Snack per i denti del gatto: funzionano davvero?
Quando si parla di salute del gatto, spesso ci si concentra su alimentazione e controlli veterinari, ma si tende a trascurare un aspetto fondamentale: l’igiene dentale. Eppure, denti e gengive in salute non servono solo a evitare l’alito cattivo, ma sono strettamente collegati al benessere generale del gatto.
Molti proprietari si chiedono: gli snack per i denti del gatto possono davvero aiutare? La risposta è sì, ma con alcune precisazioni importanti.
Perché è così importante la salute dentale nel gatto

La bocca del gatto è un ambiente in cui si forma facilmente placca batterica. Con il tempo, se non rimossa, questa placca si indurisce e diventa tartaro, molto più difficile da eliminare.
Questo processo può portare a:
- gengiviti
- infezioni
- dolore durante la masticazione
Ma non solo. Diversi studi hanno evidenziato come problemi dentali cronici possano essere associati anche a patologie più serie, come disturbi cardiaci e renali.
Per questo motivo, mantenere puliti i denti del gatto è tutt’altro che un dettaglio.
Spazzolare i denti del gatto: utile ma non sempre semplice
La soluzione più efficace per prevenire la formazione del tartaro è intervenire sulla placca, prima che si indurisca. In teoria, lo strumento migliore è lo spazzolino.
Nella pratica, però, spazzolare i denti del gatto non è sempre facile. Richiede abitudine, pazienza e collaborazione, e non tutti i gatti lo accettano.
Inoltre, quando il tartaro è già presente, lo spazzolino non è più sufficiente: in questi casi è necessario l’intervento del medico veterinario con una detartrasi.
Snack dentali per il gatto: come funzionano
Ed è qui che entrano in gioco gli snack dentali. Si tratta di prodotti pensati per offrire un effetto meccanico di pulizia, grazie alla loro consistenza.
Durante la masticazione, infatti, questi snack aiutano a:
- ridurre la placca
- stimolare gengive e denti
- migliorare l’igiene orale in modo semplice
Alcuni snack contengono anche ingredienti con proprietà antinfiammatorie o antisettiche, utili per supportare la salute delle gengive.
Attenzione: non sono una soluzione completa
Gli snack per i denti del gatto possono essere un valido aiuto, ma è importante non considerarli una soluzione definitiva.
Ci sono alcuni aspetti da tenere a mente:
- Non sostituiscono la pulizia meccanica, quando possibile
- Non sono efficaci sul tartaro già formato
- Possono essere calorici, quindi vanno usati con moderazione
In altre parole, sono un supporto, non una cura.
Altre strategie utili per i denti del gatto
Oltre agli snack, esistono altri strumenti che possono aiutare a mantenere puliti i denti del gatto.
Ad esempio, alcuni giochi in gomma dura sono progettati per favorire la pulizia durante la masticazione, trasformando l’igiene orale in un’attività più naturale.
Anche alcune crocchette sono studiate con una consistenza tale da esercitare un’azione abrasiva sulla placca. In questi casi, è importante non aggiungere snack extra, per evitare eccessi calorici.
Un’altra possibilità, meno comune ma interessante, è la dieta cruda con ossa. La masticazione può contribuire alla pulizia dei denti, ma si tratta di una scelta che deve essere valutata con attenzione e con il supporto di un medico veterinario esperto.
In sintesi
Gli snack per i denti del gatto possono essere utili, ma solo se inseriti in un contesto più ampio.
👉 aiutano a ridurre la placca
👉 sono facili da usare
👉 piacciono al gatto
Ma:
👉 non sostituiscono le cure dentali
👉 non eliminano il tartaro
👉 vanno dosati con attenzione
La vera differenza, come sempre, la fa l’approccio generale: prevenzione, costanza e una strategia adatta al singolo gatto.
Prendersi cura dei denti del gatto significa prendersi cura della sua salute nel tempo, anche quando non sembra necessario.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Gatto e fragole: può mangiarle davvero?
Le fragole sono tra i frutti più amati, soprattutto con l’arrivo della bella stagione. È quindi normale chiedersi: il gatto può mangiare le fragole? La risposta, come spesso accade in nutrizione, è “dipende”.
