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Carne cruda al cane: scelta naturale o rischio evitabile?

giovedì, 26 Febbraio 2026 by Gruppo Nutravet
Carne cruda al cane: scelta naturale o rischio evitabile?

Sempre più proprietari si chiedono se inserire la carne cruda nell’alimentazione del proprio cane sia una buona idea. La risposta non è semplicemente “sì” o “no”: dipende da come, quanto e a quale cane viene proposta.

Il cane può digerire la carne cruda?

Dal punto di vista fisiologico, sì. Il cane è un carnivoro opportunista e possiede uno stomaco capace di digerire efficacemente proteine e grassi animali, oltre a contrastare molti dei batteri comunemente presenti negli alimenti crudi.

Non è un caso che modelli alimentari come la dieta BARF (Biologically Appropriate Raw Food) si basino sull’impiego di carne cruda, ossa polpose, organi e verdure per costruire razioni fresche e bilanciate.

Tuttavia, la carne cruda non è prerogativa esclusiva di questo tipo di dieta: può essere utilizzata anche al di fuori di un piano BARF, purché vengano rispettate precise regole di sicurezza.

I possibili benefici

Carne cruda al cane: scelta naturale o rischio evitabile?

Quando non viene sottoposta a cottura, la carne mantiene intatti alcuni nutrienti sensibili al calore.

In particolare:

  • Le vitamine del gruppo B restano disponibili nella loro forma naturale.
  • Le vitamine B9 e B12, fondamentali per la produzione dei globuli rossi, non vengono inattivate.
  • Gli organi (come il fegato) apportano elevate quantità di vitamina A e vitamina D.

Proprio perché alcune di queste vitamine sono liposolubili, un eccesso può risultare dannoso. Per questo motivo l’inserimento di frattaglie richiede attenzione e competenza nella formulazione della dieta.

Oltre all’aspetto vitaminico, la carne rappresenta per il cane una fonte primaria di energia e di “materiale da costruzione” per muscoli e tessuti, grazie all’elevato contenuto di proteine e grassi.

I rischi da considerare

Accanto ai vantaggi, esistono potenziali criticità.

Batteri

Tra i microrganismi di maggiore interesse troviamo Listeria e Salmonella, che vengono eliminati con la cottura ma possono essere presenti nella carne cruda.

Parassiti

Il congelamento per almeno 4 giorni aiuta a ridurre il rischio parassitario, ma non è efficace contro i batteri.

Soggetti a rischio

La carne cruda è generalmente sconsigliata nei cani immunodepressi, ad esempio:

  • in terapia cortisonica prolungata
  • sottoposti a chemioterapia

Diversamente da quanto si potrebbe pensare, non esiste invece una controindicazione generale per il cane anziano, purché si valutino attentamente le condizioni individuali.

Quali carni scegliere (e quali evitare)

Possono essere utilizzate carni di:

  • pollo
  • tacchino
  • bovino
  • ovino

È invece fondamentale escludere la carne cruda di maiale, poiché può trasmettere la malattia di Aujeszki, fatale nel cane.

Per pollo e tacchino è consigliabile usare pezzi interi e scottarli rapidamente in superficie: questo passaggio riduce la contaminazione batterica esterna senza compromettere in modo significativo il valore nutrizionale interno.

Anche per bovino e ovino è preferibile scegliere tagli interi. I macinati possono essere impiegati, ma richiedono maggiore attenzione; il congelamento contribuisce a contenere il rischio parassitario.

Quantità e modalità di introduzione

Se la carne cruda non è inserita in un piano alimentare strutturato, dovrebbe essere proposta come extra, lontano dai pasti principali.

Un approccio prudente prevede di iniziare con piccole quantità:

  • 5–10 g al giorno nei cani di piccola taglia
  • 20–30 g al giorno nei cani di taglia media o grande

Osservando la risposta dell’animale, si possono eventualmente variare le fonti proteiche nel tempo.

In conclusione

La carne cruda può rappresentare un alimento interessante per il cane, ma non è una scelta da improvvisare.

Benefici nutrizionali e rischi microbiologici devono essere valutati con attenzione, considerando lo stato di salute del singolo animale e le corrette modalità di conservazione e somministrazione.

