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Cane mangia e non ingrassa: quando preoccuparsi davvero?

giovedì, 09 Aprile 2026 by Gruppo Nutravet
Cane mangia e non ingrassa

Se il tuo cane mangia con appetito ma non ingrassa, è normale farsi qualche domanda. In molti casi non è un segnale da ignorare: può essere semplicemente una questione di alimentazione, ma a volte può nascondere qualcosa di più complesso.

La prima cosa da capire è perché il cane non prende peso. Le possibilità principali sono due: da un lato potrebbe avere un metabolismo molto attivo e quindi consumare più energia di quella che introduce; dall’altro potrebbe esserci un problema di digestione o assorbimento dei nutrienti. Nel primo caso spesso basta aumentare la quantità di cibo, nel secondo invece è necessario approfondire.

Attenzione soprattutto se, oltre a non ingrassare, il cane perde peso o massa muscolare: in quel caso è importante intervenire rapidamente.

Quando è normale che il cane non ingrassi?

Non sempre il mancato aumento di peso è un problema. Se il cane è in peso forma, attivo e in salute, potrebbe semplicemente essere una sua caratteristica.

Un esempio tipico è quello dei cani molto sportivi: anche mangiando tanto, restano asciutti. È una situazione simile a quella di una persona molto allenata. Inoltre, un cane con più massa muscolare consuma più energia rispetto a uno con più grasso, anche a parità di peso.

Ci sono anche razze naturalmente più “magre”, con un metabolismo più elevato. In questi casi può essere utile fornire una quantità leggermente superiore di alimento rispetto alle indicazioni standard.

Cane che mangia ma dimagrisce: le possibili cause

Cane mangia e non ingrassa

Quando il cane dovrebbe ingrassare ma non ci riesce, oppure dimagrisce nonostante mangi, è importante considerare alcune cause mediche.

1. Metabolismo elevato

Alcuni cani consumano più energia del normale, anche senza fare attività intensa. Questo può dipendere da genetica o struttura corporea.

2. Diabete mellito

Una condizione meno frequente ma insidiosa. Il cane mangia, ma non riesce a utilizzare correttamente gli zuccheri e li elimina con le urine. Spesso si nota anche che beve e urina di più.

3. Parassiti intestinali

Le infestazioni più gravi possono sottrarre nutrienti importanti, impedendo al cane di prendere peso.

4. Insufficienza pancreatica esocrina

In questo caso il problema è la digestione: il pancreas non produce abbastanza enzimi e il cibo non viene assimilato. Aumentare le quantità non serve, perché il cane non riesce a utilizzarlo.

5. Enteropatie croniche (IBD)

Le infiammazioni intestinali croniche compromettono l’assorbimento dei nutrienti. Spesso sono presenti anche feci molli o diarrea.

6. Linfoma intestinale

Una patologia più seria che può causare dimagrimento per malassorbimento.

7. Neoplasie

Alcuni tumori alterano il metabolismo e “consumano” le risorse del cane, portando a una condizione chiamata cachessia.

8. Insufficienza epatica o cardiaca

Nelle forme più avanzate, queste condizioni possono aumentare il dispendio energetico, facendo dimagrire il cane anche se mangia normalmente.

Cosa fare se il cane non ingrassa?

Davanti a un cane che mangia ma non ingrassa, la cosa più importante è osservare bene i segnali. Alcune domande utili:

  • Beve più del solito?
  • Ha vomito o diarrea?
  • Le feci sono normali?
  • Il pelo è lucido o spento?
  • È attivo come sempre?

Queste informazioni sono fondamentali per il medico veterinario.

Se il cane non ha altri sintomi, il primo passo può essere verificare che la quantità di cibo sia adeguata e, eventualmente, aumentarla leggermente.

Se invece sono presenti altri segnali, è meglio non improvvisare: aumentare il cibo senza una diagnosi potrebbe non servire, o addirittura peggiorare la situazione. In questi casi è consigliato fare gli accertamenti necessari per capire la causa.

In sintesi

Un cane che mangia e non ingrassa non va ignorato. A volte è solo una questione di fabbisogno energetico, ma altre volte può essere il segnale di un problema più serio.

La regola è semplice:
👉 se è in forma e sta bene, probabilmente è normale
👉 se perde peso o ha altri sintomi, serve un controllo

Osservazione e tempestività fanno davvero la differenza per la salute del cane.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Il cane mangia aglio: cosa succede davvero?

giovedì, 12 Marzo 2026 by Gruppo Nutravet
Il cane mangia aglio

L’aglio è un ingrediente molto presente nella cucina umana e spesso viene citato anche nei rimedi tradizionali per la salute. Non è raro, infatti, sentire dire che potrebbe essere utile contro i parassiti intestinali. Quando però si parla di alimentazione del cane, la situazione cambia. Se il cane mangia aglio, in alte dosi, è importante sapere che possono esserci rischi reali per la sua salute.

Aglio e famiglia delle Allium

L’aglio appartiene al genere Allium, lo stesso gruppo botanico di cipolla, scalogno e altri bulbi noti per la loro tossicità nei confronti di cane e gatto. Nell’alimentazione umana l’aglio viene utilizzato da secoli sia come alimento sia come rimedio naturale grazie alla presenza di numerosi composti bioattivi. Alcune ricerche hanno dimostrato che queste sostanze possiedono attività antibatteriche e altre proprietà interessanti, osservate soprattutto in laboratorio.

Tuttavia, ciò che può avere effetti positivi in vitro non è necessariamente sicuro per il cane o per il gatto. L’organismo di questi animali, infatti, gestisce in modo diverso alcune sostanze presenti nell’aglio, che possono risultare difficili da neutralizzare.

Perché l’aglio è pericoloso per il cane

Il cane mangia aglio


Il problema principale dell’aglio è la presenza di composti solforati con forte attività ossidante. Tra questi, uno dei più rilevanti è il N-propyl-disulfide. Queste molecole possono danneggiare i globuli rossi del cane, provocando la loro distruzione, un processo chiamato emolisi.

I globuli rossi del cane sono più sensibili allo stress ossidativo rispetto a quelli umani. Questo significa che il cane è meno efficace nel proteggere queste cellule dai danni provocati da determinate sostanze chimiche. Quando l’emolisi diventa importante, può comparire un’anemia anche grave.

I sintomi non arrivano subito

Uno degli aspetti più insidiosi dell’intossicazione da aglio è che i sintomi non compaiono immediatamente. Nella maggior parte dei casi iniziano 3–4 giorni dopo l’ingestione, ma talvolta possono manifestarsi anche una settimana o più tardi.

Quando i segni clinici diventano visibili, il danno ai globuli rossi è spesso già in corso. Tra i sintomi più comuni si possono osservare:

  • apatia e abbattimento
  • perdita di appetito
  • debolezza
  • respiro accelerato
  • vomito o diarrea

In alcuni casi possono comparire segnali più evidenti come ingiallimento della sclera (la parte bianca dell’occhio) oppure urine molto scure, simili al colore della cola.

Qual è la quantità tossica?

Stabilire una dose precisa non è semplice. Le informazioni disponibili suggeriscono che quantità superiori a 5 grammi di aglio per kg di peso corporeo possano rappresentare un rischio significativo, ma la sensibilità può variare da cane a cane.

Alcune razze, come Akita e Shiba Inu, sembrano essere più sensibili a questo tipo di tossicità. Anche i cani anziani possono reagire in modo più marcato rispetto ai soggetti giovani.

Cosa fare se il cane ha mangiato aglio

Se vi accorgete che il cane ha ingerito aglio, la cosa più importante è contattare subito il medico veterinario e fornire tutte le informazioni utili per valutare il rischio. In particolare:

  • quando è stato ingerito l’aglio
  • se era crudo o cotto (crudo è generalmente più tossico)
  • la quantità approssimativa ingerita
  • peso, età e razza del cane

Se l’ingestione è recente, il veterinario potrebbe decidere di indurre il vomito o eseguire una lavanda gastrica per ridurre l’assorbimento delle sostanze tossiche. Quando invece i sintomi sono già presenti, non esiste un antidoto specifico e può essere necessario un trattamento intensivo di supporto.

Meglio prevenire

L’idea di utilizzare l’aglio come rimedio naturale per il cane deriva da tradizioni molto diffuse, ma oggi sappiamo che i rischi possono superare i possibili benefici.

