I cani in estate mangiano meno?
Con l’arrivo del caldo, molte famiglie si trovano davanti alla stessa situazione: il cane che fino a pochi giorni prima mangiava con entusiasmo, improvvisamente riduce l’appetito o rifiuta il cibo. È un comportamento piuttosto comune, ma non sempre va interpretato nello stesso modo. Capire cosa c’è dietro è fondamentale per gestirlo correttamente.
Caldo e appetito: cosa succede davvero
Prima di tutto è importante chiarire una cosa: non tutti i cani mangiano meno in estate. Alcuni continuano ad alimentarsi normalmente, mentre altri risentono molto delle alte temperature.
Tra i soggetti più sensibili ci sono i cani abituati a climi freddi, alcune razze primitive e i cani con caratteristiche fisiche che rendono più difficile gestire il caldo. In generale, però, ogni cane è diverso e può reagire in modo personale.
Quando le temperature salgono, il corpo del cane deve adattarsi. Il caldo può causare stanchezza, minor attività e una generale riduzione dell’interesse verso il cibo. In molti casi si tratta di una risposta fisiologica e temporanea.
Quando preoccuparsi davvero
Un cane sano può mangiare un po’ meno per alcuni giorni senza che questo rappresenti un problema. È normale osservare una riduzione anche significativa della razione, purché il cane continui comunque ad alimentarsi.
Diverso è il caso in cui il cane smette completamente di mangiare per più di 24 ore o mostra altri segnali come abbattimento, nausea o perdita di peso. In queste situazioni è importante non aspettare e rivolgersi al medico veterinario, perché l’inappetenza potrebbe essere il primo segnale di una patologia.
A volte, infatti, il caldo non è la causa ma solo un fattore che accentua un problema già presente, come disturbi gastrointestinali o altre condizioni croniche.
Cosa fare se il cane mangia meno d’estate

Quando la riduzione dell’appetito è lieve, si possono adottare alcuni accorgimenti semplici ma efficaci.
Uno dei più importanti è scegliere gli orari giusti. Offrire il cibo nelle ore più fresche della giornata, come la mattina presto o la sera, aumenta le probabilità che il cane mangi.
Anche l’idratazione è fondamentale. Il cane deve avere sempre a disposizione acqua fresca e pulita, cambiata più volte al giorno. Bere a sufficienza aiuta l’organismo a gestire meglio il caldo e supporta tutte le funzioni vitali.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è il movimento. Anche se viene spontaneo ridurre l’attività, brevi passeggiate nelle ore fresche possono aiutare a stimolare l’appetito. L’inattività, al contrario, tende a ridurlo ulteriormente.
Attenzione alla gestione del cibo
Durante l’estate è importante prestare attenzione anche a come viene gestito il cibo. Lasciare la ciotola piena per ore, soprattutto con il caldo, non è una buona idea.
Le alte temperature possono favorire l’ossidazione dei grassi negli alimenti, rendendoli meno appetibili e potenzialmente dannosi. Se il cane non mangia, è meglio rimuovere il cibo e riproporlo più tardi, evitando di lasciarlo esposto.
Cosa dare da mangiare al cane quando fa caldo
Se il cane fatica a mangiare, può essere utile scegliere un alimento più appetibile. In estate, infatti, il cane potrebbe avere bisogno di cibi più graditi e facili da assumere.
Gli alimenti umidi, ad esempio, sono spesso meglio accettati rispetto a quelli secchi e hanno anche il vantaggio di apportare più acqua. In alternativa, una dieta fresca o casalinga, formulata correttamente, può essere una soluzione valida.
È importante ricordare che, nonostante il caldo, il cane ha comunque bisogno di energia. Anzi, il suo organismo lavora attivamente per disperdere il calore, e questo comporta un consumo energetico che non va sottovalutato.
Come stimolare l’appetito
Per aiutare il cane a ritrovare interesse verso il cibo, si possono usare piccoli accorgimenti pratici.
Ad esempio, rendere il momento del pasto più stimolante, trasformandolo in un’attività di gioco o ricerca, può fare la differenza. Anche variare leggermente la proposta alimentare, rispettando sempre l’equilibrio nutrizionale, può aiutare.
In alcuni casi, inserire piccoli alimenti graditi e ben tollerati può aumentare l’appetibilità del pasto e facilitare la ripresa dell’alimentazione.
Conclusione
Se il cane mangia meno in estate, nella maggior parte dei casi si tratta di una risposta normale al caldo. Tuttavia, è importante osservare il comportamento nel suo insieme, senza sottovalutare eventuali segnali anomali.
Capire se si tratta di un adattamento temporaneo o di un problema più profondo è il primo passo per intervenire nel modo corretto e garantire al cane benessere anche durante i mesi più caldi.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Il cane e i disturbi comportamentali e alimentari
Il comportamento alimentare del cane non riguarda solo “quanto mangia”, ma è spesso uno specchio del suo stato di salute fisico ed emotivo. Proprio come succede nelle persone, anche nel cane possono comparire alterazioni che vanno dalla perdita di appetito fino a comportamenti più complessi e difficili da gestire. La differenza è che il cane non può spiegare cosa prova: sta a noi osservare i segnali e interpretarli nel modo corretto.
Le cause possono essere molteplici: fattori genetici, esperienze di vita, relazione con il proprietario, stato di salute e condizioni del microbiota intestinale. Tutti questi elementi si intrecciano in quello che viene definito asse intestino-cervello, un collegamento diretto tra intestino e sistema nervoso che influenza sia il comportamento sia la digestione.
Vediamo quindi i disturbi più comuni e cosa possono significare.
Anoressia e disoressia: quando il cane mangia meno o smette di mangiare

Quando il cane rifiuta completamente il cibo si parla di anoressia, mentre con disoressia si indica una riduzione o alterazione dell’appetito.
Se il problema compare all’improvviso, può essere legato a febbre, dolore, infezioni o stress acuto. In questi casi è importante agire rapidamente: non è normale che un cane salti più di uno o due pasti consecutivi.
Se invece il comportamento è persistente nel tempo, è più probabile che ci sia una causa cronica, come patologie intestinali o problemi renali. Anche situazioni ormonali o fisiologiche possono influire: ad esempio, alcuni cani maschi mangiano meno in presenza di femmine in calore.
Attenzione anche alla gestione quotidiana: troppi snack o extra durante la giornata possono portare a una falsa perdita di appetito.
Polifagia: quando il cane ha sempre fame
Un aumento eccessivo dell’appetito viene definito polifagia. Non si tratta del normale entusiasmo del cane verso il cibo, ma di una vera e propria ricerca ossessiva, a volte con comportamenti estremi.
Le cause possono essere organiche, come:
- problemi tiroidei
- diabete
- insufficienza pancreatica
- malassorbimento intestinale
In altri casi, il cane mangia tanto ma non assimila correttamente, e quindi perde peso nonostante l’appetito aumentato.
Non bisogna però sottovalutare l’aspetto emotivo: ansia e stress possono portare il cane a usare il cibo come compensazione. In questi casi, soluzioni “meccaniche” come ciotole particolari o ostacoli nel cibo non risolvono il problema, perché non intervengono sulla causa reale.
Pica: ingerire ciò che non è cibo
La pica è l’ingestione di materiali non alimentari, come plastica, carta o tessuti.
Nel cucciolo può essere un comportamento normale legato all’esplorazione. Nell’adulto, invece, è spesso un segnale da non ignorare. Può indicare:
- problemi intestinali cronici
- carenze o malassorbimento
- stati ansiosi o stress prolungato
Anche comportamenti come leccare in modo ossessivo superfici o oggetti possono rientrare in questo quadro e sono spesso associati a disturbi gastrointestinali, come gastrite o reflusso.