Quando si decide di modificare l’alimentazione, soprattutto introducendo alimenti crudi, il supporto di un Medico Veterinario esperto in nutrizione è sempre la scelta più responsabile.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e pappa: i nostri amici sentono l’ora della pappa?

giovedì, 19 Febbraio 2026 by Gruppo Nutravet
Cani e pappa

Chi vive con un cane lo sa: quando si avvicina il momento del pasto, il cane sembra trasformarsi in un orologio svizzero. Ti guarda, si avvicina alla cucina, magari si siede davanti alla ciotola con aria eloquente. Ma davvero il cane “sente” che è ora di mangiare? Oppure si tratta solo di abitudine?

La risposta è più interessante di quanto si possa pensare, e coinvolge biologia, ormoni e routine quotidiane.

Il cane ha un orologio interno?

Sì, il cane percepisce il passare del tempo. Non guarda l’orologio, ovviamente, ma possiede un sistema biologico che regola i ritmi della giornata. Come tutti gli esseri viventi, il cane è influenzato dall’alternanza luce/buio, dal caldo e dal freddo, ma anche da un vero e proprio “orologio interno” cellulare.

Al mattino, ad esempio, nel corpo del cane aumentano naturalmente alcuni ormoni come il cortisolo, che preparano l’organismo al risveglio. Anche se fuori è ancora buio, il metabolismo si sta già attivando. A questo si aggiungono segnali ambientali: la sveglia che suona, i rumori in casa, i movimenti delle persone. Tutti elementi che il cane registra con precisione.

Studi sul comportamento hanno dimostrato che il cane è in grado di percepire la durata dell’assenza del proprietario, mostrando reazioni diverse a seconda del tempo trascorso. Alcune ricerche suggeriscono persino che il cane possa distinguere intervalli temporali specifici, ripetendo un comportamento dopo un certo numero di secondi. Non è magia: è capacità cognitiva.

Routine e segnali ambientali: il ruolo delle abitudini

Cani e pappa

Quando parliamo di “ora della pappa”, la routine gioca un ruolo fondamentale. Il cane associa una serie di eventi all’arrivo del cibo. Ti alzi dal letto, prepari la colazione, prendi la sua ciotola, apri un mobile specifico: ogni gesto diventa un segnale predittivo.

Anche il ritmo della luce influisce. Molti proprietari notano che in inverno il cane sembra chiedere la pappa della sera prima del solito. In realtà non è “in anticipo”: sta reagendo all’imbrunire, che per il suo organismo è un indicatore naturale di fine giornata.

Il cane, quindi, integra informazioni ambientali, abitudini familiari e variazioni della luce per prevedere l’arrivo del pasto.

Fame vera e segnali metabolici

Ma non è solo questione di rituali. C’è anche un meccanismo fisiologico molto preciso.

Dopo aver mangiato, i livelli di zuccheri e grassi nel sangue aumentano. Con il passare delle ore, questi valori diminuiscono progressivamente. Quando scendono sotto una certa soglia, l’organismo del cane attiva i segnali della fame.

Se il cane mangia due volte al giorno, il suo corpo impara a “sincronizzarsi” con quegli orari. L’apparato digerente si prepara in anticipo, iniziando a produrre succhi gastrici poco prima dell’ora abituale del pasto. È un adattamento molto efficiente.

Questo spiega anche un fenomeno che alcuni proprietari conoscono bene: il vomito a digiuno. Se il cane è abituato a mangiare sempre alla stessa ora e improvvisamente il pasto viene ritardato (pensiamo alla domenica mattina), può accadere che lo stomaco produca acido in anticipo rispetto all’arrivo del cibo. Il risultato può essere il classico rigurgito di liquido giallastro a stomaco vuoto.

Cosa significa per chi vive con un cane (o un gatto)?

Capire che il cane percepisce il tempo e anticipa il pasto grazie a meccanismi biologici aiuta a gestire meglio la sua alimentazione. Una routine stabile è rassicurante. Allo stesso tempo, una leggera flessibilità può essere utile per evitare che l’organismo diventi troppo “rigido” sugli orari.

Anche il gatto possiede ritmi interni ben definiti, ma il cane tende a essere particolarmente sensibile ai rituali familiari e ai segnali sociali.

