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I gatti possono bere il latte?

mercoledì, 10 Gennaio 2024 by Gruppo Nutravet
Latte

Assieme al riso e alla pasta sciacquati, credo che non esista una leggenda metropolitana più dura a morire di quella di dare il latte al gatto. In questo articolo chiariamo una volta per tutte come non sia una buona idea dare latte ai gatti, da dove provenga questo falso mito, se il gatto è intollerante o meno al lattosio e quali siano benefici e controindicazioni del dare il latte ai gatti.  

Fra i luoghi comuni riguardo l’alimentazione del gatto, sicuramente la sua passione per il latte è uno di quelli più conosciuti. In realtà, per quanto possa risultare gradito al gusto, è molto difficile da digerire per la maggior parte dei gatti. Per questo è importante sapere quanto ci sta di vero in questa leggenda metropolitana e quanto invece non corrisponde a fatti certi e può essere anzi un pericolo per il nostro gatto.
Ne parliamo assieme, così ci chiariamo un po’ le idee.  

Da dove vengono i falsi miti 

La storia di dare al gatto la ciotolina di latte (caldo possibilmente) penso sia davvero uno dei miti più ricorrenti, forse anche perché presente in tanti film e cartoni animati. Ovviamente alcuni gatti potrebbero esserne attratti.
Si tratta di un alimento di origine animale, dopo tutto, ricco di proteine e di grassi. Da bravo carnivoro il gatto ovviamente ama alimenti di questo tipo.  

Il gatto però, a differenza di una buona parte della popolazione umana, non ha capacità di digerire il lattosio, di cui il latte vaccino fra l’altro è particolarmente ricco. Questo zucchero ha bisogno di un enzima particolare, chiamato lattasi, per essere digerito e quindi assimilato. Il gatto adulto manca di lattasi.
Per questo se lo somministriamo nella maggior parte dei casi otterremo fermentazione e diarrea, dovuta proprio alla scarsa digeribilità del lattosio.  

Gatti e lattosio: dipende dal momento della vita  

Come abbiamo visto parlando di latte ai gattini neonati, effettivamente i gatti nascono, come tutti i mammiferi, con la capacità di digerire il lattosio. Il problema però è che il latte che devono bere i gattini è comunque un latte di diverso rispetto a quello bovino. Essendo pensato per crescere un piccolo carnivoro, il latte della gatta infatti è molto più ricco di proteine e di grassi, mentre è povero di zuccheri (il lattosio appunto). Anche ad un gattino neonato quindi, con una perfetta capacità di digerire il latte di gatta, provocheremo diarrea e disidratazione se diamo latte vaccino.  

Con il passare delle settimane poi, a partire circa dai 2 mesi di vita, il gattino perde la capacità residua di digerire il lattosio. In questo senso, è lo stesso principio degli esseri umani che vengono definiti intolleranti al lattosio: manca del tutto l’enzima lattasi in grado di digerire il latte. Quando adottiamo un micio quindi, a meno che non si tratti di un orfano, è estremamente probabile che non possa già digerire più il latte. Se invece si tratta di un gattino molto piccolo, sotto le 4-5 settimane di vita, dobbiamo scegliere un latte apposito per gattini.  

Infine, se a qualcuno venisse il dubbio: no, neanche il latte privo di lattosio va bene per il gatto. In questo caso infatti, si tratta di un alimento che probabilmente non provocherà diarrea (il lattosio è già “pre-digerito” infatti), ma che comunque è troppo ricco di zuccheri per l’alimentazione giornaliera del nostro gatto.  

I gatti nascono, come tutti i mammiferi, con la capacità di digerire il lattosio e quindi il latte.
Il problema però è che il latte che devono bere i gattini è comunque un latte di diverso rispetto a quello bovino.

Benefici e controindicazioni per il gatto  

Per quel che riguarda i benefici per il gatto questi sono davvero pochi.
Il latte può essere utilizzato infatti, in piccole quantità e sotto controllo di un medico veterinario esperto in nutrizione, come terapia per la costipazione. Sottolineo che, pur essendo un rimedio assolutamente naturale, debba essere utilizzato sotto controllo medico perché come visto sopra il latte tende a creare, tramite un meccanismo osmotico, disidratazione nel paziente. Se abbiamo il gatto costipato quindi si potrebbe utilizzare un goccio di latte per aiutarlo a svuotarsi, ma solo curando in contemporanea la sua idratazione corretta.  

Per quel che riguarda le controindicazioni invece possiamo dire che sono tantissime.
Il latte vaccino in genere è totalmente controindicato per il gatto, in tutte le fasi della sua vita. Anche il latte di capra, che si utilizza per altre specie, risulta troppo zuccherino per il nostro piccolo carnivoro domestico.  

Se il nostro gatto arrivasse a berlo ci dovremmo aspettare sintomatologia nel giro di 4-12 ore. I sintomi più comuni possono essere diarrea e vomito. La diarrea in particolare, soprattutto se la quantità ingerita di latte è notevole, sarà liquida, quasi acquosa. Nell’eventualità è ovviamente importante portare il nostro gatto dal medico veterinario curante, per una visita clinica.
Il latte non è infatti mortale né tossico in sé per il gatto, ma il problema è che la disidratazione che può conseguirne può essere anche molto grave.  

Infine, anche se il vostro gatto fosse di quei pochi che riescono a digerire il lattosio, vi consiglio di non somministrarlo ugualmente. Si tratta infatti pur sempre di uno zucchero, che se dato giornalmente può provocare alterazioni, esattamente come qualsiasi altro zucchero dato ad un carnivoro, provocando nella migliore delle ipotesi delle fermentazioni anomale.  

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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Il cane può mangiare le noci?

mercoledì, 03 Gennaio 2024 by Gruppo Nutravet
Noci

Ottime le noci e la frutta secca, sì, ma quando la diamo al nostro cane dobbiamo sapere che possono fare male. In questo articolo parliamo di cosa può succedere se il nostro cane mangia delle noci e quali tipi di frutta secca può invece mangiare in sicurezza.  

Le noci sono certamente uno dei frutti secchi che incontriamo più frequentemente sulle nostre tavole, specialmente in inverno, ma il cane può mangiarle? La risposta in linea generale è sì, ma con estrema moderazione. Questo non a causa della quantità di grassi, come molto spesso riportato in articoli divulgativi incontrati sul web. Il cane infatti, come quasi tutti i carnivori, ha un’ottima capacità di digestione dei grassi e pensare che quello di poche noci possa dargli noia è un’assurdità. Quello che invece può far male al nostro cane sono sostanze attive sul sistema nervoso presenti soprattutto in alcuni tipi di noci. Vediamolo assieme.  

Perché le noci possono far male al cane  

Non tutte le noci sono tossiche per il cane. In generale, le noci sicuramente tossiche sono le noci di macadamia: prodotto non facilmente reperibile in Italia, dato che sono originarie di Australia e Stati Uniti, le noci di macadamia sono un alimento ricco di selenio ma altamente tossico per il cane. Questo tipo di noci infatti possono provocare sintomatologia neurologica, con debolezza, tremori muscolari e persino paralisi, se ingerite in alte dosi. In caso il vostro cane mangi noci di macadamia quindi di corsa dal veterinario, poco importa la dose, meglio effettuare almeno una visita clinica.  

Le noci comuni invece che troviamo sulle nostre tavole in inverno e che molti cani si procurano persino da soli nei giardini (possono diventare bravissimi a sgusciarle), non hanno una tossicità così marcata. Le noci comuni però, pur avendo fantastiche proprietà nutrizionali (sono ricche infatti di magnesio, a forte azione antistress e rilassante) è meglio non vengano somministrate al cane. Ad alte dosi infatti (100g di noci sgusciate per un cane di 10kg circa) possono dare infatti anch’esse sintomatologia neurologica.  

Cosa succede se un cane mangia noci e cosa fare  

Come detto sopra, prima di tutto dobbiamo capire quante noci e quali abbia ingerito il nostro cane. Se non siete sicuri del tipo o della quantità è meglio che ricorriate comunque all’aiuto del vostro medico veterinario.  

Se il vostro cane ha ingerito noci di macadamia, come detto sopra, la sintomatologia potrebbe apparire anche a basse dosi. Probabilmente i primissimi sintomi potrebbero essere vomito e/o diarrea. Successivamente, potrebbero insorgere sintomi neurologici con sbandamenti, atassia (incapacità di mantenere l’equilibrio) e tremori. Se non trattati questi sintomi possono evolvere in modo grave per cui è importante procedere con il ricovero.  

Nel caso invece il vostro cane abbia mangiato alcune noci comuni, probabilmente non succederà nulla. Se le dosi fossero un pochino più alte di solo qualche noce, potreste notare che il cane ha vomito. Difficilmente la sintomatologia sarà più grave, anche se, come sempre, “è la dose che fa il veleno”.  

Una questione a parte è quella dei cani “snocciolatori”, come li chiamo io, ovvero tutti quei cani allenatissimi a estrarre la noce direttamente dal mallo e poi dal guscio per mangiarsela felicemente direttamente dal prato sotto l’albero. In questo caso, attenzione perché il vomito, anche a distanza dal momento incriminato è frequente. Se il vostro cane vomita quindi in modo cronico e in giardino avete un albero di noci, nominatelo al vostro medico veterinario curante. Attenzione infine ai gusci duri, che ovviamente possono far male ai denti del vostro cane, causandone rottura o scheggiatura.  

  • Le arachidi non sono ideali perché ricche di acido arachidonico, ad azione proinfiammatoria, ma non sono pericolose in sé per il cane
  • Quale frutta secca possono mangiare i cani 

    Dato che la frutta secca è molto amata anche da noi pet mate, non è detto che si debba rinunciare all’idea di condividerla con loro, potremmo decidere di darne magari altre, che non siano noci. Fra la frutta secca che un cane può mangiare con discreta sicurezza possiamo nominare:  

    • Nocciole: non più di 1 o 2 al giorno  
    • Mandorle: come le nocciole, in piccole dosi possono essere date 
    • Arachidi: non le amo molto, dato che sono ricche di acido arachidonico, ad azione proinfiammatoria, ma non sono pericolose in sé per il cane per cui se si vuole se ne può dare una o due al giorno.  
    • Pistacchi: anche i pistacchi si possono dare al cane, anche se è bene dosarne le quantità.  

