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Snack per i denti del gatto: funzionano davvero?

giovedì, 30 Aprile 2026 by Gruppo Nutravet
Snack per i denti del gatto

Quando si parla di salute del gatto, spesso ci si concentra su alimentazione e controlli veterinari, ma si tende a trascurare un aspetto fondamentale: l’igiene dentale. Eppure, denti e gengive in salute non servono solo a evitare l’alito cattivo, ma sono strettamente collegati al benessere generale del gatto.

Molti proprietari si chiedono: gli snack per i denti del gatto possono davvero aiutare? La risposta è sì, ma con alcune precisazioni importanti.

Perché è così importante la salute dentale nel gatto

Snack per i denti del gatto

La bocca del gatto è un ambiente in cui si forma facilmente placca batterica. Con il tempo, se non rimossa, questa placca si indurisce e diventa tartaro, molto più difficile da eliminare.

Questo processo può portare a:

  • gengiviti
  • infezioni
  • dolore durante la masticazione

Ma non solo. Diversi studi hanno evidenziato come problemi dentali cronici possano essere associati anche a patologie più serie, come disturbi cardiaci e renali.

Per questo motivo, mantenere puliti i denti del gatto è tutt’altro che un dettaglio.

Spazzolare i denti del gatto: utile ma non sempre semplice

La soluzione più efficace per prevenire la formazione del tartaro è intervenire sulla placca, prima che si indurisca. In teoria, lo strumento migliore è lo spazzolino.

Nella pratica, però, spazzolare i denti del gatto non è sempre facile. Richiede abitudine, pazienza e collaborazione, e non tutti i gatti lo accettano.

Inoltre, quando il tartaro è già presente, lo spazzolino non è più sufficiente: in questi casi è necessario l’intervento del medico veterinario con una detartrasi.

Snack dentali per il gatto: come funzionano

Ed è qui che entrano in gioco gli snack dentali. Si tratta di prodotti pensati per offrire un effetto meccanico di pulizia, grazie alla loro consistenza.

Durante la masticazione, infatti, questi snack aiutano a:

  • ridurre la placca
  • stimolare gengive e denti
  • migliorare l’igiene orale in modo semplice

Alcuni snack contengono anche ingredienti con proprietà antinfiammatorie o antisettiche, utili per supportare la salute delle gengive.

Attenzione: non sono una soluzione completa

Gli snack per i denti del gatto possono essere un valido aiuto, ma è importante non considerarli una soluzione definitiva.

Ci sono alcuni aspetti da tenere a mente:

  • Non sostituiscono la pulizia meccanica, quando possibile
  • Non sono efficaci sul tartaro già formato
  • Possono essere calorici, quindi vanno usati con moderazione

In altre parole, sono un supporto, non una cura.

Altre strategie utili per i denti del gatto

Oltre agli snack, esistono altri strumenti che possono aiutare a mantenere puliti i denti del gatto.

Ad esempio, alcuni giochi in gomma dura sono progettati per favorire la pulizia durante la masticazione, trasformando l’igiene orale in un’attività più naturale.

Anche alcune crocchette sono studiate con una consistenza tale da esercitare un’azione abrasiva sulla placca. In questi casi, è importante non aggiungere snack extra, per evitare eccessi calorici.

Un’altra possibilità, meno comune ma interessante, è la dieta cruda con ossa. La masticazione può contribuire alla pulizia dei denti, ma si tratta di una scelta che deve essere valutata con attenzione e con il supporto di un medico veterinario esperto.

In sintesi

Gli snack per i denti del gatto possono essere utili, ma solo se inseriti in un contesto più ampio.

👉 aiutano a ridurre la placca
👉 sono facili da usare
👉 piacciono al gatto

Ma:
👉 non sostituiscono le cure dentali
👉 non eliminano il tartaro
👉 vanno dosati con attenzione

La vera differenza, come sempre, la fa l’approccio generale: prevenzione, costanza e una strategia adatta al singolo gatto.

Prendersi cura dei denti del gatto significa prendersi cura della sua salute nel tempo, anche quando non sembra necessario.


Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Gatto e fragole: può mangiarle davvero?

giovedì, 23 Aprile 2026 by Gruppo Nutravet
Gatto e fragole

Le fragole sono tra i frutti più amati, soprattutto con l’arrivo della bella stagione. È quindi normale chiedersi: il gatto può mangiare le fragole? La risposta, come spesso accade in nutrizione, è “dipende”.

Partiamo da una buona notizia: le fragole non sono tossiche per il gatto. Questo significa che, in linea generale, possono essere offerte senza rischi immediati, a meno di casi particolari come allergie individuali. Tuttavia, questo non vuol dire che siano un alimento adatto o da inserire abitualmente nella dieta.

Il gatto è un carnivoro: perché è importante ricordarlo

Prima di parlare di benefici e quantità, è fondamentale tenere a mente una cosa: il gatto è un carnivoro stretto. Questo significa che il suo organismo è progettato per ricavare energia e nutrienti principalmente da alimenti di origine animale.

Per questo motivo, anche se alcuni gatti possono essere curiosi verso la frutta (fragole comprese), non è un cibo di cui hanno realmente bisogno. Anzi, spesso il gatto non mostra interesse proprio perché non percepisce il gusto dolce.

Fragole e gatto: ci sono benefici?

Gatto e fragole

Le fragole contengono diversi micronutrienti interessanti anche dal punto di vista umano. Tra questi troviamo:

  • Vitamina C, con azione antiossidante
  • Acido folico (vitamina B9)
  • Composti come flavonoidi e antocianine, associati a effetti protettivi sull’organismo

Queste sostanze contribuiscono a contrastare lo stress ossidativo e sono spesso collegate a benefici su sistema cardiovascolare e neurologico.

Detto questo, bisogna essere chiari: nel gatto questi benefici sono marginali. Le quantità che può assumere sono talmente ridotte da non avere un reale impatto sulla sua salute.

Attenzione agli zuccheri: il vero limite delle fragole

Il principale problema delle fragole nella dieta del gatto è rappresentato dagli zuccheri. Anche se non sembrano particolarmente dolci, contengono comunque una quota significativa di zuccheri semplici.

Per il gatto, che non è adattato a gestire grandi quantità di carboidrati, questo può diventare un problema. Un consumo eccessivo o frequente può contribuire a:

  • aumento di peso
  • alterazioni metaboliche
  • maggiore rischio di sviluppare diabete

Per questo motivo, le fragole devono essere considerate uno sfizio occasionale e non uno snack abituale.

Possibili controindicazioni

Oltre agli zuccheri, ci sono altri aspetti da considerare.

Le fragole possono avere un potenziale allergizzante. In alcuni gatti possono comparire reazioni come:

  • prurito o problemi cutanei
  • irritazioni a livello orale
  • disturbi gastrointestinali

Inoltre, è importante evitare completamente le fragole in alcuni casi specifici:

  • gatto sovrappeso
  • gatto con diabete
  • gatto con sospetta o nota sensibilità allergica

In queste situazioni, anche piccole quantità possono essere controproducenti.

Quante fragole può mangiare il gatto?

Se il gatto mostra interesse e non presenta controindicazioni, la quantità deve essere davvero minima.

Parliamo di un pezzettino molto piccolo, grande più o meno come un’unghia, da offrire solo occasionalmente. Non tutti i giorni, e nemmeno tutte le settimane.

È importante sottolineare che, a queste dosi, non ci sono benefici nutrizionali reali. Si tratta più che altro di una piccola concessione, se il gatto gradisce.

Conclusione

Quindi, il gatto può mangiare le fragole?
👉 Sì, ma con molte limitazioni

Non sono tossiche, ma non sono nemmeno un alimento utile nella sua dieta. Il loro contenuto di zuccheri e il rischio di reazioni avverse rendono necessario un approccio molto prudente.

Se vuoi offrire qualcosa di extra al tuo gatto, il consiglio è sempre lo stesso: meglio scegliere alimenti più adatti alla sua natura di carnivoro.

Condividere il cibo è un gesto naturale, ma quando si parla di gatto, la priorità deve restare sempre la sua salute.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Gatto e olio di fegato di merluzzo: sì o no?

giovedì, 02 Aprile 2026 by Gruppo Nutravet
Gatto e olio di fegato di merluzzo

L’olio di fegato di merluzzo è uno di quegli integratori che molti conoscono, spesso associato a benefici “generici” come pelo lucido o sistema immunitario più forte. Ma quando si parla di gatto, la domanda è sempre la stessa: ha davvero senso usarlo?

La risposta non è così semplice come un sì o un no. Dipende da quando, come e soprattutto perché viene utilizzato.

