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Gatti e odori: quali odiano?

giovedì, 25 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Gatti e odori

Chi vive con un gatto si accorge presto che questo animale ha un rapporto molto particolare con gli odori. Un profumo che per noi è piacevole può diventare insopportabile per il gatto, tanto da spingerlo ad allontanarsi o a evitare una stanza. Capire come funziona l’olfatto del gatto e quali odori risultano sgraditi è utile non solo per migliorare la convivenza, ma anche per evitare stress inutili. L’articolo è pensato per chi vive con cane e gatto, perché spesso in casa gli odori sono condivisi, ma percepiti in modo molto diverso.

Il ruolo dell’olfatto nel gatto

Il gatto possiede un olfatto molto più sviluppato rispetto a quello umano. È considerato, come il cane, un animale macrosmatico, cioè capace di percepire e distinguere moltissime molecole odorose. Questa abilità è legata alla sua natura di carnivoro cacciatore: l’odore è fondamentale per riconoscere il cibo, valutare l’ambiente e individuare potenziali pericoli. Rispetto al cane, però, il gatto affianca all’olfatto anche una vista molto efficiente, soprattutto nel cogliere i movimenti.

Quando una molecola odorosa entra nel naso del gatto, viene trasformata in un segnale che il cervello interpreta come gradevole o sgradevole. Da qui nasce la reazione: avvicinarsi, restare indifferente oppure allontanarsi rapidamente.

Menta e odori mentolati

Tra gli odori meno amati dai gatti troviamo quelli mentolati. Menta, eucalipto e timo hanno note molto pungenti che risultano fastidiose per il loro olfatto. Non si tratta di sostanze tossiche, ma l’intensità dell’aroma provoca una reazione di rifiuto immediata. È facile notare come il gatto si scosti di colpo se sente un odore di questo tipo. Per questo motivo, profumi per ambienti o detergenti mentolati non sono ideali in una casa con un gatto.

Agrumi

Anche gli agrumi rientrano tra gli odori poco graditi. Arancia, limone, mandarino e bergamotto emanano profumi molto intensi, soprattutto dalla buccia. Questi oli essenziali non sono tossici, ma risultano eccessivamente forti per le narici del gatto. È normale quindi che eviti zone dove sono presenti scorze o profumazioni agrumate.

Odori legati a esperienze negative

Il gatto è particolarmente bravo ad associare un odore a un’esperienza spiacevole. Questo meccanismo, noto come avversione appresa, riguarda soprattutto l’odore del cibo. Se un gatto si è sentito male dopo aver mangiato un certo alimento, anche per cause non direttamente collegate, può rifiutare quell’odore per molto tempo. Non si tratta di un comportamento razionale e non esistono scorciatoie per “convincerlo” ad accettarlo di nuovo: l’unica soluzione è aspettare.

Aceto

L’odore dell’aceto, acido e penetrante, è generalmente mal tollerato dal gatto. Non è una sostanza tossica, ma la sua intensità lo rende sgradevole. In alcuni casi, piccole quantità possono essere accettate, soprattutto se l’odore più forte ha avuto il tempo di attenuarsi. È comunque meglio usarlo con cautela, soprattutto nelle pulizie domestiche.

Profumi chimici e oli essenziali

Molti profumi per la persona o per la casa, sia naturali sia sintetici, possono risultare fastidiosi. Il gatto lo dimostra semplicemente cambiando stanza o evitando il contatto. Un buon approccio è introdurre gradualmente un nuovo profumo, osservando il comportamento del gatto e lasciandogli la possibilità di scegliere.

Alcol

L’alcol è spesso presente nei profumi e nei detergenti. Oltre a essere percepito come molto sgradevole, rappresenta anche una sostanza potenzialmente tossica per il gatto. Fortunatamente evapora in fretta, ma è bene prestare attenzione durante l’uso.

Sostanze fortemente irritanti

Ammoniaca, cloro e acidi forti hanno un odore estremamente intenso e sono tossici. Il gatto li percepisce come dolorosi già a livello olfattivo. Anche se diluiti, è sempre consigliabile tenere il gatto lontano durante l’utilizzo.

In conclusione

Il gatto vive gli odori in modo molto più intenso rispetto a noi. Rispettare questa sensibilità significa migliorare il suo benessere quotidiano e rendere la casa un ambiente più sereno, per il gatto, per il cane e anche per noi.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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I cibi che i cani preferiscono: come orientarsi tra gusti, abitudini e buon senso

giovedì, 18 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
I cibi che i cani preferiscono

Chi vive con un cane lo sa bene: davanti al cibo l’entusiasmo non manca quasi mai. Questo però non significa che tutti gli alimenti suscitino la stessa reazione. Con il tempo impariamo a riconoscere quali profumi fanno davvero “scattare” il cane e quali invece vengono accettati senza particolare trasporto. Capire cosa piace di più al cane è utile non solo per viziarlo ogni tanto, ma anche per scegliere premi, extra e integrazioni in modo consapevole. L’articolo è pensato per proprietari di cane e gatto, perché spesso in casa la gestione del cibo riguarda entrambi, anche se con esigenze molto diverse.

