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Gatto con diabete e alimentazione: cosa sapere davvero

giovedì, 29 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Gatto con diabete e alimentazione

Negli ultimi anni il diabete mellito nel gatto è diventato una diagnosi sempre più frequente, soprattutto nei gatti che vivono in casa, fanno poco movimento e tendono ad accumulare peso. A differenza del diabete del cane, che ha spesso origini diverse, quello del gatto è strettamente legato allo stile di vita e all’alimentazione. Ed è proprio qui che possiamo fare davvero la differenza.

Capire cosa mettere nella ciotola, cosa evitare e perché alcune scelte alimentari sono fondamentali è il primo passo per aiutare un gatto diabetico a stare meglio, e in alcuni casi anche a migliorare in modo sorprendente la sua condizione.

Cos’è il diabete nel gatto e come si manifesta

Il diabete mellito è una patologia metabolica in cui il gatto non riesce a gestire correttamente il glucosio nel sangue. Questo succede più spesso in gatti obesi o sovrappeso, sedentari e alimentati con diete poco adatte alla loro natura.

Uno degli aspetti che confonde molti proprietari è che il gatto diabetico, spesso inizialmente “rotondetto”, comincia a dimagrire. Questa perdita di peso non è un segnale positivo, ma uno dei campanelli d’allarme più importanti. A questo si associano altri sintomi tipici come aumento della sete, aumento della quantità di urina e fame intensa, che può arrivare a diventare quasi compulsiva.

Perché l’alimentazione è centrale nel gatto diabetico

Nel gatto il diabete non è solo una malattia da curare con i farmaci, ma una condizione in cui il cibo gioca un ruolo chiave sia nella causa che nella gestione. Il gatto è un carnivoro stretto e il suo metabolismo non è progettato per gestire grandi quantità di zuccheri.

Il glucosio, nel gatto, può diventare una vera e propria tossina metabolica. Per questo motivo un’alimentazione sbilanciata, ricca di amidi e carboidrati, può favorire l’insorgenza del diabete. La buona notizia è che intervenire precocemente sull’alimentazione può, in alcuni casi, portare anche a una remissione della malattia.

Come cambiare l’alimentazione di un gatto diabetico

La prima cosa da sapere è che ogni modifica va fatta in accordo con il medico veterinario, soprattutto se è già stata impostata una terapia insulinica. Detto questo, una regola è chiara: gli alimenti secchi commerciali vanno eliminati, perché ricchi di amido e quindi di glucosio.

La scelta deve orientarsi verso alimenti umidi, con un alto contenuto di proteine e grassi di origine animale. Questo permette di ridurre il picco glicemico dopo il pasto e di fornire energia al gatto senza sovraccaricare il metabolismo degli zuccheri.

Il gatto diabetico in terapia insulinica dovrebbe mangiare due pasti al giorno, sempre agli stessi orari e con quantità costanti. Cambiare spesso alimento o concedere extra può compromettere l’equilibrio della terapia.

Cosa dovrebbe mangiare davvero un gatto diabetico

L’alimentazione ideale di un gatto diabetico è semplice e coerente con la sua natura: proteine animali di qualità, grassi come fonte energetica e assenza totale di amidi. Questo significa niente cereali, riso, patate, zuccheri o derivati.

Piccole quantità di verdura possono essere inserite, perché la fibra aiuta a rallentare l’assorbimento dei nutrienti e a contenere il picco glicemico. Attenzione però a non esagerare: il gatto non è fatto per digerire grandi quantità di fibra.

Un dettaglio spesso sottovalutato è l’acqua. Il gatto diabetico beve molto, quindi è fondamentale lasciare sempre acqua fresca e pulita a disposizione, in più punti della casa se necessario.

Alimentazione casalinga: una grande opportunità

Nel gatto diabetico, l’alimentazione casalinga rappresenta spesso la scelta migliore. Permette infatti di controllare con precisione gli ingredienti ed evitare tutto ciò che non serve. Inoltre, paradossalmente, l’aumento dell’appetito tipico delle fasi iniziali del diabete rende spesso più semplice il cambio alimentare.