Partiamo da una buona notizia: le fragole non sono tossiche per il gatto. Questo significa che, in linea generale, possono essere offerte senza rischi immediati, a meno di casi particolari come allergie individuali. Tuttavia, questo non vuol dire che siano un alimento adatto o da inserire abitualmente nella dieta.
Il gatto è un carnivoro: perché è importante ricordarlo
Prima di parlare di benefici e quantità, è fondamentale tenere a mente una cosa: il gatto è un carnivoro stretto. Questo significa che il suo organismo è progettato per ricavare energia e nutrienti principalmente da alimenti di origine animale.
Per questo motivo, anche se alcuni gatti possono essere curiosi verso la frutta (fragole comprese), non è un cibo di cui hanno realmente bisogno. Anzi, spesso il gatto non mostra interesse proprio perché non percepisce il gusto dolce.
Fragole e gatto: ci sono benefici?

Le fragole contengono diversi micronutrienti interessanti anche dal punto di vista umano. Tra questi troviamo:
- Vitamina C, con azione antiossidante
- Acido folico (vitamina B9)
- Composti come flavonoidi e antocianine, associati a effetti protettivi sull’organismo
Queste sostanze contribuiscono a contrastare lo stress ossidativo e sono spesso collegate a benefici su sistema cardiovascolare e neurologico.
Detto questo, bisogna essere chiari: nel gatto questi benefici sono marginali. Le quantità che può assumere sono talmente ridotte da non avere un reale impatto sulla sua salute.
Attenzione agli zuccheri: il vero limite delle fragole
Il principale problema delle fragole nella dieta del gatto è rappresentato dagli zuccheri. Anche se non sembrano particolarmente dolci, contengono comunque una quota significativa di zuccheri semplici.
Per il gatto, che non è adattato a gestire grandi quantità di carboidrati, questo può diventare un problema. Un consumo eccessivo o frequente può contribuire a:
- aumento di peso
- alterazioni metaboliche
- maggiore rischio di sviluppare diabete
Per questo motivo, le fragole devono essere considerate uno sfizio occasionale e non uno snack abituale.
Possibili controindicazioni
Oltre agli zuccheri, ci sono altri aspetti da considerare.
Le fragole possono avere un potenziale allergizzante. In alcuni gatti possono comparire reazioni come:
- prurito o problemi cutanei
- irritazioni a livello orale
- disturbi gastrointestinali
Inoltre, è importante evitare completamente le fragole in alcuni casi specifici:
- gatto sovrappeso
- gatto con diabete
- gatto con sospetta o nota sensibilità allergica
In queste situazioni, anche piccole quantità possono essere controproducenti.
Quante fragole può mangiare il gatto?
Se il gatto mostra interesse e non presenta controindicazioni, la quantità deve essere davvero minima.
Parliamo di un pezzettino molto piccolo, grande più o meno come un’unghia, da offrire solo occasionalmente. Non tutti i giorni, e nemmeno tutte le settimane.
È importante sottolineare che, a queste dosi, non ci sono benefici nutrizionali reali. Si tratta più che altro di una piccola concessione, se il gatto gradisce.
Conclusione
Quindi, il gatto può mangiare le fragole?
👉 Sì, ma con molte limitazioni
Non sono tossiche, ma non sono nemmeno un alimento utile nella sua dieta. Il loro contenuto di zuccheri e il rischio di reazioni avverse rendono necessario un approccio molto prudente.
Se vuoi offrire qualcosa di extra al tuo gatto, il consiglio è sempre lo stesso: meglio scegliere alimenti più adatti alla sua natura di carnivoro.
Condividere il cibo è un gesto naturale, ma quando si parla di gatto, la priorità deve restare sempre la sua salute.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Fibre al cane: come introdurle (e perché possono fare la differenza)
Quando si parla di alimentazione del cane, spesso si pensa subito a proteine, grassi e carboidrati. Le fibre invece vengono considerate meno importanti… ma in realtà hanno un ruolo fondamentale per la salute intestinale.
