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I gatti e il formaggio: sì, no o “solo un assaggino”?

giovedì, 15 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
I gatti e il formaggio

In Italia il formaggio è una cosa seria. Ne abbiamo di ogni tipo, consistenza e profumo, e spesso finiscono per incuriosire anche chi ci osserva dalla cucina con aria interessata. Ed è qui che nasce la classica domanda: il gatto può mangiare il formaggio?
La risposta breve è sì, ma con parecchi “ma” da tenere bene a mente. E soprattutto vale la pena chiedersi se sia davvero un alimento utile per il gatto o più che altro una nostra tentazione.

In questo articolo vediamo quali formaggi possono essere dati al gatto, quali è meglio evitare del tutto e in che quantità, tenendo conto di un aspetto fondamentale: il rapporto tra gatto e lattosio.

Il gatto ha davvero bisogno del formaggio?

Partiamo da un concetto chiave: il formaggio non è un alimento necessario nella dieta del gatto. Il gatto è un carnivoro stretto, con fabbisogni nutrizionali molto specifici che vengono soddisfatti da proteine animali, grassi e micronutrienti di origine animale.
Il formaggio non rientra in questa categoria e, nella maggior parte dei casi, è più una concessione del proprietario che una reale esigenza del gatto.

Detto questo, se ogni tanto capita di offrire un minuscolo pezzetto, non stiamo automaticamente facendo un danno, purché si scelga il tipo giusto.

Quali formaggi può mangiare il gatto (e quali no)

I gatti e il formaggio

Non tutti i formaggi sono uguali, soprattutto dal punto di vista della digestione felina.

Formaggi da evitare completamente

  • Gorgonzola, Roquefort e altri formaggi erborinati: contengono muffe che possono risultare dannose per il gatto.
  • Formaggi a crosta fiorita come Brie e Camembert: anche qui il problema sono le muffe, in particolare quelle del genere Penicillium.

Formaggi che si possono dare con molta cautela

  • Mozzarella, burrata, mozzarella di bufala e formaggi freschi a pasta filata: sono ricchi di lattosio. Se dati, devono essere in quantità minuscole, perché il rischio di diarrea è concreto.
  • Caciocavallo, fontina, asiago, pecorino e caciotte: contengono meno lattosio rispetto ai formaggi freschi, ma sono molto calorici e spesso ricchi di sale.

I più “sicuri”, sempre con moderazione

  • Parmigiano Reggiano e Grana Padano: grazie alla lunga stagionatura hanno un contenuto di lattosio molto basso e sono ricchi di nutrienti. Restano però alimenti molto calorici e ricchi di calcio, quindi da usare come eccezione.

Gatto e lattosio: una questione di età

Uno dei motivi principali per cui il formaggio va dosato con attenzione è il lattosio. Il gatto, come la maggior parte dei mammiferi, perde progressivamente la capacità di digerirlo.
La produzione dell’enzima lattasi, necessario per digerire il lattosio, è elevata nelle prime settimane di vita, quando il gattino si nutre di latte. Con la crescita, questa produzione diminuisce drasticamente.

Di fatto, il gatto adulto è poco capace di digerire il lattosio, e questo spiega perché latte e latticini possano causare feci molli o diarrea. Non è una vera e propria intolleranza “patologica”, ma una condizione fisiologica legata all’età.

Quanta quantità di formaggio può mangiare un gatto?

Qui arriviamo al punto più importante: le quantità.
I formaggi sono alimenti estremamente calorici. Per fare qualche esempio:

  • mozzarella: circa 280 kcal per 100 g
  • burrata o Parmigiano: oltre 400 kcal per 100 g

Un gatto di circa 5 kg che vive in casa consuma mediamente 180–200 kcal al giorno. Questo significa che 50 g di burrata coprirebbero già l’intero fabbisogno calorico giornaliero, con evidenti squilibri nutrizionali.

Una quantità ragionevole può essere circa 5 grammi di formaggio, non tutti i giorni, e osservando sempre la risposta intestinale del gatto.

In conclusione

Il gatto può mangiare il formaggio, ma solo come eccezione, in quantità molto ridotte e scegliendo con attenzione il tipo. Non è un alimento necessario, non migliora la dieta e, se abusato, può favorire diarrea, aumento di peso e squilibri nutrizionali.

Se il gatto mostra poco interesse, tanto meglio: significa che sta seguendo il suo istinto. E se invece ogni tanto allunga il muso verso un pezzetto di Parmigiano, ricordiamoci che la moderazione è la vera regola d’oro.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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