Come si capisce cosa piace davvero al cane

Il cane tende ad assaggiare quasi tutto, ma ci sono segnali chiari: agitazione quando sente un odore specifico, attenzione improvvisa verso la cucina, ricerca insistente di quel cibo. Ogni cane ha preferenze personali, ma esistono categorie di alimenti che risultano più appetibili in generale. Di solito vincono i cibi ricchi di proteine e grassi, ma anche sapori salati e leggermente dolci sono molto graditi.

Carne: il grande classico

La carne è in assoluto tra i cibi più amati. Il cane è un carnivoro con una buona capacità di adattamento e reagisce in modo molto positivo alla presenza di carne nella ciotola. Manzo, maiale ben cotto, pollo e tacchino sono tra le scelte più apprezzate. È fondamentale ricordare che la carne di maiale deve essere sempre cotta completamente, mentre le altre carni possono essere crude solo all’interno di diete formulate da un professionista. Se usata come extra, meglio una cottura semplice e senza condimenti, evitando ingredienti tossici come aglio e cipolla.

Formaggio: irresistibile, ma con moderazione

Molti cani mostrano un vero entusiasmo per il formaggio. Il motivo è probabilmente legato al contenuto di grassi e all’odore intenso. Il formaggio può essere usato come premio occasionale, scegliendo varietà stagionate e a pasta dura, in quantità molto ridotte. I formaggi freschi sono più ricchi di lattosio e possono causare disturbi intestinali. Da evitare completamente quelli con muffe.

Dolci: piacciono, ma sono da evitare

Anche se il cane può sembrare entusiasta davanti a biscotti e cornetti, i dolci non sono adatti. Apportano zuccheri e grassi in eccesso e possono creare sbalzi glicemici poco salutari. Alcuni ingredienti, come cioccolato e uvetta, sono addirittura tossici. Se si vuole condividere un momento come la colazione, meglio scegliere alternative più idonee, come piccoli snack proteici o yogurt naturale.

Frattaglie: gusto intenso e valore nutrizionale

I cibi che i cani preferiscono

Fegato e cuore sono spesso molto graditi, anche se poco presenti nelle abitudini quotidiane. Oltre al sapore deciso, apportano vitamine importanti. Proprio per questo devono essere dosate con attenzione, soprattutto il fegato. Le regole di preparazione sono simili a quelle della carne, facendo attenzione a non eccedere.

Pane: tradizione da rivedere

Il pane è stato a lungo considerato adatto al cane, ma oggi se ne riconoscono i limiti. È calorico, povero di nutrienti utili e ricco di glutine. Può essere offerto solo saltuariamente e in piccole quantità, soprattutto se il cane mostra sensibilità digestive.

Yogurt, frutta e verdura

Alcuni cani apprezzano alimenti considerati “insospettabili”. Lo yogurt naturale, senza zuccheri, può risultare gradevole per il sapore leggermente acidulo. La frutta piace per il contenuto zuccherino, ma va limitata e mai data ogni giorno; l’uva resta sempre vietata. La verdura, esclusi gli ortaggi tossici o crudi problematici, può essere proposta soprattutto a cani senza disturbi intestinali, spesso cruda per la sua croccantezza.

Conclusione

Conoscere i cibi che il cane preferisce aiuta a migliorare il rapporto quotidiano e a gestire meglio premi ed extra. Il gusto è importante, ma deve sempre andare di pari passo con la salute, ricordando che ciò che piace non è sempre ciò che fa bene

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Gatti vegani: perché non è una buona idea

giovedì, 11 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Gatti vegani

Negli ultimi anni si è tornati a parlare di gatti vegani, complici alcuni studi rilanciati sui social e interpretati in modo un po’ troppo libero. Così molte persone hanno iniziato a chiedersi se un gatto possa vivere seguendo un’alimentazione completamente vegetale. In alcuni casi c’è addirittura chi sostiene che si possa “educare” un gatto al veganesimo.

La risposta, però, è semplice e diretta: no, il gatto non può essere vegano. Non si tratta di un’opinione, ma di un dato biologico che riguarda la sua evoluzione, la sua anatomia e la sua fisiologia.