Le fibre, infatti, sono componenti per lo più di origine vegetale che il cane non è in grado di digerire direttamente. Questo però non significa che siano inutili, anzi: vengono utilizzate dal microbiota intestinale, cioè quell’insieme di batteri “buoni” che vivono nell’intestino e che influenzano digestione, immunità e benessere generale.
A cosa servono davvero le fibre
Le fibre non nutrono direttamente il cane, ma lavorano “indirettamente” regolando l’attività intestinale. In pratica, influenzano i processi fermentativi e l’equilibrio del microbiota.
In base alle loro caratteristiche, si dividono principalmente in due categorie:
Fibre solubili
Le fibre solubili hanno la capacità di trattenere acqua. Questo significa che aiutano a rendere le feci più morbide e facili da espellere, risultando utili nei casi di stipsi o feci troppo dure.
Inoltre:
- contribuiscono a modulare la glicemia
- aumentano il senso di sazietà
- possono essere utili nei cani in sovrappeso
Di contro, tendono a rallentare il transito intestinale e, se non ben gestite, possono favorire fermentazioni eccessive.
Fibre insolubili
Le fibre insolubili hanno un effetto opposto: accelerano il transito intestinale e aumentano il volume delle feci.
Sono particolarmente utili quando:
- serve stimolare l’intestino
- si vuole aumentare il senso di sazietà “meccanico”
Fermentano poco, quindi sono spesso meglio tollerate nei cani con gonfiore o gas intestinale. Tuttavia, un eccesso può interferire con l’assorbimento dei nutrienti, comportandosi come fattore anti-nutrizionale.
Quando ha senso aggiungere fibre alla dieta del cane
Non sempre è necessario aggiungere fibre: tutto dipende dal singolo caso. Ci sono però alcune situazioni in cui possono essere particolarmente utili:
-
Stipsi o evacuazioni poco frequenti
Se il cane evacua raramente o con difficoltà, le fibre possono aiutare a regolarizzare. -
Feci molto dure
Feci secche e a palline non sono normali e possono causare fastidio o infiammazione. -
Presenza di muco nelle feci
Può indicare una colite: in questi casi è importante modulare il tipo di fibra, non solo la quantità. -
Patologie intestinali croniche
In molti cani con infiammazione intestinale, un corretto apporto di fibre migliora la sintomatologia. -
Diarrea
Sì, anche nella diarrea le fibre possono essere utili, ma vanno scelte e dosate con attenzione.
In ogni caso, è sempre consigliato confrontarsi con un Medico Veterinario esperto in nutrizione prima di modificare la dieta.
Come introdurre le fibre in modo pratico
Arriviamo alla parte più concreta: cosa aggiungere nella ciotola?
Fonti di fibre solubili
- mele (attenzione agli zuccheri)
- carote cotte
- patate
- piselli e legumi
- alcuni cereali come l’orzo
Una delle fonti più utilizzate in ambito clinico è lo psillio, molto efficace anche in piccole quantità e generalmente ben tollerato.

Fonti di fibre insolubili
- verdure crude e fibrose (finocchio, sedano, cicoria)
- carote crude
- cereali integrali
- crusca (da usare con cautela)
La crusca è spesso utilizzata, ma può ridurre l’assorbimento di altri nutrienti: meglio non abusarne.
Fibre di origine animale
Meno conosciute, ma interessanti in alcuni contesti, soprattutto nelle diete crude.
Si trovano in:
- peli
- piume
- tessuti indigeribili
- esoscheletro degli insetti (ricco di chitina)
Sono componenti più “naturali” per un carnivoro, ma vanno inserite con criterio.
La regola più importante: gradualità
Qualunque sia la fonte scelta, le fibre vanno sempre introdotte gradualmente. Un inserimento troppo rapido può causare l’effetto opposto: gonfiore, diarrea o peggioramento dei sintomi.
Osservare il cane è fondamentale:
- consistenza delle feci
- frequenza di evacuazione
- eventuali segni di disagio
In conclusione
Le fibre sono uno strumento molto utile nella gestione dell’alimentazione del cane, ma non vanno aggiunte “a caso”. Il loro effetto dipende da tipo, quantità e contesto clinico.
