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Perché preferiamo gli alimenti cotti per i nostri cani e gatti, se in natura mangiano alimenti crudi?

giovedì, 15 Agosto 2024 by Gruppo Nutravet
Perché preferiamo gli alimenti cotti per i nostri cani e gatti, se in natura mangiano alimenti crudi?

Se sei un proprietario di cani o gatti, probabilmente ti sarai chiesto almeno una volta: perché mai diamo alimenti cotti ai nostri animali quando in natura mangerebbero tutto crudo? È una domanda legittima, considerando che cani e gatti sono carnivori e, in condizioni selvatiche, cacciano e mangiano le loro prede crude. Quindi, perché ci siamo allontanati così tanto da quello che sarebbe il loro comportamento naturale?

L’alimentazione dei cani e dei gatti in natura

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prima comprendere cosa mangerebbero i nostri animali in natura. Sia cani che gatti sono carnivori, ma il loro processo di domesticazione ha avuto un impatto diverso sul loro comportamento alimentare.

I gatti sono stati influenzati molto meno rispetto ai cani. Originariamente, i gatti erano utilizzati per cacciare piccoli roditori e altri animali che minacciavano le scorte di cibo umano. Un gatto ferale, cioè un gatto domestico tornato selvatico, si adatta rapidamente a cacciare piccole prede come topi, uccelli, piccoli rettili e insetti. Il punto chiave qui è che il gatto mangia queste prede immediatamente dopo averle catturate, consumando alimenti crudi.

I cani, invece, hanno subito un processo di domesticazione molto più profondo. Da millenni, i cani si sono adattati a vivere vicino agli esseri umani, spesso nutrendosi degli scarti alimentari delle comunità umane. Questo ha modificato non solo il loro comportamento, ma anche la loro fisiologia, rendendoli in parte capaci di digerire amidi. Di conseguenza, un cane ferale tende a rimanere nelle vicinanze delle aree urbane e a mangiare ciò che trova, piuttosto che cacciare attivamente come farebbe un lupo.

Perché diamo alimenti cotti a cani e gatti?

Perché preferiamo gli alimenti cotti per i nostri cani e gatti, se in natura mangiano alimenti crudi?

La risposta principale è la sicurezza microbiologica. La cottura è il metodo più efficace per eliminare batteri e parassiti dagli alimenti, rendendo il cibo più sicuro per il consumo. Convivendo strettamente con noi, cani e gatti hanno ereditato molte delle nostre abitudini, compresa quella di consumare cibo cotto.

C’è anche un fattore legato al gusto. Gli alimenti cotti, in particolare le proteine, liberano aromi che stimolano l’appetito. Questo “profumino” attrae molto i cani e i gatti, che hanno un olfatto molto più sviluppato del nostro. Un gatto che non è stato abituato fin da piccolo a mangiare alimenti crudi potrebbe trovarli insipidi o poco appetibili.

I cani e i gatti possono mangiare carne cruda?

In generale, la risposta è sì, cani e gatti possono mangiare carne cruda, grazie alla loro evoluzione che ha dotato queste specie di meccanismi di difesa contro i pericoli microbiologici.

I gatti, ad esempio, hanno un istinto innato che li porta a selezionare solo cibo che ritengono sicuro. Un cibo servito alla temperatura di 35-38°C, simile a quella di una preda appena uccisa, sarà molto più appetibile per un gatto rispetto a una carcassa fredda. Inoltre, il sistema digestivo dei gatti è altamente acido, il che aiuta a ridurre la carica batterica nel cibo.

I cani, d’altra parte, sono noti per la loro robustezza. Possono ingerire alimenti che farebbero stare male la maggior parte degli altri animali, grazie a un sistema digestivo efficiente e a un intestino più corto che riduce il tempo di esposizione ai batteri.

Precauzioni quando si dà carne cruda a cani e gatti

Se decidi di alimentare il tuo cane o gatto con carne cruda, è fondamentale prendere alcune precauzioni. La carne dovrebbe essere previamente congelata per ridurre la carica parassitaria. Inoltre, è consigliabile scegliere tagli di carne interi piuttosto che carne macinata, poiché i tagli interi sono meno soggetti a contaminazione.

È importante evitare carne cruda di maiale o cinghiale, poiché esiste un rischio, seppur remoto, che cani e gatti possano contrarre la pseudorabbia, una malattia mortale per loro. Inoltre, se in famiglia ci sono persone immunodepresse, è meglio evitare di dare carne cruda al tuo animale per prevenire qualsiasi rischio di contaminazione.