    In linea generale, quando diamo frutta secca, cerchiamo di evitare quella troppo salata (arachidi soprattutto) e di privilegiare piccole quantità, tenendo anche conto della taglia del nostro amico.  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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    L’alimentazione del Riccio africano. Cos’è importante sapere?

    mercoledì, 27 Dicembre 2023 by Gruppo Nutravet
    Riccio africano

    Nutrire correttamente il riccio africano (Atelerix albiventris), con una dieta quanto più possibile fresca e varia, completa e bilanciata, è fondamentale per la salute e il benessere. 

    Ecco alcuni suggerimenti per fornire una dieta equilibrata, che rispetti le necessità etologiche della specie.

    Riccio africano, cosa mangia in natura?

    Il riccio africano è un piccolo mammifero insettivoro dalle abitudini crepuscolari-notturne, che abita le zone aride e le savane dell’Africa centrale.

    I loro fabbisogni nutrizionali non sono ancora del tutto noti, ma quello che sappiamo è che hanno bisogno di un’alimentazione ricca di proteine e povera di grassi.

    Nutrizione del riccio africano in cattività

    Spesso si consiglia di fornire come base un alimento commerciale, che possa corrispondere anche integrazioni vitaminico-minerali.
    Per lungo tempo sono state consigliate crocchette per gatti o furetti, che sono però troppo ricche in grassi.

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    Più saltuariamente si possono aggiungere piccole porzioni di uovo sodo, fiocchi di latte, carne cotta.

    Tra i minerali quello da monitorare con più attenzione è il calcio. I ricci africani infatti possono frequentemente andare incontro ad ipocalcemia.

    Una possibilità che oggi abbiamo è quella di inserire crocchette per cani a base di farina di insetti, che possiamo integrare con insetti tal quali, come grilli, camole della farina e più raramente del miele, piccole quantità di frutta e verdura. 

    Dieta equilibrata, strumento di prevenzione e salute

    Una dieta equilibrata è essenziale per mantenere una buona condizione di salute e benessere. L’obiettivo è quello di fornire all’organismo la giusta quantità di nutrienti, vitamine e minerali necessari per un funzionamento ottimale dell’intero organismo. 

    È importante evitare l’assunzione di alimenti zuccherati e processati, poiché possono provocare non solo sovrappeso ma anche altri problemi di salute e un aumento nel rischio di incorrere in patologie croniche. 

    Senza dimenticare il ruolo dell’acqua fresca, pulita e di buona qualità, che non deve mai mancare.

    Articolo della dott.ssa Cinzia Ciarmatori, DVM per Webinar4Vets

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    Si possono dare panettone o pandoro al cane e al gatto?

    mercoledì, 20 Dicembre 2023 by Gruppo Nutravet
    Panettone

    Noi italiani sappiamo quanto condividere cibo sia parte della relazione, ma nel caso del panettone e del pandoro è meglio evitare di condividerlo con cani e gatti.
    In questo articolo vediamo quali sono i tipi di dolci natalizi più tossici e quali invece quelli che a piccolissime dosi potremmo anche dare! 

    Difficile pensare a dei dolci che rappresentino meglio il Natale italiano: il panettone e il pandoro sono certamente i re delle nostre tavole in questo periodo ed è normale che ci si chieda se si può condividere con il nostro gatto o il nostro cane. In realtà, prima di tutto dobbiamo chiarire quale tipo di panettone o pandoro abbiamo a casa, poi dovremmo anche concentrarci sulle quantità.  

    Panettone con uvetta al cane e al gatto  

    Se il panettone che abbiamo in casa è il classico natalizio con uvetta, è assolutamente meglio evitare di darlo al nostro gatto o al nostro cane.
    L’uvetta infatti ha un effetto tossico non ancora ben chiarito per i nostri amici, che non dipende, purtroppo, dalla dose.  

    Inutile quindi e anzi, pericoloso direi, cercare di ripulire il panettone con uvetta da quest’ultima, dando pezzettini che non ne contengano. Dato che la tossicità non è legata alla dose per l’uvetta, cani e gatti non devono mangiarne neanche piccole quantità. Anche una piccola ingestione di uvetta quindi può dar luogo a danni renali importanti per il cane e il gatto. Per questo è meglio non rischiare.  

    Se il vostro cane o il vostro gatto mangia un pezzettino o, peggio, una fetta intera di panettone con uvetta sarà meglio andare immediatamente dal medico veterinario di fiducia che, probabilmente, deciderà di indurre il vomito per evitare ogni rischio.  

    Inutile e anzi, pericoloso, cercare di ripulire il panettone con uvetta da quest’ultima, dando pezzettini che non ne contengano

    Panettone o pandoro con gocce di cioccolato al cane e al gatto  

    Molto amato specialmente dai bambini, alcuni panettoni e pandori hanno gocce di cioccolato all’interno o sono ricoperti da cioccolato sulla superficie. Anche in questo caso, se abbiamo un dolce di questo tipo in casa, sarà meglio non darlo al nostro cane o al nostro gatto, nel modo più assoluto, per non rischiare. Il cioccolato è infatti tossico per cane e gatto.  

    Nel caso di panettone o pandoro al cioccolato però, a differenza dell’uvetta, la dose ingerita cambia la situazione.
    La dose tossica del cioccolato dipende infatti da quanto ne viene effettivamente ingerito e soprattutto se è al latte o amaro.  

    In linea generale, probabilmente se il vostro cane o il vostro gatto hanno ingerito un piccolo pezzettino di panettone o di pandoro con cioccolato, potrebbe verificarsi diarrea e/o vomito, senza eccessivi effetti dannosi. Se però le quantità di dolce ingerite, e quindi di cioccolato, sono importanti sarà fondamentale andare dal vostro medico veterinario di fiducia.  

    Il panettone e il pandoro meno pericoloso per cane e gatto  

    Non possiamo dire che un panettone o un pandoro sia un buon alimento per cane e gatto sia ben chiaro.
    Ho infatti scelto di scrivere come titolo “meno pericolosi”. Tutti gli alimenti dolci infatti non sono adatti a cane e gatto, poiché stimolano eccessivamente la risposta insulinica di questi animali carnivori, rischiando di provocare diabete.  

    Nel caso del panettone e del pandoro poi abbiamo un aggravante: oltre al tanto zucchero infatti, questi dolci contengono anche molti grassi. Una bomba calorica praticamente!  

    In questo senso quindi, se abbiamo un panettone o un pandoro in casa che non contengano né cioccolato né uvetta, possiamo decidere di darne un pezzettino molto piccolo al nostro amico per condividere la sera di Natale. Quello che conta in questo caso è la quantità:  

    • Per gatti o cani di piccola taglia non più di un pezzettino grande come una nocciola  
    • Per cani di taglia media possiamo dare 2 o 3 pezzettini grandi come una nocciola 
    • Cani di taglia grande possono arrivare a mangiarne 4 o 5 pezzettini della grandezza di una nocciola, non di più!  

    Ci sono alcuni casi in cui non dobbiamo però darne affatto, dato che ovviamente dipende molto dalla salute del nostro gatto o del nostro carne. Evitiamo di dare panettone o pandoro nel modo più assoluto nel caso di:  

    • Gatti o cani diabetici: assolutamente no panettone o pandoro! Potrebbero avere degli sbalzi di glicemia importanti con conseguenze nefaste.  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM per Kodami

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    L’alimentazione dei pappagalli

    mercoledì, 13 Dicembre 2023 by Gruppo Nutravet
    Alimentazione dei pappagalli

    Quando parliamo di pappagalli ci stiamo riferendo ad oltre trecento specie con esigenze nutrizionali specifiche. Fornire loro una dieta equilibrata è fondamentale per la salute e il benessere generale, anche dal punto di vista psicologico-emozionale. Cos’è importante sapere sull’alimentazione dei pappagalli?

    Un’alimentazione equilibrata per pappagalli consiste in una varietà di alimenti che soddisfano le loro esigenze nutrizionali. La prima cosa da fare dunque è capire quali sono le necessità specifiche della specie che stiamo ospitando: l’alimentazione dovrà essere differente non solo in base alla taglia e alla provenienza geografica, ma anche alla fase di vita e alle peculiarità del singolo individuo.


    Alimentazione dei pappagalli, cosa può comprendere?

    Una cocorita (Melopsittacus undulatus) non può mangiare come un inseparabile (Agapornis sp.).
    Tantomeno un’ara (Ara sp.) che in natura abita le foreste del Sud America può avere la stessa dieta di un cenerino (Psittacus erithacus), che si è evoluto in Africa.

    Allo stesso modo una femmina che sta deponendo le uova o sta allevando i piccoli non ha gli stessi fabbisogni di un maschio adulto. Un pullo in accrescimento avrà bisogno di nutrienti in quantità e qualità differenti e lo stesso dicasi per pappagalli anziani o in determinate condizioni patologiche.

    Detto questo è possibile comunque dare indicazioni generali, per capire tra quali tipi di alimento è possibile scegliere.
    In genere come base per la dieta si consiglia un alimento in pellet di buona qualità, formulato appositamente per la specie che ospitiamo: il vantaggio è che contiene importanti integrazioni vitaminico-minerali e può considerarsi un alimento completo.

    Su questa base si possono poi integrare, in base alla specie e all’individuo, frutta fresca, verdura, noci e altra frutta secca e semi.
    Ottime integrazioni sono anche alcuni fiori, bacche, spezie.

    Cereali, legumi e altre fonti proteiche sono fondamentali soprattutto in alcune fasi di vita, così come altre integrazioni e nutraceutici.

    I pappagalli hanno grande necessità di cercare, scegliere, manipolare il cibo con i piedi e con il becco

    I vantaggi di un’alimentazione fresca

    Come nel caso del cane, del gatto, del coniglio e di altri animali anche per i pappagalli l’alimentazione fresca è un vantaggio per la salute, purché sia correttamente formulata e bilanciata.

    Fornire tutto ciò di cui questi splendidi animali hanno bisogno, sia in termini di macro che di micronutrienti, consentirà un funzionamento ottimale di tutti gli organi e gli apparati, ma garantirà anche la salute della cute e del piumaggio riducendo l’incidenza di crescita di penne o piume anomale e più fragili che possono indurre i pappagalli a strapparle.

    In più per animali così evoluti dal punto di vista cognitivo e psicologico-emozionale un’alimentazione varia, composta da cibi freschi di qualità, colorati, con profumi, sapori e consistenze differenti è un importante strumento di arricchimento ambientale.
    Se la ciotola contiene sempre lo stesso cibo confezionato, anche se fosse completo e bilanciato, non potrebbe soddisfare la grande necessità che questi animali hanno di cercare, scegliere, manipolare con i piedi e con il becco.