Cos’è davvero l’olio di fegato di merluzzo

Come suggerisce il nome, si tratta di un olio estratto dal fegato di pesci del genere Gadus. È un prodotto ricco di nutrienti, in particolare:

  • Acidi grassi Omega-3
  • Vitamine liposolubili (A, D ed E)
  • Alcuni microelementi, come lo iodio

In passato era molto utilizzato, soprattutto per prevenire problemi legati alla carenza di vitamina D. Oggi è tornato di moda anche nell’alimentazione del gatto, ma questo non significa automaticamente che sia sempre utile.

Quando potrebbe avere senso usarlo

Gatto e olio di fegato di merluzzo

L’olio di fegato di merluzzo può avere un ruolo solo in situazioni specifiche. Ad esempio, in caso di carenze nutrizionali, soprattutto di vitamina A o vitamina D.

Questo può succedere quando:

  • Il gatto segue una dieta casalinga non bilanciata
  • Vengono proposte diete troppo restrittive o sbilanciate

In questi casi, l’integrazione può essere presa in considerazione. Ma attenzione: non è mai una scelta da fare in autonomia.

I benefici sono davvero così evidenti?

Spesso si legge che questo olio migliora il pelo, la vista o il sistema immunitario. In parte è vero, perché contiene nutrienti utili.

Il problema è che, nella maggior parte dei casi, un gatto che segue già una dieta completa non ha bisogno di integrazioni. E aggiungere qualcosa “in più” non significa automaticamente fare meglio.

I rischi da non sottovalutare

Qui arriva il punto più importante. L’olio di fegato di merluzzo è molto ricco di vitamine A e D. Questo significa che è facile eccedere.

👉 Il rischio principale è l’ipervitaminosi, cioè un eccesso di vitamine che può avere effetti negativi anche importanti sulla salute del gatto.

Inoltre:

  • Le quantità di vitamine possono variare molto da prodotto a prodotto
  • È difficile dosarlo correttamente
  • Può contenere contaminanti come metalli pesanti, soprattutto se non è altamente purificato

Rispetto ad altri integratori, è quindi meno “controllabile”.

Possibili effetti collaterali

Se somministrato in eccesso o per periodi prolungati, l’olio di fegato di merluzzo può causare diversi disturbi:

  • Problemi digestivi (reflusso, eruttazioni, alito cattivo)
  • Feci molli
  • Difficoltà digestive in generale

Questi effetti sono abbastanza comuni, soprattutto quando il prodotto non è ben conservato o tende a irrancidire.

Quando è meglio evitarlo

Ci sono situazioni in cui è meglio non utilizzarlo:

  • Se il gatto segue già una dieta bilanciata e completa
  • In presenza di problemi di coagulazione
  • Se il gatto assume farmaci specifici

In questi casi, il rischio di creare squilibri è più alto dei possibili benefici.

Esistono alternative migliori?

Se l’obiettivo è integrare gli Omega-3, esistono soluzioni più sicure e controllabili, come gli oli di pesce purificati.

Questi prodotti contengono principalmente acidi grassi Omega-3, senza l’eccesso di vitamine liposolubili tipico dell’olio di fegato di merluzzo. Questo li rende più gestibili e, nella maggior parte dei casi, più adatti.

In conclusione

L’olio di fegato di merluzzo non è un integratore da usare “a cuor leggero” nel gatto. Può avere un senso in situazioni specifiche, ma non è indicato per un uso quotidiano o generalizzato.

Se il gatto segue già un’alimentazione completa, aggiungerlo può fare più danni che benefici.

Come sempre, il punto chiave è uno:
👉 non integrare a caso, ma valutare ogni scelta insieme al medico veterinario.

Perché anche quando si parla di integratori, l’equilibrio fa davvero la differenza.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Il gatto rovescia i croccantini: da cosa dipende?

giovedì, 19 Marzo 2026 by Gruppo Nutravet
Il gatto rovescia i croccantini

Se vivi con un gatto, è molto probabile che ti sia già capitato: metti i croccantini nella ciotola e poco dopo li trovi sparsi sul pavimento. E magari il gatto, dopo averli buttati fuori, li mangia tranquillamente da terra. Un comportamento curioso, a volte frustrante, ma che in realtà ha sempre un motivo.

Capire perché il gatto butta i croccantini fuori dalla ciotola è importante, perché spesso non si tratta di un semplice “capriccio”, ma di un segnale da non ignorare.

Gioco, noia e comportamento predatorio

Il gatto è un predatore. Anche quando vive in casa, mantiene un forte istinto di caccia. I croccantini, piccoli e leggeri, possono facilmente trasformarsi in “prede” da inseguire.

In molti casi, quindi, buttare il cibo fuori dalla ciotola è semplicemente un modo per attivare un comportamento di gioco e predazione. Questo succede soprattutto quando il gatto si annoia o ha poche occasioni di stimolo durante la giornata.

La noia, però, non va sottovalutata. Se si protrae nel tempo, può trasformarsi in una forma di disagio più profondo, portando il gatto a sviluppare comportamenti ripetitivi o poco funzionali.

Ansia e cambiamenti nell’ambiente

Il gatto rovescia i croccantini

Un altro motivo possibile è l’ansia. Il gatto è molto sensibile ai cambiamenti: un trasloco, una nuova persona in casa o anche modifiche nella routine quotidiana possono influenzare il suo comportamento.

In questi casi, buttare il cibo fuori dalla ciotola può diventare un modo per scaricare tensione o gestire uno stato emotivo alterato. Spesso questo comportamento nasce come gioco, ma con il tempo può essere associato a uno stato di agitazione.

Nausea o problemi medici

Non bisogna escludere una causa fisica. Se il gatto associa un alimento a una sensazione di malessere, può cercare di allontanarlo. Questo può tradursi proprio nel gesto di buttare i croccantini fuori dalla ciotola.

Quando dietro c’è nausea o un problema medico, possono comparire anche altri segnali come vomito, diarrea, stipsi o cambiamenti nell’appetito. Tuttavia, non sempre questi sintomi sono evidenti.

Per questo motivo, se il comportamento è frequente o improvviso, è importante confrontarsi con il medico veterinario per escludere eventuali problemi di salute.

Fatica delle vibrisse: un dettaglio spesso sottovalutato

Le vibrisse del gatto sono estremamente sensibili. Quando il gatto mangia da una ciotola troppo stretta o profonda, le vibrisse toccano continuamente i bordi, creando una sensazione fastidiosa.

Questa condizione, chiamata stress delle vibrisse, può spingere il gatto a tirare fuori il cibo per mangiarlo in una posizione più confortevole. Se il gatto butta i croccantini a terra e poi li mangia senza problemi, questa è una delle prime cause da considerare.

Semplicemente non gli piace quel cibo

I gatti possono essere molto selettivi. A volte il problema è più semplice del previsto: il gatto non gradisce quel determinato alimento.

In questo caso, buttare il cibo fuori dalla ciotola può essere un modo per rifiutarlo. Non c’è necessariamente nausea o malessere, ma solo una preferenza alimentare ben precisa.

Cosa fare se il gatto butta i croccantini fuori dalla ciotola

La prima cosa da fare è osservare il contesto. Questo comportamento è sporadico o frequente? Ci sono altri segnali associati?

Alcuni accorgimenti utili possono essere:

  • Cambiare la ciotola, scegliendone una più larga e bassa
  • Aumentare gli stimoli ambientali, con giochi e attività
  • Valutare la qualità e l’appetibilità del cibo

Se però il comportamento persiste, è importante non fermarsi ai tentativi “fai da te”. Le cause possono essere diverse e non sempre facili da distinguere.

Il supporto di un medico veterinario, meglio se esperto in comportamento, è fondamentale per capire se si tratta di un problema emotivo, medico o nutrizionale e intervenire nel modo corretto.

In conclusione

Quando il gatto butta i croccantini fuori dalla ciotola, sta comunicando qualcosa. Può essere noia, stress, fastidio fisico o semplicemente una preferenza alimentare.

Osservare, fare piccoli cambiamenti e, se necessario, chiedere aiuto sono i passi giusti per comprendere davvero questo comportamento e migliorare il benessere del gatto.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Gatto con diabete e alimentazione: cosa sapere davvero

giovedì, 29 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Gatto con diabete e alimentazione

Negli ultimi anni il diabete mellito nel gatto è diventato una diagnosi sempre più frequente, soprattutto nei gatti che vivono in casa, fanno poco movimento e tendono ad accumulare peso. A differenza del diabete del cane, che ha spesso origini diverse, quello del gatto è strettamente legato allo stile di vita e all’alimentazione. Ed è proprio qui che possiamo fare davvero la differenza.