Conclusioni

Dare alimenti cotti ai nostri cani e gatti è una scelta che deriva in gran parte dalla necessità di proteggere la loro salute e dalla nostra convivenza con loro. Tuttavia, la carne cruda può essere un’opzione valida, purché si prendano le dovute precauzioni. Se il tuo cane o gatto ama la carne cruda, potresti considerare l’adozione di una dieta BARF, ma sempre sotto la guida di un veterinario per garantire un’alimentazione equilibrata.

In definitiva, la decisione di dare cibo cotto o crudo ai nostri animali dipende da molti fattori, tra cui la loro salute, le nostre abitudini e le specifiche necessità alimentari. Quello che conta è garantire che i nostri cani e gatti ricevano una dieta sicura e nutriente che li mantenga in salute e felici.

Articolo della Dott.ssa Maria Mayer, DVM

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I cani possono mangiare il melograno?

giovedì, 08 Agosto 2024 by Gruppo Nutravet
I cani possono mangiare il melograno

Il melograno, un frutto antico e simbolo di fertilità e abbondanza, è noto per le sue molteplici proprietà benefiche. Ma ti sei mai chiesto se il tuo cane può mangiarlo? Non è una domanda così semplice come potrebbe sembrare. Vediamo insieme i benefici, le controindicazioni e il modo migliore per offrire questo frutto al tuo cane.

Benefici del melograno per il cane

Il melograno è conosciuto da tempi antichissimi per le sue proprietà curative e terapeutiche. Anche la medicina moderna ha confermato le sue incredibili attività antiossidanti, che possono avere benefici significativi su diversi apparati, anche per il cane. Ecco alcuni dei principali benefici:

Antiossidanti: questo frutto è ricco di provitamina A e vitamina C, entrambe con forti proprietà antiossidanti. Questi nutrienti aiutano a combattere lo stress ossidativo, che è particolarmente utile per i cani anziani, migliorando la loro qualità della vita.

Microelementi: Il frutto contiene importanti minerali come potassio, fosforo, sodio e magnesio. Questi elementi sono essenziali per la salute generale del cane, contribuendo a vari processi fisiologici.

Polifenoli e acido ellagico: Il melograno è ricco di polifenoli e contiene acido ellagico, che ha potenziali proprietà anticancro. Sebbene questa ipotesi debba ancora essere confermata in vivo, il suo effetto antiossidante è certo e aiuta a rallentare l’invecchiamento cellulare.

Azione rinfrescante e diuretica: Il melograno ha anche un effetto rinfrescante e diuretico, oltre a possedere proprietà gastroprotettive. Queste caratteristiche lo rendono un frutto molto interessante anche per il cane.

Rischi e controindicazioni del melograno per il cane

Nonostante i numerosi benefici, è importante essere consapevoli dei possibili rischi associati al consumo di melograno da parte dei cani.

Tannini: Il melograno contiene una notevole quantità di tannini, specialmente nella corteccia. I tannini possono avere effetti astringenti e, se consumati in grandi quantità, possono causare problemi gastrointestinali come costipazione. Anche se non ci sono report di tossicità specifica di questo frutto per i cani, è prudente limitarne il consumo.

Semi legnosi: Gli arilli del melograno, i piccoli chicchi che lo compongono, contengono semi legnosi. Questi semi possono essere difficili da digerire per i cani e, a causa del loro intestino di diametro minore rispetto al nostro, possono portare a costipazione se ingeriti in grandi quantità.

Come dare melograno al cane

I cani possono mangiare il melograno

Per sfruttare i benefici del melograno evitando i rischi, la soluzione migliore è offrire il succo del frutto anziché il frutto intero. Ecco come fare:

Spremuta di melograno: Usa uno spremiagrumi per estrarre il succo di questo prezioso frutto. Taglia il frutto a metà e spremilo come se fosse un’arancia. Questo metodo evita di frantumare i semi, riducendo il rilascio di tannini.

Dosi consigliate: Offri al tuo cane un cucchiaio di succo di melograno per ogni 10 kg di peso corporeo. Ricorda di non insistere se il cane non gradisce il sapore, che può essere acido e amarognolo.

Moderazione: Come con qualsiasi nuovo alimento, è importante introdurre il melograno gradualmente nella dieta del tuo cane e osservare eventuali reazioni avverse. Se noti segni di disagio, interrompi l’uso e consulta il veterinario.