In caso di dubbio, la regola è semplice: se il cane mangia aglio ad alte dosi rispetto alla taglia, non aspettare la comparsa dei sintomi. Contattare il veterinario il prima possibile può fare una grande differenza nella gestione della situazione.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Il cane ha sempre fame: perché succede?

giovedì, 05 Marzo 2026 by Gruppo Nutravet
Il cane ha sempre fame

Quante volte ti è capitato di incrociare lo sguardo del tuo cane mentre mangi e avere la sensazione che non sia mai sazio? Oppure di vederlo finire la sua razione in pochi secondi e cercarne subito ancora? La domanda è più che legittima: perché il cane sembra avere sempre fame?

La risposta non è unica. Il senso di sazietà nel cane dipende da diversi fattori, sia fisici che metabolici, e in alcuni casi anche genetici o patologici. Capire cosa c’è dietro questo comportamento è fondamentale per evitare errori che, nel tempo, possono compromettere la salute del cane.

Come funziona il senso di sazietà nel cane

Il cane ha sempre fame

Il senso di sazietà nasce da un insieme di segnali. Da una parte c’è la distensione dello stomaco, quindi un meccanismo “meccanico”: quando lo stomaco si riempie, invia segnali al cervello. Dall’altra entrano in gioco stimoli “chimici”, legati alla composizione del pasto.

In particolare, proteine di origine animale e grassi contribuiscono in modo significativo alla sensazione di pienezza. Non tutti i pasti, quindi, hanno lo stesso potere saziante. Un alimento poco bilanciato o povero di nutrienti chiave può lasciare il cane con una fame persistente anche dopo aver mangiato.

Genetica e predisposizione: alcuni cani hanno più fame di altri

Non tutti i cani hanno lo stesso rapporto con il cibo. Alcune razze mostrano una predisposizione genetica a una maggiore motivazione alimentare. È il caso del Labrador Retriever, in cui è stata identificata una mutazione (POMC) associata a una ridotta percezione della sazietà e a una maggiore tendenza all’aumento di peso.

Questo significa che in alcuni soggetti la fame non è solo “ingordigia”, ma una reale difficoltà nel percepire quando è il momento di smettere di mangiare.

Sterilizzazione, metabolismo e aumento dell’appetito

Un altro fattore molto importante è la sterilizzazione. Dopo la sterilizzazione o la castrazione, il metabolismo del cane tende a rallentare a causa della diminuzione degli ormoni sessuali. Questo comporta un minor dispendio energetico.

Il risultato? Il cane può avere più fame pur avendo bisogno di meno calorie. È una combinazione che, se non gestita correttamente, porta facilmente all’aumento di peso. Nelle femmine il calo metabolico è spesso ancora più evidente.

Quando la fame è un segnale di una patologia

In alcuni casi la fame eccessiva può essere il campanello d’allarme di un problema medico. Tra le condizioni più comuni troviamo:

  • Ipotiroidismo
  • Sindrome di Cushing
  • Diabete mellito

Queste patologie possono determinare un aumento dell’appetito, talvolta senza sintomi eclatanti nelle fasi iniziali. Se il cane mangia molto ma perde peso, oppure mostra altri cambiamenti (più sete, più urina, apatia), è fondamentale rivolgersi al medico veterinario.

Cosa succede se il cane mangia troppo

Un eccesso occasionale può causare disturbi digestivi, dolore addominale o eccessiva dilatazione gastrica. Ma il vero problema è l’eccesso cronico.

Se il cane assume più calorie di quelle che consuma, ingrassa. E l’obesità nel cane non è un dettaglio estetico: è una malattia a tutti gli effetti. Un cane obeso ha un rischio maggiore di sviluppare patologie articolari, metaboliche e cardiovascolari e, secondo diversi studi, vive meno rispetto a un cane normopeso.

Cosa fare se il cane ha sempre fame

Prima di tutto, serve un dato oggettivo: il peso.

Pesa il cane al mattino, a digiuno, prima della passeggiata, usando sempre la stessa bilancia. Ripeti la pesata dopo 15 giorni nelle stesse condizioni.

  • Se il cane perde peso, la fame potrebbe essere giustificata e va approfondita con il veterinario.
  • Se mantiene o aumenta il peso, è necessario intervenire prima che il problema diventi più complesso.

Una volta escluse cause patologiche, occorre valutare:

  • La qualità e composizione del pasto
  • L’apporto di proteine di origine animale
  • L’equilibrio calorico complessivo
  • Il livello di attività fisica

Aumentare semplicemente le verdure per “riempire” lo stomaco raramente è una soluzione efficace. Il cane non si lascia facilmente ingannare dal solo volume del pasto.

Infine, non dimenticare l’aspetto comportamentale. In alcuni casi, la richiesta continua di cibo può essere legata a noia o scarsa stimolazione mentale. Lavorare con un educatore può aiutare a canalizzare l’interesse del cane verso attività alternative.

In conclusione

Se il cane ha sempre fame, non è solo una questione di golosità. Può dipendere da genetica, metabolismo, composizione della dieta, sterilizzazione o, in alcuni casi, da una patologia.

La cosa più importante è non ignorare il segnale. Monitorare il peso, valutare l’alimentazione e chiedere consiglio al veterinario sono i primi passi per garantire al cane una vita lunga e in salute.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Carne cruda al cane: scelta naturale o rischio evitabile?

giovedì, 26 Febbraio 2026 by Gruppo Nutravet
Carne cruda al cane: scelta naturale o rischio evitabile?

Sempre più proprietari si chiedono se inserire la carne cruda nell’alimentazione del proprio cane sia una buona idea. La risposta non è semplicemente “sì” o “no”: dipende da come, quanto e a quale cane viene proposta.

Il cane può digerire la carne cruda?

Dal punto di vista fisiologico, sì. Il cane è un carnivoro opportunista e possiede uno stomaco capace di digerire efficacemente proteine e grassi animali, oltre a contrastare molti dei batteri comunemente presenti negli alimenti crudi.

Non è un caso che modelli alimentari come la dieta BARF (Biologically Appropriate Raw Food) si basino sull’impiego di carne cruda, ossa polpose, organi e verdure per costruire razioni fresche e bilanciate.

Tuttavia, la carne cruda non è prerogativa esclusiva di questo tipo di dieta: può essere utilizzata anche al di fuori di un piano BARF, purché vengano rispettate precise regole di sicurezza.

I possibili benefici

Carne cruda al cane: scelta naturale o rischio evitabile?

Quando non viene sottoposta a cottura, la carne mantiene intatti alcuni nutrienti sensibili al calore.

In particolare:

  • Le vitamine del gruppo B restano disponibili nella loro forma naturale.
  • Le vitamine B9 e B12, fondamentali per la produzione dei globuli rossi, non vengono inattivate.
  • Gli organi (come il fegato) apportano elevate quantità di vitamina A e vitamina D.

Proprio perché alcune di queste vitamine sono liposolubili, un eccesso può risultare dannoso. Per questo motivo l’inserimento di frattaglie richiede attenzione e competenza nella formulazione della dieta.

Oltre all’aspetto vitaminico, la carne rappresenta per il cane una fonte primaria di energia e di “materiale da costruzione” per muscoli e tessuti, grazie all’elevato contenuto di proteine e grassi.

I rischi da considerare

Accanto ai vantaggi, esistono potenziali criticità.

Batteri

Tra i microrganismi di maggiore interesse troviamo Listeria e Salmonella, che vengono eliminati con la cottura ma possono essere presenti nella carne cruda.

Parassiti

Il congelamento per almeno 4 giorni aiuta a ridurre il rischio parassitario, ma non è efficace contro i batteri.

Soggetti a rischio

La carne cruda è generalmente sconsigliata nei cani immunodepressi, ad esempio:

  • in terapia cortisonica prolungata
  • sottoposti a chemioterapia

Diversamente da quanto si potrebbe pensare, non esiste invece una controindicazione generale per il cane anziano, purché si valutino attentamente le condizioni individuali.

Quali carni scegliere (e quali evitare)

Possono essere utilizzate carni di:

  • pollo
  • tacchino
  • bovino
  • ovino

È invece fondamentale escludere la carne cruda di maiale, poiché può trasmettere la malattia di Aujeszki, fatale nel cane.