Coprofagia: quando il cane mangia feci
La coprofagia è un comportamento molto comune e spesso frainteso. Non sempre è segno di malattia.
Mangiare feci di altri animali, come quelle di gatto o di erbivori, può avere una base istintiva e nutrizionale. Diverso è il caso in cui il cane ingerisce le proprie feci o quelle di altri cani: qui è più probabile che ci sia una componente comportamentale o emotiva.
È importante non punire il cane, perché questo può aumentare stress e peggiorare il comportamento. Serve invece capire il motivo alla base e intervenire in modo mirato.
Polidipsia: quando il cane beve troppo
Bere acqua è fondamentale, ma un aumento eccessivo può essere un segnale importante. La polidipsia può essere legata a diverse patologie, tra cui:
- problemi renali
- malattie endocrine
- diabete
- disturbi intestinali cronici
Un parametro utile è la quantità di acqua assunta:
- oltre 100 ml/kg al giorno con alimentazione secca
- oltre 50-60 ml/kg al giorno con alimentazione umida o fresca
Se questi valori vengono superati, è necessario approfondire con il medico veterinario. Quando non si trovano cause organiche, si può parlare di polidipsia psicogena, spesso associata a stati di ansia.
Perché è importante non sottovalutare questi segnali
I disturbi alimentari nel cane non sono mai “solo capricci”. Dietro a questi comportamenti possono esserci problemi medici, disagi emotivi o una combinazione di entrambi.
Per questo motivo, il percorso migliore è spesso multidisciplinare: coinvolgere medico veterinario, esperto in comportamento e nutrizione permette di affrontare il problema in modo completo.
Osservare il cane ogni giorno, conoscere le sue abitudini e cogliere anche i cambiamenti più piccoli è il primo passo per intervenire in tempo e migliorare davvero il suo benessere.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Fibre al cane: come introdurle (e perché possono fare la differenza)
Quando si parla di alimentazione del cane, spesso si pensa subito a proteine, grassi e carboidrati. Le fibre invece vengono considerate meno importanti… ma in realtà hanno un ruolo fondamentale per la salute intestinale.
Le fibre, infatti, sono componenti per lo più di origine vegetale che il cane non è in grado di digerire direttamente. Questo però non significa che siano inutili, anzi: vengono utilizzate dal microbiota intestinale, cioè quell’insieme di batteri “buoni” che vivono nell’intestino e che influenzano digestione, immunità e benessere generale.
A cosa servono davvero le fibre
Le fibre non nutrono direttamente il cane, ma lavorano “indirettamente” regolando l’attività intestinale. In pratica, influenzano i processi fermentativi e l’equilibrio del microbiota.
In base alle loro caratteristiche, si dividono principalmente in due categorie:
Fibre solubili
Le fibre solubili hanno la capacità di trattenere acqua. Questo significa che aiutano a rendere le feci più morbide e facili da espellere, risultando utili nei casi di stipsi o feci troppo dure.
Inoltre:
- contribuiscono a modulare la glicemia
- aumentano il senso di sazietà
- possono essere utili nei cani in sovrappeso
Di contro, tendono a rallentare il transito intestinale e, se non ben gestite, possono favorire fermentazioni eccessive.
Fibre insolubili
Le fibre insolubili hanno un effetto opposto: accelerano il transito intestinale e aumentano il volume delle feci.
Sono particolarmente utili quando:
- serve stimolare l’intestino
- si vuole aumentare il senso di sazietà “meccanico”
Fermentano poco, quindi sono spesso meglio tollerate nei cani con gonfiore o gas intestinale. Tuttavia, un eccesso può interferire con l’assorbimento dei nutrienti, comportandosi come fattore anti-nutrizionale.
Quando ha senso aggiungere fibre alla dieta del cane
Non sempre è necessario aggiungere fibre: tutto dipende dal singolo caso. Ci sono però alcune situazioni in cui possono essere particolarmente utili:
-
Stipsi o evacuazioni poco frequenti
Se il cane evacua raramente o con difficoltà, le fibre possono aiutare a regolarizzare. -
Feci molto dure
Feci secche e a palline non sono normali e possono causare fastidio o infiammazione. -
Presenza di muco nelle feci
Può indicare una colite: in questi casi è importante modulare il tipo di fibra, non solo la quantità. -
Patologie intestinali croniche
In molti cani con infiammazione intestinale, un corretto apporto di fibre migliora la sintomatologia. -
Diarrea
Sì, anche nella diarrea le fibre possono essere utili, ma vanno scelte e dosate con attenzione.
In ogni caso, è sempre consigliato confrontarsi con un Medico Veterinario esperto in nutrizione prima di modificare la dieta.
Come introdurre le fibre in modo pratico
Arriviamo alla parte più concreta: cosa aggiungere nella ciotola?
Fonti di fibre solubili
- mele (attenzione agli zuccheri)
- carote cotte
- patate
- piselli e legumi
- alcuni cereali come l’orzo
Una delle fonti più utilizzate in ambito clinico è lo psillio, molto efficace anche in piccole quantità e generalmente ben tollerato.

Fonti di fibre insolubili
- verdure crude e fibrose (finocchio, sedano, cicoria)
- carote crude
- cereali integrali
- crusca (da usare con cautela)
La crusca è spesso utilizzata, ma può ridurre l’assorbimento di altri nutrienti: meglio non abusarne.
Fibre di origine animale
Meno conosciute, ma interessanti in alcuni contesti, soprattutto nelle diete crude.
Si trovano in:
- peli
- piume
- tessuti indigeribili
- esoscheletro degli insetti (ricco di chitina)
Sono componenti più “naturali” per un carnivoro, ma vanno inserite con criterio.
La regola più importante: gradualità
Qualunque sia la fonte scelta, le fibre vanno sempre introdotte gradualmente. Un inserimento troppo rapido può causare l’effetto opposto: gonfiore, diarrea o peggioramento dei sintomi.
Osservare il cane è fondamentale:
- consistenza delle feci
- frequenza di evacuazione
- eventuali segni di disagio
In conclusione
Le fibre sono uno strumento molto utile nella gestione dell’alimentazione del cane, ma non vanno aggiunte “a caso”. Il loro effetto dipende da tipo, quantità e contesto clinico.
Usate nel modo corretto, possono migliorare la salute intestinale, supportare il microbiota e contribuire al benessere generale. Ma la parola chiave resta sempre una: personalizzazione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Cane mangia e non ingrassa: quando preoccuparsi davvero?
Se il tuo cane mangia con appetito ma non ingrassa, è normale farsi qualche domanda. In molti casi non è un segnale da ignorare: può essere semplicemente una questione di alimentazione, ma a volte può nascondere qualcosa di più complesso.
La prima cosa da capire è perché il cane non prende peso. Le possibilità principali sono due: da un lato potrebbe avere un metabolismo molto attivo e quindi consumare più energia di quella che introduce; dall’altro potrebbe esserci un problema di digestione o assorbimento dei nutrienti. Nel primo caso spesso basta aumentare la quantità di cibo, nel secondo invece è necessario approfondire.
Attenzione soprattutto se, oltre a non ingrassare, il cane perde peso o massa muscolare: in quel caso è importante intervenire rapidamente.
Quando è normale che il cane non ingrassi?
Non sempre il mancato aumento di peso è un problema. Se il cane è in peso forma, attivo e in salute, potrebbe semplicemente essere una sua caratteristica.
Un esempio tipico è quello dei cani molto sportivi: anche mangiando tanto, restano asciutti. È una situazione simile a quella di una persona molto allenata. Inoltre, un cane con più massa muscolare consuma più energia rispetto a uno con più grasso, anche a parità di peso.