    Una dieta fresca consente di rendere l’alimentazione davvero “su misura” per ogni individuo.

    Gli errori da non commettere

    • Fornire miscele di semi come unico alimento: i semi possono mancare di nutrienti essenziali, oppure essere troppo ricchi di oli come nel caso dei semi di girasole.
      Un’alimentazione troppo ricca di lipidi può provocare degenerazione del fegato e predisporre all’obesità.
    • Non offrire una varietà di verdura e frutta fresche, limitandosi ad un pezzetto di mela saltuariamente.
      Vegetali e frutta devono rappresentare una buona parte della razione quotidiana: verdure a foglia, carote, broccoli, cavoli, peperoni, zucca, carciofo, finocchio, ma anche mela, pera, agrumi, kiwi, ananas, papaya sono solo alcuni esempi.
      Il consiglio è sempre quello di scegliere, quando possibile, verdure e frutta da coltivazione biologica e di stagione.
    • Mettere a disposizione cibi tossici: cioccolato, alcol, cibi ricchi di grassi e di zuccheri, caffeina, avocado (alcune varietà si sono dimostrate tossiche), salse e condimenti, cibi fritti o dolciumi.
    • Non fornire acqua fresca di buona qualità, la corretta idratazione è molto importante

    In conclusione

    Una dieta bilanciata e varia è essenziale per garantire una buona salute e una vita di benessere ai pappagalli. Consultare un veterinario esperto nella medicina e nella nutrizione di questi animali può essere di grande aiuto per avere una dieta personalizzata in base alle esigenze specifiche della specie e dell’individuo.

    Prendersi cura della nutrizione contribuirà in modo significativo ad evitare molte patologie e disturbi fin troppo frequenti!

    Articolo della dott.ssa Cinzia Ciarmatori, DMV

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    Le allergie alimentari nel gatto

    mercoledì, 06 Dicembre 2023 by Gruppo Nutravet
    allergie alimentari nel gatto

    Le allergie sono sempre più comuni anche nel gatto.
    In questo articolo approfondiamo i sintomi e le cause di allergia, la differenza con le intolleranze, come si diagnosticano, le cure e il giusto tipo di cibo.  

    Come anche per il cane, le allergie e le intolleranze alimentari sono sempre più comuni anche nel gatto e vengono generalmente raggruppate in una macro-categoria chiamata Reazione Avversa al Cibo (RAC).
    Anche se la sintomatologia può variare molto, i gatti che soffrono di allergie o intolleranze alimentari hanno prurito. Accompagnato talvolta a sintomi come vomito, diarrea o al contrario stipsi. 

    Se vogliamo dare dei numeri, possiamo dire che un 3-6% dei gatti con una malattia cutanea ha una allergia alimentare, ma la probabilità sale fino ad un 20% se il vostro gatto ha prurito.
    Non sembra esserci una particolare predisposizione di sesso o età, anche se l’età media a cui viene fatta la diagnosi è di 4 anni.  
    Anche sulla predisposizione di razza non abbiamo dati molto chiari: il gatto Siamese e il Birmano sembrano essere colpiti con maggiore frequenza. In generale, se un gatto ha un parente con reazione avversa al cibo è più probabile che ne soffra anche lui/lei avendo spesso una familiarietà.
    Approfondiamo bene l’argomento in questo articolo.  

    Sintomi delle allergie alimentari nel gatto 

    La sintomatologia delle reazioni avverse al cibo nel gatto è estremamente variata.
    Il sintomo comune a tutti i gatti allergici ad un alimento è quello del prurito, talvolta generalizzato a tutto il corpo, nella maggior parte dei casi localizzato alla zona della testa e del collo.
    Anche se il gatto con reazione avversa al cibo può arrivare a ferirsi in modo grave nel tentativo di grattarsi, non sempre questo segno è presente e il prurito può essere lieve.  

    Altri sintomi possono essere un pelo estremamente diradato sulla pancia o in altre zone corporee (fianchi, arti posteriori o anteriori), chiamata alopecia autoindotta: il gatto letteralmente si porta via il pelo leccandosi la zona fino allo sfinimento con la sua linguetta ruvida.  

    Oltre a questi due sintomi possiamo avere anche piccoli puntini rossi in diverse zone cutanee, accompagnati o meno da ferite da grattamento. Anche gli occhi a volte soffrono con delle congiuntiviti.  

    Infine come dicevamo all’inizio, il gatto può presentare anche sintomatologia gastro-intestinale, soprattutto vomito, diarrea o stipsi.  

    Purtroppo tutti questi sintomi non sono caratteristici solo delle allergie di origine alimentare nel gatto e per questo può essere particolarmente complesso fare diagnosi.   

    Il sintomo comune a tutti i gatti allergici ad un alimento è quello del prurito, talvolta generalizzato a tutto il corpo, nella maggior parte dei casi localizzato alla zona della testa e del collo.

    Cause delle allergie alimentari nel gatto  

    Il meccanismo preciso che dà il via alle allergie alimentari nel gatto non è chiaro al momento, ma si presuppone che sia simile a quanto avviene nel cane e nell’uomo. Quello che avviene probabilmente è che il sistema immunitario del gatto, per svariate ragioni, fra cui anche quelle genetiche, inizia ad avere una reazione eccessiva verso alcuni alimenti, considerandoli come “nemici”.  

    Questa reazione avviene in particolar modo verso le proteine che compongono la dieta, per cui è statisticamente molto più probabile che un gatto si allergizzi verso un tipo di carne o pesce. Eppure, non dobbiamo dimenticare che sono presenti proteine anche all’interno di cereali e legumi, per cui anche questi possono essere i “colpevoli” di stimolare eccessivamente il nostro gatto.  

    Per il gatto gli allergeni più comuni conosciuti al momento sono il manzo, il pesce e il pollo.  

    Differenze fra allergie e intolleranze alimentari  

    La differenza fra allergie e intolleranze è generalmente nel coinvolgimento o meno del sistema immunitario.
    Nel caso delle allergie infatti, nel gatto come in altre specie, il sistema immunitario si attiva scatenando delle risposte anche a distanza, lontano dall’intestino come dire, dove avviene il contatto con l’allergene alimentare.
    Per questo vediamo appunto prurito a livello cutaneo.  

    Le intolleranze invece sono in genere risposte non mediate dal sistema immunitario e quindi maggiormente localizzate all’intestino. Ad esempio: un gatto adulto non ha la possibilità di produrre enzimi lattasi, in grado di scindere lo zucchero lattosio presente in latte e latticini. Per questo il vostro gatto possiamo dire che è intollerante al lattosio e potrebbe avere diarrea, flatulenza o vomito se mangia latticini.  

    Come si diagnosticano allergie o intolleranze alimentari nel gatto  

    Per diagnosticare una allergia alimentare nel gatto ci vuole prima di tutto molta pazienza da parte del pet mate e un buon lavoro di squadra con il proprio Medico Veterinario. Non esistono infatti al momento prove o test di laboratorio che ci possano dire con certezza quali sono gli alimenti a cui il nostro gatto è allergico.  

    Inoltre come abbiamo visto la sintomatologia di allergia alimentare è molto ampia e potrebbe essere comune anche ad altre patologie! Per questo, dopo una visita dermatologica ben specifica, il vostro Medico Veterinario comincerà lavorando per esclusione, ovvero depennando una per una le altre possibili cause di prurito e della sintomatologia che presenta il vostro gatto.  

    Di questo processo di “esclusione” (o conferma, ovvio) di diverse cause, fanno parte anche le prove alimentari. In questo caso vi verrà chiesto di somministrare al vostro gatto per un periodo minimo di 3 settimane, fino ad un massimo di 8 settimane, un alimento ipollargenico, scelto secondo i suoi gusti. Potreste fare quindi una prova dietetica con l’alimentazione fresca (considerata la migliore dai dermatologi veterinari), se il vostro gatto lo concede. Oppure, se il vostro micio è abituato al commerciale, vi verrà chiesto di dare alimenti specifici commerciali ideati per questo percorso diagnostico.  

    Le allergie alimentari si possono curare 

    Mi viene spesso chiesto se le allergie alimentari del gatto si possono curare. È davvero difficile rispondere a questa domanda in modo sicuro, perché purtroppo sul gatto ci mancano molti dati. In linea di massima, dobbiamo dire di no, le allergie vere e diagnosticate non sono curabili. Una volta che il sistema immunitario del vostro gatto ha “preso in antipatia” un alimento, è probabilmente impossibile fargli cambiare idea.  

    Nonostante questo, diversi studi recenti in umana, ipotizzano processi di riduzione della reazione allergica, anche tramite introduzione graduale degli allergeni, in grado di creare una tolleranza immunologica. Lavorare sul microbiota intestinale del gatto potrebbe essere la chiave vincente in questo senso. Ma, dobbiamo dirlo, per ora tutto questo è assolutamente ipotetico. Il modo migliore di agire è quindi quello di eliminare per sempre l’allergene individuato dalla dieta del vostro gatto.  

    Cosa dare da mangiare ad un gatto allergico  

    Possiamo dare da mangiare al nostro gatto allergico tutto ciò che non è un allergene per lui/lei.
    Magari sembrerà un’ovvietà quanto appena detto, ma vi assicuro che non lo è. Nella maggior parte dei casi infatti quando si opera la diagnosi di allergia alimentare in un gatto si somministra poi per tutta la vita un solo alimento, ipoallergenico, spesso con proteine idrolisate. Questa è certamente una possibile strategia: dare proteine idrolisate (ovvero come fossero pre-spezzettate), evita il riconoscimento dell’allergene da parte del sistema immunitario e evita quindi la reazione allergica.  

    Eppure, questo iter potrebbe non essere il più adeguato nel lungo periodo. Sappiamo infatti che le allergie dipendono soprattutto da una reazione eccessiva del sistema immunitario del soggetto. Togliere tutti i possibili allergeni quindi in qualche modo preserva sì dalle reazioni, ma è come se togliesse “allenamento” al sistema immunitario, che potrebbe diventare quindi sempre meno tollerante.  