Per pollo e tacchino è consigliabile usare pezzi interi e scottarli rapidamente in superficie: questo passaggio riduce la contaminazione batterica esterna senza compromettere in modo significativo il valore nutrizionale interno.

Anche per bovino e ovino è preferibile scegliere tagli interi. I macinati possono essere impiegati, ma richiedono maggiore attenzione; il congelamento contribuisce a contenere il rischio parassitario.

Quantità e modalità di introduzione

Se la carne cruda non è inserita in un piano alimentare strutturato, dovrebbe essere proposta come extra, lontano dai pasti principali.

Un approccio prudente prevede di iniziare con piccole quantità:

  • 5–10 g al giorno nei cani di piccola taglia
  • 20–30 g al giorno nei cani di taglia media o grande

Osservando la risposta dell’animale, si possono eventualmente variare le fonti proteiche nel tempo.

In conclusione

La carne cruda può rappresentare un alimento interessante per il cane, ma non è una scelta da improvvisare.

Benefici nutrizionali e rischi microbiologici devono essere valutati con attenzione, considerando lo stato di salute del singolo animale e le corrette modalità di conservazione e somministrazione.

Quando si decide di modificare l’alimentazione, soprattutto introducendo alimenti crudi, il supporto di un Medico Veterinario esperto in nutrizione è sempre la scelta più responsabile.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e pappa: i nostri amici sentono l’ora della pappa?

giovedì, 19 Febbraio 2026 by Gruppo Nutravet
Cani e pappa

Chi vive con un cane lo sa: quando si avvicina il momento del pasto, il cane sembra trasformarsi in un orologio svizzero. Ti guarda, si avvicina alla cucina, magari si siede davanti alla ciotola con aria eloquente. Ma davvero il cane “sente” che è ora di mangiare? Oppure si tratta solo di abitudine?

La risposta è più interessante di quanto si possa pensare, e coinvolge biologia, ormoni e routine quotidiane.

Il cane ha un orologio interno?

Sì, il cane percepisce il passare del tempo. Non guarda l’orologio, ovviamente, ma possiede un sistema biologico che regola i ritmi della giornata. Come tutti gli esseri viventi, il cane è influenzato dall’alternanza luce/buio, dal caldo e dal freddo, ma anche da un vero e proprio “orologio interno” cellulare.

Al mattino, ad esempio, nel corpo del cane aumentano naturalmente alcuni ormoni come il cortisolo, che preparano l’organismo al risveglio. Anche se fuori è ancora buio, il metabolismo si sta già attivando. A questo si aggiungono segnali ambientali: la sveglia che suona, i rumori in casa, i movimenti delle persone. Tutti elementi che il cane registra con precisione.

Studi sul comportamento hanno dimostrato che il cane è in grado di percepire la durata dell’assenza del proprietario, mostrando reazioni diverse a seconda del tempo trascorso. Alcune ricerche suggeriscono persino che il cane possa distinguere intervalli temporali specifici, ripetendo un comportamento dopo un certo numero di secondi. Non è magia: è capacità cognitiva.

Routine e segnali ambientali: il ruolo delle abitudini

Cani e pappa

Quando parliamo di “ora della pappa”, la routine gioca un ruolo fondamentale. Il cane associa una serie di eventi all’arrivo del cibo. Ti alzi dal letto, prepari la colazione, prendi la sua ciotola, apri un mobile specifico: ogni gesto diventa un segnale predittivo.

Anche il ritmo della luce influisce. Molti proprietari notano che in inverno il cane sembra chiedere la pappa della sera prima del solito. In realtà non è “in anticipo”: sta reagendo all’imbrunire, che per il suo organismo è un indicatore naturale di fine giornata.

Il cane, quindi, integra informazioni ambientali, abitudini familiari e variazioni della luce per prevedere l’arrivo del pasto.

Fame vera e segnali metabolici

Ma non è solo questione di rituali. C’è anche un meccanismo fisiologico molto preciso.

Dopo aver mangiato, i livelli di zuccheri e grassi nel sangue aumentano. Con il passare delle ore, questi valori diminuiscono progressivamente. Quando scendono sotto una certa soglia, l’organismo del cane attiva i segnali della fame.

Se il cane mangia due volte al giorno, il suo corpo impara a “sincronizzarsi” con quegli orari. L’apparato digerente si prepara in anticipo, iniziando a produrre succhi gastrici poco prima dell’ora abituale del pasto. È un adattamento molto efficiente.

Questo spiega anche un fenomeno che alcuni proprietari conoscono bene: il vomito a digiuno. Se il cane è abituato a mangiare sempre alla stessa ora e improvvisamente il pasto viene ritardato (pensiamo alla domenica mattina), può accadere che lo stomaco produca acido in anticipo rispetto all’arrivo del cibo. Il risultato può essere il classico rigurgito di liquido giallastro a stomaco vuoto.

Cosa significa per chi vive con un cane (o un gatto)?

Capire che il cane percepisce il tempo e anticipa il pasto grazie a meccanismi biologici aiuta a gestire meglio la sua alimentazione. Una routine stabile è rassicurante. Allo stesso tempo, una leggera flessibilità può essere utile per evitare che l’organismo diventi troppo “rigido” sugli orari.

Anche il gatto possiede ritmi interni ben definiti, ma il cane tende a essere particolarmente sensibile ai rituali familiari e ai segnali sociali.

In conclusione, sì: il cane sente l’ora della pappa. Non perché conosca i numeri dell’orologio, ma perché il suo corpo, il suo cervello e l’ambiente intorno a lui lavorano insieme per prevedere un evento importante e positivo della giornata. E quando arriva quel momento, lo sa con sorprendente precisione.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Vitamine e cani: vanno dosate con cura

giovedì, 12 Febbraio 2026 by Gruppo Nutravet
Vitamine e cani

Quando si parla di alimentazione del cane, le vitamine vengono spesso percepite come qualcosa che “fa sempre bene”. In realtà non è proprio così. Le vitamine sono sostanze essenziali per la vita, ma devono essere presenti nelle giuste quantità: né troppo poche, né troppe. Sia la carenza sia l’eccesso possono avere conseguenze sulla salute del cane. Vediamo quindi perché sono importanti e perché è fondamentale dosarle con attenzione.

Macronutrienti e micronutrienti: dove si collocano le vitamine

Il cane, come ogni essere vivente, ha bisogno di nutrienti per sopravvivere. Alcuni servono in grandi quantità, come proteine, grassi e fibre: sono i cosiddetti macronutrienti. Altri, invece, sono necessari in quantità molto più piccole ma non per questo meno importanti. Tra questi troviamo le vitamine.

Il termine “vitamina” significa letteralmente “ammina della vita”, un nome nato agli inizi del Novecento quando queste sostanze furono identificate per la prima volta. Una vitamina si definisce essenziale quando il cane non è in grado di produrla autonomamente in quantità sufficiente e deve quindi assumerla attraverso l’alimentazione. Se manca, si sviluppa una carenza nutrizionale; se è in eccesso, si può andare incontro a ipervitaminosi, che in alcuni casi può essere anche grave.

Quali vitamine servono al cane e cosa fanno

Vitamine e cani

Le vitamine sono tredici e si dividono in due grandi gruppi: liposolubili e idrosolubili.

Quelle liposolubili (A, D, E, K) si sciolgono nei grassi e tendono ad accumularsi nell’organismo.

  • La vitamina A è fondamentale per mucose, cute, accrescimento e salute dei tessuti.
  • La vitamina D regola il metabolismo di calcio e fosforo ed è essenziale per ossa e sistema immunitario. Nel cane non viene attivata dalla luce solare come nell’uomo, quindi deve essere assunta già nella forma attiva (D3).
  • La vitamina E ha una potente azione antiossidante e supporta diversi organi, inclusi fegato e cute.
  • La vitamina K è coinvolta nella coagulazione ed è in parte prodotta dalla flora intestinale.

Le vitamine idrosolubili comprendono il complesso B e la vitamina C. Le vitamine del gruppo B partecipano a moltissime reazioni metaboliche, fungendo da cofattori nella produzione e trasformazione di sostanze energetiche. La vitamina C, pur non essendo essenziale per il cane, svolge un ruolo antiossidante e di sostegno al sistema immunitario.

Un aspetto importante: le vitamine idrosolubili in eccesso vengono generalmente eliminate con le urine. Le liposolubili, invece, possono accumularsi. Per questo motivo le più delicate da dosare sono soprattutto la vitamina A e la vitamina D.