Usate nel modo corretto, possono migliorare la salute intestinale, supportare il microbiota e contribuire al benessere generale. Ma la parola chiave resta sempre una: personalizzazione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Cane mangia e non ingrassa: quando preoccuparsi davvero?
Se il tuo cane mangia con appetito ma non ingrassa, è normale farsi qualche domanda. In molti casi non è un segnale da ignorare: può essere semplicemente una questione di alimentazione, ma a volte può nascondere qualcosa di più complesso.
La prima cosa da capire è perché il cane non prende peso. Le possibilità principali sono due: da un lato potrebbe avere un metabolismo molto attivo e quindi consumare più energia di quella che introduce; dall’altro potrebbe esserci un problema di digestione o assorbimento dei nutrienti. Nel primo caso spesso basta aumentare la quantità di cibo, nel secondo invece è necessario approfondire.
Attenzione soprattutto se, oltre a non ingrassare, il cane perde peso o massa muscolare: in quel caso è importante intervenire rapidamente.
Quando è normale che il cane non ingrassi?
Non sempre il mancato aumento di peso è un problema. Se il cane è in peso forma, attivo e in salute, potrebbe semplicemente essere una sua caratteristica.
Un esempio tipico è quello dei cani molto sportivi: anche mangiando tanto, restano asciutti. È una situazione simile a quella di una persona molto allenata. Inoltre, un cane con più massa muscolare consuma più energia rispetto a uno con più grasso, anche a parità di peso.
Ci sono anche razze naturalmente più “magre”, con un metabolismo più elevato. In questi casi può essere utile fornire una quantità leggermente superiore di alimento rispetto alle indicazioni standard.
Cane che mangia ma dimagrisce: le possibili cause

Quando il cane dovrebbe ingrassare ma non ci riesce, oppure dimagrisce nonostante mangi, è importante considerare alcune cause mediche.
1. Metabolismo elevato
Alcuni cani consumano più energia del normale, anche senza fare attività intensa. Questo può dipendere da genetica o struttura corporea.
2. Diabete mellito
Una condizione meno frequente ma insidiosa. Il cane mangia, ma non riesce a utilizzare correttamente gli zuccheri e li elimina con le urine. Spesso si nota anche che beve e urina di più.
3. Parassiti intestinali
Le infestazioni più gravi possono sottrarre nutrienti importanti, impedendo al cane di prendere peso.
4. Insufficienza pancreatica esocrina
In questo caso il problema è la digestione: il pancreas non produce abbastanza enzimi e il cibo non viene assimilato. Aumentare le quantità non serve, perché il cane non riesce a utilizzarlo.
5. Enteropatie croniche (IBD)
Le infiammazioni intestinali croniche compromettono l’assorbimento dei nutrienti. Spesso sono presenti anche feci molli o diarrea.
6. Linfoma intestinale
Una patologia più seria che può causare dimagrimento per malassorbimento.
7. Neoplasie
Alcuni tumori alterano il metabolismo e “consumano” le risorse del cane, portando a una condizione chiamata cachessia.
8. Insufficienza epatica o cardiaca
Nelle forme più avanzate, queste condizioni possono aumentare il dispendio energetico, facendo dimagrire il cane anche se mangia normalmente.
Cosa fare se il cane non ingrassa?
Davanti a un cane che mangia ma non ingrassa, la cosa più importante è osservare bene i segnali. Alcune domande utili:
- Beve più del solito?
- Ha vomito o diarrea?
- Le feci sono normali?
- Il pelo è lucido o spento?
- È attivo come sempre?
Queste informazioni sono fondamentali per il medico veterinario.
Se il cane non ha altri sintomi, il primo passo può essere verificare che la quantità di cibo sia adeguata e, eventualmente, aumentarla leggermente.
Se invece sono presenti altri segnali, è meglio non improvvisare: aumentare il cibo senza una diagnosi potrebbe non servire, o addirittura peggiorare la situazione. In questi casi è consigliato fare gli accertamenti necessari per capire la causa.
In sintesi
Un cane che mangia e non ingrassa non va ignorato. A volte è solo una questione di fabbisogno energetico, ma altre volte può essere il segnale di un problema più serio.