Ci sono anche razze naturalmente più “magre”, con un metabolismo più elevato. In questi casi può essere utile fornire una quantità leggermente superiore di alimento rispetto alle indicazioni standard.
Cane che mangia ma dimagrisce: le possibili cause

Quando il cane dovrebbe ingrassare ma non ci riesce, oppure dimagrisce nonostante mangi, è importante considerare alcune cause mediche.
1. Metabolismo elevato
Alcuni cani consumano più energia del normale, anche senza fare attività intensa. Questo può dipendere da genetica o struttura corporea.
2. Diabete mellito
Una condizione meno frequente ma insidiosa. Il cane mangia, ma non riesce a utilizzare correttamente gli zuccheri e li elimina con le urine. Spesso si nota anche che beve e urina di più.
3. Parassiti intestinali
Le infestazioni più gravi possono sottrarre nutrienti importanti, impedendo al cane di prendere peso.
4. Insufficienza pancreatica esocrina
In questo caso il problema è la digestione: il pancreas non produce abbastanza enzimi e il cibo non viene assimilato. Aumentare le quantità non serve, perché il cane non riesce a utilizzarlo.
5. Enteropatie croniche (IBD)
Le infiammazioni intestinali croniche compromettono l’assorbimento dei nutrienti. Spesso sono presenti anche feci molli o diarrea.
6. Linfoma intestinale
Una patologia più seria che può causare dimagrimento per malassorbimento.
7. Neoplasie
Alcuni tumori alterano il metabolismo e “consumano” le risorse del cane, portando a una condizione chiamata cachessia.
8. Insufficienza epatica o cardiaca
Nelle forme più avanzate, queste condizioni possono aumentare il dispendio energetico, facendo dimagrire il cane anche se mangia normalmente.
Cosa fare se il cane non ingrassa?
Davanti a un cane che mangia ma non ingrassa, la cosa più importante è osservare bene i segnali. Alcune domande utili:
- Beve più del solito?
- Ha vomito o diarrea?
- Le feci sono normali?
- Il pelo è lucido o spento?
- È attivo come sempre?
Queste informazioni sono fondamentali per il medico veterinario.
Se il cane non ha altri sintomi, il primo passo può essere verificare che la quantità di cibo sia adeguata e, eventualmente, aumentarla leggermente.
Se invece sono presenti altri segnali, è meglio non improvvisare: aumentare il cibo senza una diagnosi potrebbe non servire, o addirittura peggiorare la situazione. In questi casi è consigliato fare gli accertamenti necessari per capire la causa.
In sintesi
Un cane che mangia e non ingrassa non va ignorato. A volte è solo una questione di fabbisogno energetico, ma altre volte può essere il segnale di un problema più serio.
La regola è semplice:
👉 se è in forma e sta bene, probabilmente è normale
👉 se perde peso o ha altri sintomi, serve un controllo
Osservazione e tempestività fanno davvero la differenza per la salute del cane.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Cane e carote: si può fare?
La risposta breve è sì: il cane può mangiare le carote e, anzi, in molti casi possono essere un’aggiunta interessante alla dieta. Però, come spesso accade quando si parla di alimentazione, è importante capire quando, come e in che quantità proporle, per evitare errori e sfruttarne davvero i benefici.
Perché le carote fanno bene al cane
Le carote sono una radice ricca di nutrienti utili anche per il cane. Contengono minerali come ferro, calcio, magnesio e zinco, che contribuiscono al buon funzionamento dell’organismo, in particolare del sistema immunitario.
Uno degli elementi più interessanti è il beta-carotene, responsabile del colore arancione. Si tratta di una pro-vitamina A, cioè una sostanza che il cane è in grado di trasformare in vitamina A attiva. Questo processo, a differenza di quanto accade nel gatto, è possibile, anche se può variare da individuo a individuo.
In più, le carote apportano fibre utili per l’intestino: aiutano a nutrire il microbiota e possono contribuire a regolarizzare il transito intestinale. Non è un caso che vengano spesso utilizzate anche in ambito nutrizionale per supportare cani con intestino sensibile.
Infine, contengono antiossidanti come i flavonoidi, che supportano il sistema immunitario e sono stati studiati anche per il loro ruolo nella prevenzione di alcune patologie.
Carote e intestino: un aiuto concreto

Uno degli utilizzi più interessanti delle carote riguarda il supporto in caso di disturbi intestinali. Se preparate nel modo corretto, possono avere un effetto lenitivo e regolatore sull’intestino, risultando utili in caso di diarrea occasionale.
Questo avviene grazie alla combinazione di fibre e alla loro particolare lavorazione, che le rende più facilmente utilizzabili dal microbiota intestinale. Non sostituiscono una terapia, ma possono essere un valido supporto in situazioni lievi.
Ci sono rischi nel dare le carote al cane?
In generale, le carote sono sicure per il cane, ma questo non significa che si possano dare senza criterio.
Il primo punto è la quantità: il cane resta un animale con una dieta a prevalenza animale, quindi le carote devono rappresentare una piccola parte della razione. Dosi eccessive possono creare squilibri o problemi intestinali.
Un altro aspetto riguarda la forma in cui vengono date. Le carote crude, soprattutto intere, possono risultare difficili da digerire completamente. In alcuni casi possono irritare l’intestino, soprattutto se il cane tende a ingerire pezzi grandi senza masticare bene.
Un falso mito da sfatare: le carote non sono vietate nei cani con diabete. Nonostante nell’uomo abbiano un certo indice glicemico, nel cane non ci sono evidenze che creino problemi se inserite correttamente nella dieta.
Come dare le carote al cane nel modo giusto
Il modo migliore per proporre le carote è cuocerle e frullarle. Questa preparazione permette di:
- rendere i nutrienti più disponibili
- migliorare la digeribilità
- favorire l’utilizzo delle fibre da parte del microbiota
Puoi cuocerle in poca acqua, con coperchio, fino a renderle morbide, e poi frullarle fino a ottenere una consistenza simile a una vellutata. Questo passaggio è fondamentale: schiacciarle semplicemente con la forchetta non ha lo stesso effetto.
La crema di carote può essere somministrata subito oppure conservata. È particolarmente utile anche nei periodi in cui il cane ha un intestino più sensibile.
Le carote crude possono comunque essere date, ma meglio grattugiate o frullate, così da ridurre il rischio di irritazione intestinale.
Conclusione
Le carote possono essere un’ottima aggiunta alla dieta del cane: nutrienti, digeribili e versatili. La chiave, come sempre, è usarle con buon senso: nelle giuste quantità e soprattutto preparate nel modo corretto.
Se vuoi inserirle in modo stabile nella dieta, soprattutto in caso di patologie o esigenze particolari, è sempre consigliabile confrontarsi con un veterinario esperto in nutrizione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Al cane non piacciono le crocchette: come capirlo davvero?
Non tutti i cani mangiano le crocchette con entusiasmo. Alcuni le divorano in pochi secondi, altri invece le guardano, le annusano… e se ne vanno. A quel punto nasce il dubbio: al cane non piacciono le crocchette oppure c’è qualcosa che non va?
Capire la differenza è fondamentale. Perché sì, anche il cane può avere gusti alimentari, ma il rifiuto del cibo può essere anche un segnale di malessere.
Anche il cane ha i suoi gusti
Può sembrare strano, ma è così: il cane può avere preferenze alimentari ben definite. Non tutti i cibi piacciono allo stesso modo e alcune crocchette possono risultare poco appetibili per quel singolo cane.
Questo non significa che smetterà sempre di mangiarle. Spesso il cane, spinto dalla fame, finirà comunque il pasto. Ma il modo in cui si comporta davanti alla ciotola può dirti molto.