Capire cosa mettere nella ciotola, cosa evitare e perché alcune scelte alimentari sono fondamentali è il primo passo per aiutare un gatto diabetico a stare meglio, e in alcuni casi anche a migliorare in modo sorprendente la sua condizione.

Cos’è il diabete nel gatto e come si manifesta

Il diabete mellito è una patologia metabolica in cui il gatto non riesce a gestire correttamente il glucosio nel sangue. Questo succede più spesso in gatti obesi o sovrappeso, sedentari e alimentati con diete poco adatte alla loro natura.

Uno degli aspetti che confonde molti proprietari è che il gatto diabetico, spesso inizialmente “rotondetto”, comincia a dimagrire. Questa perdita di peso non è un segnale positivo, ma uno dei campanelli d’allarme più importanti. A questo si associano altri sintomi tipici come aumento della sete, aumento della quantità di urina e fame intensa, che può arrivare a diventare quasi compulsiva.

Perché l’alimentazione è centrale nel gatto diabetico

Nel gatto il diabete non è solo una malattia da curare con i farmaci, ma una condizione in cui il cibo gioca un ruolo chiave sia nella causa che nella gestione. Il gatto è un carnivoro stretto e il suo metabolismo non è progettato per gestire grandi quantità di zuccheri.

Il glucosio, nel gatto, può diventare una vera e propria tossina metabolica. Per questo motivo un’alimentazione sbilanciata, ricca di amidi e carboidrati, può favorire l’insorgenza del diabete. La buona notizia è che intervenire precocemente sull’alimentazione può, in alcuni casi, portare anche a una remissione della malattia.

Come cambiare l’alimentazione di un gatto diabetico

La prima cosa da sapere è che ogni modifica va fatta in accordo con il medico veterinario, soprattutto se è già stata impostata una terapia insulinica. Detto questo, una regola è chiara: gli alimenti secchi commerciali vanno eliminati, perché ricchi di amido e quindi di glucosio.

La scelta deve orientarsi verso alimenti umidi, con un alto contenuto di proteine e grassi di origine animale. Questo permette di ridurre il picco glicemico dopo il pasto e di fornire energia al gatto senza sovraccaricare il metabolismo degli zuccheri.

Il gatto diabetico in terapia insulinica dovrebbe mangiare due pasti al giorno, sempre agli stessi orari e con quantità costanti. Cambiare spesso alimento o concedere extra può compromettere l’equilibrio della terapia.

Cosa dovrebbe mangiare davvero un gatto diabetico

L’alimentazione ideale di un gatto diabetico è semplice e coerente con la sua natura: proteine animali di qualità, grassi come fonte energetica e assenza totale di amidi. Questo significa niente cereali, riso, patate, zuccheri o derivati.

Piccole quantità di verdura possono essere inserite, perché la fibra aiuta a rallentare l’assorbimento dei nutrienti e a contenere il picco glicemico. Attenzione però a non esagerare: il gatto non è fatto per digerire grandi quantità di fibra.

Un dettaglio spesso sottovalutato è l’acqua. Il gatto diabetico beve molto, quindi è fondamentale lasciare sempre acqua fresca e pulita a disposizione, in più punti della casa se necessario.

Alimentazione casalinga: una grande opportunità

Nel gatto diabetico, l’alimentazione casalinga rappresenta spesso la scelta migliore. Permette infatti di controllare con precisione gli ingredienti ed evitare tutto ciò che non serve. Inoltre, paradossalmente, l’aumento dell’appetito tipico delle fasi iniziali del diabete rende spesso più semplice il cambio alimentare.

Una dieta casalinga ben formulata per il gatto diabetico è composta principalmente da carne e pesce, con una buona quota di grassi utilizzabili come fonte energetica alternativa al glucosio. A questo si aggiungono acidi grassi Omega-3, utili perché il diabete è una patologia che evolve anche grazie a uno stato infiammatorio di base.

Le verdure sono presenti in piccole quantità, mentre la frutta è completamente esclusa, anche quella meno zuccherina, perché comunque troppo ricca di zuccheri per il metabolismo del gatto.

In conclusione

Nel gatto, il diabete è una patologia complessa, ma l’alimentazione è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per gestirla. Scegliere cibi adatti, rispettare la natura carnivora del gatto e lavorare in sinergia con il medico veterinario può cambiare radicalmente la qualità di vita del gatto diabetico.

Capire cosa sapere davvero sull’alimentazione non significa fare miracoli, ma fare scelte consapevoli. E spesso, sono proprio quelle a fare la differenza.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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I gatti e il formaggio: sì, no o “solo un assaggino”?

giovedì, 15 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
I gatti e il formaggio

In Italia il formaggio è una cosa seria. Ne abbiamo di ogni tipo, consistenza e profumo, e spesso finiscono per incuriosire anche chi ci osserva dalla cucina con aria interessata. Ed è qui che nasce la classica domanda: il gatto può mangiare il formaggio?
La risposta breve è sì, ma con parecchi “ma” da tenere bene a mente. E soprattutto vale la pena chiedersi se sia davvero un alimento utile per il gatto o più che altro una nostra tentazione.

In questo articolo vediamo quali formaggi possono essere dati al gatto, quali è meglio evitare del tutto e in che quantità, tenendo conto di un aspetto fondamentale: il rapporto tra gatto e lattosio.

Il gatto ha davvero bisogno del formaggio?

Partiamo da un concetto chiave: il formaggio non è un alimento necessario nella dieta del gatto. Il gatto è un carnivoro stretto, con fabbisogni nutrizionali molto specifici che vengono soddisfatti da proteine animali, grassi e micronutrienti di origine animale.
Il formaggio non rientra in questa categoria e, nella maggior parte dei casi, è più una concessione del proprietario che una reale esigenza del gatto.

Detto questo, se ogni tanto capita di offrire un minuscolo pezzetto, non stiamo automaticamente facendo un danno, purché si scelga il tipo giusto.

Quali formaggi può mangiare il gatto (e quali no)

I gatti e il formaggio

Non tutti i formaggi sono uguali, soprattutto dal punto di vista della digestione felina.

Formaggi da evitare completamente

  • Gorgonzola, Roquefort e altri formaggi erborinati: contengono muffe che possono risultare dannose per il gatto.
  • Formaggi a crosta fiorita come Brie e Camembert: anche qui il problema sono le muffe, in particolare quelle del genere Penicillium.

Formaggi che si possono dare con molta cautela

  • Mozzarella, burrata, mozzarella di bufala e formaggi freschi a pasta filata: sono ricchi di lattosio. Se dati, devono essere in quantità minuscole, perché il rischio di diarrea è concreto.
  • Caciocavallo, fontina, asiago, pecorino e caciotte: contengono meno lattosio rispetto ai formaggi freschi, ma sono molto calorici e spesso ricchi di sale.

I più “sicuri”, sempre con moderazione

  • Parmigiano Reggiano e Grana Padano: grazie alla lunga stagionatura hanno un contenuto di lattosio molto basso e sono ricchi di nutrienti. Restano però alimenti molto calorici e ricchi di calcio, quindi da usare come eccezione.

Gatto e lattosio: una questione di età

Uno dei motivi principali per cui il formaggio va dosato con attenzione è il lattosio. Il gatto, come la maggior parte dei mammiferi, perde progressivamente la capacità di digerirlo.
La produzione dell’enzima lattasi, necessario per digerire il lattosio, è elevata nelle prime settimane di vita, quando il gattino si nutre di latte. Con la crescita, questa produzione diminuisce drasticamente.

Di fatto, il gatto adulto è poco capace di digerire il lattosio, e questo spiega perché latte e latticini possano causare feci molli o diarrea. Non è una vera e propria intolleranza “patologica”, ma una condizione fisiologica legata all’età.

Quanta quantità di formaggio può mangiare un gatto?

Qui arriviamo al punto più importante: le quantità.
I formaggi sono alimenti estremamente calorici. Per fare qualche esempio:

  • mozzarella: circa 280 kcal per 100 g
  • burrata o Parmigiano: oltre 400 kcal per 100 g

Un gatto di circa 5 kg che vive in casa consuma mediamente 180–200 kcal al giorno. Questo significa che 50 g di burrata coprirebbero già l’intero fabbisogno calorico giornaliero, con evidenti squilibri nutrizionali.

Una quantità ragionevole può essere circa 5 grammi di formaggio, non tutti i giorni, e osservando sempre la risposta intestinale del gatto.