Perché il gatto non è adatto a una dieta vegana

Il gatto discende da un predatore selvatico e, nonostante la convivenza con l’uomo, è cambiato pochissimo nel corso dei millenni. Un gatto che vive libero tende spontaneamente a cacciare e a nutrirsi come i suoi antenati. Questa attitudine alla caccia non è un dettaglio caratteriale, ma un tratto che ritroviamo nel suo corpo.

Basta guardare la bocca del nostro gatto: canini lunghi, denti appuntiti, nessuna superficie piatta adatta a triturare vegetali. È la dentatura di un carnivoro, molto più simile a quella di un cane, di un furetto o di un felino selvatico che non a quella di un animale onnivoro o erbivoro.

E la forma dei denti non è un semplice fatto estetico: è legata a funzioni precise. Un gatto concepito per catturare prede, strappare carne e frantumare ossa avrà anche un apparato digerente, un metabolismo e un fabbisogno nutrizionale coerenti con questo stile alimentare.

Cosa significa “carnivoro stretto”

Il gatto viene definito un carnivoro stretto, mentre il cane è considerato un carnivoro opportunista. Questo perché, durante la sua co-evoluzione con l’essere umano, il cane ha sviluppato una certa flessibilità nel digerire carboidrati e ingredienti vegetali. Il gatto invece no: è rimasto quasi identico ai suoi antenati.

In nutrizione si parla di idiosincrasie nutrizionali, ossia caratteristiche metaboliche determinate dall’evoluzione e non modificabili nel singolo individuo. Il gatto ne ha molte: non può sintetizzare da solo la taurina, non può trasformare la provitamina A in vitamina A attiva, non è in grado di produrre l’acido arachidonico a partire da altri grassi. Sono tutte sostanze che un carnivoro stretto ottiene naturalmente dalla carne.

Questo significa che una dieta vegetale non potrà mai essere completa senza massicce integrazioni sintetiche. E anche ammesso che si provi a compensare, il margine di errore è enorme.

Quali rischi comporta una dieta vegana per il gatto

I problemi legati a un’alimentazione vegana nel gatto sono molti e non sempre immediati da riconoscere.

1. Carenze nutrizionali
Gli alimenti vegani commerciali, secondo diversi studi, risultano spesso non bilanciati. E anche una dieta casalinga vegana presenta rischi enormi: ingredienti poveri dei nutrienti necessari e ricchi di fibra che ostacola l’assorbimento.
Le carenze più evidenti riguardano la taurina (cecità, problemi cardiaci) e gli acidi grassi essenziali (pelo opaco, pelle secca). Ma non tutte le carenze sono facili da individuare e non tutti i veterinari sono abituati a sospettarle.

2. Effetti sulla tiroide
Una dieta vegana comporta spesso un uso abbondante di soia. Questa può interferire con la tiroide del gatto, aumentando il rischio di ipertiroidismo, anche a distanza di anni.

3. Alterazioni del microbiota intestinale
Troppe fibre possono modificare pesantemente il microbiota intestinale, con conseguenze ancora poco studiate ma potenzialmente importanti.

Come dovrebbe essere la dieta corretta di un gatto

La nutrizione ideale del gatto deve sempre includere un’alta percentuale di proteine animali: carne, pesce o uova. È preferibile limitare o evitare ingredienti ricchi di amido come cereali, patate e legumi.

Le proteine animali apportano naturalmente taurina, acido arachidonico, vitamine in forma biodisponibile (come la vitamina A attiva) e altri micronutrienti indispensabili. Nei cibi commerciali la taurina può essere integrata, perché il calore dei processi produttivi tende a degradarla.

Piccole quantità di fibra vegetale possono essere utili, ma sempre in modo mirato e moderato.

Conclusione

Voler rispettare le proprie scelte etiche è comprensibile, ma non possiamo applicarle a un gatto, che non ha la fisiologia di un onnivoro. Costringerlo a un regime vegano significa esporsi al rischio di carenze, malattie anche gravi e danni permanenti.

Scegliere l’alimentazione giusta per un gatto non è solo una questione di dieta: è un atto di responsabilità verso un animale che dipende totalmente da noi e che, per natura, rimane un carnivoro a tutti gli effetti.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cane e odori: quali proprio non sopporta?

giovedì, 04 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cane e odori: quali proprio non sopporta?

Chi vive con un cane lo sa bene: il naso è il suo strumento principale per interpretare il mondo. L’olfatto gli racconta chi è passato, cosa sta succedendo e perfino se un alimento è interessante oppure no. Ma se è vero che il cane percepisce odori che noi nemmeno notiamo, è altrettanto vero che alcuni profumi gli risultano davvero insopportabili.
In questo articolo vediamo perché il cane detesta certi odori e quali sono quelli più comunemente sgraditi.