Una dieta casalinga ben formulata per il gatto diabetico è composta principalmente da carne e pesce, con una buona quota di grassi utilizzabili come fonte energetica alternativa al glucosio. A questo si aggiungono acidi grassi Omega-3, utili perché il diabete è una patologia che evolve anche grazie a uno stato infiammatorio di base.

Le verdure sono presenti in piccole quantità, mentre la frutta è completamente esclusa, anche quella meno zuccherina, perché comunque troppo ricca di zuccheri per il metabolismo del gatto.

In conclusione

Nel gatto, il diabete è una patologia complessa, ma l’alimentazione è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per gestirla. Scegliere cibi adatti, rispettare la natura carnivora del gatto e lavorare in sinergia con il medico veterinario può cambiare radicalmente la qualità di vita del gatto diabetico.

Capire cosa sapere davvero sull’alimentazione non significa fare miracoli, ma fare scelte consapevoli. E spesso, sono proprio quelle a fare la differenza.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cane con diabete e alimentazione: cosa sapere davvero

giovedì, 22 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Cane con diabete e alimentazione

Quando a un cane viene diagnosticato il diabete, è normale sentirsi spaesati. È una patologia che cambia le abitudini quotidiane e richiede attenzione costante, non solo per quanto riguarda la terapia insulinica, ma anche per l’alimentazione. Anche se il cibo, nel cane, non ha lo stesso peso che ha nel gatto nella gestione del diabete, rimane comunque un tassello fondamentale.

Vediamo quindi come orientarsi tra cosa dare, cosa evitare e come organizzare i pasti di un cane diabetico.

Cos’è il diabete nel cane e come si manifesta

Nel cane il diabete è spesso di origine autoimmune oppure può comparire come conseguenza di una pancreatite acuta. In entrambi i casi il risultato è simile: il cane non produce più insulina a sufficienza, l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule.

I sintomi più comuni sono dimagrimento, aumento marcato della fame e della sete e una produzione di urina molto abbondante. A volte questi segnali compaiono gradualmente, altre volte diventano evidenti nel giro di pochi giorni. Alla visita veterinaria si riscontrano glicemia persistentemente elevata e presenza di glucosio nelle urine.

Una volta fatta la diagnosi, nel cane si imposta sempre una terapia insulinica, che va seguita con grande precisione.

Perché l’alimentazione è importante (anche se non è tutto)

Cane con diabete e alimentazione

Nel cane, a differenza del gatto, l’alimentazione non è lo strumento principale per abbassare la glicemia: questo compito spetta all’insulina. Tuttavia il cibo ha un ruolo chiave nel rendere stabile la terapia, evitando picchi glicemici imprevedibili.

Dopo la diagnosi, è fondamentale che il cane mangi sempre lo stesso alimento, nella stessa quantità e agli stessi orari. Questo aiuta il medico veterinario a calibrare correttamente la dose di insulina, soprattutto nelle prime settimane, quando si cercano gli equilibri giusti.

Cosa può mangiare un cane diabetico

Molto spesso il veterinario consiglia un alimento commerciale specifico per il diabete, ma non è una regola assoluta. Se il cane soffre anche di altre patologie (per esempio intestinali o pancreatiche), può essere più utile scegliere un cibo mirato a quel problema e lasciare che sia l’insulina a gestire la glicemia.

La regola d’oro è una sola: il cane deve mangiare esclusivamente ciò che è stato prescritto. Niente extra, niente assaggi “perché ha fame”.

Solo quando la glicemia è stabile, il peso è tornato nella norma e i sintomi sono sotto controllo, si può valutare — sempre con il veterinario — l’introduzione di piccolissimi extra a basso impatto glicemico: carne essiccata semplice, yogurt bianco senza zucchero, oppure qualche verdura cruda come carota, finocchio o sedano. La frutta, invece, è generalmente da limitare o evitare.