I segnali che le crocchette non piacciono

Quando al cane non piace quello che ha nella ciotola, i segnali possono essere diversi e abbastanza chiari:
- Mangia controvoglia o molto lentamente
- Inizia il pasto ma non lo termina
- Rimane davanti alla ciotola senza entusiasmo
- Salta un pasto, ma poi mangia quello successivo
- Cerca altro cibo, ad esempio chiedendo dalla tavola
In alcuni casi, il cane può anche mettere in atto comportamenti particolari come rovesciare la ciotola o cercare di coprire il cibo con il muso o con le zampe, quasi a volerlo “nascondere”.
Non è sempre solo una questione di gusto
Attenzione però: non bisogna fermarsi alla prima impressione. Se il cane rifiuta le crocchette, non è detto che sia solo perché non gli piacciono.
Dietro questo comportamento possono esserci altre cause:
- Nausea o disturbi gastrointestinali
- Dolore
- Stress o disagio emotivo
- Cambiamenti nella routine
Il cane comunica anche attraverso il cibo, quindi è importante osservare il contesto generale e non solo quello che succede nella ciotola.
Quando preoccuparsi davvero
Ci sono situazioni in cui il rifiuto del cibo richiede attenzione immediata. In particolare, è importante non sottovalutare se:
- Il cane salta più pasti consecutivi
- Sono presenti sintomi come vomito, diarrea o nausea
- Noti perdita di peso, anche lieve
- Il cane è apatico, meno attivo del solito
- Ci sono altri segnali come aumento della sete o debolezza
In questi casi, il consiglio è chiaro: contatta il medico veterinario. Meglio fare un controllo in più che ignorare un possibile problema.
Il cane è “viziato”? Meglio cambiare prospettiva
Spesso si sente dire che il cane “fa i capricci” o è “viziato”. In realtà, questa interpretazione rischia di semplificare troppo la situazione.
Il cane non ragiona in termini di capriccio. Se rifiuta il cibo, sta esprimendo qualcosa:
👉 un gusto personale
👉 un disagio fisico
👉 una difficoltà emotiva
Il punto non è giudicare, ma capire il motivo reale.
Come rendere le crocchette più appetibili
Se hai escluso problemi medici e il cane è in salute, puoi provare a rendere le crocchette più invitanti.
Alcune strategie utili:
- Cambiare gusto o marca
- Aggiungere una piccola quantità di cibo umido completo
- Usare insaporitori naturali come parmigiano o grana (con moderazione)
- Integrare con polveri di carne o pesce essiccati
- Aggiungere piccole quantità di yogurt o ricotta, valutando la tolleranza
Attenzione però alle quantità: ogni aggiunta modifica l’equilibrio nutrizionale e calorico della dieta.
In conclusione
Se al cane non piacciono le crocchette, i segnali ci sono e spesso sono abbastanza evidenti. Ma non bisogna fermarsi alla superficie.
Osservare il comportamento, valutare eventuali altri sintomi e, quando serve, chiedere supporto al medico veterinario è il modo migliore per capire cosa sta succedendo davvero.
Perché dietro una ciotola piena lasciata a metà, c’è sempre un motivo.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Il cane mangia aglio: cosa succede davvero?
L’aglio è un ingrediente molto presente nella cucina umana e spesso viene citato anche nei rimedi tradizionali per la salute. Non è raro, infatti, sentire dire che potrebbe essere utile contro i parassiti intestinali. Quando però si parla di alimentazione del cane, la situazione cambia. Se il cane mangia aglio, in alte dosi, è importante sapere che possono esserci rischi reali per la sua salute.
Aglio e famiglia delle Allium
L’aglio appartiene al genere Allium, lo stesso gruppo botanico di cipolla, scalogno e altri bulbi noti per la loro tossicità nei confronti di cane e gatto. Nell’alimentazione umana l’aglio viene utilizzato da secoli sia come alimento sia come rimedio naturale grazie alla presenza di numerosi composti bioattivi. Alcune ricerche hanno dimostrato che queste sostanze possiedono attività antibatteriche e altre proprietà interessanti, osservate soprattutto in laboratorio.
Tuttavia, ciò che può avere effetti positivi in vitro non è necessariamente sicuro per il cane o per il gatto. L’organismo di questi animali, infatti, gestisce in modo diverso alcune sostanze presenti nell’aglio, che possono risultare difficili da neutralizzare.
Perché l’aglio è pericoloso per il cane

Il problema principale dell’aglio è la presenza di composti solforati con forte attività ossidante. Tra questi, uno dei più rilevanti è il N-propyl-disulfide. Queste molecole possono danneggiare i globuli rossi del cane, provocando la loro distruzione, un processo chiamato emolisi.
I globuli rossi del cane sono più sensibili allo stress ossidativo rispetto a quelli umani. Questo significa che il cane è meno efficace nel proteggere queste cellule dai danni provocati da determinate sostanze chimiche. Quando l’emolisi diventa importante, può comparire un’anemia anche grave.
I sintomi non arrivano subito
Uno degli aspetti più insidiosi dell’intossicazione da aglio è che i sintomi non compaiono immediatamente. Nella maggior parte dei casi iniziano 3–4 giorni dopo l’ingestione, ma talvolta possono manifestarsi anche una settimana o più tardi.
Quando i segni clinici diventano visibili, il danno ai globuli rossi è spesso già in corso. Tra i sintomi più comuni si possono osservare:
- apatia e abbattimento
- perdita di appetito
- debolezza
- respiro accelerato
- vomito o diarrea
In alcuni casi possono comparire segnali più evidenti come ingiallimento della sclera (la parte bianca dell’occhio) oppure urine molto scure, simili al colore della cola.
Qual è la quantità tossica?
Stabilire una dose precisa non è semplice. Le informazioni disponibili suggeriscono che quantità superiori a 5 grammi di aglio per kg di peso corporeo possano rappresentare un rischio significativo, ma la sensibilità può variare da cane a cane.
Alcune razze, come Akita e Shiba Inu, sembrano essere più sensibili a questo tipo di tossicità. Anche i cani anziani possono reagire in modo più marcato rispetto ai soggetti giovani.
Cosa fare se il cane ha mangiato aglio
Se vi accorgete che il cane ha ingerito aglio, la cosa più importante è contattare subito il medico veterinario e fornire tutte le informazioni utili per valutare il rischio. In particolare:
- quando è stato ingerito l’aglio
- se era crudo o cotto (crudo è generalmente più tossico)
- la quantità approssimativa ingerita
- peso, età e razza del cane
Se l’ingestione è recente, il veterinario potrebbe decidere di indurre il vomito o eseguire una lavanda gastrica per ridurre l’assorbimento delle sostanze tossiche. Quando invece i sintomi sono già presenti, non esiste un antidoto specifico e può essere necessario un trattamento intensivo di supporto.
Meglio prevenire
L’idea di utilizzare l’aglio come rimedio naturale per il cane deriva da tradizioni molto diffuse, ma oggi sappiamo che i rischi possono superare i possibili benefici.
In caso di dubbio, la regola è semplice: se il cane mangia aglio ad alte dosi rispetto alla taglia, non aspettare la comparsa dei sintomi. Contattare il veterinario il prima possibile può fare una grande differenza nella gestione della situazione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Il cane ha sempre fame: perché succede?
Quante volte ti è capitato di incrociare lo sguardo del tuo cane mentre mangi e avere la sensazione che non sia mai sazio? Oppure di vederlo finire la sua razione in pochi secondi e cercarne subito ancora? La domanda è più che legittima: perché il cane sembra avere sempre fame?
La risposta non è unica. Il senso di sazietà nel cane dipende da diversi fattori, sia fisici che metabolici, e in alcuni casi anche genetici o patologici. Capire cosa c’è dietro questo comportamento è fondamentale per evitare errori che, nel tempo, possono compromettere la salute del cane.