Conclusioni

In sintesi, il melograno può essere un’aggiunta salutare alla dieta del tuo cane grazie alle sue proprietà antiossidanti, rinfrescanti e gastroprotettive. Tuttavia, è fondamentale somministrarlo correttamente per evitare possibili problemi gastrointestinali. Offrire il succo di melograno in quantità moderate è il modo migliore per sfruttare i benefici di questo frutto senza rischi. Come sempre, consulta il tuo veterinario prima di introdurre nuovi alimenti nella dieta del tuo cane per garantire la sua sicurezza e il suo benessere.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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I gigli sono tossici per il gatto?

mercoledì, 10 Aprile 2024 by Gruppo Nutravet
gigli

Le piante del genere Lilium sono tossiche per il gatto, anche in piccolissime quantità.
Vediamo quindi cosa succede e soprattutto cosa fare per agire tempestivamente in caso il vostro gatto ne ingerisca qualche foglia o fiore.  

I Lilium sono delle piante bulbose, definite comunemente Gigli, che si coltivano industrialmente per la produzione di fiori recisi, ma che possono essere presenti nelle nostre case come piante indoor. Il fatto che ai nostri climi normali siano delle piante tenute in casa purtroppo espone sempre di più i nostri gatti ad intossicazione acuta legata all’ingestione di questa pianta. Infatti, per quanto belli, i gigli presentano una velenosità molto elevata e la loro ingestione può causare nel gatto un danno renale acuto, anche molto grave. Vediamo quindi quali tipi di gigli sono tossici e cosa succede se il nostro gatto ne mangia.  

Quali gigli sono tossici per i gatti 

Già dall’inizio degli anni 90, diversi report di tossicità hanno identificato le piante del genere Lilium (e Hemerocallis, molto simili come apparenza) come altamente tossiche per il gatto. Non è solamente una specie in particolare, infatti, ad essere tossica (il primo report riguardava L. longiflorum), ma sembra che tutte le specie di Gigli debbano essere considerate come nefrotossiche per il gatto domestico.  

Le tossine specifiche responsabili della nefrotossicità del Giglio nel gatto non sono ancora state identificate, ma sappiamo che sono localizzate in tutta la pianta (fiori e foglie). In effetti, è stata riportato un esito fatale dopo l’ingestione di appena 2 o 3 foglie o persino di frammenti di fiori.  

Un aspetto molto particolare della tossicità del Lilium è che sembra essere correlata alla specie: rati, topolini e conigli infatti non dimostrano alcun tipo di danno a seguito dell’ingestione del Lilium. Per quel che riguarda il cane, anche se non è considerata una specie sensibile al Lilium, è comunque consigliabile evitarne contatto e ingestione ed eventualmente ricorrere al veterinario se questo dovesse accadere.  

Già dall’inizio degli anni 90, diversi report di tossicità hanno identificato le piante del genere Lilium (e Hemerocallis, molto simili come apparenza) come altamente tossiche per il gatto.

Cosa succede al gatto se mangia i gigli 

Dopo l’ingestione anche di piccole quantità della pianta, fiori o foglie, il nostro gatto andrà incontro ad una tossicità renale. Le tossine presenti nel Giglio infatti andranno a danneggiare il tubulo renale, che è la parte del rene dove vengono riassorbiti la maggior parte dei nutrienti che il nostro gatto non deve perdere. I primi sintomi iniziano in genere dopo circa 1-3 ore dall’ingestione e includono:  

  • Vomito  
  • Salivazione eccessiva 
  • Anoressia ovvero rifiuto totale del cibo  
  • Forte depressione 

I sintomi a seguire saranno quelli dell’insufficienza renale acuta, quindi dopo 12-30 ore dall’ingestione il nostro gatto potrà presentare:  

  • Poliuria (aumento dell’urinazione)  
  • Polidipsia (aumento di assunzione di acqua)  
  • Disidratazione importante  

Infine, purtroppo nella fase finale il gatto va incontro ad anuria, ovvero riduzione o assenza totale di urinazione, con morte entro 7 giorni dall’ingestione. Dato che l’unico trattamento in questo caso è la dialisi, vediamo invece cosa fare subito dopo l’ingestione per evitare se possibile questi danni.   

Cosa fare se il gatto ha mangiato una pianta tossica  

Come abbiamo visto, non esiste sostanzialmente un antidoto all’ingestione del Lilium nel gatto. Una volta quindi che il danno renale si è avviato è già troppo tardi per il nostro gatto. Per questo è fondamentale agire subito dopo l’ingestione della pianta.  