    Il mio consiglio quindi per un gatto allergico è di scegliere fra un cibo ipoallergenico con proteine idrolisate (o comunque privo di allergeni), oppure al contrario di farsi aiutare da un Medico Veterinario esperto in Nutrizione che possa impostare una dieta fresca e variata. In questo caso, la dieta sarà sì priva di allergeni, ma la variabilità punterà a mantenere allenato il sistema immunitario, aiutando il gatto a rimanere in salute.  

    .Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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    Obesità del cane. Un problema frequente.

    mercoledì, 29 Novembre 2023 by Gruppo Nutravet
    obesità del cane

    L’obesità è diventata un problema in costante aumento sia nella società umana che nel mondo animale.
    Diversi animali domestici che condividono il nostro stile di vita sono infatti sovrappeso. 
    Come per l’uomo anche per i nostri animali questo è un problema serio da non sottovalutare, che richiede attenzione da parte dei proprietari e dei medici veterinari.

    In questo articolo esploriamo le cause, i rischi, le possibili soluzioni per evitare l’obesità del cane.
    Cosa fare se il nostro animale è in sovrappeso e un approfondimento sul Labrador, una razza maggiormente predisposta.

    Quali sono le cause più comuni di obesità del cane

    L’obesità è il risultato di uno squilibrio tra l’apporto calorico e il consumo di energia.
    Le principali cause sono:

    • Dieta sbilanciata: Molto spesso i nostri animali sono sovralimentati o sono alimentati con cibi di scarsa qualità che possono portare ad accumulo di grasso.
    • Eccesso di extra: troppi spuntini possono portare ad un eccesso di calorie.
    • Mancanza di esercizio fisico: E’ importante fare giornalmente attività fisica, va bene anche una passeggiata veloce di trenta minuti al giorno. 
    • Problemi di salute sottostante: alcune malattie metaboliche e endocrine, come l’ipotiroidismo, favoriscono l’obesità
    • Per ultimo non dimentichiamoci la predisposizione di razza: alcune razze tendono al sovrappeso, tra queste quelle più comuni sono il Labrador e Beagle. 

    Labrador Retriever e predisposizione all’obesità

    Il labrador è tra le razze più predisposte al sovrappeso. Tende ad ingrassare più facilmente ed hanno sempre fame, perché?
    Troviamo la risposta in uno studio del 2016 dell’università di Cambridge.
    Conor O’Donovan e il suo team infatti hanno studiato 130 esemplari di Labrador evidenziando che il 23% è portatore di almeno una copia della forma mutata di un gene chiamato POMC.
    Questo gene impedisce una corretta sintesi di oppioidi endogeni che influenzano il senso di sazietà. 

    Proprio per questa loro predisposizione a mangiare sono state ulteriormente selezionate queste linee di sangue perché facilmente addestrabili e utilizzabili come ottimi cani da lavoro, perché sempre motivati dal cibo.
    Per fortuna negli ultimi anni, grazie a questa scoperta, molti allevatori stanno cercando di eliminare questi soggetti dalla riproduzione per avere così cani più in salute.

    Molto interessante è anche la connessione uomo-animale: è stato scoperto che i bambini obesi e costantemente affamati hanno la funzionalità compromessa di questo gene POMC, proprio come i Labrador. 

    Quali sono i rischi nell’obesità del cane?

    Quando parliamo di obesità non dobbiamo soffermarci solo alla questione estetica.
    Un animale obeso viene considerato un paziente con una patologia seria, che può comportare e predisporre a diversi problemi per la salute.

    Ecco alcuni dei principali pericoli:

    • Problemi cardiaci: l’eccesso di peso farà lavorare maggiormente il cuore che dovrà pompare più sangue. Aumentando così i rischi cardiaci e i problemi circolatori
    • Diabete Mellito: l’obesità è un fattore predisponente nello sviluppo del diabete dei cani.
    • Problemi articolari: le articolazioni sono sottoposte a maggiore stress e logorio che di conseguenza porterà a dolori con rischio di artrite, possibilità di rottura del legamento crociato e fratture. 
    • Problemi respiratori: l’eccesso di grasso può influire negativamente sulla capacità respiratoria, questo problema è maggiore quando parliamo di razze brachicefale. 
    • Problemi pancreatici: l’aumento dei trigliceridi potrebbe dar luogo a pancreatiti acute.
    • Tumori: l’infiammazione cronica che l’obesità genera nell’organismo innesca una serie di meccanismi cellulari che aumentano il rischio di tumori.
    • Problemi Ormonali: Il tessuto adiposo viene considerato un vero organo endocrino capace di produrre ormoni e quindi essere responsabile di squilibri ormonali. 
    La prevenzione all’obesità del cane richiede un approccio olistico che comprendono non solo la gestione della dieta, ma anche l’esercizio fisico e l’attenzione alle abitudini alimentari

    Cosa possiamo fare per evitare l’obesità del cane?

    La prevenzione all’obesità richiede un approccio olistico che comprendono non solo la gestione della dieta, ma anche l’esercizio fisico e l’attenzione alle abitudini alimentari che coinvolgono ovviamente il sistema famiglia.
    Come prima cosa è molto importante seguire una giusta alimentazione sin da cuccioli, prevenendo così l’obesità giovanile che potrà solo predisporre ad un adulto obeso. 

    E’ importante scegliere un alimento adatto che sia completo e bilanciato per ogni fase della vita. Ad esempio non dare un cibo per cuccioli ad un adulto.

    Assicura al tuo animale un’attività fisica regolare. La quantità di attività fisica può variare in base alla razza e alle esigenze individuali. Passeggiate quotidiane, addestramento e il gioco attivo possono contribuire a mantenere il tuo cane in forma. 
    Durante l’addestramento o i giochi di attività mentale è importante utilizzare degli snack sani cercando di non eccedere per non aumentare troppo l’apporto calorico giornaliero.

    Evita di dare cibo da tavola, spesso la richiesta di cibo non equivale a fame!
    Se utilizzi cibo commerciale non dare porzioni ad occhio ma cerca sempre di pesare per evitare così una sovralimentazione.

    Adegua le porzioni, magari anche riducendo gli extra se sai che il tuo animale per un periodo farà meno attività fisica.
    Infine ma non per ultimo monitora regolarmente il peso del tuo cane facendo attenzione a eventuali cambiamenti.

    Cosa fare se il nostro cane è in sovrappeso? 

    Prima di iniziare un programma di perdita di peso consiglio sempre di consultare il proprio veterinario, che valuterà lo stato di salute del tuo animale e ti fornirà le giuste indicazioni.
    Ricorda che la sola riduzione calorica, ovvero ridurre la dose di crocchette da dare non è sufficiente.
    In commercio esistono diversi prodotti formulati proprio per aiutare la perdita peso, questi alimenti solitamente contengono meno grassi e sono ricchi di fibra.

    Spesso però anche questi cibi non sono sufficienti e per avere un risultato bisogna intraprendere una dieta personalizzata ed un programma di dimagrimento che verrà formulato da un nutrizionista veterinario. 
    Una dieta fresca è il miglior approccio dietetico per raggiungere in modo più veloce i nostri obiettivi. Importantissimo sarà rispettare i fabbisogni minimi essenziali per evitare carenze nutrizionali.
    Non da meno con una dieta fresca avremo un maggior appagamento del nostro animale, rendendo così la dieta meno sacrificante.

    Un programma dietetico va seguito in modo preciso senza cedere alle richieste dei nostri animali, sarà inoltre essenziale che tutti i componenti della famiglia siano coinvolti per evitare che venga dato cibo extra.

    La perdita di peso è molto soggettiva e non possiamo quantificare il tempo che ci occorrerà per raggiungere il nostro obiettivo, l’importante sarà che il dimagrimento avvenga in modo graduale e progressivo.
    Per questo saranno importanti i controlli che verranno fatti periodicamente. Una volta raggiunto il peso ottimale si imposterà una dieta di mantenimento, per evitare che il cane riprenda il peso perso vanificando così gli sforzi fatti.

    Come sempre anche in questo caso il fai da te è sconsigliato, chiedi a noi di Nutravet.

    Articolo della dott.ssa Francesca Parisi, DMV

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    Cosa deve mangiare un cane castrato?

    mercoledì, 22 Novembre 2023 by Gruppo Nutravet
    cane castrato

    Dopo la castrazione, il metabolismo del nostro cane cambia in modo radicale. In questo articolo parliamo quindi delle esigenze nutrizionali del cane castrato, come evitare il sovrappeso, come e quando cambiare alimentazione e quanto movimento deve fare il cane.  

    Lo sappiamo: sono tante le ragioni di convivenza e controllo della numerosità della popolazione che ci portano giornalmente in prima linea per la castrazione e la sterilizzazione del cane. Queste ragioni sono fondamentali e non possiamo che tenerne conto, nel nostro agire.
    Al contrario, le ragioni legate alla salute che sono state presentate per tanti anni, sono sempre più frequentemente messe in discussione dai dati scientifici moderni.  

    In ogni caso, rimanendo sull’alimentazione, è fuori di dubbio che a seguito della castrazione/sterilizzazione, alcune conseguenze saranno molto importanti per il nostro cane: potremmo notare infatti aumento dell’appetito e un aumento di peso, anche non correlato ad una maggiore ingestione di alimenti. Ovvero avranno un ridotto fabbisogno calorico!  

    Vediamo come possiamo aiutarli con la nutrizione quindi!  

    Come cambia il metabolismo e le esigenze nutrizionali di un cane castrato 

    Dopo la castrazione o la sterilizzazione, vengono a mancare all’organismo del nostro cane gli ormoni sessuali, che rappresentano uno dei motori dell’anabolismo, ovvero della spinta del corpo a creare nuovi tessuti.
    Un cane castrato diminuirà quindi in modo importante il suo fabbisogno calorico, anche di un 20-30% del totale calorico giornaliero. Per darvi un’idea chiara: è come se voi doveste togliere di botto uno dei vostri 3 pasti giornalieri (colazione/pranzo/cena) per mantenere il vostro peso attuale!  

    Oltre ad una drastica riduzione calorica ridotta al metabolismo inoltre, la perdita degli ormoni sessuali provoca in molti soggetti anche una maggiore riluttanza al movimento. Si muovono meno, sono meno attivi e per questo è possibile che si riduca ulteriormente la quota di calorie necessaria.  

    Ma non conta solo la quantità, dobbiamo vedere come dividerle calorie! Per aiutare l’organismo del nostro cane sarà importante fornire una buona quota di proteine di alto valore biologico (ovvero di origine animale), in modo da aiutare l’organismo nei processi anabolici, che la castrazione tende ad arrestare.  