Come funziona il senso di sazietà nel cane

Il senso di sazietà nasce da un insieme di segnali. Da una parte c’è la distensione dello stomaco, quindi un meccanismo “meccanico”: quando lo stomaco si riempie, invia segnali al cervello. Dall’altra entrano in gioco stimoli “chimici”, legati alla composizione del pasto.
In particolare, proteine di origine animale e grassi contribuiscono in modo significativo alla sensazione di pienezza. Non tutti i pasti, quindi, hanno lo stesso potere saziante. Un alimento poco bilanciato o povero di nutrienti chiave può lasciare il cane con una fame persistente anche dopo aver mangiato.
Genetica e predisposizione: alcuni cani hanno più fame di altri
Non tutti i cani hanno lo stesso rapporto con il cibo. Alcune razze mostrano una predisposizione genetica a una maggiore motivazione alimentare. È il caso del Labrador Retriever, in cui è stata identificata una mutazione (POMC) associata a una ridotta percezione della sazietà e a una maggiore tendenza all’aumento di peso.
Questo significa che in alcuni soggetti la fame non è solo “ingordigia”, ma una reale difficoltà nel percepire quando è il momento di smettere di mangiare.
Sterilizzazione, metabolismo e aumento dell’appetito
Un altro fattore molto importante è la sterilizzazione. Dopo la sterilizzazione o la castrazione, il metabolismo del cane tende a rallentare a causa della diminuzione degli ormoni sessuali. Questo comporta un minor dispendio energetico.
Il risultato? Il cane può avere più fame pur avendo bisogno di meno calorie. È una combinazione che, se non gestita correttamente, porta facilmente all’aumento di peso. Nelle femmine il calo metabolico è spesso ancora più evidente.
Quando la fame è un segnale di una patologia
In alcuni casi la fame eccessiva può essere il campanello d’allarme di un problema medico. Tra le condizioni più comuni troviamo:
- Ipotiroidismo
- Sindrome di Cushing
- Diabete mellito
Queste patologie possono determinare un aumento dell’appetito, talvolta senza sintomi eclatanti nelle fasi iniziali. Se il cane mangia molto ma perde peso, oppure mostra altri cambiamenti (più sete, più urina, apatia), è fondamentale rivolgersi al medico veterinario.
Cosa succede se il cane mangia troppo
Un eccesso occasionale può causare disturbi digestivi, dolore addominale o eccessiva dilatazione gastrica. Ma il vero problema è l’eccesso cronico.
Se il cane assume più calorie di quelle che consuma, ingrassa. E l’obesità nel cane non è un dettaglio estetico: è una malattia a tutti gli effetti. Un cane obeso ha un rischio maggiore di sviluppare patologie articolari, metaboliche e cardiovascolari e, secondo diversi studi, vive meno rispetto a un cane normopeso.
Cosa fare se il cane ha sempre fame
Prima di tutto, serve un dato oggettivo: il peso.
Pesa il cane al mattino, a digiuno, prima della passeggiata, usando sempre la stessa bilancia. Ripeti la pesata dopo 15 giorni nelle stesse condizioni.
- Se il cane perde peso, la fame potrebbe essere giustificata e va approfondita con il veterinario.
- Se mantiene o aumenta il peso, è necessario intervenire prima che il problema diventi più complesso.
Una volta escluse cause patologiche, occorre valutare:
- La qualità e composizione del pasto
- L’apporto di proteine di origine animale
- L’equilibrio calorico complessivo
- Il livello di attività fisica
Aumentare semplicemente le verdure per “riempire” lo stomaco raramente è una soluzione efficace. Il cane non si lascia facilmente ingannare dal solo volume del pasto.
Infine, non dimenticare l’aspetto comportamentale. In alcuni casi, la richiesta continua di cibo può essere legata a noia o scarsa stimolazione mentale. Lavorare con un educatore può aiutare a canalizzare l’interesse del cane verso attività alternative.
In conclusione
Se il cane ha sempre fame, non è solo una questione di golosità. Può dipendere da genetica, metabolismo, composizione della dieta, sterilizzazione o, in alcuni casi, da una patologia.
La cosa più importante è non ignorare il segnale. Monitorare il peso, valutare l’alimentazione e chiedere consiglio al veterinario sono i primi passi per garantire al cane una vita lunga e in salute.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Cani e pappa: i nostri amici sentono l’ora della pappa?
Chi vive con un cane lo sa: quando si avvicina il momento del pasto, il cane sembra trasformarsi in un orologio svizzero. Ti guarda, si avvicina alla cucina, magari si siede davanti alla ciotola con aria eloquente. Ma davvero il cane “sente” che è ora di mangiare? Oppure si tratta solo di abitudine?
La risposta è più interessante di quanto si possa pensare, e coinvolge biologia, ormoni e routine quotidiane.
Il cane ha un orologio interno?
Sì, il cane percepisce il passare del tempo. Non guarda l’orologio, ovviamente, ma possiede un sistema biologico che regola i ritmi della giornata. Come tutti gli esseri viventi, il cane è influenzato dall’alternanza luce/buio, dal caldo e dal freddo, ma anche da un vero e proprio “orologio interno” cellulare.
Al mattino, ad esempio, nel corpo del cane aumentano naturalmente alcuni ormoni come il cortisolo, che preparano l’organismo al risveglio. Anche se fuori è ancora buio, il metabolismo si sta già attivando. A questo si aggiungono segnali ambientali: la sveglia che suona, i rumori in casa, i movimenti delle persone. Tutti elementi che il cane registra con precisione.
Studi sul comportamento hanno dimostrato che il cane è in grado di percepire la durata dell’assenza del proprietario, mostrando reazioni diverse a seconda del tempo trascorso. Alcune ricerche suggeriscono persino che il cane possa distinguere intervalli temporali specifici, ripetendo un comportamento dopo un certo numero di secondi. Non è magia: è capacità cognitiva.
Routine e segnali ambientali: il ruolo delle abitudini

Quando parliamo di “ora della pappa”, la routine gioca un ruolo fondamentale. Il cane associa una serie di eventi all’arrivo del cibo. Ti alzi dal letto, prepari la colazione, prendi la sua ciotola, apri un mobile specifico: ogni gesto diventa un segnale predittivo.
Anche il ritmo della luce influisce. Molti proprietari notano che in inverno il cane sembra chiedere la pappa della sera prima del solito. In realtà non è “in anticipo”: sta reagendo all’imbrunire, che per il suo organismo è un indicatore naturale di fine giornata.
Il cane, quindi, integra informazioni ambientali, abitudini familiari e variazioni della luce per prevedere l’arrivo del pasto.
Fame vera e segnali metabolici
Ma non è solo questione di rituali. C’è anche un meccanismo fisiologico molto preciso.
Dopo aver mangiato, i livelli di zuccheri e grassi nel sangue aumentano. Con il passare delle ore, questi valori diminuiscono progressivamente. Quando scendono sotto una certa soglia, l’organismo del cane attiva i segnali della fame.
Se il cane mangia due volte al giorno, il suo corpo impara a “sincronizzarsi” con quegli orari. L’apparato digerente si prepara in anticipo, iniziando a produrre succhi gastrici poco prima dell’ora abituale del pasto. È un adattamento molto efficiente.
Questo spiega anche un fenomeno che alcuni proprietari conoscono bene: il vomito a digiuno. Se il cane è abituato a mangiare sempre alla stessa ora e improvvisamente il pasto viene ritardato (pensiamo alla domenica mattina), può accadere che lo stomaco produca acido in anticipo rispetto all’arrivo del cibo. Il risultato può essere il classico rigurgito di liquido giallastro a stomaco vuoto.