In conclusione

Il gatto può mangiare il formaggio, ma solo come eccezione, in quantità molto ridotte e scegliendo con attenzione il tipo. Non è un alimento necessario, non migliora la dieta e, se abusato, può favorire diarrea, aumento di peso e squilibri nutrizionali.

Se il gatto mostra poco interesse, tanto meglio: significa che sta seguendo il suo istinto. E se invece ogni tanto allunga il muso verso un pezzetto di Parmigiano, ricordiamoci che la moderazione è la vera regola d’oro.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Gatti e odori: quali odiano?

giovedì, 25 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Gatti e odori

Chi vive con un gatto si accorge presto che questo animale ha un rapporto molto particolare con gli odori. Un profumo che per noi è piacevole può diventare insopportabile per il gatto, tanto da spingerlo ad allontanarsi o a evitare una stanza. Capire come funziona l’olfatto del gatto e quali odori risultano sgraditi è utile non solo per migliorare la convivenza, ma anche per evitare stress inutili. L’articolo è pensato per chi vive con cane e gatto, perché spesso in casa gli odori sono condivisi, ma percepiti in modo molto diverso.

Il ruolo dell’olfatto nel gatto

Il gatto possiede un olfatto molto più sviluppato rispetto a quello umano. È considerato, come il cane, un animale macrosmatico, cioè capace di percepire e distinguere moltissime molecole odorose. Questa abilità è legata alla sua natura di carnivoro cacciatore: l’odore è fondamentale per riconoscere il cibo, valutare l’ambiente e individuare potenziali pericoli. Rispetto al cane, però, il gatto affianca all’olfatto anche una vista molto efficiente, soprattutto nel cogliere i movimenti.

Quando una molecola odorosa entra nel naso del gatto, viene trasformata in un segnale che il cervello interpreta come gradevole o sgradevole. Da qui nasce la reazione: avvicinarsi, restare indifferente oppure allontanarsi rapidamente.

Menta e odori mentolati

Tra gli odori meno amati dai gatti troviamo quelli mentolati. Menta, eucalipto e timo hanno note molto pungenti che risultano fastidiose per il loro olfatto. Non si tratta di sostanze tossiche, ma l’intensità dell’aroma provoca una reazione di rifiuto immediata. È facile notare come il gatto si scosti di colpo se sente un odore di questo tipo. Per questo motivo, profumi per ambienti o detergenti mentolati non sono ideali in una casa con un gatto.

Agrumi

Anche gli agrumi rientrano tra gli odori poco graditi. Arancia, limone, mandarino e bergamotto emanano profumi molto intensi, soprattutto dalla buccia. Questi oli essenziali non sono tossici, ma risultano eccessivamente forti per le narici del gatto. È normale quindi che eviti zone dove sono presenti scorze o profumazioni agrumate.

Odori legati a esperienze negative

Il gatto è particolarmente bravo ad associare un odore a un’esperienza spiacevole. Questo meccanismo, noto come avversione appresa, riguarda soprattutto l’odore del cibo. Se un gatto si è sentito male dopo aver mangiato un certo alimento, anche per cause non direttamente collegate, può rifiutare quell’odore per molto tempo. Non si tratta di un comportamento razionale e non esistono scorciatoie per “convincerlo” ad accettarlo di nuovo: l’unica soluzione è aspettare.

Aceto

L’odore dell’aceto, acido e penetrante, è generalmente mal tollerato dal gatto. Non è una sostanza tossica, ma la sua intensità lo rende sgradevole. In alcuni casi, piccole quantità possono essere accettate, soprattutto se l’odore più forte ha avuto il tempo di attenuarsi. È comunque meglio usarlo con cautela, soprattutto nelle pulizie domestiche.

Profumi chimici e oli essenziali

Molti profumi per la persona o per la casa, sia naturali sia sintetici, possono risultare fastidiosi. Il gatto lo dimostra semplicemente cambiando stanza o evitando il contatto. Un buon approccio è introdurre gradualmente un nuovo profumo, osservando il comportamento del gatto e lasciandogli la possibilità di scegliere.

Alcol

L’alcol è spesso presente nei profumi e nei detergenti. Oltre a essere percepito come molto sgradevole, rappresenta anche una sostanza potenzialmente tossica per il gatto. Fortunatamente evapora in fretta, ma è bene prestare attenzione durante l’uso.

Sostanze fortemente irritanti

Ammoniaca, cloro e acidi forti hanno un odore estremamente intenso e sono tossici. Il gatto li percepisce come dolorosi già a livello olfattivo. Anche se diluiti, è sempre consigliabile tenere il gatto lontano durante l’utilizzo.

In conclusione

Il gatto vive gli odori in modo molto più intenso rispetto a noi. Rispettare questa sensibilità significa migliorare il suo benessere quotidiano e rendere la casa un ambiente più sereno, per il gatto, per il cane e anche per noi.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Gatti vegani: perché non è una buona idea

giovedì, 11 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Gatti vegani

Negli ultimi anni si è tornati a parlare di gatti vegani, complici alcuni studi rilanciati sui social e interpretati in modo un po’ troppo libero. Così molte persone hanno iniziato a chiedersi se un gatto possa vivere seguendo un’alimentazione completamente vegetale. In alcuni casi c’è addirittura chi sostiene che si possa “educare” un gatto al veganesimo.

La risposta, però, è semplice e diretta: no, il gatto non può essere vegano. Non si tratta di un’opinione, ma di un dato biologico che riguarda la sua evoluzione, la sua anatomia e la sua fisiologia.

Perché il gatto non è adatto a una dieta vegana

Il gatto discende da un predatore selvatico e, nonostante la convivenza con l’uomo, è cambiato pochissimo nel corso dei millenni. Un gatto che vive libero tende spontaneamente a cacciare e a nutrirsi come i suoi antenati. Questa attitudine alla caccia non è un dettaglio caratteriale, ma un tratto che ritroviamo nel suo corpo.

Basta guardare la bocca del nostro gatto: canini lunghi, denti appuntiti, nessuna superficie piatta adatta a triturare vegetali. È la dentatura di un carnivoro, molto più simile a quella di un cane, di un furetto o di un felino selvatico che non a quella di un animale onnivoro o erbivoro.

E la forma dei denti non è un semplice fatto estetico: è legata a funzioni precise. Un gatto concepito per catturare prede, strappare carne e frantumare ossa avrà anche un apparato digerente, un metabolismo e un fabbisogno nutrizionale coerenti con questo stile alimentare.

Cosa significa “carnivoro stretto”

Il gatto viene definito un carnivoro stretto, mentre il cane è considerato un carnivoro opportunista. Questo perché, durante la sua co-evoluzione con l’essere umano, il cane ha sviluppato una certa flessibilità nel digerire carboidrati e ingredienti vegetali. Il gatto invece no: è rimasto quasi identico ai suoi antenati.

In nutrizione si parla di idiosincrasie nutrizionali, ossia caratteristiche metaboliche determinate dall’evoluzione e non modificabili nel singolo individuo. Il gatto ne ha molte: non può sintetizzare da solo la taurina, non può trasformare la provitamina A in vitamina A attiva, non è in grado di produrre l’acido arachidonico a partire da altri grassi. Sono tutte sostanze che un carnivoro stretto ottiene naturalmente dalla carne.

Questo significa che una dieta vegetale non potrà mai essere completa senza massicce integrazioni sintetiche. E anche ammesso che si provi a compensare, il margine di errore è enorme.

Quali rischi comporta una dieta vegana per il gatto

I problemi legati a un’alimentazione vegana nel gatto sono molti e non sempre immediati da riconoscere.

1. Carenze nutrizionali
Gli alimenti vegani commerciali, secondo diversi studi, risultano spesso non bilanciati. E anche una dieta casalinga vegana presenta rischi enormi: ingredienti poveri dei nutrienti necessari e ricchi di fibra che ostacola l’assorbimento.
Le carenze più evidenti riguardano la taurina (cecità, problemi cardiaci) e gli acidi grassi essenziali (pelo opaco, pelle secca). Ma non tutte le carenze sono facili da individuare e non tutti i veterinari sono abituati a sospettarle.

2. Effetti sulla tiroide
Una dieta vegana comporta spesso un uso abbondante di soia. Questa può interferire con la tiroide del gatto, aumentando il rischio di ipertiroidismo, anche a distanza di anni.

3. Alterazioni del microbiota intestinale
Troppe fibre possono modificare pesantemente il microbiota intestinale, con conseguenze ancora poco studiate ma potenzialmente importanti.