Perché l’olfatto del cane è così sensibile?

Il cane è un animale macrosmatico, cioè dotato di un olfatto estremamente sviluppato. L’essere umano, al contrario, è microsmatico, e questo dipende dall’evoluzione delle due specie. Per un predatore l’olfatto è sempre stato essenziale: doveva individuare la preda e seguirne le tracce, molto prima di assaggiarla. Per noi, invece, il gusto è sempre stato più utile per evitare cibi potenzialmente tossici.

Il meccanismo dell’olfatto nel cane è affascinante: quando respira, le molecole presenti nell’aria raggiungono la mucosa olfattiva, ricca di cellule specializzate. Queste cellule trasformano gli stimoli chimici in impulsi elettrici che arrivano al cervello, dove vengono interpretati come odori gradevoli, neutri o sgradevoli.

E qui arriva il punto: la percezione degli odori è soggettiva. Alcuni cani detestano un’essenza che altri tollerano, o addirittura apprezzano. Ma ci sono odori che, per motivi biologici o evolutivi, risultano fastidiosi per la maggior parte dei cani.

Odori sgraditi al cane: quali sono e perché

Cane e odori: quali proprio non sopporta?

Agrumi

Il profumo di limone, arancia, mandarino, pompelmo e altri agrumi è generalmente percepito come troppo pungente. Il problema non è la polpa, quanto gli oli essenziali contenuti nella buccia. Non sono tossici, ma possono risultare davvero invadenti per il cane.
Se il cane si allontana quando sbucciate un’arancia, è semplicemente questione di gusto.

Menta ed erbe “rinfrescanti”

La menta, insieme a piante come eucalipto, timo e altre erbe balsamiche, tende a essere poco tollerata. Ciò che per noi è una piacevole sensazione di freschezza, per il cane può risultare eccessivamente intenso.
Tuttavia, alcuni snack per cani contengono menta o eucalipto: dipende sempre dalla sensibilità del singolo individuo.

Aceto

L’odore dell’aceto è spesso sgradito e per questo alcune persone lo usano come deterrente.
Curiosamente, l’acido acetico potrebbe avere effetti benefici sull’intestino del cane, ma nella realtà è difficilissimo sfruttarlo perché a molti cani il suo aroma proprio non piace.
Non è un rifiuto universale, però: alcuni cani ne sono addirittura attratti.

Odori “acidi” (frutta acerba)

Molti cani non gradiscono la frutta acerba, più ricca di molecole acide. Gli agrumi rientrano in questa categoria, ma anche mele verdi non mature o altri frutti possono risultare poco appetibili.
Resta comunque una risposta soggettiva: alcuni cani adorano il gusto acidulo.

Oli essenziali

Gli oli essenziali, anche quelli che a noi sembrano delicati come la lavanda, sono spesso troppo concentrati per il cane. Il loro aroma può essere percepito come eccessivo, soprattutto in ambienti chiusi.
Utilizzarli in casa significa farlo con attenzione e, se possibile, offrire al cane la possibilità di allontanarsi.

Profumi, spray e candele aromatiche

Profumatori per ambienti, deodoranti spray, candele e diffusori possono essere davvero pesanti per il cane.
A differenza della vista, l’olfatto non si può “spegnere”: se un odore è presente nell’ambiente, il cane lo percepisce continuamente. Anche se nel tempo ci abituiamo a un certo profumo, lui potrebbe invece continuare a trovarlo disturbante.
È buona norma lasciare almeno una stanza “neutra”, senza profumi intensi.

Alcol

L’odore dell’alcol è pungente e il cane lo percepisce come potenzialmente tossico. E infatti l’alcol è dannoso se ingerito.
Attenzione però: l’odore di frutta in fermentazione contiene note alcoliche mescolate a sentori dolci. Alcuni cani – tratti in inganno dal profumo zuccherino – potrebbero avvicinarsi con curiosità, correndo un rischio reale.

Cloro e ammoniaca

Prodotti per la pulizia che contengono cloro o ammoniaca risultano irritanti non solo per il cane ma anche per noi.
Queste molecole attivano recettori del dolore, non quelli dell’olfatto. Ecco perché un cane può scappare subito quando si usa candeggina o un detergente molto aggressivo.
Meglio tenere il cane lontano da queste sostanze e areare bene la casa.

Conclusione

L’olfatto del cane è un universo complesso e affascinante, molto più sensibile del nostro. Capire quali odori gli risultano sgradevoli permette di rispettare il suo benessere, evitare stress inutili e rendere la casa un ambiente più accogliente anche per lui.
E ricordiamoci sempre: ogni cane ha preferenze personali. Alcuni odori sono comunemente sgraditi, altri sono semplicemente una questione di… naso!

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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