Cosa significa per chi vive con un cane (o un gatto)?
Capire che il cane percepisce il tempo e anticipa il pasto grazie a meccanismi biologici aiuta a gestire meglio la sua alimentazione. Una routine stabile è rassicurante. Allo stesso tempo, una leggera flessibilità può essere utile per evitare che l’organismo diventi troppo “rigido” sugli orari.
Anche il gatto possiede ritmi interni ben definiti, ma il cane tende a essere particolarmente sensibile ai rituali familiari e ai segnali sociali.
In conclusione, sì: il cane sente l’ora della pappa. Non perché conosca i numeri dell’orologio, ma perché il suo corpo, il suo cervello e l’ambiente intorno a lui lavorano insieme per prevedere un evento importante e positivo della giornata. E quando arriva quel momento, lo sa con sorprendente precisione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Vitamine e cani: vanno dosate con cura
Quando si parla di alimentazione del cane, le vitamine vengono spesso percepite come qualcosa che “fa sempre bene”. In realtà non è proprio così. Le vitamine sono sostanze essenziali per la vita, ma devono essere presenti nelle giuste quantità: né troppo poche, né troppe. Sia la carenza sia l’eccesso possono avere conseguenze sulla salute del cane. Vediamo quindi perché sono importanti e perché è fondamentale dosarle con attenzione.
Macronutrienti e micronutrienti: dove si collocano le vitamine
Il cane, come ogni essere vivente, ha bisogno di nutrienti per sopravvivere. Alcuni servono in grandi quantità, come proteine, grassi e fibre: sono i cosiddetti macronutrienti. Altri, invece, sono necessari in quantità molto più piccole ma non per questo meno importanti. Tra questi troviamo le vitamine.
Il termine “vitamina” significa letteralmente “ammina della vita”, un nome nato agli inizi del Novecento quando queste sostanze furono identificate per la prima volta. Una vitamina si definisce essenziale quando il cane non è in grado di produrla autonomamente in quantità sufficiente e deve quindi assumerla attraverso l’alimentazione. Se manca, si sviluppa una carenza nutrizionale; se è in eccesso, si può andare incontro a ipervitaminosi, che in alcuni casi può essere anche grave.
Quali vitamine servono al cane e cosa fanno

Le vitamine sono tredici e si dividono in due grandi gruppi: liposolubili e idrosolubili.
Quelle liposolubili (A, D, E, K) si sciolgono nei grassi e tendono ad accumularsi nell’organismo.
- La vitamina A è fondamentale per mucose, cute, accrescimento e salute dei tessuti.
- La vitamina D regola il metabolismo di calcio e fosforo ed è essenziale per ossa e sistema immunitario. Nel cane non viene attivata dalla luce solare come nell’uomo, quindi deve essere assunta già nella forma attiva (D3).
- La vitamina E ha una potente azione antiossidante e supporta diversi organi, inclusi fegato e cute.
- La vitamina K è coinvolta nella coagulazione ed è in parte prodotta dalla flora intestinale.
Le vitamine idrosolubili comprendono il complesso B e la vitamina C. Le vitamine del gruppo B partecipano a moltissime reazioni metaboliche, fungendo da cofattori nella produzione e trasformazione di sostanze energetiche. La vitamina C, pur non essendo essenziale per il cane, svolge un ruolo antiossidante e di sostegno al sistema immunitario.
Un aspetto importante: le vitamine idrosolubili in eccesso vengono generalmente eliminate con le urine. Le liposolubili, invece, possono accumularsi. Per questo motivo le più delicate da dosare sono soprattutto la vitamina A e la vitamina D.
Quando è necessario integrare le vitamine
Nella maggior parte dei casi non è necessario aggiungere vitamine alla dieta del cane. Se il cane mangia un alimento commerciale completo e bilanciato, oppure segue una dieta fresca formulata da un professionista, l’apporto vitaminico è già adeguato.
L’integrazione può diventare utile in presenza di determinate patologie o condizioni cliniche specifiche. In questi casi è il medico veterinario a stabilire se, quali e in che quantità somministrare le vitamine, spesso basandosi su esami del sangue e controlli successivi. È corretto considerare le vitamine come veri e propri farmaci: vanno prescritte e monitorate.
L’uso fai-da-te di multivitaminici è sconsigliato, perché molti contengono vitamine liposolubili che, se somministrate senza controllo, possono risultare tossiche.
Carenza ed eccesso: quali rischi per il cane
I sintomi di una carenza vitaminica possono essere molto vari e talvolta poco specifici. Una carenza di vitamina B12, ad esempio, può inizialmente manifestarsi con debolezza o pelo opaco a causa di un ridotto assorbimento intestinale. Altre carenze possono dare segni neurologici o problemi cutanei.
Anche l’eccesso, soprattutto di vitamina A e vitamina D, può comportare danni importanti. Il problema è che oggi siamo meno abituati a riconoscere queste situazioni, perché la maggior parte dei cani segue diete più bilanciate rispetto al passato.
Per questo motivo è fondamentale comunicare sempre al medico veterinario quale alimento mangia il cane, in che quantità e se vengono aggiunti integratori di propria iniziativa.
In conclusione
Le vitamine sono indispensabili per la salute del cane, ma devono essere dosate con precisione. Non sono “sempre utili” a prescindere e non vanno aggiunte senza una reale necessità. Un’alimentazione equilibrata rappresenta nella maggior parte dei casi la migliore garanzia per fornire al cane tutto ciò di cui ha bisogno, senza rischi inutili.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Il cane starnutisce dopo aver mangiato le crocchette: cosa significa e quando preoccuparsi
Può capitare di osservare il cane che, subito dopo aver finito la ciotola di crocchette, inizia a starnutire. A volte si tratta di uno starnuto isolato, altre volte di una serie più insistente. Questo comportamento può lasciare perplessi molti proprietari di cane e gatto, ma nella maggior parte dei casi ha spiegazioni piuttosto semplici. Vediamo insieme perché succede e quando è il caso di approfondire.
Polvere nelle crocchette: una causa molto comune
Uno dei motivi più frequenti per cui il cane starnutisce dopo aver mangiato crocchette è la presenza di polvere all’interno del sacco. Durante le fasi di produzione, trasporto e stoccaggio, le crocchette possono rompersi parzialmente. Questi frammenti, urtandosi tra loro, finiscono per ridursi in particelle sempre più piccole, fino a diventare vera e propria polvere.
Una volta arrivato a casa, il sacco resta fermo per giorni o settimane. Con il tempo, le particelle più leggere si depositano sul fondo, motivo per cui il problema tende a comparire più spesso quando il sacco sta per finire. Non è raro, infatti, che il cane mangi tranquillamente all’inizio e inizi a starnutire solo negli ultimi pasti.
Il passaggio del cibo tra bocca e vie respiratorie

Quando il cane mastica e deglutisce, il cibo passa dalla bocca al rinofaringe, una zona di passaggio che comunica sia con l’esofago sia con le vie aeree superiori. Se il cane aspira accidentalmente della polvere o piccoli frammenti di crocchette, queste particelle possono risalire verso il naso invece di scendere correttamente.
Il risultato è uno o più starnuti, che hanno lo scopo di liberare le narici. Questo meccanismo è simile a quello che può capitare anche alle persone quando mangiano troppo velocemente e “vanno di traverso”.
Mangiare troppo in fretta peggiora la situazione
Il cane che divora le crocchette senza masticare bene è più esposto a questo tipo di episodio. Quando mangia con voracità, coordina peggio respirazione e deglutizione, aumentando il rischio che polvere e frammenti finiscano nelle cavità nasali. In questi casi gli starnuti possono essere ripetuti e accompagnati da un evidente fastidio.