Il primo passo quindi è recarsi quanto prima dal nostro medico veterinario di fiducia o in una clinica che si occupi di urgenze. Dato che il tempismo è vitale in questo caso, mi raccomando non vi fermate a ragionare troppo sul da farsi: se ha ingerito anche solo una piccolissima quantità di Lilium recatevi subito dal vostro Vet. Anzi, quando lo sentite telefonicamente, questo potrebbe persino suggerirvi di stimolare il vomito, ma dato che anche piccole quantità della tossina possono avere effetti gravi, dovete recarvi in clinica per eseguire una lavanda gastrica.  

A quel punto, il vostro gatto rimarrà comunque in clinica in osservazione, per eseguire una terapia di supporto, al fine di aiutare i reni. Non temete: è vero che è un’intossicazione molto grave, ma se agite subito la prognosi è eccellente.  

Un consiglio però: forse se avete un gatto a casa, la cosa migliore è regalare le piante di Lilium a qualche amico o parente! Prevenire è meglio che curare, come si dice! 

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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Integratori per i gatti e complementi alimentari: quando e perché usarli

mercoledì, 27 Marzo 2024 by Gruppo Nutravet
Integratori per i gatti

Ci stanno tanti dubbi riguardo gli integratori e complementi alimentari per gatti.
Vediamo cosa sono esattamente, se possono essere usati per prevenire o trattare malattie nel gatto.
Parleremo anche degli integratori mineral-vitaminici, di taurina e Omega-3, utili per migliorare la salute del gatto.   

Se si vive con un gatto, sarà capitato di chiedersi se il cibo che gli stiamo fornendo è completo o se fosse meglio usare degli integratori o dei complementi alimentari. In effetti è una delle domande che mi sento fare più spesso: “è sufficiente quello che sto dando al mio gatto?”.
Dato che il gatto è un animale particolarmente sensibile a carenze e errori alimentari, porsi questa domanda è importante! Vediamo quindi quando e perché è utile usare degli integratori o complementi alimentari per il nostro gatto.  

Cosa sono gli integratori per i gatti e i complementi alimentari

Da un punto di vista legislativo, tutto quello che comunemente noi chiamiamo integratore o complemento alimentare per gatto è catalogato come “mangime complementare”. Un mangime complementare è un alimento che per definizione “complementa”, completa la razione di un animale ed è quindi sempre da dare associato ad altri alimenti.  

Una volta inquadrati da un punto di vista legislativo, dobbiamo però anche capire di quanti e quali tipi questi integratori o complementi alimentari possono essere. Possiamo catalogarli in queste tipologie:  

  • Integratori per i gatti o complementi alimentari utili per bilanciare le diete fresche: diverse paste o polveri mineral-vitaminiche possono essere utilizzate per bilanciare la dieta fresca di un gatto. Anche se vogliamo farlo mangiare il più naturale possibile infatti i gatti sono spesso iper-selezionatori, motivo per il quale a volte è necessario ricorrere a questi aiuti, dato che rifiutano alcuni o molti alimenti. Un altro motivo per utilizzarli è quello di semplificare la dieta, fattore importante nelle nostre vite sempre di corsa.  
  • Integratori o complementi alimentari utili per trattare stati di malattia: alcune volte, quando un gatto sta male, è necessario ricorrere a degli integratori o complementi alimentari che possano aiutarlo. Questo genere di prodotti, pur essendo di libera vendita, non andrebbe mai somministrato se non prescritto da un medico veterinario.  
  • Integratori o complementi alimentari salutistici, atti a prevenire una malattia: questi sono in assoluto i miei preferiti! Amo infatti lavorare sulla salute in modo attivo, non attendendo passivamente la malattia per poi trattarla, ma piuttosto agendo con una alimentazione sana e, perché no, anche con degli integratori di questo tipo.  

Nei prossimi paragrafi vedremo alcune classi particolari di integratori e complementi alimentari per gatti.  

Integratori per i gatti e complementi di vitamine e minerali  

Cominciamo con il dire che gli integratori di vitamine e minerali non sono in generale necessari per un gatto in salute che mangi un buon alimento commerciale. Possono invece essere particolarmente utili o persino necessari nelle diete fresche, soprattutto se cotte. A causa della temperatura infatti alcune vitamine possono essere distrutte e un complemento mineral-vitaminico può quindi risultare necessario.  