Quando è necessario integrare le vitamine

Nella maggior parte dei casi non è necessario aggiungere vitamine alla dieta del cane. Se il cane mangia un alimento commerciale completo e bilanciato, oppure segue una dieta fresca formulata da un professionista, l’apporto vitaminico è già adeguato.

L’integrazione può diventare utile in presenza di determinate patologie o condizioni cliniche specifiche. In questi casi è il medico veterinario a stabilire se, quali e in che quantità somministrare le vitamine, spesso basandosi su esami del sangue e controlli successivi. È corretto considerare le vitamine come veri e propri farmaci: vanno prescritte e monitorate.

L’uso fai-da-te di multivitaminici è sconsigliato, perché molti contengono vitamine liposolubili che, se somministrate senza controllo, possono risultare tossiche.

Carenza ed eccesso: quali rischi per il cane

I sintomi di una carenza vitaminica possono essere molto vari e talvolta poco specifici. Una carenza di vitamina B12, ad esempio, può inizialmente manifestarsi con debolezza o pelo opaco a causa di un ridotto assorbimento intestinale. Altre carenze possono dare segni neurologici o problemi cutanei.

Anche l’eccesso, soprattutto di vitamina A e vitamina D, può comportare danni importanti. Il problema è che oggi siamo meno abituati a riconoscere queste situazioni, perché la maggior parte dei cani segue diete più bilanciate rispetto al passato.

Per questo motivo è fondamentale comunicare sempre al medico veterinario quale alimento mangia il cane, in che quantità e se vengono aggiunti integratori di propria iniziativa.

In conclusione

Le vitamine sono indispensabili per la salute del cane, ma devono essere dosate con precisione. Non sono “sempre utili” a prescindere e non vanno aggiunte senza una reale necessità. Un’alimentazione equilibrata rappresenta nella maggior parte dei casi la migliore garanzia per fornire al cane tutto ciò di cui ha bisogno, senza rischi inutili.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Il cane starnutisce dopo aver mangiato le crocchette: cosa significa e quando preoccuparsi

giovedì, 05 Febbraio 2026 by Gruppo Nutravet
Il cane starnutisce dopo le crocchette

Può capitare di osservare il cane che, subito dopo aver finito la ciotola di crocchette, inizia a starnutire. A volte si tratta di uno starnuto isolato, altre volte di una serie più insistente. Questo comportamento può lasciare perplessi molti proprietari di cane e gatto, ma nella maggior parte dei casi ha spiegazioni piuttosto semplici. Vediamo insieme perché succede e quando è il caso di approfondire.

Polvere nelle crocchette: una causa molto comune

Uno dei motivi più frequenti per cui il cane starnutisce dopo aver mangiato crocchette è la presenza di polvere all’interno del sacco. Durante le fasi di produzione, trasporto e stoccaggio, le crocchette possono rompersi parzialmente. Questi frammenti, urtandosi tra loro, finiscono per ridursi in particelle sempre più piccole, fino a diventare vera e propria polvere.

Una volta arrivato a casa, il sacco resta fermo per giorni o settimane. Con il tempo, le particelle più leggere si depositano sul fondo, motivo per cui il problema tende a comparire più spesso quando il sacco sta per finire. Non è raro, infatti, che il cane mangi tranquillamente all’inizio e inizi a starnutire solo negli ultimi pasti.

Il passaggio del cibo tra bocca e vie respiratorie

Il cane starnutisce dopo le crocchette

Quando il cane mastica e deglutisce, il cibo passa dalla bocca al rinofaringe, una zona di passaggio che comunica sia con l’esofago sia con le vie aeree superiori. Se il cane aspira accidentalmente della polvere o piccoli frammenti di crocchette, queste particelle possono risalire verso il naso invece di scendere correttamente.

Il risultato è uno o più starnuti, che hanno lo scopo di liberare le narici. Questo meccanismo è simile a quello che può capitare anche alle persone quando mangiano troppo velocemente e “vanno di traverso”.

Mangiare troppo in fretta peggiora la situazione

Il cane che divora le crocchette senza masticare bene è più esposto a questo tipo di episodio. Quando mangia con voracità, coordina peggio respirazione e deglutizione, aumentando il rischio che polvere e frammenti finiscano nelle cavità nasali. In questi casi gli starnuti possono essere ripetuti e accompagnati da un evidente fastidio.

Attenzione alle razze brachicefale

Alcuni cani sono più predisposti di altri. Le razze brachicefale, che hanno un muso corto e vie respiratorie superiori più strette, possono starnutire più facilmente dopo aver mangiato crocchette. In questi soggetti, la conformazione anatomica rende più difficoltoso il corretto passaggio del cibo e dell’aria, favorendo non solo gli starnuti, ma anche episodi di rigurgito.

Possibili reazioni avverse al cibo

In alcuni casi, lo starnuto dopo il pasto non è legato solo alla polvere. Alcuni cani possono sviluppare reazioni avverse a specifici ingredienti. Senza entrare in definizioni troppo tecniche, è possibile che il cibo scateni una risposta locale del sistema immunitario, con irritazione delle mucose nasali e conseguenti starnuti.

Quando questa è la causa, spesso non si osservano solo starnuti, ma anche altri segnali, come disturbi gastrointestinali o malessere generale.

Cosa può fare il proprietario

La prima cosa da osservare è la frequenza del problema. Il cane starnutisce sempre o solo quando il sacco di crocchette è quasi vuoto? Cambiando alimento o passando temporaneamente al cibo umido, il sintomo scompare? Sono presenti altri disturbi oltre agli starnuti?

Raccogliere queste informazioni è fondamentale. Una volta fatto, è consigliabile confrontarsi con il medico veterinario di fiducia, che potrà valutare se si tratta di un semplice fastidio legato alla polvere o se è necessario approfondire con esami e cambi alimentari mirati.

Capire perché il cane starnutisce dopo aver mangiato crocchette aiuta a intervenire nel modo giusto e a garantire benessere e tranquillità, sia al cane sia al gatto che condivide la casa.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cane con diabete e alimentazione: cosa sapere davvero

giovedì, 22 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Cane con diabete e alimentazione

Quando a un cane viene diagnosticato il diabete, è normale sentirsi spaesati. È una patologia che cambia le abitudini quotidiane e richiede attenzione costante, non solo per quanto riguarda la terapia insulinica, ma anche per l’alimentazione. Anche se il cibo, nel cane, non ha lo stesso peso che ha nel gatto nella gestione del diabete, rimane comunque un tassello fondamentale.

Vediamo quindi come orientarsi tra cosa dare, cosa evitare e come organizzare i pasti di un cane diabetico.

Cos’è il diabete nel cane e come si manifesta

Nel cane il diabete è spesso di origine autoimmune oppure può comparire come conseguenza di una pancreatite acuta. In entrambi i casi il risultato è simile: il cane non produce più insulina a sufficienza, l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule.

I sintomi più comuni sono dimagrimento, aumento marcato della fame e della sete e una produzione di urina molto abbondante. A volte questi segnali compaiono gradualmente, altre volte diventano evidenti nel giro di pochi giorni. Alla visita veterinaria si riscontrano glicemia persistentemente elevata e presenza di glucosio nelle urine.

Una volta fatta la diagnosi, nel cane si imposta sempre una terapia insulinica, che va seguita con grande precisione.

Perché l’alimentazione è importante (anche se non è tutto)

Cane con diabete e alimentazione

Nel cane, a differenza del gatto, l’alimentazione non è lo strumento principale per abbassare la glicemia: questo compito spetta all’insulina. Tuttavia il cibo ha un ruolo chiave nel rendere stabile la terapia, evitando picchi glicemici imprevedibili.

Dopo la diagnosi, è fondamentale che il cane mangi sempre lo stesso alimento, nella stessa quantità e agli stessi orari. Questo aiuta il medico veterinario a calibrare correttamente la dose di insulina, soprattutto nelle prime settimane, quando si cercano gli equilibri giusti.

Cosa può mangiare un cane diabetico

Molto spesso il veterinario consiglia un alimento commerciale specifico per il diabete, ma non è una regola assoluta. Se il cane soffre anche di altre patologie (per esempio intestinali o pancreatiche), può essere più utile scegliere un cibo mirato a quel problema e lasciare che sia l’insulina a gestire la glicemia.