Attenzione alle razze brachicefale
Alcuni cani sono più predisposti di altri. Le razze brachicefale, che hanno un muso corto e vie respiratorie superiori più strette, possono starnutire più facilmente dopo aver mangiato crocchette. In questi soggetti, la conformazione anatomica rende più difficoltoso il corretto passaggio del cibo e dell’aria, favorendo non solo gli starnuti, ma anche episodi di rigurgito.
Possibili reazioni avverse al cibo
In alcuni casi, lo starnuto dopo il pasto non è legato solo alla polvere. Alcuni cani possono sviluppare reazioni avverse a specifici ingredienti. Senza entrare in definizioni troppo tecniche, è possibile che il cibo scateni una risposta locale del sistema immunitario, con irritazione delle mucose nasali e conseguenti starnuti.
Quando questa è la causa, spesso non si osservano solo starnuti, ma anche altri segnali, come disturbi gastrointestinali o malessere generale.
Cosa può fare il proprietario
La prima cosa da osservare è la frequenza del problema. Il cane starnutisce sempre o solo quando il sacco di crocchette è quasi vuoto? Cambiando alimento o passando temporaneamente al cibo umido, il sintomo scompare? Sono presenti altri disturbi oltre agli starnuti?
Raccogliere queste informazioni è fondamentale. Una volta fatto, è consigliabile confrontarsi con il medico veterinario di fiducia, che potrà valutare se si tratta di un semplice fastidio legato alla polvere o se è necessario approfondire con esami e cambi alimentari mirati.
Capire perché il cane starnutisce dopo aver mangiato crocchette aiuta a intervenire nel modo giusto e a garantire benessere e tranquillità, sia al cane sia al gatto che condivide la casa.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Cane con diabete e alimentazione: cosa sapere davvero
Quando a un cane viene diagnosticato il diabete, è normale sentirsi spaesati. È una patologia che cambia le abitudini quotidiane e richiede attenzione costante, non solo per quanto riguarda la terapia insulinica, ma anche per l’alimentazione. Anche se il cibo, nel cane, non ha lo stesso peso che ha nel gatto nella gestione del diabete, rimane comunque un tassello fondamentale.
Vediamo quindi come orientarsi tra cosa dare, cosa evitare e come organizzare i pasti di un cane diabetico.
Cos’è il diabete nel cane e come si manifesta
Nel cane il diabete è spesso di origine autoimmune oppure può comparire come conseguenza di una pancreatite acuta. In entrambi i casi il risultato è simile: il cane non produce più insulina a sufficienza, l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule.
I sintomi più comuni sono dimagrimento, aumento marcato della fame e della sete e una produzione di urina molto abbondante. A volte questi segnali compaiono gradualmente, altre volte diventano evidenti nel giro di pochi giorni. Alla visita veterinaria si riscontrano glicemia persistentemente elevata e presenza di glucosio nelle urine.
Una volta fatta la diagnosi, nel cane si imposta sempre una terapia insulinica, che va seguita con grande precisione.
Perché l’alimentazione è importante (anche se non è tutto)

Nel cane, a differenza del gatto, l’alimentazione non è lo strumento principale per abbassare la glicemia: questo compito spetta all’insulina. Tuttavia il cibo ha un ruolo chiave nel rendere stabile la terapia, evitando picchi glicemici imprevedibili.
Dopo la diagnosi, è fondamentale che il cane mangi sempre lo stesso alimento, nella stessa quantità e agli stessi orari. Questo aiuta il medico veterinario a calibrare correttamente la dose di insulina, soprattutto nelle prime settimane, quando si cercano gli equilibri giusti.
Cosa può mangiare un cane diabetico
Molto spesso il veterinario consiglia un alimento commerciale specifico per il diabete, ma non è una regola assoluta. Se il cane soffre anche di altre patologie (per esempio intestinali o pancreatiche), può essere più utile scegliere un cibo mirato a quel problema e lasciare che sia l’insulina a gestire la glicemia.
La regola d’oro è una sola: il cane deve mangiare esclusivamente ciò che è stato prescritto. Niente extra, niente assaggi “perché ha fame”.
Solo quando la glicemia è stabile, il peso è tornato nella norma e i sintomi sono sotto controllo, si può valutare — sempre con il veterinario — l’introduzione di piccolissimi extra a basso impatto glicemico: carne essiccata semplice, yogurt bianco senza zucchero, oppure qualche verdura cruda come carota, finocchio o sedano. La frutta, invece, è generalmente da limitare o evitare.
Cosa non dare mai a un cane diabetico
Nei primi periodi della malattia, qualsiasi extra è da evitare. Anche in seguito, restano vietati tutti i cibi che possono far salire rapidamente la glicemia.
Da evitare in particolare:
- zucchero e miele (se non in caso di ipoglicemia su indicazione veterinaria)
- frutta molto zuccherina
- biscotti e snack con farine o amidi
- prodotti con sciroppo di glucosio
- pane, pasta e cereali
- farmaci in forma di sciroppo
Anche piccoli “sgarri” possono avere conseguenze importanti.
Dieta casalinga per il cane diabetico: è possibile?
Sì, l’alimentazione casalinga è una valida opzione, se formulata correttamente. Permette di adattare la dieta non solo al diabete, ma anche ad eventuali altre patologie e ai gusti del cane.
In linea generale, una dieta casalinga per cane diabetico è:
- a basso indice glicemico
- ricca di proteine animali (carne, pesce, uova)
- con grassi modulati in base al soggetto
- sempre accompagnata da verdure, utili anche per la salute intestinale
- integrata con Omega-3, per contrastare l’infiammazione sistemica spesso associata al diabete
Naturalmente, una dieta di questo tipo deve essere formulata da un professionista, per evitare carenze o squilibri.
In conclusione
Gestire un cane con diabete richiede costanza, precisione e collaborazione stretta con il medico veterinario. L’alimentazione da sola non cura la malattia, ma fa la differenza nel mantenere stabile la terapia insulinica e nel migliorare la qualità di vita del cane.
Routine, coerenza e scelte consapevoli sono gli strumenti più efficaci che abbiamo a disposizione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Lettiera del gatto per il cane: perché è così irresistibile?
Chi vive con un cane e un gatto lo sa: uno dei comportamenti più difficili da tollerare è il cane che va a “fare visita” alla lettiera del gatto. Non si tratta solo di una questione di disgusto, ma di un comportamento che può avere conseguenze anche serie sulla salute del cane. Capire perché la lettiera del gatto risulti così attraente è il primo passo per affrontare il problema in modo corretto.
Convivenza cane e gatto: quando nasce il problema
Quando cane e gatto condividono gli spazi, possono comparire comportamenti spiacevoli che non sempre sono facili da interpretare. Il cane che mangia la lettiera del gatto è uno di questi. Le motivazioni non sono mai univoche: spesso entrano in gioco più fattori insieme, come fame, noia, problemi intestinali o semplicemente la scoperta di qualcosa che il cane considera buono.
Perché le feci del gatto piacciono al cane
Il primo motivo è piuttosto semplice, anche se poco piacevole: al cane le feci del gatto spesso piacciono. Questo dipende dal fatto che il cibo per gatto è più ricco di grassi rispetto a quello per cane. Una parte di questi grassi non viene completamente digerita e finisce nelle feci, rendendole molto appetibili per il cane. In questi casi, la lettiera viene ingerita come “effetto collaterale” mentre il cane cerca le feci.