Attenzione per a non darli senza motivo, specialmente se contengono vitamine liposlubili (Vitamina A e D in particolar modo) oppure calcio, ad esempio. In questo caso infatti potrebbero essere dannosi per il vostro gatto, dato che sono elementi per i quali è possibile un eccesso.  

In linea generale invece vanno sempre bene tutti gli integratori e complementi alimentari composti da vitamine del complesso B o vitamina C. Essendo idrosolubili vengono al limite eliminati con le urine, se in eccesso.  

Gli Omega-3, in particolare EPA e DHA, hanno infatti una potente azione anti-infiammatoria.

Integratori e complementi alimentari per migliorare la salute del gatto 

Abbiamo detto che tutti gli integratori e complementi alimentari che servano per trattare uno stato patologico devono essere prescritti da un medico veterinario. Questo perché, anche se in etichetta è indicato spesso “per i problemi renali del gatto” o “ per i problemi epatici del gatto”, con magari anche delle dosi, l’approccio medico deve sempre essere individualizzato. Nessun gatto è uguale ad un altro, anche se ha la stessa patologia di un altro gatto.  

Esiste invece una classe di integratori e complementi alimentari che si può dare con serenità al proprio gatto, per migliorare la sua salute e prevenire le patologie. Fra questi, i più importanti sono senza dubbio gli acidi grassi essenziali Omega-3. Gli Omega-3, in particolare EPA e DHA, hanno infatti una potente azione anti-infiammatoria. Poiché l’infiammazione è la causa comune di tante patologie, darli tutti i giorni evita che una malattia ai suoi inizi possa evolvere. Ad esempio, sono utilissimi per la prevenzione delle enteriti croniche, i disturbi cutanei, le patologie cardiache, l’insufficienza renale cronica, osteoartrite e disturbi articolari di vario tipo e tanto altro ancora.
Gli Omega-3 giocano un ruolo essenziale anche nel aiutare il nostro gatto in un invecchiamento di successo, diminuendo l’incidenza di sintomi comportamentali e neurologici. Infine, sono utili persino nella lotta contro il cancro!  

Fra gli integratori che sono sempre utili possiamo citare anche la taurina. Questo aminoacido essenziale per il gatto, generalmente è sempre presente nell’alimentazione del gatto, sia essa commerciale (dove è integrata) o fresca. La taurina però ha un effetto positivo sul metabolismo del gatto e non provoca alcun eccesso, motivo per il quale è possibile integrare con 250mg al giorno la dieta di tutti i gatti. Aiuta a mantenere sani la vista e il cuore dei nostri gatti, ed è fondamentale per la sintesi degli acidi biliari.  

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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Perché esistono cibi specifici per le razze

mercoledì, 13 Marzo 2024 by Gruppo Nutravet
Cibo per razze canine

Le razze canine sono tutte uguali per l’alimentazione? Ne parliamo in questo articolo, approfondendo perché e come vengono formulati cibi specifici per razza e se è davvero indispensabile che la nostra scelta venga guidata da questo fattore.  

Quando si entra nei negozi per animali, fra gli aspetti che sicuramente ci saltano agli occhi, sono i tanti alimenti per cani destinati specificatamente alle diverse razze.. In generale si tratta di alimenti più cari dei corrispettivi della stessa linea. Questo prezzo aggiuntivo viene attribuito ad alcune caratteristiche che rendono questi cibi diversi dalla norma, in qualche modo superiori o comunque più adatti alle richieste di quella specifica razza.
Quanto ci sta di fondato in questa strategia di marketing?   

Come vengono formulati i cibi specifici per le razze?

I cibi specifici per razza possono avere caratteristiche diverse fra di loro, più o meno correlate con alcune necessità del cane cui sono indirizzate. Per citare alcuni esempi andiamo da crocchette più grandi rispetto ad altre per i cani di taglia gigante, ad alimenti più poveri di grassi nel caso ci sia maggiore predisposizione all’obesità. In alcuni casi, soprattutto per i cani di taglia piccola, si tratta di alimenti più appetibili rispetto ad altri della stessa linea.  

Nel caso la razza di cani abbia problematiche mediche conosciute, con predisposizione quindi a determinate patologie, potrebbe poi essere addizionati alcuni principi indirizzati a migliorare queste situazioni o a prevenirne l’insorgenza (es. patologie renali, problemi digestivi etc.).  