La regola d’oro è una sola: il cane deve mangiare esclusivamente ciò che è stato prescritto. Niente extra, niente assaggi “perché ha fame”.

Solo quando la glicemia è stabile, il peso è tornato nella norma e i sintomi sono sotto controllo, si può valutare — sempre con il veterinario — l’introduzione di piccolissimi extra a basso impatto glicemico: carne essiccata semplice, yogurt bianco senza zucchero, oppure qualche verdura cruda come carota, finocchio o sedano. La frutta, invece, è generalmente da limitare o evitare.

Cosa non dare mai a un cane diabetico

Nei primi periodi della malattia, qualsiasi extra è da evitare. Anche in seguito, restano vietati tutti i cibi che possono far salire rapidamente la glicemia.

Da evitare in particolare:

  • zucchero e miele (se non in caso di ipoglicemia su indicazione veterinaria)
  • frutta molto zuccherina
  • biscotti e snack con farine o amidi
  • prodotti con sciroppo di glucosio
  • pane, pasta e cereali
  • farmaci in forma di sciroppo

Anche piccoli “sgarri” possono avere conseguenze importanti.

Dieta casalinga per il cane diabetico: è possibile?

Sì, l’alimentazione casalinga è una valida opzione, se formulata correttamente. Permette di adattare la dieta non solo al diabete, ma anche ad eventuali altre patologie e ai gusti del cane.

In linea generale, una dieta casalinga per cane diabetico è:

  • a basso indice glicemico
  • ricca di proteine animali (carne, pesce, uova)
  • con grassi modulati in base al soggetto
  • sempre accompagnata da verdure, utili anche per la salute intestinale
  • integrata con Omega-3, per contrastare l’infiammazione sistemica spesso associata al diabete

Naturalmente, una dieta di questo tipo deve essere formulata da un professionista, per evitare carenze o squilibri.

In conclusione

Gestire un cane con diabete richiede costanza, precisione e collaborazione stretta con il medico veterinario. L’alimentazione da sola non cura la malattia, ma fa la differenza nel mantenere stabile la terapia insulinica e nel migliorare la qualità di vita del cane.
Routine, coerenza e scelte consapevoli sono gli strumenti più efficaci che abbiamo a disposizione.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Lettiera del gatto per il cane: perché è così irresistibile?

giovedì, 08 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Lettiera del gatto per il cane

Chi vive con un cane e un gatto lo sa: uno dei comportamenti più difficili da tollerare è il cane che va a “fare visita” alla lettiera del gatto. Non si tratta solo di una questione di disgusto, ma di un comportamento che può avere conseguenze anche serie sulla salute del cane. Capire perché la lettiera del gatto risulti così attraente è il primo passo per affrontare il problema in modo corretto.

Convivenza cane e gatto: quando nasce il problema

Quando cane e gatto condividono gli spazi, possono comparire comportamenti spiacevoli che non sempre sono facili da interpretare. Il cane che mangia la lettiera del gatto è uno di questi. Le motivazioni non sono mai univoche: spesso entrano in gioco più fattori insieme, come fame, noia, problemi intestinali o semplicemente la scoperta di qualcosa che il cane considera buono.

Perché le feci del gatto piacciono al cane

Il primo motivo è piuttosto semplice, anche se poco piacevole: al cane le feci del gatto spesso piacciono. Questo dipende dal fatto che il cibo per gatto è più ricco di grassi rispetto a quello per cane. Una parte di questi grassi non viene completamente digerita e finisce nelle feci, rendendole molto appetibili per il cane. In questi casi, la lettiera viene ingerita come “effetto collaterale” mentre il cane cerca le feci.

Fame reale o percepita

Un’altra causa frequente è la fame. Cani messi a dieta, con accesso limitato al cibo o con patologie che aumentano l’appetito, come diabete mellito, ipotiroidismo o dopo la castrazione, possono iniziare a cercare cibo ovunque. In queste situazioni il cane può rivolgere l’attenzione anche verso ciò che noi non consideriamo cibo, come feci e lettiera del gatto.

Quando il cane mangia proprio la lettiera

Lettiera del gatto per il cane

Diverso è il caso in cui il cane mangia la lettiera in sé, a volte anche quando è pulita. Qui non siamo più di fronte solo a un comportamento legato al gusto. Se la lettiera è minerale o in silicio, quindi composta da materiale non commestibile, si entra nel campo della pica, cioè l’ingestione di oggetti non alimentari. Questo comportamento è sempre anomalo e indica un problema di fondo, che può essere comportamentale, gastroenterico o una combinazione delle due cose.

Noia, ansia e intestino

Un cane che ingerisce materiale non alimentare può farlo per noia, ansia o mancanza di autocontrollo. In altri casi può esserci un’infiammazione intestinale sottostante che spinge il cane a cercare sollievo attraverso l’ingestione di sostanze insolite. Capire quale sia la causa reale richiede il supporto di un medico veterinario esperto in comportamento, l’unico in grado di escludere problemi organici e impostare un percorso adeguato.

Il caso delle lettiere vegetali

Alcuni cani mostrano interesse solo per lettiere a base di mais o altri materiali vegetali. Anche se non sono veri alimenti, queste fibre possono essere ingerite volontariamente dal cane nel tentativo di alleviare un malessere intestinale. Anche in questo caso, però, la componente ansiosa e il legame tra intestino e cervello giocano un ruolo importante, e il problema non va banalizzato.

Le conseguenze per la salute del cane

Mangiare la lettiera del gatto non è solo sgradevole. Le conseguenze possono andare dall’alito cattivo e vomito fino a problemi molto più seri. Una delle complicazioni più frequenti è la trasmissione di parassiti intestinali. Alcuni parassiti possono passare dal gatto al cane, come il Toxoplasma gondii, che nel cane può causare anche sintomi neurologici importanti.
Un altro rischio è l’occlusione intestinale: sia le lettiere minerali sia quelle vegetali possono formare boli che l’intestino non riesce a spingere avanti, rendendo necessario, nei casi più gravi, un intervento chirurgico.

Cosa fare nel breve termine

Nel breve periodo è fondamentale impedire al cane l’accesso alla lettiera del gatto. Una soluzione pratica è mettere la lettiera in una zona a cui il cane non ha accesso, per esempio un balconcino con la gattaiola o un bagno con la gattaiola. È comunque indispensabile pulirla ogni giorno, perché l’accumulo di odore di ammoniaca può spingere il gatto a non usarla.

Cosa fare nel lungo termine

Nel lungo periodo è necessario lavorare sulle cause profonde del comportamento. Se c’è un problema metabolico, gastroenterico o comportamentale, va identificato e trattato per tempo. Ignorare il problema significa rischiare che si aggravi, con conseguenze sempre più difficili da gestire per il cane e per la convivenza con il gatto.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Problemi digestivi del cane: come riconoscerli e interpretarli

giovedì, 01 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Problemi digestivi del cane

I problemi digestivi nel cane sono sempre più comuni e spesso vengono sottovalutati. Capita di pensare che vomitare ogni tanto o avere feci molli sia “normale”, soprattutto se succede a tanti cani. In realtà non è così. L’apparato digerente del cane manda segnali chiari quando qualcosa non funziona, e imparare a leggerli è fondamentale. Questo articolo è pensato per chi vive con cane e gatto, perché anche se qui ci concentriamo sul cane, l’attenzione all’apparato digerente dovrebbe essere una buona abitudine per entrambi.

Quando parlare davvero di problemi digestivi

Un episodio isolato può capitare, ma quando un sintomo si ripete nel tempo non va ignorato. In generale, se uno o più disturbi digestivi compaiono anche solo in modo intermittente, ma più di una volta a settimana per almeno tre settimane, è corretto parlare di un problema digestivo. Nella maggior parte dei casi, questi segnali sono l’espressione di una infiammazione intestinale cronica, oggi definita più correttamente come enteropatia cronica.

Vomito: non solo una questione di stomaco vuoto

Il vomito è uno dei segnali più frequenti. Può avvenire a stomaco pieno, a stomaco vuoto, subito dopo mangiato oppure dopo aver ingerito erba. Il classico vomito giallo, biliare, è molto comune nei cani che restano a digiuno per molte ore. Anche se è diffuso, non deve essere considerato normale. Un vomito che si ripresenta con regolarità è sempre un campanello d’allarme.