La regola è semplice:
👉 se è in forma e sta bene, probabilmente è normale
👉 se perde peso o ha altri sintomi, serve un controllo
Osservazione e tempestività fanno davvero la differenza per la salute del cane.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Cane e carote: si può fare?
La risposta breve è sì: il cane può mangiare le carote e, anzi, in molti casi possono essere un’aggiunta interessante alla dieta. Però, come spesso accade quando si parla di alimentazione, è importante capire quando, come e in che quantità proporle, per evitare errori e sfruttarne davvero i benefici.
Perché le carote fanno bene al cane
Le carote sono una radice ricca di nutrienti utili anche per il cane. Contengono minerali come ferro, calcio, magnesio e zinco, che contribuiscono al buon funzionamento dell’organismo, in particolare del sistema immunitario.
Uno degli elementi più interessanti è il beta-carotene, responsabile del colore arancione. Si tratta di una pro-vitamina A, cioè una sostanza che il cane è in grado di trasformare in vitamina A attiva. Questo processo, a differenza di quanto accade nel gatto, è possibile, anche se può variare da individuo a individuo.
In più, le carote apportano fibre utili per l’intestino: aiutano a nutrire il microbiota e possono contribuire a regolarizzare il transito intestinale. Non è un caso che vengano spesso utilizzate anche in ambito nutrizionale per supportare cani con intestino sensibile.
Infine, contengono antiossidanti come i flavonoidi, che supportano il sistema immunitario e sono stati studiati anche per il loro ruolo nella prevenzione di alcune patologie.
Carote e intestino: un aiuto concreto

Uno degli utilizzi più interessanti delle carote riguarda il supporto in caso di disturbi intestinali. Se preparate nel modo corretto, possono avere un effetto lenitivo e regolatore sull’intestino, risultando utili in caso di diarrea occasionale.
Questo avviene grazie alla combinazione di fibre e alla loro particolare lavorazione, che le rende più facilmente utilizzabili dal microbiota intestinale. Non sostituiscono una terapia, ma possono essere un valido supporto in situazioni lievi.
Ci sono rischi nel dare le carote al cane?
In generale, le carote sono sicure per il cane, ma questo non significa che si possano dare senza criterio.
Il primo punto è la quantità: il cane resta un animale con una dieta a prevalenza animale, quindi le carote devono rappresentare una piccola parte della razione. Dosi eccessive possono creare squilibri o problemi intestinali.
Un altro aspetto riguarda la forma in cui vengono date. Le carote crude, soprattutto intere, possono risultare difficili da digerire completamente. In alcuni casi possono irritare l’intestino, soprattutto se il cane tende a ingerire pezzi grandi senza masticare bene.
Un falso mito da sfatare: le carote non sono vietate nei cani con diabete. Nonostante nell’uomo abbiano un certo indice glicemico, nel cane non ci sono evidenze che creino problemi se inserite correttamente nella dieta.
Come dare le carote al cane nel modo giusto
Il modo migliore per proporre le carote è cuocerle e frullarle. Questa preparazione permette di:
- rendere i nutrienti più disponibili
- migliorare la digeribilità
- favorire l’utilizzo delle fibre da parte del microbiota
Puoi cuocerle in poca acqua, con coperchio, fino a renderle morbide, e poi frullarle fino a ottenere una consistenza simile a una vellutata. Questo passaggio è fondamentale: schiacciarle semplicemente con la forchetta non ha lo stesso effetto.
La crema di carote può essere somministrata subito oppure conservata. È particolarmente utile anche nei periodi in cui il cane ha un intestino più sensibile.
Le carote crude possono comunque essere date, ma meglio grattugiate o frullate, così da ridurre il rischio di irritazione intestinale.
Conclusione
Le carote possono essere un’ottima aggiunta alla dieta del cane: nutrienti, digeribili e versatili. La chiave, come sempre, è usarle con buon senso: nelle giuste quantità e soprattutto preparate nel modo corretto.
Se vuoi inserirle in modo stabile nella dieta, soprattutto in caso di patologie o esigenze particolari, è sempre consigliabile confrontarsi con un veterinario esperto in nutrizione.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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Gatto e olio di fegato di merluzzo: sì o no?