In conclusione, sì: il cane sente l’ora della pappa. Non perché conosca i numeri dell’orologio, ma perché il suo corpo, il suo cervello e l’ambiente intorno a lui lavorano insieme per prevedere un evento importante e positivo della giornata. E quando arriva quel momento, lo sa con sorprendente precisione.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Vitamine e cani: vanno dosate con cura

giovedì, 12 Febbraio 2026 by Gruppo Nutravet
Vitamine e cani

Quando si parla di alimentazione del cane, le vitamine vengono spesso percepite come qualcosa che “fa sempre bene”. In realtà non è proprio così. Le vitamine sono sostanze essenziali per la vita, ma devono essere presenti nelle giuste quantità: né troppo poche, né troppe. Sia la carenza sia l’eccesso possono avere conseguenze sulla salute del cane. Vediamo quindi perché sono importanti e perché è fondamentale dosarle con attenzione.

Macronutrienti e micronutrienti: dove si collocano le vitamine

Il cane, come ogni essere vivente, ha bisogno di nutrienti per sopravvivere. Alcuni servono in grandi quantità, come proteine, grassi e fibre: sono i cosiddetti macronutrienti. Altri, invece, sono necessari in quantità molto più piccole ma non per questo meno importanti. Tra questi troviamo le vitamine.

Il termine “vitamina” significa letteralmente “ammina della vita”, un nome nato agli inizi del Novecento quando queste sostanze furono identificate per la prima volta. Una vitamina si definisce essenziale quando il cane non è in grado di produrla autonomamente in quantità sufficiente e deve quindi assumerla attraverso l’alimentazione. Se manca, si sviluppa una carenza nutrizionale; se è in eccesso, si può andare incontro a ipervitaminosi, che in alcuni casi può essere anche grave.

Quali vitamine servono al cane e cosa fanno

Vitamine e cani

Le vitamine sono tredici e si dividono in due grandi gruppi: liposolubili e idrosolubili.

Quelle liposolubili (A, D, E, K) si sciolgono nei grassi e tendono ad accumularsi nell’organismo.

  • La vitamina A è fondamentale per mucose, cute, accrescimento e salute dei tessuti.
  • La vitamina D regola il metabolismo di calcio e fosforo ed è essenziale per ossa e sistema immunitario. Nel cane non viene attivata dalla luce solare come nell’uomo, quindi deve essere assunta già nella forma attiva (D3).
  • La vitamina E ha una potente azione antiossidante e supporta diversi organi, inclusi fegato e cute.
  • La vitamina K è coinvolta nella coagulazione ed è in parte prodotta dalla flora intestinale.

Le vitamine idrosolubili comprendono il complesso B e la vitamina C. Le vitamine del gruppo B partecipano a moltissime reazioni metaboliche, fungendo da cofattori nella produzione e trasformazione di sostanze energetiche. La vitamina C, pur non essendo essenziale per il cane, svolge un ruolo antiossidante e di sostegno al sistema immunitario.

Un aspetto importante: le vitamine idrosolubili in eccesso vengono generalmente eliminate con le urine. Le liposolubili, invece, possono accumularsi. Per questo motivo le più delicate da dosare sono soprattutto la vitamina A e la vitamina D.

Quando è necessario integrare le vitamine

Nella maggior parte dei casi non è necessario aggiungere vitamine alla dieta del cane. Se il cane mangia un alimento commerciale completo e bilanciato, oppure segue una dieta fresca formulata da un professionista, l’apporto vitaminico è già adeguato.

L’integrazione può diventare utile in presenza di determinate patologie o condizioni cliniche specifiche. In questi casi è il medico veterinario a stabilire se, quali e in che quantità somministrare le vitamine, spesso basandosi su esami del sangue e controlli successivi. È corretto considerare le vitamine come veri e propri farmaci: vanno prescritte e monitorate.

L’uso fai-da-te di multivitaminici è sconsigliato, perché molti contengono vitamine liposolubili che, se somministrate senza controllo, possono risultare tossiche.

Carenza ed eccesso: quali rischi per il cane

I sintomi di una carenza vitaminica possono essere molto vari e talvolta poco specifici. Una carenza di vitamina B12, ad esempio, può inizialmente manifestarsi con debolezza o pelo opaco a causa di un ridotto assorbimento intestinale. Altre carenze possono dare segni neurologici o problemi cutanei.

Anche l’eccesso, soprattutto di vitamina A e vitamina D, può comportare danni importanti. Il problema è che oggi siamo meno abituati a riconoscere queste situazioni, perché la maggior parte dei cani segue diete più bilanciate rispetto al passato.

Per questo motivo è fondamentale comunicare sempre al medico veterinario quale alimento mangia il cane, in che quantità e se vengono aggiunti integratori di propria iniziativa.