Cosa non dare mai a un cane diabetico

Nei primi periodi della malattia, qualsiasi extra è da evitare. Anche in seguito, restano vietati tutti i cibi che possono far salire rapidamente la glicemia.

Da evitare in particolare:

  • zucchero e miele (se non in caso di ipoglicemia su indicazione veterinaria)
  • frutta molto zuccherina
  • biscotti e snack con farine o amidi
  • prodotti con sciroppo di glucosio
  • pane, pasta e cereali
  • farmaci in forma di sciroppo

Anche piccoli “sgarri” possono avere conseguenze importanti.

Dieta casalinga per il cane diabetico: è possibile?

Sì, l’alimentazione casalinga è una valida opzione, se formulata correttamente. Permette di adattare la dieta non solo al diabete, ma anche ad eventuali altre patologie e ai gusti del cane.

In linea generale, una dieta casalinga per cane diabetico è:

  • a basso indice glicemico
  • ricca di proteine animali (carne, pesce, uova)
  • con grassi modulati in base al soggetto
  • sempre accompagnata da verdure, utili anche per la salute intestinale
  • integrata con Omega-3, per contrastare l’infiammazione sistemica spesso associata al diabete

Naturalmente, una dieta di questo tipo deve essere formulata da un professionista, per evitare carenze o squilibri.

In conclusione

Gestire un cane con diabete richiede costanza, precisione e collaborazione stretta con il medico veterinario. L’alimentazione da sola non cura la malattia, ma fa la differenza nel mantenere stabile la terapia insulinica e nel migliorare la qualità di vita del cane.
Routine, coerenza e scelte consapevoli sono gli strumenti più efficaci che abbiamo a disposizione.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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I gatti e il formaggio: sì, no o “solo un assaggino”?

giovedì, 15 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
I gatti e il formaggio

In Italia il formaggio è una cosa seria. Ne abbiamo di ogni tipo, consistenza e profumo, e spesso finiscono per incuriosire anche chi ci osserva dalla cucina con aria interessata. Ed è qui che nasce la classica domanda: il gatto può mangiare il formaggio?
La risposta breve è sì, ma con parecchi “ma” da tenere bene a mente. E soprattutto vale la pena chiedersi se sia davvero un alimento utile per il gatto o più che altro una nostra tentazione.

In questo articolo vediamo quali formaggi possono essere dati al gatto, quali è meglio evitare del tutto e in che quantità, tenendo conto di un aspetto fondamentale: il rapporto tra gatto e lattosio.

Il gatto ha davvero bisogno del formaggio?

Partiamo da un concetto chiave: il formaggio non è un alimento necessario nella dieta del gatto. Il gatto è un carnivoro stretto, con fabbisogni nutrizionali molto specifici che vengono soddisfatti da proteine animali, grassi e micronutrienti di origine animale.
Il formaggio non rientra in questa categoria e, nella maggior parte dei casi, è più una concessione del proprietario che una reale esigenza del gatto.

Detto questo, se ogni tanto capita di offrire un minuscolo pezzetto, non stiamo automaticamente facendo un danno, purché si scelga il tipo giusto.

Quali formaggi può mangiare il gatto (e quali no)

I gatti e il formaggio

Non tutti i formaggi sono uguali, soprattutto dal punto di vista della digestione felina.

Formaggi da evitare completamente

  • Gorgonzola, Roquefort e altri formaggi erborinati: contengono muffe che possono risultare dannose per il gatto.
  • Formaggi a crosta fiorita come Brie e Camembert: anche qui il problema sono le muffe, in particolare quelle del genere Penicillium.

Formaggi che si possono dare con molta cautela

  • Mozzarella, burrata, mozzarella di bufala e formaggi freschi a pasta filata: sono ricchi di lattosio. Se dati, devono essere in quantità minuscole, perché il rischio di diarrea è concreto.
  • Caciocavallo, fontina, asiago, pecorino e caciotte: contengono meno lattosio rispetto ai formaggi freschi, ma sono molto calorici e spesso ricchi di sale.