Come dovrebbe essere la dieta corretta di un gatto

La nutrizione ideale del gatto deve sempre includere un’alta percentuale di proteine animali: carne, pesce o uova. È preferibile limitare o evitare ingredienti ricchi di amido come cereali, patate e legumi.

Le proteine animali apportano naturalmente taurina, acido arachidonico, vitamine in forma biodisponibile (come la vitamina A attiva) e altri micronutrienti indispensabili. Nei cibi commerciali la taurina può essere integrata, perché il calore dei processi produttivi tende a degradarla.

Piccole quantità di fibra vegetale possono essere utili, ma sempre in modo mirato e moderato.

Conclusione

Voler rispettare le proprie scelte etiche è comprensibile, ma non possiamo applicarle a un gatto, che non ha la fisiologia di un onnivoro. Costringerlo a un regime vegano significa esporsi al rischio di carenze, malattie anche gravi e danni permanenti.

Scegliere l’alimentazione giusta per un gatto non è solo una questione di dieta: è un atto di responsabilità verso un animale che dipende totalmente da noi e che, per natura, rimane un carnivoro a tutti gli effetti.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

giovedì, 20 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

Siamo abituati a usare cipolla e aglio in quasi tutti i nostri piatti, ma lo sapevi che per il tuo cane o gatto possono essere tossici anche in piccole quantità?
Oggi facciamo chiarezza su questi ingredienti tanto comuni quanto insidiosi per i nostri amici a quattro zampe.

Perché sono pericolosi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina appartengono tutti al genere Allium.
Sono ricchi di composti solforati, le stesse sostanze che danno loro il caratteristico odore pungente.
Quando vengono masticati — che siano crudi, cotti o disidratati — questi composti si trasformano in molecole altamente ossidanti, capaci di danneggiare i globuli rossi e provocare una grave anemia emolitica.

E no, la cottura o la disidratazione non eliminano del tutto la tossicità!
In letteratura veterinaria sono segnalati casi di avvelenamento anche dopo l’ingestione di aglio al forno o cipolle cotte nei sughi o nei ravioli.

Quanto basta per far male

Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

La tossicità dipende dalla quantità ingerita e dalla sensibilità individuale.
Per farti un’idea: basta lo 0,5% del peso corporeo in cipolla per causare i primi sintomi.
In un gatto di 5 kg, questo significa appena 25 grammi.

I gatti sono i più sensibili per motivi genetici (la loro emoglobina è più vulnerabile).
Tra i cani, Akita, Shiba Inu e Jindo sono le razze più predisposte all’intossicazione.

I sintomi da non ignorare

I segni di intossicazione possono comparire anche dopo 1–2 giorni dall’ingestione e includono:

  • Vomito e diarrea
  • Dolore addominale e perdita di appetito
  • Mucose pallide, debolezza, respirazione affannosa
  • Urine scure (rossastre o nere) dovute alla presenza di emoglobina
  • In alcuni casi, ittero

Questi sintomi derivano dalla progressiva distruzione dei globuli rossi, che riduce l’ossigenazione dell’organismo.

Cosa fare se sospetti un’intossicazione

Contatta subito il tuo veterinario: non esistono antidoti specifici.
Se l’ingestione è recente (entro due ore), il veterinario potrà indurre il vomito per rimuovere il tossico.
In seguito, sarà necessario monitorare l’ematocrito (la concentrazione di globuli rossi) e valutare la necessità di una trasfusione nei casi più gravi.

Un curioso paradosso

Sai qual è l’aspetto più interessante?
Proprio la cipolla rossa, così pericolosa per i nostri animali, viene usata in omeopatia come rimedio per l’uomo: l’Allium cepa, preparato dalla sua tintura madre, è impiegato per alleviare starnuti, lacrimazione e congestione nasale.
Una bella dimostrazione di come — in medicina — la differenza la faccia sempre la specie (e la dose!).

In sintesi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina sono alimenti tossici per cani e gatti, anche dopo la cottura.
Meglio quindi evitare di aggiungerli alle loro ciotole o di far assaggiare cibi che li contengono, come sughi pronti o minestroni.
Basta poco per fare la differenza: un po’ di attenzione in cucina può salvare una vita.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Antiossidanti naturali per cani e gatti: un aiuto prezioso contro lo stress ossidativo

giovedì, 13 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Antiossidanti naturali per cani e gatti

Ti è mai capitato di sentire parlare di antiossidanti e chiederti se possano servire anche al tuo cane o al tuo gatto? La risposta è sì, e non solo: gli antiossidanti naturali sono fondamentali per mantenere il loro organismo in equilibrio e per prevenire numerose patologie legate all’invecchiamento o allo stress cellulare.

Cosa sono gli antiossidanti naturali

Gli antiossidanti naturali sono sostanze presenti negli alimenti e nelle piante medicinali che aiutano l’organismo a difendersi dai radicali liberi, cioè quelle molecole instabili che si formano come prodotto di scarto del metabolismo.

In condizioni normali, il corpo riesce a tenere sotto controllo questi radicali grazie ai suoi sistemi di difesa interni. Tuttavia, quando si accumulano in eccesso — ad esempio per inquinamento, stress, malattie, farmaci o intensa attività fisica — si genera una condizione chiamata stress ossidativo.

Questo squilibrio, se prolungato, può favorire invecchiamento precoce, infiammazione cronica e persino l’insorgenza di patologie degenerative.

Ecco perché fornire al cane e al gatto una buona quantità di antiossidanti naturali attraverso l’alimentazione è una scelta intelligente e preventiva.

Polifenoli: i campioni della natura

Antiossidanti naturali per cani e gatti

Tra gli antiossidanti più potenti troviamo i polifenoli, un gruppo vastissimo di molecole vegetali con effetti antinfiammatori, antitumorali e antietà.

Ne fanno parte quattro famiglie principali:

  • Flavonoidi, presenti in frutta e verdura di ogni tipo. Alcuni esempi famosi sono quercetina, esperidina e catechine, che contribuiscono a migliorare la circolazione e a proteggere le cellule dai danni ossidativi.
  • Acidi fenolici, abbondanti in frutti come mirtilli, mele, kiwi, prugne e ciliegie, ottimi anche per supportare il sistema immunitario.
  • Lignani, contenuti nei semi di lino, che oltre all’attività antiossidante aiutano a mantenere equilibrato il profilo lipidico.
  • Stilbeni, tra cui spicca il famoso resveratrolo, presente nel mirtillo rosso, noto per le sue proprietà antitumorali e cardioprotettive.

Integrare nella dieta del cane e del gatto alimenti vegetali ricchi di queste sostanze (in quantità adatte alla loro specie) può offrire un valido supporto al benessere generale.

Carotenoidi: il colore che protegge

Hai mai notato che frutta e verdura colorate sono spesso sinonimo di salute? Il merito è dei carotenoidi, pigmenti naturali con un forte potere antiossidante.

Appartengono a questo gruppo molecole come β-carotene, licopene, luteina e zeaxantina.
Si trovano soprattutto nelle piante verdi scure, nei frutti e ortaggi di colore giallo, arancio o rosso: carote, zucca, mango, spinaci e broccoli, solo per citarne alcuni.

Un aspetto interessante è che i carotenoidi sono liposolubili, quindi il loro assorbimento migliora se vengono somministrati insieme a piccole quantità di grassi o oli.

Nel cane e nel gatto, i carotenoidi supportano la funzione visiva, il sistema immunitario e contribuiscono alla protezione delle cellule nervose.

Vitamina C e vitamina E: alleate quotidiane

Tra gli antiossidanti naturali più noti, vitamina C e vitamina E meritano una menzione speciale.

La vitamina C, contenuta in frutta come arance, kiwi e fragole e in verdure come broccoli e spinaci, è un potente antiossidante idrosolubile. Aiuta a neutralizzare i radicali liberi, favorisce la sintesi del collagene e rafforza le difese immunitarie.

La vitamina E, invece, è liposolubile e agisce soprattutto a livello delle membrane cellulari, prevenendo i danni da ossidazione dei grassi. Si trova in oli vegetali (soia, mais, girasole) e in frutti oleosi come le noci.

Un apporto adeguato di queste due vitamine nella dieta del cane e del gatto aiuta a mantenere in salute pelle, muscoli e sistema nervoso, oltre a contribuire alla prevenzione di molte malattie infiammatorie croniche.

Come sostenere il cane e il gatto con gli antiossidanti naturali

Non serve ricorrere a integratori costosi o “miracolosi”: la prima fonte di antiossidanti naturali è una dieta equilibrata e varia, basata su ingredienti di qualità e con una quota vegetale calibrata sulle esigenze della specie.