    Come evitare il sovrappeso per il cane castrato 

    Per evitare il sovrappeso dopo la castrazione è importante ridurre l’apporto calorico, senza ridurre quello di proteine. Un’altra possibilità ovviamente è quella di aumentare la spesa energetica e ne parleremo in modo più approfondito fra qualche paragrafo. Vediamo invece le questioni inerenti l’alimentazione per capire bene cosa fare.  

    Se dopo la castrazione abbiamo visto che dobbiamo diminuire le calorie anche di un 20-30%, la tendenza sarà quella di prendere l’alimento precedente e ridurne semplicemente le quantità. Anche se questo approccio potrebbe non lasciare danni, dato che la riduzione è importante, ma non così intensa come altre che possiamo operare noi medici veterinari esperti in nutrizione, non è quello corretto.  

    Vi faccio qualche esempio numerico perché mi capiate. Facciamo conto che il nostro cane sta mangiando 300g di crocchette al giorno prima della sterilizzazione, pari a circa 1000kcal al giorno. Le crocchette che stiamo utilizzando contengono circa un 23% di proteine su sostanza secca. Possiamo arrotondare dicendo che quindi 300 grammi di crocchette contengono circa 69g di proteine.  

    Dopo la castrazione, il suo fabbisogno energetico sarà di 700-800kcal. Se noi continuiamo ad utilizzare le crocchette precedenti, diminuendo semplicemente le quantità di un 20% ad esempio, il nostro cane mangerà magari l’apporto giusto di calorie, ma saranno molto diminuite anche le proteine (da 69g precedenti a 55g circa). Questo è il punto!  

    Il nostro cane invece dovrebbe mangiare il medesimo apporto proteico precedente (ovvero 69-70g circa nel nostro esempio), ma ridurre l’apporto calorico. Come fare? Eh! Non è facile! Dovremmo scegliere un alimento con maggiore tenore proteico, oppure farci aiutare ad aggiungere la giusta quota di proteine tramite un alimento umido completo, generalmente ricchi di proteine e poveri di carboidrati.  

    Un’altra possibilità (quella che preferisco, ovvio!) è passare ad un’alimentazione fresca, specialmente formulata, in modo che questo problema non si verifichi! Avendo un piano dieta bilanciato infatti il vostro cane riceverà la giusta quota proteica su base calorica, senza far mancare nessun nutriente e soprattutto senza eccedere il calorie. Vogliamo mettere poi la gioia di mangiare una ciotola fresca?!  

    Come e quando cambiare alimentazione  

    Un altro aspetto fondamentale riguarda il quando cambiare alimentazione.
    Il metabolismo del cane inizia a cambiare non dal giorno stesso della sterilizzazione, ma da circa un mese dopo, quando gli ormoni in circolo sono stati completamente smaltiti dall’organismo.
    In generale quindi è buona norma iniziare il cambio dieta dopo l’intervento, a partire circa dalla settimana successiva, in modo da non aggiungere ulteriore stress alla chirurgia.  

    Altro aspetto fondamentale come sempre è quello di cambiare in modo graduale, in modo da dare tempo all’organismo di “accomodarsi”. Se ricordate l’esempio che ho fatto sul pasto mancante, immaginate che una diminuzione così drastica è meglio operarla nel giro di 7-10 giorni, non da un giorno all’altro. Questo vale specialmente se nel contempo stiamo inserendo un nuovo alimento. In questo modo evitiamo anche diarrea da cambio dieta!   

    Aumentare il movimento fisico aiuta il nostro cane non solo a bruciare calorie, ma anche a mettere su maggiori quantità di muscolo

    Quanto movimento deve fare il cane castrato per evitare il sovrappeso 

    Ed eccoci alla parte movimento, perché lo abbiamo detto la bilancia dobbiamo controllarla in qualche modo. Aumentare il movimento fisico aiuta il nostro cane non solo a bruciare calorie, ma anche a mettere su maggiori quantità di muscolo, che altrimenti si andrebbero consumando con il tempo. E la massa magra poi brucia una maggiore quantità di calorie per mantenersi, instaurando in questo modo un circolo virtuoso che permetterà al nostro cane di mantenersi in forma.  

    Eccoci al dunque: quanto farli muovere e quando? Partiamo dal come!
    La migliore attività fisica per aiutare un cane castrato a mantenersi in forma è la camminata veloce.
    Non corsa, non salti, non gioco, ma camminata veloce. Camminando velocemente il suo organismo brucerà calorie senza produrre acido lattico né danneggiare i tessuti. I suoi muscoli saranno stimolati ad aumentare di volume.  

    Vediamo per quanto tempo a questo punto. Un tempo corretto potrebbe essere di 20-30 minuti per almeno 3 o 4 volte a settimana. Meglio di tutto se queste passeggiate saranno nel verde, in un ambiente tranquillo, in modo da non stimolare eccesso di cortisolo.
    Vi sembra utopia? Forse! Ma di fatto anche a noi farebbe tanto bene camminare almeno per questo lasso di tempo e nel verde. Perché non cogliere “la scusa” allora e aiutare noi e loro al tempo stesso?  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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    Dermatopatie del cane e del gatto e carenze nutrizionali

    mercoledì, 15 Novembre 2023 by Gruppo Nutravet
    dermatopatie del cane e del gatto

    Le dermatopatie del cane e del gatto sono tra le patologie più frequenti riscontrate nei nostri amici a quattro zampe. Scoprirne la causa spesso non è semplice e tra le prime domande che ci sorgono spontanee c’è se dietro a queste patologie non ci sia un problema alimentare.
    Quando si parla di cause alimentari si pensa sempre a intolleranze o allergie. Ma esistono sintomi dermatologici che, invece, sono causati da una carenza di nutrienti.

    In questo articolo scopriremo quali sono le varie carenze nutrizionali che causano dermatosi, come riconoscerle e gestirle.

    Dermatopatie del cane e del gatto

    Molte patologie cutanee possono essere correlate alla dieta, sia a causa di carenze nutrizionali congenite o acquisite che di reazioni avverse al cibo (allergie o intolleranze).

    Mentre nei cani o gatti alimentati con il cibo commerciale di buona qualità, le carenze nutrizionali acquisite sono rare, dobbiamo fare molta attenzione alle diete fai-da-te. Poiché se non formulate da un veterinario esperto di nutrizione, rischiano di causare importanti problemi di salute ai nostri amici a quattro zampe. 

    Le carenze di nutrienti, specialmente di zinco, vitamina A, acidi grassi e proteine, si presentano principalmente in soggetti con necessità nutrizionali specifiche. Come nei soggetti anziani o in accrescimento, nelle cagne in gravidanza o lattazione se l’alimentazione viene gestita in maniera inappropriata.

    Carenza di zinco e di vitamina A

    Nei cani è stata ampiamente studiata la carenza di zinco, che spesso è causata da una deficienza genetica nell’assorbimento. Si osserva spesso nei cani giovani appartenenti a specifiche razze nordiche che sembrano essere particolarmente predisposte. Come il Siberian Husky, Alaskan Malamute ed il Samoyedo.
    I cani colpiti presentano prurito di varia entità, alopecia ed eritema, spesso con presenza di croste.
    Le lesioni sono generalmente localizzate in zona periorale e perioculare, sul padiglione auricolare, sul piano nasale e a livello dei cuscinetti plantari.
    I cani affetti da questa carenza dovranno assumere un’integrazione di zinco per tutta la vita. 

    La carenza ma anche l’eccesso di Vitamina A causano segni simili.
    In particolare ipercheratosi e scaglie, alopecia e condizioni scadenti del mantello. 

    la carenza di zinco, che spesso è causata da una deficienza genetica nell’assorbimento. Si osserva spesso nei cani giovani appartenenti a specifiche razze nordiche che sembrano essere particolarmente predisposte

    Acidi grassi essenziali e dermatopatie

    Le carenze di acidi grassi essenziali come l’acido linoleico e linolenico impiegano molto tempo per dare sintomi ma quando si presentano significa che la deficienza alimentare è presente già da molti mesi.
    Si possono notare forfora, pelo opaco e secco, alopecia e a volte piodermite. 

    La carenza di acidi grassi è spesso riportata in cani che assumono diete commerciali secche mal conservate o quando il prodotto contiene pochi antiossidanti.
    Anche diete casalinghe sbilanciate o diete ipocaloriche con forte restrizione dei grassi, protratte nel tempo, possono provocare lo stesso tipo di problema. 

    Altri nutrienti importanti per le dermatopatie del cane e del gatto

    La carenza di proteine è piuttosto rara e normalmente associata a digiuno o diete ipoproteiche.
    I sintomi che la caratterizzano sono ipercheratosi, iperpigmentazione della cute e depigmentazione del mantello.
    La crescita del pelo richiede un alto tenore di proteine all’organismo ed è per questo che l’animale con carenza proteica può presentare alopecia, mantello scadente con peli sottili, fragili, ruvidi ed opachi.

    Anche la carenza di rame provoca depigmentazione (animali a pelo nero che diventano rossicci) ma anche incanutimento precoce.

    Ultime ma non meno importanti sono le carenze di vitamina E, vitamina D e del complesso B con sintomi aspecifici e comuni alle altre carenze quali dermatite ed eritema.    

    La risposta alla domanda “C’è correlazione tra drmatopatie del cane e del gatto e carenze nutrizionali” quindi sarà: “assolutamente sì! “

    Per tutti questi motivi è importante che la dieta venga formulata e prescritta da un medico veterinario esperto in nutrizione che, conoscendo e tenendo conto delle specifiche esigenze del singolo paziente, saprà formulare un piano nutrizionale specifico per ogni esigenza.

    Articolo della Dr.ssa Laura Mancinelli, DVM 

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    Possiamo dare la pasta al gatto?

    mercoledì, 08 Novembre 2023 by Gruppo Nutravet
    pasta al gatto

    Gatti e pasta non sono un binomio vincente, dobbiamo dirlo.
    In questo articolo approfondiamo perché, pur non essendo un alimento tossico, è meglio non dare pasta al gatto. Poiché molti gatti ne sono golosi però vediamo anche quanto darne e come prepararla.  