Diarrea: attenzione a consistenza e frequenza

Problemi digestivi del cane

Spesso si parla di diarrea solo quando le feci sono liquide, ma la definizione è più ampia. Feci molli, non raccoglibili, o un aumento della frequenza di defecazione oltre le tre volte al giorno rientrano già nella diarrea. Un cane che defeca cinque volte al giorno, anche con feci formate, può avere una diarrea cronica. Osservare le feci è utile perché può dare indicazioni su quale tratto dell’intestino è coinvolto, anche se non sostituisce gli esami diagnostici.

Costipazione: meno comune, ma possibile

La costipazione è meno frequente nel cane rispetto al gatto, ma può comunque comparire. Si parla di costipazione quando il cane defeca meno di una volta al giorno. Anche questo può essere un segnale di infiammazione intestinale, ma è importante escludere altre cause, come problemi prostatici nei maschi o disturbi delle sacche perianali.

Colite: il muco come segnale chiave

La presenza di muco nelle feci è uno dei segni più tipici di colite, cioè infiammazione dell’intestino crasso. Spesso è accompagnata da urgenza di defecazione e da un aumento della frequenza. I cani che defecano più di quattro volte al giorno rientrano spesso in questo quadro. In alcune razze la colite può essere particolarmente seria, ma può colpire qualsiasi cane.

Dolore addominale: il sintomo che passa inosservato

Le coliche sono tra i segnali più difficili da riconoscere. Non sempre si accompagnano a diarrea o vomito. A volte l’unico indizio è un cane che si isola, si nasconde o appare infastidito dopo mangiato. In altri casi si possono sentire borborigmi, i classici rumori intestinali, o osservare veri e propri spasmi addominali.

Disoressia: quando il cane mangia senza entusiasmo

La disappetenza è probabilmente il sintomo più sottovalutato. Un cane che non mangia con gusto tutti i pasti, soprattutto al mattino, va osservato con attenzione. In alcune taglie e razze può essere l’unico segnale di un problema intestinale cronico, anche in assenza di altri disturbi evidenti.

Cosa fare se sospetti problemi digestivi

Il primo passo è riconoscere che il problema esiste. Se i sintomi si ripetono, è importante rivolgersi al medico veterinario per una visita e alcuni esami di base, come analisi delle feci o del sangue. Se questi non chiariscono la situazione e i disturbi persistono, soprattutto nei cani giovani, può essere utile il consulto con un veterinario gastroenterologo.

Come aiutare concretamente il cane

Nei momenti acuti può essere necessario un supporto farmacologico, come antiemetici o astringenti, e in alcuni casi fluidoterapia. Gli antibiotici, salvo situazioni specifiche, non sono la soluzione ideale nel lungo periodo. Spesso il vero punto di svolta è la dieta, che deve essere personalizzata: alcuni cani necessitano di meno grassi, altri di più fibre o di fonti proteiche specifiche. Nei casi più complessi può essere indicata un’endoscopia con biopsia, uno strumento diagnostico prezioso.

Riconoscere i problemi digestivi del cane richiede osservazione, pazienza e collaborazione con il medico veterinario. I miglioramenti possono essere graduali, ma con il percorso giusto il benessere a lungo termine è un obiettivo realistico.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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I cibi che i cani preferiscono: come orientarsi tra gusti, abitudini e buon senso

giovedì, 18 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
I cibi che i cani preferiscono

Chi vive con un cane lo sa bene: davanti al cibo l’entusiasmo non manca quasi mai. Questo però non significa che tutti gli alimenti suscitino la stessa reazione. Con il tempo impariamo a riconoscere quali profumi fanno davvero “scattare” il cane e quali invece vengono accettati senza particolare trasporto. Capire cosa piace di più al cane è utile non solo per viziarlo ogni tanto, ma anche per scegliere premi, extra e integrazioni in modo consapevole. L’articolo è pensato per proprietari di cane e gatto, perché spesso in casa la gestione del cibo riguarda entrambi, anche se con esigenze molto diverse.

Come si capisce cosa piace davvero al cane

Il cane tende ad assaggiare quasi tutto, ma ci sono segnali chiari: agitazione quando sente un odore specifico, attenzione improvvisa verso la cucina, ricerca insistente di quel cibo. Ogni cane ha preferenze personali, ma esistono categorie di alimenti che risultano più appetibili in generale. Di solito vincono i cibi ricchi di proteine e grassi, ma anche sapori salati e leggermente dolci sono molto graditi.

Carne: il grande classico

La carne è in assoluto tra i cibi più amati. Il cane è un carnivoro con una buona capacità di adattamento e reagisce in modo molto positivo alla presenza di carne nella ciotola. Manzo, maiale ben cotto, pollo e tacchino sono tra le scelte più apprezzate. È fondamentale ricordare che la carne di maiale deve essere sempre cotta completamente, mentre le altre carni possono essere crude solo all’interno di diete formulate da un professionista. Se usata come extra, meglio una cottura semplice e senza condimenti, evitando ingredienti tossici come aglio e cipolla.

Formaggio: irresistibile, ma con moderazione

Molti cani mostrano un vero entusiasmo per il formaggio. Il motivo è probabilmente legato al contenuto di grassi e all’odore intenso. Il formaggio può essere usato come premio occasionale, scegliendo varietà stagionate e a pasta dura, in quantità molto ridotte. I formaggi freschi sono più ricchi di lattosio e possono causare disturbi intestinali. Da evitare completamente quelli con muffe.

Dolci: piacciono, ma sono da evitare

Anche se il cane può sembrare entusiasta davanti a biscotti e cornetti, i dolci non sono adatti. Apportano zuccheri e grassi in eccesso e possono creare sbalzi glicemici poco salutari. Alcuni ingredienti, come cioccolato e uvetta, sono addirittura tossici. Se si vuole condividere un momento come la colazione, meglio scegliere alternative più idonee, come piccoli snack proteici o yogurt naturale.

Frattaglie: gusto intenso e valore nutrizionale

I cibi che i cani preferiscono

Fegato e cuore sono spesso molto graditi, anche se poco presenti nelle abitudini quotidiane. Oltre al sapore deciso, apportano vitamine importanti. Proprio per questo devono essere dosate con attenzione, soprattutto il fegato. Le regole di preparazione sono simili a quelle della carne, facendo attenzione a non eccedere.

Pane: tradizione da rivedere

Il pane è stato a lungo considerato adatto al cane, ma oggi se ne riconoscono i limiti. È calorico, povero di nutrienti utili e ricco di glutine. Può essere offerto solo saltuariamente e in piccole quantità, soprattutto se il cane mostra sensibilità digestive.

Yogurt, frutta e verdura

Alcuni cani apprezzano alimenti considerati “insospettabili”. Lo yogurt naturale, senza zuccheri, può risultare gradevole per il sapore leggermente acidulo. La frutta piace per il contenuto zuccherino, ma va limitata e mai data ogni giorno; l’uva resta sempre vietata. La verdura, esclusi gli ortaggi tossici o crudi problematici, può essere proposta soprattutto a cani senza disturbi intestinali, spesso cruda per la sua croccantezza.

Conclusione

Conoscere i cibi che il cane preferisce aiuta a migliorare il rapporto quotidiano e a gestire meglio premi ed extra. Il gusto è importante, ma deve sempre andare di pari passo con la salute, ricordando che ciò che piace non è sempre ciò che fa bene

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cane e odori: quali proprio non sopporta?

giovedì, 04 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cane e odori: quali proprio non sopporta?

Chi vive con un cane lo sa bene: il naso è il suo strumento principale per interpretare il mondo. L’olfatto gli racconta chi è passato, cosa sta succedendo e perfino se un alimento è interessante oppure no. Ma se è vero che il cane percepisce odori che noi nemmeno notiamo, è altrettanto vero che alcuni profumi gli risultano davvero insopportabili.
In questo articolo vediamo perché il cane detesta certi odori e quali sono quelli più comunemente sgraditi.

Perché l’olfatto del cane è così sensibile?

Il cane è un animale macrosmatico, cioè dotato di un olfatto estremamente sviluppato. L’essere umano, al contrario, è microsmatico, e questo dipende dall’evoluzione delle due specie. Per un predatore l’olfatto è sempre stato essenziale: doveva individuare la preda e seguirne le tracce, molto prima di assaggiarla. Per noi, invece, il gusto è sempre stato più utile per evitare cibi potenzialmente tossici.