Per il cane, che ha una dieta più flessibile, l’introduzione di piccole quantità di frutta e verdura ricche di antiossidanti (come mirtilli, carote, spinaci o zucca) può essere utile, sempre sotto consiglio del veterinario.
Nel gatto, invece, essendo un carnivoro stretto, è bene che eventuali integrazioni vegetali siano mirate e controllate, oppure fornite tramite formulazioni nutrizionali specifiche.

Anche alcune erbe officinali e fitoterapici veterinari possono essere utilizzati per potenziare la barriera antiossidante, ma sempre con la supervisione del medico veterinario nutrizionista.

In sintesi

Gli antiossidanti naturali rappresentano una risorsa preziosa per la salute di cane e gatto: aiutano a contrastare i radicali liberi, rallentano i processi di invecchiamento cellulare e sostengono l’organismo nei momenti di stress o malattia.

La natura offre già tutto ciò che serve, basta saperlo utilizzare nel modo giusto: frutta, verdura, oli vegetali e piante ricche di principi attivi sono strumenti semplici ma efficaci per mantenere i nostri animali in forma più a lungo.

E ricordiamoci sempre che una buona alimentazione è la prima medicina — per noi, ma anche per loro.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Il gatto può mangiare il cibo del cane?

giovedì, 23 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Il gatto può mangiare il cibo del cane?

A chi vive con più animali è capitato almeno una volta: il gatto che si avvicina curioso alla ciotola del cane e comincia a sgranocchiare qualche crocchetta. La scena può sembrare innocua o addirittura divertente, ma la domanda che sorge spontanea è: il gatto può mangiare il cibo del cane?
La risposta è no, e non per un semplice capriccio veterinario, ma per precise ragioni biologiche e nutrizionali.

Cane e gatto: due carnivori molto diversi

Cane e gatto discendono entrambi da animali carnivori, ma nel corso della domesticazione hanno seguito percorsi evolutivi molto differenti.
Il cane è oggi definito carnivoro opportunista, cioè in grado di adattarsi a un’alimentazione variata che include anche fonti vegetali. Il gatto, invece, è un carnivoro stretto, cioè dipende completamente dai nutrienti di origine animale.

Questa distinzione è fondamentale: significa che il gatto ha bisogni nutrizionali specifici che il cane non ha, e che il cibo per cani non è in grado di soddisfare.

Perché il gatto non può mangiare cibo per cani

Il gatto può mangiare il cibo del cane?

La differenza principale riguarda alcuni nutrienti essenziali per il gatto, che invece non lo sono per il cane. Vediamo i principali.

  • Taurina: è un amminoacido che il gatto deve necessariamente assumere con il cibo, perché il suo organismo non riesce a produrne a sufficienza. La taurina è indispensabile per il buon funzionamento del cuore, della vista e del sistema nervoso.
    Il cane, invece, riesce a sintetizzarla autonomamente e per questo motivo molti alimenti per cani non contengono taurina aggiunta. Una dieta carente può portare nel tempo a cecità o cardiomiopatia dilatativa nel gatto.
  • Acido arachidonico: si tratta di un acido grasso essenziale che il gatto non è in grado di produrre da sé. Si trova in abbondanza nelle cellule animali, ma non sempre è presente nel cibo per cani, perché per il cane non è considerato un nutriente essenziale.
  • Tenore proteico: il gatto necessita di una quantità di proteine animali superiore rispetto al cane. Un alimento formulato per quest’ultimo potrebbe non garantire al gatto la giusta dose di proteine di alta qualità.

In sostanza, il cibo per cani non è tossico per il gatto, ma è sbilanciato per le sue esigenze e, se somministrato abitualmente, può causare carenze gravi.

Cosa succede se il gatto mangia cibo per cani

Se il gatto ruba qualche crocchetta ogni tanto, niente panico: non succederà nulla.
Il problema nasce solo se mangia regolarmente il cibo del cane o, peggio, se viene alimentato esclusivamente con quello.

Le carenze non si manifestano subito, ma con il tempo possono comparire sintomi come:

  • perdita di peso e di massa muscolare,
  • pelo opaco e crescita rallentata,
  • problemi cardiaci dovuti alla mancanza di taurina,
  • disturbi visivi fino alla cecità,
  • riduzione della fertilità.

Per questo motivo, un veterinario non consiglierà mai di sostituire l’alimento del gatto con quello del cane, neanche per brevi periodi.

Cosa fare se il gatto ha mangiato il cibo del cane

Se il gatto ha assaggiato o ha mangiato qualche boccone del cibo del cane, non è necessario preoccuparsi: non si tratta di una sostanza pericolosa né tossica.
Il rischio nasce solo nel lungo periodo, quindi non serve correre dal veterinario per un episodio occasionale.

Tuttavia, se il gatto tende spesso a rubare il pasto del cane, è bene capire come evitare che questo diventi un’abitudine.

Come evitare che il gatto mangi il cibo del cane

In generale, il gatto non trova il cibo del cane particolarmente appetitoso, proprio perché ha un sapore e un odore meno intensi.
Ma se vive in casa con un cane e non ha accesso costante al proprio alimento, può capitare che per fame decida di “accontentarsi”.

Ecco alcune soluzioni pratiche:

  • Separare le ciotole: posizionare il cibo del cane e del gatto in aree diverse della casa, possibilmente su piani differenti.
  • Alimentazione controllata: evitare di lasciare la ciotola del cane sempre piena. Dare pasti a orari precisi riduce le occasioni di “furti”.
  • Ciotole intelligenti: esistono modelli che si aprono solo quando riconoscono il microchip dell’animale autorizzato. In questo modo, solo il cane o solo il gatto potranno accedere al proprio pasto.

Cane e gatto: due specie, due esigenze

Cane e gatto possono condividere la casa, le coccole e persino il divano… ma non la ciotola.
La loro biologia è diversa, e ciò che è bilanciato per uno può essere carente per l’altro.

Un’alimentazione corretta e specifica per specie è la base per mantenere i nostri animali in salute, attivi e longevi.
Il gatto deve ricevere sempre cibo formulato per gatti, completo e bilanciato, in grado di fornire tutte le sostanze di cui ha bisogno — taurina compresa.

In fondo, rispettare le loro differenze non è una complicazione, ma un atto d’amore e di responsabilità.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Struvite nel cane e nel gatto: cause, prevenzione e il ruolo dell’alimentazione

giovedì, 02 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Struvite nel cane e nel gatto

L’urolitiasi, ovvero la formazione di calcoli nelle basse vie urinarie, è una condizione comune sia nei cani che nei gatti. Tra i diversi tipi di calcoli, quelli di struvite rappresentano una delle forme più frequenti. Ma perché si formano e come possiamo prevenirli?

Struvite: come si forma

Nei cani, i calcoli di struvite sono spesso associati a infezioni delle vie urinarie causate da batteri produttori di ureasi, come Staphylococcus, Proteus, Pseudomonas e Klebsiella. Questi batteri scindono l’urea in ammonio e bicarbonato:

  • L’ammonio si combina con magnesio e fosfato per formare la struvite.
  • Il bicarbonato aumenta il pH urinario, rendendo la struvite meno solubile e favorendone la precipitazione.

Nei gatti, invece, la struvite si forma più spesso in urine sterili, cioè senza infezioni batteriche, ma comunque alcaline.

Fattori predisponenti

Struvite nel cane e nel gatto

La formazione dei cristalli di struvite è favorita da:

  • Sovrasaturazione delle urine di magnesio, ammonio e fosfato.
  • Infezioni urinarie
  • pH urinario basico.
  • Diete inappropriate, soprattutto alimenti secchi o ricchi di magnesio o sostanze alcalinizzanti.
  • Scarso consumo di acqua, che concentra le urine e favorisce la cristallizzazione.

Il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione e cura

Numerosi studi hanno dimostrato che una dieta mirata può essere decisiva sia per la prevenzione che per la gestione dei calcoli di struvite. Alcuni punti chiave:

  1. Aumentare l’apporto di acqua: urine più diluite riducono la sovrasaturazione di minerali.
  2. Limitare l’escrezione urinaria dei precursori tramite diete formulate specificamente per ridurre magnesio, ammonio e fosfato.
  3. Regolare il pH urinario: integratori leggermente acidificanti come la rosa canina (ricca di vitamina C) possono aiutare a mantenere le urine meno alcaline.
  4. Sostenere la salute intestinale: una dieta ricca di prebiotici e probiotici può ridurre la colonizzazione della vescica da parte di batteri intestinali.
  5. Ridurre l’infiammazione: integratori antinfiammatori come Omega-3 o fitoterapici (es. gemmoderivato di Ribes nigrum) possono alleviare i sintomi della cistite.
  6. Creare diete appetibili e personalizzate: per garantire il rispetto dei fabbisogni nutrizionali e il benessere a lungo termine dell’animale.