    I gatti sono sicuramente uno degli animali domestici più diffuso in Italia e la pasta è senza dubbio l’alimento più comune sulle tavole degli italiani. Cosa ne discende da queste due affermazioni?
    Che ci saranno sicuramente molte persone che si chiedono se il loro gatto può mangiare la pasta presente sulle nostre tavole. Una risposta rapida a questa domanda non ce l’ho purtroppo, pena cadere in banalizzazioni eccessive, vediamo quindi quale è il rapporto fra gatto e pasta.  

    La pasta non è tossica per il gatto 

    Partiamo da questa certezza: la pasta non è tossica per il gatto.
    Il gatto domestico infatti pur essendo un carnivoro stretto sviluppa in genere una discreta capacità di digestione degli amidi. Quello che intendo, è che l’amido, principale zucchero complesso di cui è composta la pasta, può effettivamente essere digerito e assimilato, almeno in parte, dal gatto.
    E se vi sembra un’aberrazione, sappiate che posso essere in parte d’accordo con voi, ma purtroppo anche tutti gli alimenti secchi per gatti sono composti da circa un 40% di amido!  

    Abbiamo chiarito quindi che la pasta non è tossica per il gatto, ma questo non vuol dire che gli faccia bene.
    La pasta infatti ha due grandi punti a sfavore per l’alimentazione del gatto:  

    • Apporta molta energia, ma poche proteine: la pasta è composta principalmente da zuccheri. La quota proteica presente nella pasta è piccola e comunque difficilmente utilizzabile dal gatto (glutine).
      Il nostro gatto quindi quando mangia pasta ingerirà moltissime calorie e pochissime proteine. Il fatto molto interessante, è che è dimostrato che un gatto sceglie di quanti e quali alimenti cibarsi, in base soprattutto al suo fabbisogno di proteine. Non trovandone quindi nella pasta, il nostro gatto potrebbe trovarla gradevole, ma non avrebbe nessun freno di stop. Questo potrebbe portarlo nel tempo a ingrassare considerevolmente.  
    • Stimola il picco insulinico, danneggiando la salute del gatto: quando un gatto mangia della pasta, nel suo sangue arriva una grande quantità di zuccheri tutti assieme.
      L’organismo del gatto a quel punto risponderà al picco di zuccheri, producendo una grande quantità di insulina, l’ormone destinato a ridurre gli zuccheri nel sangue. Il picco di zuccheri però e il conseguente picco insulinico hanno degli effetti dannosi sul organismo del gatto, carnivoro stretto.
      È dimostrato infatti che una quantità di zuccheri alta nel sangue porta l’organismo verso una patologia molto grave e sempre più comune del gatto: il diabete mellito!  
    La pasta è composta principalmente di zuccheri. La quota proteica data dal glutine è difficilmente utilizzabile dal gatto.

    Quanta pasta si può dare al gatto  

    Poca! Come abbiamo visto sopra infatti, la pasta pur non essendo considerata un alimento velenoso per il gatto, è assolutamente dannosa nel lungo periodo. Questo è specialmente vero se il gatto mangia abitualmente alimento secco (crocchette), che contiene grandi quantità di amido a cui quella della pasta si andrebbe a sommare.  

    Il gatto può però mangiare uno o due spaghetti da tavola con noi, sporadicamente! Ovviamente la pasta deve essere cucinata senza nessuno degli alimenti tossici per gatti: ad esempio, non va assolutamente data una pasta condita con sugo alle cipolle.  

    Se quindi vogliamo allungare il famoso spaghetto da tavola al nostro gatto, dobbiamo essere coscienti che è un animale molto piccolo di taglia rispetto a noi e che è un carnivoro stretto. Diamone quindi piccolissime quantità (uno spaghetto o massimo 2 a settimana per un gatto) e sempre solamente come extra.  

    Come dare la pasta al gatto 

    La pasta non deve costituire un pasto abituale per il gatto, ma neanche un premietto abituale. Non deve essere integrata alla sua alimentazione. Ma se proprio volete darla, seguite questi semplici accorgimenti:  

    • Date al vostro gatto pasta non scotta: fra i falsi miti anche quello della cottura della pasta, di cui abbiamo già parlato per il cane. In realtà, la pasta scotta è assolutamente meno digeribile di quella cotta “giusta” diciamo.
      Non al dente, come piace a noi italiani, ma giusta.  
    • Aggiungete poco sale: non è vero neanche che il sale fa male ai reni del gatto, non ci sono assolutamente dati scientifici in questo senso. Se mettete troppo sale però quello che potrebbe succedere è che il vostro gatto si disidrati molto e questo non fa bene al suo organismo. Poco sale quindi!  
    • Evitate alimenti tossici nei condimenti: no quindi a tutti i sughi e le salse cucinati con aglio e cipolla.
      Meglio evitare anche pomodoro crudo, che potrebbe dare vomito. Sì invece, a meno che il vostro gatto non abbia problemi di salute, ai grassi. Olio e, soprattutto, burro, sono in genere di facile digestione per il gatto, così come qualsiasi tipo di carne o pesce.  

    E se il vostro gatto va pazzo di pasta e ne vuole mangiare di più delle piccolissime quantità che vi ho suggerito, mi raccomando, non cedete!
    Pensate al rischio di diabete, che per lui/lei che è un carnivoro stretto è davvero dietro l’angolo. Piuttosto, possiamo gratificarlo/a con snack a base di fonti proteiche e grassi, sani e gustosi e adatti alla specie.  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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    Riso soffiato per cani. Fa bene o fa male?

    mercoledì, 01 Novembre 2023 by Gruppo Nutravet
    riso soffiato

    Dalle stelle alle stalle, il riso soffiato bisogna capire se fa bene o fa male al nostro cane.
    Ne parliamo in questo articolo, assieme ad alcuni accorgimenti su come darlo e quanto darne.  

    Il riso soffiato è stato forse uno degli alimenti più comuni nell’alimentazione casalinga del cane, soprattutto in quel periodo storico in cui l’alimentazione completa in crocchette non si era ancora sviluppata molto.
    Al riso soffiato veniva aggiunta in genere la scatoletta di carne, qualche verdura e via, il pasto per il nostro cane era servito.  

    Cosa è effettivamente il riso soffiato?

    Il riso soffiato è un chicco di riso che è stato sottoposto al processo di soffiatura (to puff in inglese), utilizzato anche per altri cereali.
    Il processo consiste in una prima parte ad alta temperatura (300-400°C), cui segue un’introduzione di vapore acqueo preriscaldato, che è necessario agli amidi presenti nel riso per idratarsi e quindi diventare digeribili. Infine la pressione viene abbassata di botto, provocando così la vera e propria soffiatura, ossia l’aumento di volume del chicco. Ora che sapete di cosa si tratta esattamente, vediamo gli altri aspetti che riguardano il riso soffiato nell’alimentazione del cane.  

    Fa bene o fa male al cane? 

    Il riso soffiato in sé non è né il bene assoluto, né il male per il nostro cane.
    Di base si tratta infatti di un cereale con molti punti di forza: è ricco di calorie, utili per integrare la dieta del cane, di facile digeribilità e senza glutine.  

    Di contro però il riso soffiato avendo una densità calorica importante, può rappresentare un problema se dato in eccesso, portando il nostro cane all’obesità.
    Inoltre pur essendo ricchi di amido, uno zucchero complesso, il riso soffiato presenta un indice glicemico molto elevato. Alzando in modo repentino gli zuccheri nel sangue, porta ad una massiccia produzione di insulina, con tutti i possibili problemi metabolici correlati.  

    Insomma, il riso soffiato può essere utilizzato per le diete del cane, ma se ci teniamo al nostro pet dobbiamo saperlo inserire in una dieta ben bilanciata.  

    Le gallette di riso soffiato sono sostanzialmente riso soffiato compattato e pronto in porzioni

    Come dare il riso soffiato al cane  

    Il riso soffiato può essere dato al cane in due modi: come alimento principale o come snack.
    Come alimento principale si intende inserito all’interno della dieta del nostro cane, quindi in quantità magari anche importanti. In questo caso però sicuramente il Medico Veterinario esperto in nutrizione che formulerà la dieta terrà conto dell’indice glicemico elevato, mescolandolo ad altri alimenti che possano ridurlo.
    Ad esempio, potrebbe essere dato assieme ad alimenti ricchi di proteine e grassi, con un buon quantitativo di fibre associato. In questo modo, è possibile evitare il picco glicemico post prandiale.  

    Riguardo al come è importante sapere che il riso soffiato è pronto da servire e non deve necessariamente essere ammollato in acqua previamente. Come dico spesso ai miei clienti: state dando da mangiare al vostro cane, mica ad una nonna senza dentiera!  

    Un altro modo di dare riso soffiato al vostro cane un pochino più alla portata di tutti invece è quello di utilizzare delle gallette. Le gallette di riso soffiato infatti sono sostanzialmente riso soffiato compattato e pronto in porzioni. Snack ottimo per molti cani che soffrono di reflusso gastroesofageo e vomito a stomaco vuoto, le gallette devono essere date in piccole quantità per evitare gli eccessi calorici.  

    Quanto darne al cane  

    Veniamo al quanto darne, punto sempre un po’ dolente dei nostri approfondimenti. Se abbiamo il riso soffiato inserito all’interno della dieta, sarà stato il nostro Medico Veterinario nutrizionista a scegliere la quantità e quindi siamo mediamente a posto.  

    Nel caso delle gallette, se il nostro cane è di piccola taglia e in peso forma (non grasso!) possiamo darne una quantità di 3,5-4g al giorno senza fare probabilmente eccessivi danni. Se invece abbiamo un cane di taglia medio grande possiamo salire fino a 10g al giorno. Cercate comunque di non eccedere visto che si tratta di calorie extra!  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM, per Kodami

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    Come rafforzare il sistema immunitario del gatto con l’alimentazione

    mercoledì, 25 Ottobre 2023 by Gruppo Nutravet
    sistema immunitario del gatto

    Il sistema immunitario del gatto è un sistema molto complesso, che può subire diversi attacchi nel corso della vita e che è importante mantenere sano e forte. In questo articolo approfondiamo come funziona il sistema immunitario di un gatto, quando si forma e come si evolve. Parleremo anche di come rafforzarlo con l’alimentazione e alcuni nutraceutici.

    Per quanto si dica che un gatto “ha sette vite”, sta a noi aiutarlo a viverle tutte al meglio, rafforzando il suo sistema immunitario. Fondamentale infatti per garantire una lunga vita in salute, il sistema immunitario è deputato alla protezione del nostro gatto, sia da agenti nocivi esterni che da cause di malattia interne, come tumori.
    Poiché il 70% delle cellule del sistema immunitario si trova nell’intestino, una alimentazione sana e magari alcuni nutraceutici, perché no, possono davvero fare la differenza.