I più “sicuri”, sempre con moderazione

  • Parmigiano Reggiano e Grana Padano: grazie alla lunga stagionatura hanno un contenuto di lattosio molto basso e sono ricchi di nutrienti. Restano però alimenti molto calorici e ricchi di calcio, quindi da usare come eccezione.

Gatto e lattosio: una questione di età

Uno dei motivi principali per cui il formaggio va dosato con attenzione è il lattosio. Il gatto, come la maggior parte dei mammiferi, perde progressivamente la capacità di digerirlo.
La produzione dell’enzima lattasi, necessario per digerire il lattosio, è elevata nelle prime settimane di vita, quando il gattino si nutre di latte. Con la crescita, questa produzione diminuisce drasticamente.

Di fatto, il gatto adulto è poco capace di digerire il lattosio, e questo spiega perché latte e latticini possano causare feci molli o diarrea. Non è una vera e propria intolleranza “patologica”, ma una condizione fisiologica legata all’età.

Quanta quantità di formaggio può mangiare un gatto?

Qui arriviamo al punto più importante: le quantità.
I formaggi sono alimenti estremamente calorici. Per fare qualche esempio:

  • mozzarella: circa 280 kcal per 100 g
  • burrata o Parmigiano: oltre 400 kcal per 100 g

Un gatto di circa 5 kg che vive in casa consuma mediamente 180–200 kcal al giorno. Questo significa che 50 g di burrata coprirebbero già l’intero fabbisogno calorico giornaliero, con evidenti squilibri nutrizionali.

Una quantità ragionevole può essere circa 5 grammi di formaggio, non tutti i giorni, e osservando sempre la risposta intestinale del gatto.

In conclusione

Il gatto può mangiare il formaggio, ma solo come eccezione, in quantità molto ridotte e scegliendo con attenzione il tipo. Non è un alimento necessario, non migliora la dieta e, se abusato, può favorire diarrea, aumento di peso e squilibri nutrizionali.

Se il gatto mostra poco interesse, tanto meglio: significa che sta seguendo il suo istinto. E se invece ogni tanto allunga il muso verso un pezzetto di Parmigiano, ricordiamoci che la moderazione è la vera regola d’oro.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Lettiera del gatto per il cane: perché è così irresistibile?

giovedì, 08 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Lettiera del gatto per il cane

Chi vive con un cane e un gatto lo sa: uno dei comportamenti più difficili da tollerare è il cane che va a “fare visita” alla lettiera del gatto. Non si tratta solo di una questione di disgusto, ma di un comportamento che può avere conseguenze anche serie sulla salute del cane. Capire perché la lettiera del gatto risulti così attraente è il primo passo per affrontare il problema in modo corretto.

Convivenza cane e gatto: quando nasce il problema

Quando cane e gatto condividono gli spazi, possono comparire comportamenti spiacevoli che non sempre sono facili da interpretare. Il cane che mangia la lettiera del gatto è uno di questi. Le motivazioni non sono mai univoche: spesso entrano in gioco più fattori insieme, come fame, noia, problemi intestinali o semplicemente la scoperta di qualcosa che il cane considera buono.

Perché le feci del gatto piacciono al cane

Il primo motivo è piuttosto semplice, anche se poco piacevole: al cane le feci del gatto spesso piacciono. Questo dipende dal fatto che il cibo per gatto è più ricco di grassi rispetto a quello per cane. Una parte di questi grassi non viene completamente digerita e finisce nelle feci, rendendole molto appetibili per il cane. In questi casi, la lettiera viene ingerita come “effetto collaterale” mentre il cane cerca le feci.