Studi scientifici confermano che un’alimentazione personalizzata, combinata con un adeguato apporto di liquidi, è efficace nel prevenire la recidiva dei calcoli di struvite nei cani e nei gatti.

Attenzione al fai-da-te

Ogni animale è diverso, quindi non improvvisare diete fai-da-te. La personalizzazione è fondamentale per equilibrare proteine, minerali e acqua, garantendo una dieta sicura ed efficace. Il consiglio di un Medico Veterinario Nutrizionista è sempre indispensabile

Articolo della Dr.ssa Laura Mancinelli, DVM

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Melatonina e microbiota intestinale: cosa significa per la salute di cani e gatti

giovedì, 18 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Melatonina e microbiota intestinale

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha scoperto un legame sorprendente tra melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, e il microbiota intestinale, l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nell’intestino. Queste scoperte non riguardano solo l’uomo: possono avere conseguenze importanti anche per la salute di cani e gatti.

In questo articolo spieghiamo in modo chiaro cosa sappiamo oggi su melatonina e microbiota, e perché questo legame potrebbe diventare sempre più importante per il benessere dei nostri animali.

Cos’è la melatonina e dove viene prodotta

La melatonina è conosciuta soprattutto come l’ormone del sonno, prodotta principalmente dalla ghiandola pineale nel cervello. Ma negli ultimi anni è stato scoperto che viene prodotta anche nell’intestino, dove svolge funzioni legate all’immunità, allo stress ossidativo e all’equilibrio metabolico.

In cani e gatti, così come nell’uomo, la melatonina non agisce solo sul ritmo circadiano (sonno-veglia), ma può influenzare la salute intestinale e, di conseguenza, molte funzioni dell’organismo.

Cos’è il microbiota intestinale di cani e gatti

Il microbiota intestinale è la comunità di microrganismi che vive nell’intestino. È formato soprattutto da batteri dei phyla Firmicutes e Bacteroidetes, che insieme rappresentano oltre il 90% del totale.

Un microbiota equilibrato aiuta a:

  • difendere l’organismo da batteri patogeni,
  • produrre sostanze benefiche come gli acidi grassi a catena corta,
  • mantenere integra la barriera intestinale,
  • regolare il sistema immunitario.

Quando questo equilibrio si rompe si parla di disbiosi, condizione collegata a problemi intestinali, metabolici e perfino neurologici.

Il legame tra melatonina e microbiota intestinale

Melatonina e microbiota intestinale

La relazione tra melatonina e microbiota è bidirezionale:

  • i batteri intestinali influenzano la produzione di melatonina, regolando enzimi e precursori necessari alla sua sintesi,
  • la melatonina, a sua volta, può modulare la composizione e la diversità del microbiota, favorendo la presenza di batteri benefici e limitando quelli dannosi.

Questa interazione contribuisce a mantenere l’omeostasi dell’organismo, ovvero l’equilibrio complessivo della salute.

Disbiosi, malattie e ruolo della melatonina

Studi scientifici mostrano che la disbiosi intestinale è collegata a diverse patologie:

  • malattie infiammatorie intestinali (IBD),
  • obesità e diabete,
  • disturbi neuropsichiatrici, come depressione e declino cognitivo,
  • alterazioni del ritmo circadiano, dovute a stress, jet-lag o disturbi del sonno.

In modelli animali, la somministrazione di melatonina ha migliorato la ricchezza e la diversità del microbiota, ridotto l’infiammazione intestinale e rinforzato la barriera mucosa.

Questi effetti sono promettenti anche per la salute dei cani e dei gatti, che possono soffrire delle stesse condizioni.

Cani, gatti e salute intestinale: cosa possiamo imparare

Per chi vive con cani e gatti, queste scoperte sottolineano un concetto chiave: la salute intestinale non riguarda solo la digestione, ma influisce su energia, comportamento, peso corporeo e difese immunitarie.

Interventi che sostengono la melatonina e il microbiota intestinale possono quindi avere effetti positivi anche sugli animali domestici. Tra questi:

  • una dieta bilanciata e ricca di fibre,
  • un corretto ritmo sonno-veglia, con ambienti bui e tranquilli durante la notte,
  • l’uso mirato di probiotici (su indicazione del veterinario).

Conclusioni

Il dialogo tra melatonina e microbiota intestinale è un campo di ricerca in rapida crescita. Anche se molti studi sono ancora in corso, le evidenze mostrano che sostenere questo equilibrio può avere benefici importanti non solo per l’uomo, ma anche per cani e gatti.

Mantenere sano il microbiota e favorire la naturale produzione di melatonina significa prendersi cura della salute intestinale e generale dei nostri animali, migliorando la loro qualità di vita.

Articolo della Dr.ssa Francesca Parisi, DVM

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Obesità nei cani e gatti: come la dieta funzionale migliora il metabolismo e l’infiammazione

giovedì, 11 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Obesità nei cani e gatti

L’obesità è una delle patologie più diffuse tra i nostri animali da compagnia e rappresenta un fattore di rischio importante per numerose malattie croniche: diabete mellito, problemi articolari, patologie renali e ridotta aspettativa di vita. Spesso sottovalutata, non è solo una questione di “peso in eccesso”: l’obesità è un vero e proprio stato infiammatorio cronico che altera il metabolismo e peggiora la qualità della vita. Una dieta funzionale, fresca e personalizzata, supportata da integrazioni mirate, rappresenta oggi uno strumento chiave per il recupero del peso forma e per la modulazione dell’infiammazione.

L’obesità nel cane e nel gatto: un problema crescente

Negli ultimi anni la percentuale di cani e gatti obesi o in sovrappeso è aumentata in modo significativo. Le cause principali sono:

  • Eccesso calorico: diete troppo ricche di carboidrati e grassi di bassa qualità.
  • Scarso movimento: soprattutto nei gatti indoor e nei cani anziani.
  • Premi e snack fuori controllo: spesso non bilanciati dal punto di vista nutrizionale.
  • Fattori ormonali e genetici: alcune razze (es. Labrador Retriever nei cani, European Shorthair nei gatti) sono più predisposte.

Il sovrappeso, tuttavia, non è solo un problema estetico: è una condizione patologica che accorcia l’aspettativa di vita fino a 2 anni nei cani e compromette gravemente la salute del gatto.

Obesità e infiammazione: il legame metabolico

Il tessuto adiposo non è solo un deposito di grasso: è un organo endocrino attivo che produce molecole chiamate adipochine, molte delle quali hanno azione pro-infiammatoria.

Nei cani e gatti obesi si sviluppa una condizione di infiammazione cronica di basso grado, che porta a:

  • Resistenza insulinica → rischio di diabete mellito, soprattutto nel gatto.
  • Stress ossidativo → danni cellulari e invecchiamento precoce.
  • Alterazioni ormonali → difficoltà a perdere peso e mantenere il dimagrimento.
  • Compromissione immunitaria → maggiore predisposizione a infezioni e patologie croniche.

Per questo l’approccio nutrizionale deve andare oltre il semplice “taglio delle calorie”: bisogna modulare l’infiammazione e supportare il metabolismo.

La dieta funzionale: molto più di una riduzione calorica

Obesità nei cani e gatti

Una dieta funzionale personalizzata non è una “dieta dimagrante generica”, ma un piano alimentare che tiene conto di:

  • Specie e razza
  • Età e livello di attività
  • Patologie concomitanti (artrosi, insufficienza renale, diabete, disturbi intestinali)
  • Stato del microbiota intestinale

Gli obiettivi principali sono:

1. Apporto proteico di alta qualità

Le proteine di origine animale (carne, uova, pesce), caratterizzate da un alto valore biologico, non dovrebbero essere ridotte — salvo specifiche indicazioni mediche. Questo perché sia il cane, carnivoro opportunista, sia il gatto, carnivoro stretto, necessitano di proteine complete che contengono tutti gli amminoacidi essenziali di cui hanno bisogno, come ad esempio arginina, leucina, isoleucina e molti altri, in forme altamente biodisponibili.

Inoltre, le proteine rivestono un ruolo cruciale soprattutto durante le diete ipocaloriche: garantiscono infatti il mantenimento della massa muscolare, evitando che venga utilizzata come fonte energetica, e contribuiscono a sostenere e migliorare il metabolismo basale, favorendo così un dimagrimento sano ed efficace.