Il principio in sé è interessante ed è se vogliamo quello della medicina Ippocratica: fai del cibo la sua medicina e della medicina il suo cibo. La nutrizione, tramite alcune accortezze, può essere indirizzata fin da cuccioli, a prevenire stati patologici, con effetti anche molto importanti. Il “problema” se così vogliamo chiamarlo è quanto di queste promesse è effettivamente rispettato nel cibo che stiamo acquistando e quanto invece non è banalmente marketing.  

È davvero indispensabile scegliere il cibo in base alla razza?  

In linea generale no, non è affatto indispensabile scegliere il cibo specificatamente formulato per la razza. Anzi! Potrebbe essere ad esempio che il nostro Barboncino abbia problemi di digestione perché nel cibo commerciale dedicato a questa razza sono comunque presenti quantità di amido importante, difficili da digerire. Oppure ancora potremmo avere un Labrador con un metabolismo particolarmente rapido che non ha affatto bisogno di meno calorie rispetto ad un meticcio del suo peso. Comprare infatti un alimento commerciale “pensato” e formulato da altri sulla base della sola caratteristica “razza” potrebbe portare in realtà a dare alimenti non benefici per il nostro specifico cane.  

Una soluzione molto semplice in questo caso è farci aiutare dal nostro medico veterinario di fiducia a scegliere la migliore alimentazione non tanto o non solo basandoci sulla razza del nostro cane, ma su tanti altri fattori, come salute, età, gusti etc. Il sacco potrebbe magari non riportare un’immagine simile al nostro cane, ma il prodotto all’interno potrebbe essere in realtà più utile.  

Potrebbe essere che il nostro Barboncino abbia problemi di digestione perché nel cibo commerciale dedicato a questa razza sono comunque presenti quantità di amido importante, difficili da digerire.

Nutrigenetica e nutrigenomica: la vera alimentazione in base al soggetto 

Abbiamo detto che il cibo specifico per razza può rappresentare uno specchietto per le allodole in qualche modo. Quello che invece ritengo possa essere molto utile è utilizzare un’alimentazione specifica per il soggetto che abbiamo di fronte. Questo sì, ovviamente, può avere reali benefici e rappresentare quindi non una scelta di facciata, ma qualcosa che davvero può migliorare la salute del nostro cane nel tempo.  

Il concetto di nutrigenetica se vogliamo è proprio questo: utilizzare un’alimentazione specifica, basata sulla genetica del nostro cane (non solo la razza), per regolare e migliorare nel tempo il suo stato di salute. Ad esempio, se il nostro cane è un meticcio, senza alcuna razza particolare quindi, ma siamo a conoscenza di una displasia renale (patologia congenita), potremmo improntare un’alimentazione utile a rallentare la progressione dell’infiammazione renale. In questo modo, lo stesso cane ricevendo un cibo apposito, potrebbe vivere più a lungo e meglio rispetto a quello che la sua genetica avrebbe permesso.  

In questo senso ovviamente la scelta migliore è sempre rappresentata dalla dieta fresca che può essere adattata, ingrediente per ingrediente, al nostro cane. Inoltre, possiamo regolare “l’intensità” della nostra prevenzione, in base all’andamento della patologia. Una vera alimentazione salutare insomma!  

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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L’alimentazione del gatto con insufficienza renale

mercoledì, 28 Febbraio 2024 by Gruppo Nutravet
insufficienza renale

 Il gatto con insufficienza renale cronica ha esigenze nutrizionali molto precise.
In questo articolo approfondiamo esattamente cosa può mangiare e cosa deve invece essere evitato, oltre a quanto deve bere.  

L’insufficienza renale cronica è purtroppo una delle patologie più frequenti, soprattutto nel caso del gatto anziano. Quando i reni cominciano a non poter svolgere più la loro funzione, in generale non si hanno sintomi fino a che non si arriva ad una percentuale di tessuto non funzionante maggiore al 75%.
Quando rimane in sostanza quindi meno di un quarto del tessuto renale di un gatto che può svolgere il proprio dovere, possiamo vedere l’inizio dei classici sintomi come aumento dell’urinazione e dell’acqua assunta, nausea e malessere generale.  

L’alimentazione può incidere tanto su questa patologia, dato anche se non è possibile curarla in alcun modo, possiamo sfruttare principi nutrizionali per rallentarne la progressione. Al contempo, l’alimentazione non corretta può peggiorare sia la sintomatologia che l’evoluzione della patologia. Vediamo il tutto nei dettagli.  