In conclusione

Le vitamine sono indispensabili per la salute del cane, ma devono essere dosate con precisione. Non sono “sempre utili” a prescindere e non vanno aggiunte senza una reale necessità. Un’alimentazione equilibrata rappresenta nella maggior parte dei casi la migliore garanzia per fornire al cane tutto ciò di cui ha bisogno, senza rischi inutili.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Il cane starnutisce dopo aver mangiato le crocchette: cosa significa e quando preoccuparsi

giovedì, 05 Febbraio 2026 by Gruppo Nutravet
Il cane starnutisce dopo le crocchette

Può capitare di osservare il cane che, subito dopo aver finito la ciotola di crocchette, inizia a starnutire. A volte si tratta di uno starnuto isolato, altre volte di una serie più insistente. Questo comportamento può lasciare perplessi molti proprietari di cane e gatto, ma nella maggior parte dei casi ha spiegazioni piuttosto semplici. Vediamo insieme perché succede e quando è il caso di approfondire.

Polvere nelle crocchette: una causa molto comune

Uno dei motivi più frequenti per cui il cane starnutisce dopo aver mangiato crocchette è la presenza di polvere all’interno del sacco. Durante le fasi di produzione, trasporto e stoccaggio, le crocchette possono rompersi parzialmente. Questi frammenti, urtandosi tra loro, finiscono per ridursi in particelle sempre più piccole, fino a diventare vera e propria polvere.

Una volta arrivato a casa, il sacco resta fermo per giorni o settimane. Con il tempo, le particelle più leggere si depositano sul fondo, motivo per cui il problema tende a comparire più spesso quando il sacco sta per finire. Non è raro, infatti, che il cane mangi tranquillamente all’inizio e inizi a starnutire solo negli ultimi pasti.

Il passaggio del cibo tra bocca e vie respiratorie

Il cane starnutisce dopo le crocchette

Quando il cane mastica e deglutisce, il cibo passa dalla bocca al rinofaringe, una zona di passaggio che comunica sia con l’esofago sia con le vie aeree superiori. Se il cane aspira accidentalmente della polvere o piccoli frammenti di crocchette, queste particelle possono risalire verso il naso invece di scendere correttamente.

Il risultato è uno o più starnuti, che hanno lo scopo di liberare le narici. Questo meccanismo è simile a quello che può capitare anche alle persone quando mangiano troppo velocemente e “vanno di traverso”.

Mangiare troppo in fretta peggiora la situazione

Il cane che divora le crocchette senza masticare bene è più esposto a questo tipo di episodio. Quando mangia con voracità, coordina peggio respirazione e deglutizione, aumentando il rischio che polvere e frammenti finiscano nelle cavità nasali. In questi casi gli starnuti possono essere ripetuti e accompagnati da un evidente fastidio.

Attenzione alle razze brachicefale

Alcuni cani sono più predisposti di altri. Le razze brachicefale, che hanno un muso corto e vie respiratorie superiori più strette, possono starnutire più facilmente dopo aver mangiato crocchette. In questi soggetti, la conformazione anatomica rende più difficoltoso il corretto passaggio del cibo e dell’aria, favorendo non solo gli starnuti, ma anche episodi di rigurgito.

Possibili reazioni avverse al cibo

In alcuni casi, lo starnuto dopo il pasto non è legato solo alla polvere. Alcuni cani possono sviluppare reazioni avverse a specifici ingredienti. Senza entrare in definizioni troppo tecniche, è possibile che il cibo scateni una risposta locale del sistema immunitario, con irritazione delle mucose nasali e conseguenti starnuti.

Quando questa è la causa, spesso non si osservano solo starnuti, ma anche altri segnali, come disturbi gastrointestinali o malessere generale.

Cosa può fare il proprietario

La prima cosa da osservare è la frequenza del problema. Il cane starnutisce sempre o solo quando il sacco di crocchette è quasi vuoto? Cambiando alimento o passando temporaneamente al cibo umido, il sintomo scompare? Sono presenti altri disturbi oltre agli starnuti?

Raccogliere queste informazioni è fondamentale. Una volta fatto, è consigliabile confrontarsi con il medico veterinario di fiducia, che potrà valutare se si tratta di un semplice fastidio legato alla polvere o se è necessario approfondire con esami e cambi alimentari mirati.

Capire perché il cane starnutisce dopo aver mangiato crocchette aiuta a intervenire nel modo giusto e a garantire benessere e tranquillità, sia al cane sia al gatto che condivide la casa.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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