2. Riduzione dei carboidrati

I carboidrati non rappresentano nutrienti essenziali né per il cane né, ancor meno, per il gatto. Per questo motivo, nelle diete ipocaloriche è consigliabile ridurne in modo significativo l’apporto, privilegiando invece le proteine. Un eccesso di carboidrati, infatti, può provocare picchi glicemici, e contribuire all’accumulo di tessuto adiposo, ostacolando così il processo di dimagrimento.

3. Grassi “buoni” come carburante

Un ruolo importante nell’alimentazione dei cani e dei gatti in sovrappeso è svolto dai grassi di buona qualità. Tra questi, gli acidi grassi omega-3, in particolare EPA e DHA, sono noti per la loro capacità di ridurre l’infiammazione cronica, una condizione spesso associata all’obesità e ai disturbi metabolici. Allo stesso tempo, i grassi rappresentano una fonte di energia preziosa. In questo modo contribuiscono a mantenere un miglior equilibrio metabolico, favorendo la perdita di peso senza compromettere la vitalità dell’animale.

4. Fibre funzionali e microbiota

Le fibre come l’inulina, cuticola di psillio e i FOS, hanno la capacità di nutrire i batteri benefici dell’intestino, contribuendo a mantenere in equilibrio il microbiota. Inoltre la cuticola di psillio combina un’azione regolatrice del transito intestinale con una fermentazione moderata, capace di generare metaboliti utili (acidi grassi a catena corta SCFA) per la salute del colon e per il benessere generale. Un intestino sano non è importante solo per la digestione, ma incide anche sul metabolismo: un microbiota equilibrato può infatti sostenere la perdita di peso e contribuire a ridurre i processi di infiammazione cronica spesso associati all’obesità.

Il ruolo delle integrazioni nutrizionali

Oltre a una dieta fresca e bilanciata, è possibile ricorrere a integratori funzionali che supportano il percorso di dimagrimento. La scelta di questi integratori non dipende solo dall’obiettivo di ridurre il peso, ma tiene conto anche delle patologie spesso associate all’obesità nei pazienti. Tra tutti, alcuni risultano essenziali e svolgono un ruolo prezioso nel mantenimento della salute durante il percorso di perdita di peso:

  • Gli acidi grassi omega-3 provenienti dall’olio di pesce, come EPA e DHA, sono noti per la loro azione antinfiammatoria: riducendo l’infiammazione sistemica, che spesso accompagna l’eccesso di peso, contribuiscono a migliorare la salute metabolica e cardiovascolare dell’animale. 
  • Vitamina E e altri antiossidanti naturali aiutano a contrastare lo stress ossidativo, un processo che tende a intensificarsi negli animali obesi e che può danneggiare cellule e tessuti, rallentando i meccanismi di recupero.

Obesità e patologie correlate

Gestire l’obesità con una dieta funzionale significa prevenire o migliorare molte condizioni croniche:

  • Diabete mellito: più frequente nei gatti obesi.
  • Artrosi: il peso e l’infiammazione peggiorano il dolore articolare.
  • Malattie renali: l’infiammazione cronica accelera la progressione del danno renale.
  • Disturbi cutanei: cute seborroica, perdita di pelo, dermatiti ricorrenti.

Un approccio personalizzato: il valore del monitoraggio

La gestione dell’obesità non si esaurisce con una dieta standardizzata. Serve un percorso nutrizionale su misura, monitorato nel tempo con controlli del peso, della composizione corporea e degli esami clinici.

Ogni cane o gatto obeso è un paziente unico, con esigenze specifiche che devono essere valutate dal veterinario nutrizionista.

Conclusioni

L’obesità nei cani e gatti non è solo un eccesso di peso, ma una vera e propria malattia metabolica e infiammatoria. Una dieta funzionale e personalizzata, supportata da integrazioni mirate e da un corretto stile di vita, rappresenta lo strumento più efficace per ristabilire l’equilibrio metabolico, ridurre l’infiammazione e migliorare la qualità della vita dei nostri animali.

Articolo della Dr.ssa Francesca Parisi, DVM

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Cottura sottovuoto per cane e gatto: pratica, sana e semplice

giovedì, 11 Settembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cottura sous vide per cane e gatto: pratica, sana e semplice

Chi ha un cane o un gatto e desidera offrirgli una dieta casalinga spesso si scontra con un ostacolo comune: la mancanza di tempo. Preparare porzioni fresche ogni giorno può sembrare complicato, soprattutto per chi ha una vita frenetica.
Ecco allora una soluzione sempre più apprezzata anche in ambito veterinario: la cottura sottovuoto. Questo metodo, nato in cucina professionale, permette di preparare pasti sani e pronti all’uso con grande risparmio di tempo, mantenendo al meglio nutrienti e sapore.

Cos’è la cottura sottovuoto

Si tratta di un metodo di cottura a bassa temperatura e in condizioni controllate, in cui il cibo viene inserito in sacchetti appositi, sigillato sottovuoto e immerso in acqua riscaldata da un dispositivo chiamato roner, che mantiene la temperatura costante per tutto il tempo necessario.

Questa tecnica consente di cuocere in modo uniforme, senza stracuocere, preservando gusto e nutrienti.

Perché il sottovuoto è ideale per cane e gatto

Rispetto ai metodi tradizionali, la cottura sottovuoto offre vantaggi pratici e nutrizionali importanti:

  • Migliora il trasferimento del calore e assicura cotture precise a cuore.
  • Allunga la conservazione degli alimenti, riducendo i rischi di ricontaminazione.
  • Mantiene inalterati sapore, vitamine e minerali, evitando dispersioni dovute a ossidazione o evaporazione.
  • Rende la carne più tenera e digeribile, rompendo i legami tra proteine, zuccheri e grassi.
  • Riduce la crescita batterica aerobica, aumentando la sicurezza alimentare.

In pratica, significa poter preparare grandi quantità di cibo in una sola volta e conservarle per settimane senza perdere qualità.

Cosa serve per iniziare

Cottura sous vide per cane e gatto: pratica, sana e semplice

Per cucinare sottovuoto per cane e gatto bastano pochi strumenti:

  • Macchina per il sottovuoto
  • Sacchetti alimentari specifici resistenti alla cottura a bassa temperatura
  • Roner per mantenere costante la temperatura dell’acqua
  • Un contenitore termico o una pentola capiente

Il costo iniziale si aggira tra i 100 e i 200 euro (per set casalinghi completi). L’unico materiale che dovrà essere acquistato periodicamente sono i sacchetti per la cottura e la conservazione.

Come funziona passo dopo passo

  1. Prepara le proteine (fresche o scongelate), pesando le quantità indicate nella dieta del tuo animale.
  2. Inserisci la carne o il pesce nei sacchetti, eventualmente con erbe o aromi consentiti.
  3. Esegui il sottovuoto con la macchina apposita.
  4. Immergi i sacchetti in acqua con il roner, impostando tempo e temperatura.
  5. A fine cottura, raffredda subito i sacchetti in acqua molto fredda o con ghiaccio per evitare proliferazioni batteriche.

Temperature e tempi consigliati

Per un sacchetto da circa 1 kg, questi sono i valori più utilizzati:

  • Pollo/Tacchino → 64°C per 4,5 ore
  • Manzo/Vitello → 66°C per 10 ore
  • Sarde o pesci piccoli → 45°C per 12 min
  • Salmone o merluzzo → 55°C per 40 min
  • Maiale → minimo 85°C per 10-12 ore (per sicurezza sanitaria)
  • Verdure → 90°C per 30 min (da frullare dopo la cottura)

Conservazione degli alimenti sottovuoto

Una volta raffreddati, i sacchetti possono essere conservati:

  • In frigorifero (2-4°C): carni fino a 15 giorni, pesce fino a 7 giorni.
  • In freezer: da 3 a 6 mesi.

Prima di servire, è sufficiente scongelare in frigo e riscaldare leggermente. Una volta aperto il sacchetto, il contenuto va consumato entro pochi giorni e conservato in un contenitore ermetico.

Conclusioni

La cottura sottovuoto per cane e gatto è una soluzione pratica e sicura per chi desidera offrire una dieta casalinga ma non ha tempo di cucinare ogni giorno.
Permette di preparare grandi quantità di cibo sano, conservarlo a lungo e avere sempre porzioni pronte. Inoltre, preserva nutrienti, sapore e digeribilità, con un impatto positivo sulla salute degli animali.

Se sei interessato a provare questo metodo, parla prima con il tuo veterinario esperto in nutrizione, così da impostare quantità, alimenti e tempi di cottura adatti al tuo cane o gatto.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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