    Il sistema immunitario del gatto: come funziona e come si evolve

    Come immagino tutti i lettori sappiano, il sistema immunitario è quell’insieme di cellule e tessuti del gatto deputata alla difesa dell’organismo.
    Il sistema immunitario è come se fosse un organo unico, anche se è composto da una complessa rete di strutture, elementi cellulari e mediatori chimici, distribuiti in diversi distretti dell’organismo.
    Queste cellule sono in continua comunicazione fra loro, tramite segnali biochimici e la salute del nostro gatto è legata al suo corretto bilanciamento.
    In caso infatti di un funzionamento diminuito o difettoso, potrebbe andare incontro a patologie legate ad attacchi di microrganismi, ma anche ad altre come il cancro. Esistono però anche le patologie da iper-funzionamento, dove il sistema immunitario attacca gli obiettivi sbagliati (allergie, patologie auto-immuni).  

    Il sistema immunitario si comincia a sviluppare fin da dopo la nascita.
    Assumendo il colostro, il gattino ingerisce anticorpi preformati dalla mamma, che lo difenderanno durante il periodo necessario a formare i propri.

    Anche nei giorni successivi alla nascita, quando il colostro già non viene più prodotto, il latte materno ha lo scopo non solo di nutrire il nostro gattino, ma anche di continuare a trasmettere fattori che aiutano a comporre il suo microbiota intestinale. Che come vedremo più avanti avrà un ruolo importantissimo per tutta la vita del nostro gatto.

    Il sistema immunitario è quell’insieme di cellule e tessuti deputata alla difesa dell’organismo.

    Alimentazione e sistema immunitario: cosa c’entrano?

    Quando si pensa alla frase di Ippocrate “fai del tuo cibo, la tua medicina”, se la si vuole tradurre in termini moderni, potremmo farlo a questo modo: utilizza i principi nutritivi presenti negli alimenti per rafforzare il sistema immunitario del tuo gatto.

    Se avessimo una lente di ingrandimento adatta infatti, potremmo vedere come a livello intestinale il nostro gatto presenta una meraviglioso microcosmo, in grado di regolare la sua salute. Nell’intestino infatti risiedono gran parte delle cellule del sistema immunitario (circa il 70%, come abbiamo detto sopra), in costante e continua interazione con batteri e altri microbi presenti.
    Questi batteri non devono essere visti come nocivi, ma anzi, se sono in salute loro, produrranno una serie di metaboliti che aiuteranno il nostro gatto, fra l’altro ad esempio regolando il suo sistema immunitario.
    Tramite queste sostanze e le loro interazioni con l’organismo, il sistema immunitario del gatto infatti apprende ad essere tollerante verso le molecole non nocive, come quelle del cibo, mentre attacca gli elementi estranei e pericolosi.

    Questo fenomeno di apprendimento, legato anche al cibo che il nostro gatto, si verifica una sola volta nella vita, durante i primi mesi di vita. Studiata dagli scienziati come tolleranza alimentare, sembra rivestire un ruolo unico

    L’alimentazione quindi può servire in due modi per rafforzare il sistema immunitario del gatto:

    1. Apportando molecole utili all’organismo, come antinfiammatori, antiossidanti etc. come vedremo più avanti in questo articolo
    2. Regolando la flora microbica locale, che poi a sua volta produce altre molecole utili per il benessere del gatto e per modulare il suo sistema immunitario.

    Quando è necessario rafforzare il sistema immunitario del nostro gatto

    Dobbiamo pensare di rafforzare il sistema immunitario del nostro gatto in tante e diverse situazioni. Un elenco, sicuramente non completo, comprende:

    • Gattini che non hanno ricevuto allattamento materno
    • Gatti con l’immunodeficienza felina (FIV)
    • Gatti che soffrano di infezioni frequenti da batteri, virus, parassiti o funghi (fra cui soprattutto i gatti che soffrono di infezione latente da herpes virus felino).
    • Gatti anziani, poiché il sistema immunitario invecchia con loro (fenomeno chiamato immunosenescenza)
    • Gatti con patologie oncologiche (tumori anche benigni, cancro)
    • Gatti stressati in modo cronico, dato l’influenza della psiche sul sistema immunitario.

    Alimentazione e nutraceutici per rafforzare il sistema immunitario felino

    Per aiutare il sistema immunitario del nostro gatto ad essere più forte, la base da cui partire è senza dubbio una alimentazione sana. Alimenti di buona qualità, possibilmente freschi e variati, sono la base per un organismo sano, gatto incluso.

    Per mantenere un gatto sano, la sua alimentazione deve essere prima di tutto ricca di proteine animali. La malnutrizione proteica infatti, molto comune nei gatti essendo iper-carnivori, riduce la risposta immunitaria. Un gatto che non mangia una sufficiente quantità di proteine animali avrà quindi un sistema immunitario più debole e potrebbe persino avere una risposta minore alle vaccinazioni.

    Fra i componenti delle proteine, gli aminoacidi glutamina, arginina e taurina sono fondamentali per mantenere il sistema immunitario del gatto in salute. Non a caso, questi nutrienti si trovano in grandi quantità nel cibo di origine animale.

    Fra le integrazioni e i nutraceutici utili per rafforzare il sistema immunitario del nostro gatto, possiamo citare senza dubbio:

    • Antiossidanti, come vitamina C e vitamina E. Vanno utilizzati con attenzione, dietro controllo medico veterinario, ma rappresentano un aiuto essenziale per il sistema immunitario del gatto.
    • Zinco e selenio, sono due oligoelementi che sostengono il sistema immunitario del gatto, possono essere integrati ma con moderazione, avendo anche degli eccessi.
    • Co-enzima Q10 (CoQ10), è un antiossidante che concorre in particolare a rafforzare il sistema immunitario in condizioni di malattia anche gravi, come il cancro.

    Un discorso a parte lo merita invece la lisina. Molto utilizzata in ambito umano, soprattutto per le infezioni latenti da herpes virus, questo aminoacido sembra non avere la stessa potenza di azione sui nostri gatti. Gli studi in questo senso sono contradditori e l’utilizzo di integratori a base di lisina per il vostro gatto è sempre meglio che sia valutata dal vostro medico veterinario di fiducia.

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM per Kodami

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    Dieta BARF per gatti

    mercoledì, 18 Ottobre 2023 by Gruppo Nutravet
    BARF

    La dieta BARF è un tipo di alimentazione a crudo, basata su cibi di origine animale, perfettamente adatta alla salute del gatto. In questo articolo approndiamo la dieta BARF per gatti, scoprendo i suoi vantaggi e suoi svantaggi, punti di forza e difficoltà. 

    La dieta BARF è certamente uno dei sistemi alimentari “alternativi” al cibo commerciale per gatti più diffuso al mondo. Il termine BARF, dall’inglese Bones And Raw Food (Ossa e Cibo Crudi), oppure Biologically Appropriate Raw Food (Cibo Crudo Biologicamente Appropriato) rappresenta un metodo di dieta codificato dal dr. Ian Billinghurst. Il medico veterinario australiano che per primo ne ha parlato diffusamente nei suoi libri.

    Anche se spesso osteggiato da alcuni medici veterinari, la dieta BARF rappresenta una valida alternativa nutrizionale, soprattutto per il gatto, che viene definito un animale iper-carnivoro.
    Vediamo in questo articolo di cosa si tratta esattamente.

    Che cosa è la dieta BARF per gatti?

    La dieta BARF, come suggerisce l’acronimo, è composta da cibo crudo, di origine animale composto in modo da soddisfare i fabbisogni nutrizionali del nostro gatto. Saranno inclusi quindi le Ossa Polpose (OP), ricche di calcio e fosforo, la Carne Senza Osso (CSO), organi di vario tipo (fegato, cuore e milza i più importanti), una piccolissima quota di fibre vegetali e grassi. Alcuni alimenti extra molto importanti sono anche pesce e uova.

    La corretta composizione di una dieta BARF per gatti deve essere studiata con attenzione. Se è vero infatti che i gatti sono carnivori, capaci in natura di scegliere quali prede cacciare in base ai loro fabbisogni, questa possibilità di scelta viene a mancare in casa.
    I gatti però a differenza del cane non hanno dei grandi “paracadute” nutrizionali e rischiano di andare in carenze o eccessi alimentari con molta più facilità.
    Per questo attenzione: una dieta composta da sola carne cruda, magari senza organi, o con eccessive quantità di organi al contrario, può rappresentare un rischio reale per il vostro gatto. Studiare molto e/o farsi aiutare da un professionista è assolutamente consigliato.

    Vantaggi della dieta BARF per gatti

    La dieta BARF ha diversi vantaggi e svantaggi per i gatti da valutare. La scelta del regime alimentare, come in altri casi, deve essere basato su valutazioni individualizzate, legate sia al singolo gatto che alla famiglia convivente. 
    Per questo è importante sapere quali possono essere i punti di forza di una BARF per gatti e quali invece le difficoltà che potremmo incontrare.

    Per quel riguarda i vantaggi, dobbiamo citare certamente la scarsa necessità di integrazioni della dieta BARF. Si tratta infatti di un regime dietetico molto vicino ai fabbisogni nutrizionali del gatto.
    Se ben fatta e se il nostro gatto collabora con i suoi gusti, mangiando ciò che gli forniamo, non sarà necessario aggiungere quasi nulla.

    Uniche due eccezioni sono la taurina e gli acidi grassi essenziali Omega-3.
    La taurina infatti potrebbe essere necessario integrarla nel caso in cui il nostro gatto mangi cibo che è stato in precedenza congelato. Potremo evitare invece di integrare taurina se il nostro gatto mangia sufficienti quantità di cuore fresco, ricco di questo amminoacido essenziale.

    Gli Omega-3, in particolare EPA e DHA di origine marina, dovrebbero essere forniti a parte, come integrazione, a tutti i gatti BARFer. Anche mangiando una parte di pesce fresco infatti, questi acidi grassi non saranno presenti nella dieta del nostro gatto. A meno di non li integriamo correttamente in quantità tali da garantire il loro effetto di prevenzione di patologie. Diabete, cancro, epilessia, malattie intestinali croniche, e tantissime altre malattie del nostro gatto possono essere curati o prevenuti con l’aggiunta di Omega-3 alla dieta!

