi sono già presenti, non esiste un antidoto specifico e può essere necessario un trattamento intensivo di supporto.
Meglio prevenire
L’idea di utilizzare l’aglio come rimedio naturale per il cane deriva da tradizioni molto diffuse, ma oggi sappiamo che i rischi possono superare i possibili benefici.
In caso di dubbio, la regola è semplice: se il cane mangia aglio ad alte dosi rispetto alla taglia, non aspettare la comparsa dei sintomi. Contattare il veterinario il prima possibile può fare una grande differenza nella gestione della situazione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Il cane ha sempre fame: perché succede?
Quante volte ti è capitato di incrociare lo sguardo del tuo cane mentre mangi e avere la sensazione che non sia mai sazio? Oppure di vederlo finire la sua razione in pochi secondi e cercarne subito ancora? La domanda è più che legittima: perché il cane sembra avere sempre fame?
La risposta non è unica. Il senso di sazietà nel cane dipende da diversi fattori, sia fisici che metabolici, e in alcuni casi anche genetici o patologici. Capire cosa c’è dietro questo comportamento è fondamentale per evitare errori che, nel tempo, possono compromettere la salute del cane.
Come funziona il senso di sazietà nel cane

Il senso di sazietà nasce da un insieme di segnali. Da una parte c’è la distensione dello stomaco, quindi un meccanismo “meccanico”: quando lo stomaco si riempie, invia segnali al cervello. Dall’altra entrano in gioco stimoli “chimici”, legati alla composizione del pasto.
In particolare, proteine di origine animale e grassi contribuiscono in modo significativo alla sensazione di pienezza. Non tutti i pasti, quindi, hanno lo stesso potere saziante. Un alimento poco bilanciato o povero di nutrienti chiave può lasciare il cane con una fame persistente anche dopo aver mangiato.
Genetica e predisposizione: alcuni cani hanno più fame di altri
Non tutti i cani hanno lo stesso rapporto con il cibo. Alcune razze mostrano una predisposizione genetica a una maggiore motivazione alimentare. È il caso del Labrador Retriever, in cui è stata identificata una mutazione (POMC) associata a una ridotta percezione della sazietà e a una maggiore tendenza all’aumento di peso.
Questo significa che in alcuni soggetti la fame non è solo “ingordigia”, ma una reale difficoltà nel percepire quando è il momento di smettere di mangiare.
Sterilizzazione, metabolismo e aumento dell’appetito
Un altro fattore molto importante è la sterilizzazione. Dopo la sterilizzazione o la castrazione, il metabolismo del cane tende a rallentare a causa della diminuzione degli ormoni sessuali. Questo comporta un minor dispendio energetico.
Il risultato? Il cane può avere più fame pur avendo bisogno di meno calorie. È una combinazione che, se non gestita correttamente, porta facilmente all’aumento di peso. Nelle femmine il calo metabolico è spesso ancora più evidente.
Quando la fame è un segnale di una patologia
In alcuni casi la fame eccessiva può essere il campanello d’allarme di un problema medico. Tra le condizioni più comuni troviamo:
- Ipotiroidismo
- Sindrome di Cushing
- Diabete mellito
Queste patologie possono determinare un aumento dell’appetito, talvolta senza sintomi eclatanti nelle fasi iniziali. Se il cane mangia molto ma perde peso, oppure mostra altri cambiamenti (più sete, più urina, apatia), è fondamentale rivolgersi al medico veterinario.
Cosa succede se il cane mangia troppo
Un eccesso occasionale può causare disturbi digestivi, dolore addominale o eccessiva dilatazione gastrica. Ma il vero problema è l’eccesso cronico.
Se il cane assume più calorie di quelle che consuma, ingrassa. E l’obesità nel cane non è un dettaglio estetico: è una malattia a tutti gli effetti. Un cane obeso ha un rischio maggiore di sviluppare patologie articolari, metaboliche e cardiovascolari e, secondo diversi studi, vive meno rispetto a un cane normopeso.
Cosa fare se il cane ha sempre fame
Prima di tutto, serve un dato oggettivo: il peso.
Pesa il cane al mattino, a digiuno, prima della passeggiata, usando sempre la stessa bilancia. Ripeti la pesata dopo 15 giorni nelle stesse condizioni.
- Se il cane perde peso, la fame potrebbe essere giustificata e va approfondita con il veterinario.
- Se mantiene o aumenta il peso, è necessario intervenire prima che il problema diventi più complesso.
Una volta escluse cause patologiche, occorre valutare:
- La qualità e composizione del pasto
- L’apporto di proteine di origine animale
- L’equilibrio calorico complessivo
- Il livello di attività fisica
Aumentare semplicemente le verdure per “riempire” lo stomaco raramente è una soluzione efficace. Il cane non si lascia facilmente ingannare dal solo volume del pasto.