Cosa può mangiare un gatto con problemi renali 

In generale, esistono ormai in commercio diversi alimenti formulati in modo apposito per il gatto con insufficienza renale, sia agli stadi iniziali che a quelli più avanzati.
Questi alimenti sono in generale la scelta migliore per i gatti che sono abituati a mangiare commerciale e che non possono/vogliono cambiare dieta. Si tratta quindi di trovare l’alimento corretto scegliendo in base alla formulazione dello stesso e (soprattutto, purtroppo) ai gusti del nostro micio, spesso così limitanti.  

In generale, gusti permettendo, sarebbe ottimo passare ad alimentazione umida, se non in modo totale, quanto meno in buona percentuale, facendosi aiutare dal proprio veterinario a scegliere il miglior alimento secondo il momento della stadiazione della patologia.
In questo modo il nostro gatto sarà sempre ben idratato, avendo questo cibo maggiore quantità di acqua all’interno.  

Le formulazioni per gatti con patologie renali hanno in genere un tenore ridotto in fosforo ed un alto tenore di acidi grassi Omega-3. Sono composti da fonti proteiche nobili, che apportano proteine di alto valore biologico in grado di produrre meno scorie azotate. Il tenore di grassi in genere è alto per fare in modo che siano più appetibili, vista la nausea. Spesso inoltre, dato che le fonti proteiche (carne ad esempio) apportano sia proteine che fosforo, gli alimenti potrebbero avere anche un tenore proteico ridotto. Anche se questo punto in particolare è oggetto di accese discussioni in medicina veterinaria.  

Cosa non deve mangiare un gatto con insufficienza renale 

In generale, un gatto con insufficienza renale non deve mangiare cibo che non sia stato pensato per aiutare in questa patologia. Molti degli alimenti “normali” infatti hanno tenori di fosforo più elevati, che possono causare peggioramento della sintomatologia anche importante. Alcuni alimenti non etichettati come “renali” potrebbero comunque avere le caratteristiche necessarie, ma in questo vi deve aiutare un medico veterinario esperto in nutrizione, per la scelta.  

Meglio non dare anche premietti e snack vari, se non programmati, per lo stesso motivo. Ad esempio, in generale uno snack sano per il gatto potrebbe essere la carne essiccata, ma in questo caso avremo un tenore di fosforo non incluso nel piano dieta, extra appunto, che può andare a peggiorare la situazione.  
La dieta soprattutto in corso di questa patologia diventa come una medicina insomma.
In questo senso, non vanno dati alimenti/medicine non prescritti, per descrivere meglio il tutto.  

In generale, un gatto con insufficienza renale non deve mangiare cibo che non sia stato pensato per aiutare in questa patologia.

Dieta casalinga per il gatto con insufficienza renale  

La dieta casalinga per il gatto con insufficienza renale è una ottima soluzione, dato che oltre ad essere composta di alimenti freschi è possibile comporla esattamente secondo le necessità del singolo paziente. In base quindi allo stato clinico e agli esami del sangue, andremo a decidere esattamente quanto e cosa inserire nel suo piano dieta.  

Le fonti proteiche saranno scelte quindi in base al loro valore biologico, oltre che ai gusti del singolo gatto. Inseriremo grassi e fibre adatti non solo a dare i giusti nutrienti, ma anche a supportare l’intestino del gatto che spesso quando ci sono problemi renali va in sofferenza, peggiorando la nausea.
Inoltre, la quantità e il tipo di acidi grassi Omega-3 sarà scelta in base ai valori ematici e delle urine, cambiandoli poco alla volta in base alla risposta clinica.  

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM per Kodami

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I gatti possono mangiare la frutta secca?

mercoledì, 07 Febbraio 2024 by Gruppo Nutravet
frutta secca

Quanto è buona la frutta secca, ma i gatti la possono mangiare?
Oggi rispondiamo a questa domanda, parlando dei vari tipi di frutta secca, dei benefici che può avere il gatto e delle dosi e modalità con cui possiamo offrirla al nostro micio.  

La frutta secca è sempre più presente sulle nostre tavole soprattutto in inverno, in particolare a Natale ma non solo. È normale chiedersi se il gatto ne possa mangiare. Per alcune persone poi la diventa un’abitudine salutistica: facciamo sempre più spesso colazione o merenda con noci, mandorle, noccioli o pistacchi. E se ne allunghiamo una al nostro gatto che potrebbe succedere? In linea generale, nulla di male. Infatti, fatta eccezione per l’uvetta, non è tossica per il gatto. Vediamo però di approfondire il tema in questo articolo.  

Tipi di frutta secca: quali possiamo dare al gatto?  