    Far cambiare i gusti ai nostri piccoli felini ha una gradazione che va dal difficile all’impossibile.
    I gusti del singolo gatto possono rappresentare una limitante difficile, anche se con il tempo e tanta pazienza e a volte possibile “convincerli”, almeno in parte.

    Svantaggi e difficoltà della dieta BARF per gatti

    Fra le difficoltà della dieta BARF devo ricordare come questo regime alimentare non sia accettato spesso da gatti troppo abituati all’alimento commerciale. Come tutte le famiglie che ospitano un gatto sanno far cambiare i gusti ai nostri piccoli felini ha una gradazione che va dal difficile all’impossibile. I gusti del singolo gatto in questo senso possono rappresentare una limitante difficile, anche se con il tempo e tanta pazienza e a volte possibile “convincerli”, almeno in parte.

    In generale altri svantaggi o difficoltà della dieta BARF per gatti, risiedono in problemi intestinali cronici e/o sensibilità individuali. In questo caso però il gatto malato, a differenza del cane, difficilmente mangerà alimenti che considera dannosi per sé stesso/a. L’avversione naturale del gatto per cibi che in precedenza lo hanno fatto sentire male, chiamata avversione gustativa appresa o effetto Garcia, può essere di aiuto in alcune occasioni, ma un ostacolo insormontabile in altre. Mi è capitato più di una volta infatti di trovare gatti con gusti ormai così radicati contro alcuni specifici alimenti che comporre una dieta fresca bilanciata era davvero difficile.

    Anche la famiglia che ospita il gatto fa la differenza: la dieta BARF non è a mio parere adatta a sistemi famiglia con soggetti immuno-compromessi, come donne in gravidanza, bambini molto piccoli o persone che stanno seguendo una chemioterapia. Anche gatti malati, che debbano utilizzare terapie con farmaci immunosoppressori, come cortisonici o chemioterapici, dovrebbero valutare molto attentamente con il proprio medico veterinario se proseguire con la dieta BARF o meno.

    Altri rischi di cui abbiamo parlato anche nell’articolo riguardo la dieta BARF per cani (LINK), sono meno comuni per il gatto che fa BARF. Ad esempio, i danni fisici (fratture dentarie, perforazioni intestinali) che le ossa intere possono provocare. Non frequenti nel cane, sono possibilità ancora più remote nel gatto che fa BARF.  I gatti sono infatti esseri superiori, come mi piace dire, molto cauti al momento di alimentarsi e perfettamente capaci, in genere e eccetto problemi comportamentali particolari, di auto-regolarsi, evitando problemi di questo tipo.

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM per Kodami

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    Dieta del cucciolo. Ecco gli errori da non commettere.

    mercoledì, 11 Ottobre 2023 by Gruppo Nutravet
    Dieta del cucciolo

    Perché la dieta del cucciolo è così importante? Il momento della crescita è una fase fondamentale che condizionerà tutta la vita futura. Per questo motivo è anche la fase più delicata dal punto di vista nutrizionale.

    Le esigenze nutrizionali di un cucciolo e di un soggetto adulto sono diverse soprattutto per quanto riguarda i fabbisogni calorico, proteico e il rapporto Calcio/Fosforo.

    E’ quindi fondamentale scegliere l’alimentazione corretta e fare attenzione a non commettere alcuni errori.

    Dieta del cucciolo e fabbisogno calorico

    Una dieta ipocalorica in un cucciolo può portare a una riduzione dell’accrescimento, crisi ipoglicemiche, alterazioni del pelo e non solo.

    Un eccesso di calorie, d’altro canto, può causare una maggior incidenza di patologie ortopediche.
    Una sottostante condizione di displasia di anca o di gomito, ad esempio, può peggiorare se il cucciolo è in sovrappeso durante la crescita.

    Questo può accadere con più facilità nei cuccioli alimentati ad libitum. Cioè con il cibo sempre a disposizione durante la giornata. 

    Proteine

    Il fabbisogno di proteine di cuccioli e gattini in crescita è maggiore rispetto all’adulto.
    Oltre alle proteine che servono per mantenere l’organismo i cuccioli hanno bisogno di una quota aggiuntiva di proteine per la costruzione di nuovi tessuti.

    E’ importante tenere in considerazione questa quota “extra” per la crescita.

    Vitamina D  e rapporto Calcio/Fosforo

    Sia la carenza che l’eccesso di vitamina D, oppure un alterato rapporto Calcio/Fosforo interferiscono nella mineralizzazione delle ossa. Possono quindi causare gravi patologie dell’accrescimento (ad esempio rachitismo o fratture patologiche).  

    Altre carenze

    Rispetto all’adulto il cucciolo in generale è più sensibile alla carenza di alcune vitamine e minerali.
    Tra le principali rame, zinco, iodio , manganese, vitamina A.

    Come evitare errori nell’alimentazione del cucciolo

    Per evitare il sovrappeso o il sottopeso e favorire al tempo stesso una corretta digestione sono consigliabili almeno tre pasti al giorno nel cucciolo. E almeno 5 pasti al giorno nel gattino, pesando scrupolosamente gli ingredienti della dieta, sia che si tratti di dieta fresca che commerciale.

    Sarà compito del veterinario dare indicazioni sulle quantità indicate per il vostro cucciolo in base ad una serie di fattori come razza, mesi di età, attività, peso previsto da adulto, ecc.

    Proprio perché, come abbiamo visto, sia l’eccesso che la carenza di alcuni nutrienti possono avere effetti anche gravi su cucciolo e gattino la maggior parte degli alimenti “puppy” e “kitten” sono formulati tenendo conto di queste esigenze.
    MAI integrare quindi calcio o vitamina D in un cucciolo che sta mangiando una dieta commerciale, se non prescritto da un Medico Veterinario.

    Sia l’eccesso che la carenza di alcuni nutrienti possono avere effetti anche gravi su cucciolo

    E nel caso di dieta fresca?

    Mai affidarsi al “fai da te”!
    Sia le diete casalinghe che BARF per cuccioli correttamente formulate da un medico veterinario esperto in nutrizione prevederanno delle integrazioni o una particolare combinazione di ingredienti adatta a soddisfare i fabbisogni del cucciolo.

    Fondamentale è quindi segnalare per tempo a chi vi ha prescritto la dieta se il cucciolo dovesse scartare qualche ingrediente o integratore, in modo da valutare tempestivamente alternative che non compromettano il suo sviluppo.

    Articolo della dott.ssa Denise Pinotti, DMV

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    Colite del cane. Cos’è, come riconoscerla e cosa fare

    mercoledì, 04 Ottobre 2023 by Gruppo Nutravet
    Colite del cane

    In questo articolo parliamo della colite del cane. Quali sono i sintomi e cosa fare dal punto di vista nutrizionale se il vostro cane ne è affetto.
    Infatti, la dieta in corso di colite ha un ruolo fondamentale e deve sempre accompagnare la terapia medica.

    Vi è mai capitato di vedere del muco nelle feci del vostro cane?
    Quel muco è sintomo di colite appunto.

    La colite può avere diverse cause: alimentare, batterica, infiammatoria, comportamentale e altre ancora.
    È fondamentale individuare l’eziologia di questa patologia per curarla al meglio. 

    Anche se la causa della colite non è primariamente alimentare una corretta gestione nutrizionale è importantissima per aiutare il vostro cane a superare questa patologia che in alcuni casi può portare a importanti condizioni di malessere.  

    Colite del cane, di cosa si tratta?

    Con il termine “colite” si intende un processo infiammatorio a carico del colon.
    Il colon è l’ultima parte dell’intestino crasso ed è deputato al riassorbimento di acqua e sali minerali. 

    La mucosa del colon è costituita da cellule mucipare che hanno il compito di produrre muco, una sostanza viscida e gelatinosa che ha funzione di facilitare il passaggio delle feci e la loro espulsione.
    In caso di colite le cellule mucipare mettono in atto un meccanismo difensivo per cui producono maggiori quantità di muco che poi ritroviamo nelle feci.
    La quantità di muco è variabile. Possono esser presenti pochi filamenti oppure possiamo avere delle feci completamente ricoperte di muco.

    Le cause di colite possono essere veramente tante: batteriche, virali, autoimmuni, alimentari, comportamentali e molte altre ancora. 
    Gli accertamenti per individuare la causa possono essere diversi a seconda del sospetto diagnostico del medico veterinario.
    In generale potrebbe essere utile effettuare un esame delle feci, una valutazione della dieta attuale, esami del sangue, ecografia addominale fino a arrivare all’endoscopia con biopsia. 

    Una volta individuata la causa ovviamente questa va trattata con la terapia mirata. L’aiuto del veterinario nutrizionista è molto importante per elaborare una dieta ad hoc per supportare il colon del nostro cane che sta attraversando un periodo di forte stress.

    Una volta individuata la causa ovviamente questa va trattata con la terapia mirata.
    L’aiuto del veterinario nutrizionista è molto importante per elaborare una dieta ad hoc

    Cosa possiamo mettere nella ciotola e cosa no in caso di colite?

    • Fermenti lattici: sono sempre ottimi alleati per l’intestino, seguite i consigli del vostro veterinario per la scelta del prodotto migliore per il vostro cane
    • Fibra: in alcuni casi è consigliabile sospendere le fonti di fibra per 24 ore o più per facilitare il lavoro del colon
    • Alimenti altamente digeribili 
    • Acido butirrico: è un nutriente importantissimo per i colonociti. Lo troviamo ad esempio nel burro nel ghee.

    Se il ritrovamento di qualche filamento di muco nelle feci è un evento saltuario e autolimitante non dobbiamo allarmarci.
    È frequente ritrovare tracce di muco nelle feci dopo eventi stressanti o emozioni intense, sia positive che negative. Questo avviene per la stretta correlazione tra intestino e cervello.
    Per esempio dopo un forte spavento o dopo un lungo viaggio è frequente che si verifichino episodi di colite che possono essere più o meno autolimitanti. 

    Se il vostro cane presenta questa sintomatologia in modo persistente (cronico) non va assolutamente sottovalutata.
    È sempre il caso di andare a fondo per cercare di individuare la causa. 

    Anche nel caso della colite, dieta e terapia medica devono camminare insieme per agire su più fronti e curare al meglio la patologia.  

    Articolo della dott.ssa Giulia Moglianesi, DMV

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