Fame reale o percepita

Un’altra causa frequente è la fame. Cani messi a dieta, con accesso limitato al cibo o con patologie che aumentano l’appetito, come diabete mellito, ipotiroidismo o dopo la castrazione, possono iniziare a cercare cibo ovunque. In queste situazioni il cane può rivolgere l’attenzione anche verso ciò che noi non consideriamo cibo, come feci e lettiera del gatto.

Quando il cane mangia proprio la lettiera

Lettiera del gatto per il cane

Diverso è il caso in cui il cane mangia la lettiera in sé, a volte anche quando è pulita. Qui non siamo più di fronte solo a un comportamento legato al gusto. Se la lettiera è minerale o in silicio, quindi composta da materiale non commestibile, si entra nel campo della pica, cioè l’ingestione di oggetti non alimentari. Questo comportamento è sempre anomalo e indica un problema di fondo, che può essere comportamentale, gastroenterico o una combinazione delle due cose.

Noia, ansia e intestino

Un cane che ingerisce materiale non alimentare può farlo per noia, ansia o mancanza di autocontrollo. In altri casi può esserci un’infiammazione intestinale sottostante che spinge il cane a cercare sollievo attraverso l’ingestione di sostanze insolite. Capire quale sia la causa reale richiede il supporto di un medico veterinario esperto in comportamento, l’unico in grado di escludere problemi organici e impostare un percorso adeguato.

Il caso delle lettiere vegetali

Alcuni cani mostrano interesse solo per lettiere a base di mais o altri materiali vegetali. Anche se non sono veri alimenti, queste fibre possono essere ingerite volontariamente dal cane nel tentativo di alleviare un malessere intestinale. Anche in questo caso, però, la componente ansiosa e il legame tra intestino e cervello giocano un ruolo importante, e il problema non va banalizzato.

Le conseguenze per la salute del cane

Mangiare la lettiera del gatto non è solo sgradevole. Le conseguenze possono andare dall’alito cattivo e vomito fino a problemi molto più seri. Una delle complicazioni più frequenti è la trasmissione di parassiti intestinali. Alcuni parassiti possono passare dal gatto al cane, come il Toxoplasma gondii, che nel cane può causare anche sintomi neurologici importanti.
Un altro rischio è l’occlusione intestinale: sia le lettiere minerali sia quelle vegetali possono formare boli che l’intestino non riesce a spingere avanti, rendendo necessario, nei casi più gravi, un intervento chirurgico.

Cosa fare nel breve termine

Nel breve periodo è fondamentale impedire al cane l’accesso alla lettiera del gatto. Una soluzione pratica è mettere la lettiera in una zona a cui il cane non ha accesso, per esempio un balconcino con la gattaiola o un bagno con la gattaiola. È comunque indispensabile pulirla ogni giorno, perché l’accumulo di odore di ammoniaca può spingere il gatto a non usarla.

Cosa fare nel lungo termine

Nel lungo periodo è necessario lavorare sulle cause profonde del comportamento. Se c’è un problema metabolico, gastroenterico o comportamentale, va identificato e trattato per tempo. Ignorare il problema significa rischiare che si aggravi, con conseguenze sempre più difficili da gestire per il cane e per la convivenza con il gatto.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Problemi digestivi del cane: come riconoscerli e interpretarli

giovedì, 01 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Problemi digestivi del cane

I problemi digestivi nel cane sono sempre più comuni e spesso vengono sottovalutati. Capita di pensare che vomitare ogni tanto o avere feci molli sia “normale”, soprattutto se succede a tanti cani. In realtà non è così. L’apparato digerente del cane manda segnali chiari quando qualcosa non funziona, e imparare a leggerli è fondamentale. Questo articolo è pensato per chi vive con cane e gatto, perché anche se qui ci concentriamo sul cane, l’attenzione all’apparato digerente dovrebbe essere una buona abitudine per entrambi.