L’olio di fegato di merluzzo è uno di quegli integratori che molti conoscono, spesso associato a benefici “generici” come pelo lucido o sistema immunitario più forte. Ma quando si parla di gatto, la domanda è sempre la stessa: ha davvero senso usarlo?
La risposta non è così semplice come un sì o un no. Dipende da quando, come e soprattutto perché viene utilizzato.
Cos’è davvero l’olio di fegato di merluzzo
Come suggerisce il nome, si tratta di un olio estratto dal fegato di pesci del genere Gadus. È un prodotto ricco di nutrienti, in particolare:
- Acidi grassi Omega-3
- Vitamine liposolubili (A, D ed E)
- Alcuni microelementi, come lo iodio
In passato era molto utilizzato, soprattutto per prevenire problemi legati alla carenza di vitamina D. Oggi è tornato di moda anche nell’alimentazione del gatto, ma questo non significa automaticamente che sia sempre utile.
Quando potrebbe avere senso usarlo

L’olio di fegato di merluzzo può avere un ruolo solo in situazioni specifiche. Ad esempio, in caso di carenze nutrizionali, soprattutto di vitamina A o vitamina D.
Questo può succedere quando:
- Il gatto segue una dieta casalinga non bilanciata
- Vengono proposte diete troppo restrittive o sbilanciate
In questi casi, l’integrazione può essere presa in considerazione. Ma attenzione: non è mai una scelta da fare in autonomia.
I benefici sono davvero così evidenti?
Spesso si legge che questo olio migliora il pelo, la vista o il sistema immunitario. In parte è vero, perché contiene nutrienti utili.
Il problema è che, nella maggior parte dei casi, un gatto che segue già una dieta completa non ha bisogno di integrazioni. E aggiungere qualcosa “in più” non significa automaticamente fare meglio.
I rischi da non sottovalutare
Qui arriva il punto più importante. L’olio di fegato di merluzzo è molto ricco di vitamine A e D. Questo significa che è facile eccedere.
👉 Il rischio principale è l’ipervitaminosi, cioè un eccesso di vitamine che può avere effetti negativi anche importanti sulla salute del gatto.
Inoltre:
- Le quantità di vitamine possono variare molto da prodotto a prodotto
- È difficile dosarlo correttamente
- Può contenere contaminanti come metalli pesanti, soprattutto se non è altamente purificato
Rispetto ad altri integratori, è quindi meno “controllabile”.
Possibili effetti collaterali
Se somministrato in eccesso o per periodi prolungati, l’olio di fegato di merluzzo può causare diversi disturbi:
- Problemi digestivi (reflusso, eruttazioni, alito cattivo)
- Feci molli
- Difficoltà digestive in generale
Questi effetti sono abbastanza comuni, soprattutto quando il prodotto non è ben conservato o tende a irrancidire.
Quando è meglio evitarlo
Ci sono situazioni in cui è meglio non utilizzarlo:
- Se il gatto segue già una dieta bilanciata e completa
- In presenza di problemi di coagulazione
- Se il gatto assume farmaci specifici
In questi casi, il rischio di creare squilibri è più alto dei possibili benefici.
Esistono alternative migliori?
Se l’obiettivo è integrare gli Omega-3, esistono soluzioni più sicure e controllabili, come gli oli di pesce purificati.
Questi prodotti contengono principalmente acidi grassi Omega-3, senza l’eccesso di vitamine liposolubili tipico dell’olio di fegato di merluzzo. Questo li rende più gestibili e, nella maggior parte dei casi, più adatti.
In conclusione
L’olio di fegato di merluzzo non è un integratore da usare “a cuor leggero” nel gatto. Può avere un senso in situazioni specifiche, ma non è indicato per un uso quotidiano o generalizzato.
Se il gatto segue già un’alimentazione completa, aggiungerlo può fare più danni che benefici.
Come sempre, il punto chiave è uno:
👉 non integrare a caso, ma valutare ogni scelta insieme al medico veterinario.
Perché anche quando si parla di integratori, l’equilibrio fa davvero la differenza.
Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM
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