Il meccanismo dell’olfatto nel cane è affascinante: quando respira, le molecole presenti nell’aria raggiungono la mucosa olfattiva, ricca di cellule specializzate. Queste cellule trasformano gli stimoli chimici in impulsi elettrici che arrivano al cervello, dove vengono interpretati come odori gradevoli, neutri o sgradevoli.

E qui arriva il punto: la percezione degli odori è soggettiva. Alcuni cani detestano un’essenza che altri tollerano, o addirittura apprezzano. Ma ci sono odori che, per motivi biologici o evolutivi, risultano fastidiosi per la maggior parte dei cani.

Odori sgraditi al cane: quali sono e perché

Cane e odori: quali proprio non sopporta?

Agrumi

Il profumo di limone, arancia, mandarino, pompelmo e altri agrumi è generalmente percepito come troppo pungente. Il problema non è la polpa, quanto gli oli essenziali contenuti nella buccia. Non sono tossici, ma possono risultare davvero invadenti per il cane.
Se il cane si allontana quando sbucciate un’arancia, è semplicemente questione di gusto.

Menta ed erbe “rinfrescanti”

La menta, insieme a piante come eucalipto, timo e altre erbe balsamiche, tende a essere poco tollerata. Ciò che per noi è una piacevole sensazione di freschezza, per il cane può risultare eccessivamente intenso.
Tuttavia, alcuni snack per cani contengono menta o eucalipto: dipende sempre dalla sensibilità del singolo individuo.

Aceto

L’odore dell’aceto è spesso sgradito e per questo alcune persone lo usano come deterrente.
Curiosamente, l’acido acetico potrebbe avere effetti benefici sull’intestino del cane, ma nella realtà è difficilissimo sfruttarlo perché a molti cani il suo aroma proprio non piace.
Non è un rifiuto universale, però: alcuni cani ne sono addirittura attratti.

Odori “acidi” (frutta acerba)

Molti cani non gradiscono la frutta acerba, più ricca di molecole acide. Gli agrumi rientrano in questa categoria, ma anche mele verdi non mature o altri frutti possono risultare poco appetibili.
Resta comunque una risposta soggettiva: alcuni cani adorano il gusto acidulo.

Oli essenziali

Gli oli essenziali, anche quelli che a noi sembrano delicati come la lavanda, sono spesso troppo concentrati per il cane. Il loro aroma può essere percepito come eccessivo, soprattutto in ambienti chiusi.
Utilizzarli in casa significa farlo con attenzione e, se possibile, offrire al cane la possibilità di allontanarsi.

Profumi, spray e candele aromatiche

Profumatori per ambienti, deodoranti spray, candele e diffusori possono essere davvero pesanti per il cane.
A differenza della vista, l’olfatto non si può “spegnere”: se un odore è presente nell’ambiente, il cane lo percepisce continuamente. Anche se nel tempo ci abituiamo a un certo profumo, lui potrebbe invece continuare a trovarlo disturbante.
È buona norma lasciare almeno una stanza “neutra”, senza profumi intensi.

Alcol

L’odore dell’alcol è pungente e il cane lo percepisce come potenzialmente tossico. E infatti l’alcol è dannoso se ingerito.
Attenzione però: l’odore di frutta in fermentazione contiene note alcoliche mescolate a sentori dolci. Alcuni cani – tratti in inganno dal profumo zuccherino – potrebbero avvicinarsi con curiosità, correndo un rischio reale.

Cloro e ammoniaca

Prodotti per la pulizia che contengono cloro o ammoniaca risultano irritanti non solo per il cane ma anche per noi.
Queste molecole attivano recettori del dolore, non quelli dell’olfatto. Ecco perché un cane può scappare subito quando si usa candeggina o un detergente molto aggressivo.
Meglio tenere il cane lontano da queste sostanze e areare bene la casa.

Conclusione

L’olfatto del cane è un universo complesso e affascinante, molto più sensibile del nostro. Capire quali odori gli risultano sgradevoli permette di rispettare il suo benessere, evitare stress inutili e rendere la casa un ambiente più accogliente anche per lui.
E ricordiamoci sempre: ogni cane ha preferenze personali. Alcuni odori sono comunemente sgraditi, altri sono semplicemente una questione di… naso!

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e dolci: cosa sapere davvero prima di condividere uno spuntino

giovedì, 27 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cani e dolci

Quando viviamo con un cane o un gatto è normale voler condividere momenti belli… e spesso anche qualche boccone goloso. Ma quando si parla di dolci, ci si apre un mondo che merita qualche chiarimento. Molti proprietari chiedono: “Il cane può mangiare dolci?”. La domanda sembra semplice, ma in realtà nasconde diverse sfumature. È importante capire se si parla di “digerire” un alimento o se quel cibo può davvero essere “adatto” al cane. E, soprattutto, bisogna distinguere tra dolci che possono essere pericolosi subito e quelli che possono causare danni nel tempo.

I dolci davvero pericolosi: quelli da evitare sempre

Partiamo dal punto più importante: esistono dolci che non dovrebbero mai essere dati a un cane, perché possono causare tossicità acuta.

  • Cioccolato (soprattutto fondente, ma anche quello al latte in dosi elevate): contiene sostanze che possono provocare problemi cardiaci e neurologici anche seri. Se un cane mangia cioccolato, la cosa migliore è contattare immediatamente il veterinario.
  • Impasti crudi in lievitazione (per esempio quelli di panettone, pandoro o altri dolci fatti in casa): l’impasto può continuare a fermentare nello stomaco e generare situazioni molto pericolose. Anche qui, niente attese: serve l’intervento del veterinario.
  • Dolci con dolcificanti artificiali, come lo xilitolo: per il cane possono essere tossici anche in piccole quantità e provocare gravi problemi metabolici.

Questi sono i casi in cui il “dolcetto” può letteralmente trasformarsi in un “brutto scherzetto”.

E gli altri dolci? Il vero significato di “può mangiarli”

Cani e dolci

Quando diciamo che un cane “può mangiare” un dolce, spesso intendiamo che riesce a digerirlo. Il cane ha una certa capacità di metabolizzare zuccheri e farine, abbastanza per non avere reazioni immediate se capita di assaggiare un biscotto o un pezzetto di brioche. E infatti molti proprietari dicono: “Gli do un pezzettino ogni giorno e non gli succede niente”.

Il punto, però, non è ciò che accade nell’immediato, ma gli effetti nel lungo periodo.

I dolci, consumati regolarmente, possono:

  • aumentare la produzione di insulina;
  • favorire obesità e diabete;
  • alterare il microbiota intestinale, provocando più fermentazioni;
  • aumentare il rischio di pancreatite e infiammazioni intestinali croniche.

Anche piccole porzioni quotidiane, come mezza fetta biscottata con marmellata o un biscotto a colazione, possono diventare un problema nel tempo.

Cosa fare se il cane mangia un dolce

Il primo passo è capire quale dolce ha mangiato.

  • Se contiene cioccolato, dolcificanti artificiali o se si tratta di impasto crudo, la scelta migliore è contattare il veterinario, senza tentare calcoli “fai da te” sulla dose tossica. Meglio una telefonata in più che un rischio inutile.
  • Se invece si tratta di un biscotto semplice con zucchero o miele, una volta sola non è un problema, purché il cane sia sano e non abbia patologie pregresse.

Il vero rischio arriva con la frequenza, non con l’episodio isolato.

Quindi… i cani possono mangiare dolci?

Sì, nel senso che possono digerirli. Ma questo non significa che facciano bene. Nel lungo periodo i dolci possono compromettere salute metabolica, dentale e intestinale. Il cane, in fondo, è un carnivoro: i dolci non fanno parte della sua alimentazione naturale, e inserirli nella routine non è una buona idea.

Meglio optare per premi davvero adatti a lui e lasciare i dolci… a chi li sa gestire. Noi.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

giovedì, 20 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

Siamo abituati a usare cipolla e aglio in quasi tutti i nostri piatti, ma lo sapevi che per il tuo cane o gatto possono essere tossici anche in piccole quantità?
Oggi facciamo chiarezza su questi ingredienti tanto comuni quanto insidiosi per i nostri amici a quattro zampe.