Quando parlare davvero di problemi digestivi

Un episodio isolato può capitare, ma quando un sintomo si ripete nel tempo non va ignorato. In generale, se uno o più disturbi digestivi compaiono anche solo in modo intermittente, ma più di una volta a settimana per almeno tre settimane, è corretto parlare di un problema digestivo. Nella maggior parte dei casi, questi segnali sono l’espressione di una infiammazione intestinale cronica, oggi definita più correttamente come enteropatia cronica.

Vomito: non solo una questione di stomaco vuoto

Il vomito è uno dei segnali più frequenti. Può avvenire a stomaco pieno, a stomaco vuoto, subito dopo mangiato oppure dopo aver ingerito erba. Il classico vomito giallo, biliare, è molto comune nei cani che restano a digiuno per molte ore. Anche se è diffuso, non deve essere considerato normale. Un vomito che si ripresenta con regolarità è sempre un campanello d’allarme.

Diarrea: attenzione a consistenza e frequenza

Problemi digestivi del cane

Spesso si parla di diarrea solo quando le feci sono liquide, ma la definizione è più ampia. Feci molli, non raccoglibili, o un aumento della frequenza di defecazione oltre le tre volte al giorno rientrano già nella diarrea. Un cane che defeca cinque volte al giorno, anche con feci formate, può avere una diarrea cronica. Osservare le feci è utile perché può dare indicazioni su quale tratto dell’intestino è coinvolto, anche se non sostituisce gli esami diagnostici.

Costipazione: meno comune, ma possibile

La costipazione è meno frequente nel cane rispetto al gatto, ma può comunque comparire. Si parla di costipazione quando il cane defeca meno di una volta al giorno. Anche questo può essere un segnale di infiammazione intestinale, ma è importante escludere altre cause, come problemi prostatici nei maschi o disturbi delle sacche perianali.

Colite: il muco come segnale chiave

La presenza di muco nelle feci è uno dei segni più tipici di colite, cioè infiammazione dell’intestino crasso. Spesso è accompagnata da urgenza di defecazione e da un aumento della frequenza. I cani che defecano più di quattro volte al giorno rientrano spesso in questo quadro. In alcune razze la colite può essere particolarmente seria, ma può colpire qualsiasi cane.

Dolore addominale: il sintomo che passa inosservato

Le coliche sono tra i segnali più difficili da riconoscere. Non sempre si accompagnano a diarrea o vomito. A volte l’unico indizio è un cane che si isola, si nasconde o appare infastidito dopo mangiato. In altri casi si possono sentire borborigmi, i classici rumori intestinali, o osservare veri e propri spasmi addominali.

Disoressia: quando il cane mangia senza entusiasmo

La disappetenza è probabilmente il sintomo più sottovalutato. Un cane che non mangia con gusto tutti i pasti, soprattutto al mattino, va osservato con attenzione. In alcune taglie e razze può essere l’unico segnale di un problema intestinale cronico, anche in assenza di altri disturbi evidenti.

Cosa fare se sospetti problemi digestivi

Il primo passo è riconoscere che il problema esiste. Se i sintomi si ripetono, è importante rivolgersi al medico veterinario per una visita e alcuni esami di base, come analisi delle feci o del sangue. Se questi non chiariscono la situazione e i disturbi persistono, soprattutto nei cani giovani, può essere utile il consulto con un veterinario gastroenterologo.

Come aiutare concretamente il cane

Nei momenti acuti può essere necessario un supporto farmacologico, come antiemetici o astringenti, e in alcuni casi fluidoterapia. Gli antibiotici, salvo situazioni specifiche, non sono la soluzione ideale nel lungo periodo. Spesso il vero punto di svolta è la dieta, che deve essere personalizzata: alcuni cani necessitano di meno grassi, altri di più fibre o di fonti proteiche specifiche. Nei casi più complessi può essere indicata un’endoscopia con biopsia, uno strumento diagnostico prezioso.

Riconoscere i problemi digestivi del cane richiede osservazione, pazienza e collaborazione con il medico veterinario. I miglioramenti possono essere graduali, ma con il percorso giusto il benessere a lungo termine è un obiettivo realistico.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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