Infine, non dimenticare l’aspetto comportamentale. In alcuni casi, la richiesta continua di cibo può essere legata a noia o scarsa stimolazione mentale. Lavorare con un educatore può aiutare a canalizzare l’interesse del cane verso attività alternative.
In conclusione
Se il cane ha sempre fame, non è solo una questione di golosità. Può dipendere da genetica, metabolismo, composizione della dieta, sterilizzazione o, in alcuni casi, da una patologia.
La cosa più importante è non ignorare il segnale. Monitorare il peso, valutare l’alimentazione e chiedere consiglio al veterinario sono i primi passi per garantire al cane una vita lunga e in salute.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Cani e pappa: i nostri amici sentono l’ora della pappa?
Chi vive con un cane lo sa: quando si avvicina il momento del pasto, il cane sembra trasformarsi in un orologio svizzero. Ti guarda, si avvicina alla cucina, magari si siede davanti alla ciotola con aria eloquente. Ma davvero il cane “sente” che è ora di mangiare? Oppure si tratta solo di abitudine?
La risposta è più interessante di quanto si possa pensare, e coinvolge biologia, ormoni e routine quotidiane.
Il cane ha un orologio interno?
Sì, il cane percepisce il passare del tempo. Non guarda l’orologio, ovviamente, ma possiede un sistema biologico che regola i ritmi della giornata. Come tutti gli esseri viventi, il cane è influenzato dall’alternanza luce/buio, dal caldo e dal freddo, ma anche da un vero e proprio “orologio interno” cellulare.
Al mattino, ad esempio, nel corpo del cane aumentano naturalmente alcuni ormoni come il cortisolo, che preparano l’organismo al risveglio. Anche se fuori è ancora buio, il metabolismo si sta già attivando. A questo si aggiungono segnali ambientali: la sveglia che suona, i rumori in casa, i movimenti delle persone. Tutti elementi che il cane registra con precisione.
Studi sul comportamento hanno dimostrato che il cane è in grado di percepire la durata dell’assenza del proprietario, mostrando reazioni diverse a seconda del tempo trascorso. Alcune ricerche suggeriscono persino che il cane possa distinguere intervalli temporali specifici, ripetendo un comportamento dopo un certo numero di secondi. Non è magia: è capacità cognitiva.
Routine e segnali ambientali: il ruolo delle abitudini

Quando parliamo di “ora della pappa”, la routine gioca un ruolo fondamentale. Il cane associa una serie di eventi all’arrivo del cibo. Ti alzi dal letto, prepari la colazione, prendi la sua ciotola, apri un mobile specifico: ogni gesto diventa un segnale predittivo.
Anche il ritmo della luce influisce. Molti proprietari notano che in inverno il cane sembra chiedere la pappa della sera prima del solito. In realtà non è “in anticipo”: sta reagendo all’imbrunire, che per il suo organismo è un indicatore naturale di fine giornata.
Il cane, quindi, integra informazioni ambientali, abitudini familiari e variazioni della luce per prevedere l’arrivo del pasto.
Fame vera e segnali metabolici
Ma non è solo questione di rituali. C’è anche un meccanismo fisiologico molto preciso.
Dopo aver mangiato, i livelli di zuccheri e grassi nel sangue aumentano. Con il passare delle ore, questi valori diminuiscono progressivamente. Quando scendono sotto una certa soglia, l’organismo del cane attiva i segnali della fame.
Se il cane mangia due volte al giorno, il suo corpo impara a “sincronizzarsi” con quegli orari. L’apparato digerente si prepara in anticipo, iniziando a produrre succhi gastrici poco prima dell’ora abituale del pasto. È un adattamento molto efficiente.
Questo spiega anche un fenomeno che alcuni proprietari conoscono bene: il vomito a digiuno. Se il cane è abituato a mangiare sempre alla stessa ora e improvvisamente il pasto viene ritardato (pensiamo alla domenica mattina), può accadere che lo stomaco produca acido in anticipo rispetto all’arrivo del cibo. Il risultato può essere il classico rigurgito di liquido giallastro a stomaco vuoto.
Cosa significa per chi vive con un cane (o un gatto)?
Capire che il cane percepisce il tempo e anticipa il pasto grazie a meccanismi biologici aiuta a gestire meglio la sua alimentazione. Una routine stabile è rassicurante. Allo stesso tempo, una leggera flessibilità può essere utile per evitare che l’organismo diventi troppo “rigido” sugli orari.
Anche il gatto possiede ritmi interni ben definiti, ma il cane tende a essere particolarmente sensibile ai rituali familiari e ai segnali sociali.
In conclusione, sì: il cane sente l’ora della pappa. Non perché conosca i numeri dell’orologio, ma perché il suo corpo, il suo cervello e l’ambiente intorno a lui lavorano insieme per prevedere un evento importante e positivo della giornata. E quando arriva quel momento, lo sa con sorprendente precisione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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