Perché sono pericolosi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina appartengono tutti al genere Allium.
Sono ricchi di composti solforati, le stesse sostanze che danno loro il caratteristico odore pungente.
Quando vengono masticati — che siano crudi, cotti o disidratati — questi composti si trasformano in molecole altamente ossidanti, capaci di danneggiare i globuli rossi e provocare una grave anemia emolitica.

E no, la cottura o la disidratazione non eliminano del tutto la tossicità!
In letteratura veterinaria sono segnalati casi di avvelenamento anche dopo l’ingestione di aglio al forno o cipolle cotte nei sughi o nei ravioli.

Quanto basta per far male

Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

La tossicità dipende dalla quantità ingerita e dalla sensibilità individuale.
Per farti un’idea: basta lo 0,5% del peso corporeo in cipolla per causare i primi sintomi.
In un gatto di 5 kg, questo significa appena 25 grammi.

I gatti sono i più sensibili per motivi genetici (la loro emoglobina è più vulnerabile).
Tra i cani, Akita, Shiba Inu e Jindo sono le razze più predisposte all’intossicazione.

I sintomi da non ignorare

I segni di intossicazione possono comparire anche dopo 1–2 giorni dall’ingestione e includono:

  • Vomito e diarrea
  • Dolore addominale e perdita di appetito
  • Mucose pallide, debolezza, respirazione affannosa
  • Urine scure (rossastre o nere) dovute alla presenza di emoglobina
  • In alcuni casi, ittero

Questi sintomi derivano dalla progressiva distruzione dei globuli rossi, che riduce l’ossigenazione dell’organismo.

Cosa fare se sospetti un’intossicazione

Contatta subito il tuo veterinario: non esistono antidoti specifici.
Se l’ingestione è recente (entro due ore), il veterinario potrà indurre il vomito per rimuovere il tossico.
In seguito, sarà necessario monitorare l’ematocrito (la concentrazione di globuli rossi) e valutare la necessità di una trasfusione nei casi più gravi.

Un curioso paradosso

Sai qual è l’aspetto più interessante?
Proprio la cipolla rossa, così pericolosa per i nostri animali, viene usata in omeopatia come rimedio per l’uomo: l’Allium cepa, preparato dalla sua tintura madre, è impiegato per alleviare starnuti, lacrimazione e congestione nasale.
Una bella dimostrazione di come — in medicina — la differenza la faccia sempre la specie (e la dose!).

In sintesi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina sono alimenti tossici per cani e gatti, anche dopo la cottura.
Meglio quindi evitare di aggiungerli alle loro ciotole o di far assaggiare cibi che li contengono, come sughi pronti o minestroni.
Basta poco per fare la differenza: un po’ di attenzione in cucina può salvare una vita.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Antiossidanti naturali per cani e gatti: un aiuto prezioso contro lo stress ossidativo

giovedì, 13 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Antiossidanti naturali per cani e gatti

Ti è mai capitato di sentire parlare di antiossidanti e chiederti se possano servire anche al tuo cane o al tuo gatto? La risposta è sì, e non solo: gli antiossidanti naturali sono fondamentali per mantenere il loro organismo in equilibrio e per prevenire numerose patologie legate all’invecchiamento o allo stress cellulare.

Cosa sono gli antiossidanti naturali

Gli antiossidanti naturali sono sostanze presenti negli alimenti e nelle piante medicinali che aiutano l’organismo a difendersi dai radicali liberi, cioè quelle molecole instabili che si formano come prodotto di scarto del metabolismo.

In condizioni normali, il corpo riesce a tenere sotto controllo questi radicali grazie ai suoi sistemi di difesa interni. Tuttavia, quando si accumulano in eccesso — ad esempio per inquinamento, stress, malattie, farmaci o intensa attività fisica — si genera una condizione chiamata stress ossidativo.

Questo squilibrio, se prolungato, può favorire invecchiamento precoce, infiammazione cronica e persino l’insorgenza di patologie degenerative.

Ecco perché fornire al cane e al gatto una buona quantità di antiossidanti naturali attraverso l’alimentazione è una scelta intelligente e preventiva.

Polifenoli: i campioni della natura

Antiossidanti naturali per cani e gatti

Tra gli antiossidanti più potenti troviamo i polifenoli, un gruppo vastissimo di molecole vegetali con effetti antinfiammatori, antitumorali e antietà.

Ne fanno parte quattro famiglie principali:

  • Flavonoidi, presenti in frutta e verdura di ogni tipo. Alcuni esempi famosi sono quercetina, esperidina e catechine, che contribuiscono a migliorare la circolazione e a proteggere le cellule dai danni ossidativi.
  • Acidi fenolici, abbondanti in frutti come mirtilli, mele, kiwi, prugne e ciliegie, ottimi anche per supportare il sistema immunitario.
  • Lignani, contenuti nei semi di lino, che oltre all’attività antiossidante aiutano a mantenere equilibrato il profilo lipidico.
  • Stilbeni, tra cui spicca il famoso resveratrolo, presente nel mirtillo rosso, noto per le sue proprietà antitumorali e cardioprotettive.

Integrare nella dieta del cane e del gatto alimenti vegetali ricchi di queste sostanze (in quantità adatte alla loro specie) può offrire un valido supporto al benessere generale.

Carotenoidi: il colore che protegge

Hai mai notato che frutta e verdura colorate sono spesso sinonimo di salute? Il merito è dei carotenoidi, pigmenti naturali con un forte potere antiossidante.

Appartengono a questo gruppo molecole come β-carotene, licopene, luteina e zeaxantina.
Si trovano soprattutto nelle piante verdi scure, nei frutti e ortaggi di colore giallo, arancio o rosso: carote, zucca, mango, spinaci e broccoli, solo per citarne alcuni.

Un aspetto interessante è che i carotenoidi sono liposolubili, quindi il loro assorbimento migliora se vengono somministrati insieme a piccole quantità di grassi o oli.

Nel cane e nel gatto, i carotenoidi supportano la funzione visiva, il sistema immunitario e contribuiscono alla protezione delle cellule nervose.

Vitamina C e vitamina E: alleate quotidiane

Tra gli antiossidanti naturali più noti, vitamina C e vitamina E meritano una menzione speciale.

La vitamina C, contenuta in frutta come arance, kiwi e fragole e in verdure come broccoli e spinaci, è un potente antiossidante idrosolubile. Aiuta a neutralizzare i radicali liberi, favorisce la sintesi del collagene e rafforza le difese immunitarie.

La vitamina E, invece, è liposolubile e agisce soprattutto a livello delle membrane cellulari, prevenendo i danni da ossidazione dei grassi. Si trova in oli vegetali (soia, mais, girasole) e in frutti oleosi come le noci.

Un apporto adeguato di queste due vitamine nella dieta del cane e del gatto aiuta a mantenere in salute pelle, muscoli e sistema nervoso, oltre a contribuire alla prevenzione di molte malattie infiammatorie croniche.

Come sostenere il cane e il gatto con gli antiossidanti naturali

Non serve ricorrere a integratori costosi o “miracolosi”: la prima fonte di antiossidanti naturali è una dieta equilibrata e varia, basata su ingredienti di qualità e con una quota vegetale calibrata sulle esigenze della specie.

Per il cane, che ha una dieta più flessibile, l’introduzione di piccole quantità di frutta e verdura ricche di antiossidanti (come mirtilli, carote, spinaci o zucca) può essere utile, sempre sotto consiglio del veterinario.
Nel gatto, invece, essendo un carnivoro stretto, è bene che eventuali integrazioni vegetali siano mirate e controllate, oppure fornite tramite formulazioni nutrizionali specifiche.

Anche alcune erbe officinali e fitoterapici veterinari possono essere utilizzati per potenziare la barriera antiossidante, ma sempre con la supervisione del medico veterinario nutrizionista.

In sintesi

Gli antiossidanti naturali rappresentano una risorsa preziosa per la salute di cane e gatto: aiutano a contrastare i radicali liberi, rallentano i processi di invecchiamento cellulare e sostengono l’organismo nei momenti di stress o malattia.

La natura offre già tutto ciò che serve, basta saperlo utilizzare nel modo giusto: frutta, verdura, oli vegetali e piante ricche di principi attivi sono strumenti semplici ma efficaci per mantenere i nostri animali in forma più a lungo.

E ricordiamoci sempre che una buona alimentazione è la prima medicina — per noi, ma anche per loro.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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