Fame reale o percepita
Un’altra causa frequente è la fame. Cani messi a dieta, con accesso limitato al cibo o con patologie che aumentano l’appetito, come diabete mellito, ipotiroidismo o dopo la castrazione, possono iniziare a cercare cibo ovunque. In queste situazioni il cane può rivolgere l’attenzione anche verso ciò che noi non consideriamo cibo, come feci e lettiera del gatto.
Quando il cane mangia proprio la lettiera

Diverso è il caso in cui il cane mangia la lettiera in sé, a volte anche quando è pulita. Qui non siamo più di fronte solo a un comportamento legato al gusto. Se la lettiera è minerale o in silicio, quindi composta da materiale non commestibile, si entra nel campo della pica, cioè l’ingestione di oggetti non alimentari. Questo comportamento è sempre anomalo e indica un problema di fondo, che può essere comportamentale, gastroenterico o una combinazione delle due cose.
Noia, ansia e intestino
Un cane che ingerisce materiale non alimentare può farlo per noia, ansia o mancanza di autocontrollo. In altri casi può esserci un’infiammazione intestinale sottostante che spinge il cane a cercare sollievo attraverso l’ingestione di sostanze insolite. Capire quale sia la causa reale richiede il supporto di un medico veterinario esperto in comportamento, l’unico in grado di escludere problemi organici e impostare un percorso adeguato.
Il caso delle lettiere vegetali
Alcuni cani mostrano interesse solo per lettiere a base di mais o altri materiali vegetali. Anche se non sono veri alimenti, queste fibre possono essere ingerite volontariamente dal cane nel tentativo di alleviare un malessere intestinale. Anche in questo caso, però, la componente ansiosa e il legame tra intestino e cervello giocano un ruolo importante, e il problema non va banalizzato.
Le conseguenze per la salute del cane
Mangiare la lettiera del gatto non è solo sgradevole. Le conseguenze possono andare dall’alito cattivo e vomito fino a problemi molto più seri. Una delle complicazioni più frequenti è la trasmissione di parassiti intestinali. Alcuni parassiti possono passare dal gatto al cane, come il Toxoplasma gondii, che nel cane può causare anche sintomi neurologici importanti.
Un altro rischio è l’occlusione intestinale: sia le lettiere minerali sia quelle vegetali possono formare boli che l’intestino non riesce a spingere avanti, rendendo necessario, nei casi più gravi, un intervento chirurgico.
Cosa fare nel breve termine
Nel breve periodo è fondamentale impedire al cane l’accesso alla lettiera del gatto. Una soluzione pratica è mettere la lettiera in una zona a cui il cane non ha accesso, per esempio un balconcino con la gattaiola o un bagno con la gattaiola. È comunque indispensabile pulirla ogni giorno, perché l’accumulo di odore di ammoniaca può spingere il gatto a non usarla.
Cosa fare nel lungo termine
Nel lungo periodo è necessario lavorare sulle cause profonde del comportamento. Se c’è un problema metabolico, gastroenterico o comportamentale, va identificato e trattato per tempo. Ignorare il problema significa rischiare che si aggravi, con conseguenze sempre più difficili da gestire per il cane e per la convivenza con il gatto.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
Problemi digestivi del cane: come riconoscerli e interpretarli
I problemi digestivi nel cane sono sempre più comuni e spesso vengono sottovalutati. Capita di pensare che vomitare ogni tanto o avere feci molli sia “normale”, soprattutto se succede a tanti cani. In realtà non è così. L’apparato digerente del cane manda segnali chiari quando qualcosa non funziona, e imparare a leggerli è fondamentale. Questo articolo è pensato per chi vive con cane e gatto, perché anche se qui ci concentriamo sul cane, l’attenzione all’apparato digerente dovrebbe essere una buona abitudine per entrambi.
Quando parlare davvero di problemi digestivi
Un episodio isolato può capitare, ma quando un sintomo si ripete nel tempo non va ignorato. In generale, se uno o più disturbi digestivi compaiono anche solo in modo intermittente, ma più di una volta a settimana per almeno tre settimane, è corretto parlare di un problema digestivo. Nella maggior parte dei casi, questi segnali sono l’espressione di una infiammazione intestinale cronica, oggi definita più correttamente come enteropatia cronica.
Vomito: non solo una questione di stomaco vuoto
Il vomito è uno dei segnali più frequenti. Può avvenire a stomaco pieno, a stomaco vuoto, subito dopo mangiato oppure dopo aver ingerito erba. Il classico vomito giallo, biliare, è molto comune nei cani che restano a digiuno per molte ore. Anche se è diffuso, non deve essere considerato normale. Un vomito che si ripresenta con regolarità è sempre un campanello d’allarme.
Diarrea: attenzione a consistenza e frequenza

Spesso si parla di diarrea solo quando le feci sono liquide, ma la definizione è più ampia. Feci molli, non raccoglibili, o un aumento della frequenza di defecazione oltre le tre volte al giorno rientrano già nella diarrea. Un cane che defeca cinque volte al giorno, anche con feci formate, può avere una diarrea cronica. Osservare le feci è utile perché può dare indicazioni su quale tratto dell’intestino è coinvolto, anche se non sostituisce gli esami diagnostici.
Costipazione: meno comune, ma possibile
La costipazione è meno frequente nel cane rispetto al gatto, ma può comunque comparire. Si parla di costipazione quando il cane defeca meno di una volta al giorno. Anche questo può essere un segnale di infiammazione intestinale, ma è importante escludere altre cause, come problemi prostatici nei maschi o disturbi delle sacche perianali.
Colite: il muco come segnale chiave
La presenza di muco nelle feci è uno dei segni più tipici di colite, cioè infiammazione dell’intestino crasso. Spesso è accompagnata da urgenza di defecazione e da un aumento della frequenza. I cani che defecano più di quattro volte al giorno rientrano spesso in questo quadro. In alcune razze la colite può essere particolarmente seria, ma può colpire qualsiasi cane.
Dolore addominale: il sintomo che passa inosservato
Le coliche sono tra i segnali più difficili da riconoscere. Non sempre si accompagnano a diarrea o vomito. A volte l’unico indizio è un cane che si isola, si nasconde o appare infastidito dopo mangiato. In altri casi si possono sentire borborigmi, i classici rumori intestinali, o osservare veri e propri spasmi addominali.
Disoressia: quando il cane mangia senza entusiasmo
La disappetenza è probabilmente il sintomo più sottovalutato. Un cane che non mangia con gusto tutti i pasti, soprattutto al mattino, va osservato con attenzione. In alcune taglie e razze può essere l’unico segnale di un problema intestinale cronico, anche in assenza di altri disturbi evidenti.
Cosa fare se sospetti problemi digestivi
Il primo passo è riconoscere che il problema esiste. Se i sintomi si ripetono, è importante rivolgersi al medico veterinario per una visita e alcuni esami di base, come analisi delle feci o del sangue. Se questi non chiariscono la situazione e i disturbi persistono, soprattutto nei cani giovani, può essere utile il consulto con un veterinario gastroenterologo.
Come aiutare concretamente il cane
Nei momenti acuti può essere necessario un supporto farmacologico, come antiemetici o astringenti, e in alcuni casi fluidoterapia. Gli antibiotici, salvo situazioni specifiche, non sono la soluzione ideale nel lungo periodo. Spesso il vero punto di svolta è la dieta, che deve essere personalizzata: alcuni cani necessitano di meno grassi, altri di più fibre o di fonti proteiche specifiche. Nei casi più complessi può essere indicata un’endoscopia con biopsia, uno strumento diagnostico prezioso.
Riconoscere i problemi digestivi del cane richiede osservazione, pazienza e collaborazione con il medico veterinario. I miglioramenti possono essere graduali, ma con il percorso giusto il benessere a lungo termine è un obiettivo realistico.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
- Published in Maria Mayer
