Prima di dire cosa possiamo dare e cosa non possiamo dare al nostro gatto, dobbiamo chiarire di quale frutta secca stiamo parlando. Infatti, ne abbiamo due tipi normalmente presente sul mercato:  

  • La frutta secca glucidica: ovvero frutta disidratata o essiccata, come ad esempio mele essiccate, albicocche essiccate, fichi, datteri o…uvetta!  
  • La frutta secca lipidica: in questo caso si parla spesso di frutta a guscio o semi oleosi. Si tratta di nocciole, noci, mandorle, pistacchi e pinoli.  

Per quel che riguarda la frutta secca glucidica, valgono in linea di principio le linee guida per la frutta fresca, con però un “aggravante”. Se infatti la frutta fresca può essere data in piccole quantità al gatto, quella essiccata deve essere davvero in quantità minima e solo se non viene aggiunto glucosio alla preparazione. Troppo zucchero per i nostri piccoli carnivori domestici.  

Da evitare del tutto ovviamente l’uvetta, in quanto tossica per il gatto anche in piccole dosi.

Parliamo invece della frutta secca lipidica o dei così detti semi oleosi, perché questi sì potrebbero avere un piccolo ruolo in più nell’alimentazione del nostro gatto.  

I semi oleosi, ovvero nocciole, mandorle, noci, pistacchi e pinoli sono quelli che genericamente vengono chiamati frutta secca e possono tutti essere dati al gatto.

Frutta secca oleosa per il gatto quale possiamo dare 

Chiarito l’aspetto della frutta secca glucidica, vediamo invece qualche informazione interessante a proposito dei semi oleosi per il gatto.  

I semi oleosi, ovvero nocciole, mandorle, noci, pistacchi e pinoli sono quelli che genericamente vengono chiamati frutta secca e possono tutti essere dati al gatto. Altri semi oleosi sono quelli di girasole, lino e zucca che, seppur non tossici, vi consiglierei di evitare in quanto spesso non vengono digeriti e transitando possono provocare irritazione meccanica alle pareti intestinali.  

Attenzione anche ad evitare la frutta a guscio d’importazione, fra cui anacardi e noci di macadamia. Per quel che riguarda le noci di macadamia infatti queste sono tossiche per il gatto.

Gli arachidi invece non sono tossici in sé e quindi se il vostro gatto dovesse ingerirne qualcuno non dovete correre dal Medico Veterinario. Nonostante questo, in generale vi sconsiglio di darli al vostro gatto per due motivi: il sale, di cui spesso apportano grandi quantità in quanto venduti salati, e l’eccessivo potenziale infiammatorio. Gli arachidi infatti sono ricchi di acido arachidonico che è un acido grasso essenziale pro-infiammatorio molto importante.  

Benefici delle nocciole, mandorle e altra frutta secca per il gatto 

Eccoci alla frutta secca che amiamo di più: noci, nocciole, mandorle e pistacchi. Lascerò da parte i pinoli, come proprietà nutrizionali, poiché pur essendo fantastici sono estremamente cari e difficili da reperire.  

Noci, nocciole, mandorle e pistacchi hanno un punto chiave in comune dal punto di vista dei valori nutrizionali ovvero le chilocalorie! La frutta secca di questo tipo è infatti estremamente ricca di grassi e apporta approssimativamente dalle 550 alle 750kcal per 100g! Per darvi un termine di paragone, poco meno kcal di quelle apportate dagli olii puri.  

I grassi contenuti in questo tipo di frutta secca sono in generale dei “grassi buoni”: per la maggior parte polinsaturi, sono composti in gran parte di acido linoleico e acido alfa linolenico, entrambi essenziali per il gatto.  

Gli acidi grassi essenziali hanno azioni estremamente benefiche sugli organismi animali, anche se nel caso del gatto i benefici sono minori rispetto a quelli che hanno per l’uomo, vista l’impossibilità di trasformarli nelle molecole antinfiammatorie EPA e DHA.

Oltre ai grassi buoni comunque, la frutta secca oleosa contiene anche vitamine, fra cui le più interessanti sono le liposolubili. La Vitamina E in particolare o alfa-tocoferolo sarà presente soprattutto nella frutta secca oleosa molto fresca e ben conservata ed ha una azione antiossidante molto importante.  

Come e quanta frutta secca dare al gatto  

Vista la densità calorica della frutta secca, pur non essendo tossici per il gatto quindi, si impone un consumo estremamente moderato di noci, nocciole, mandorle e pistacchi.  

Per quel che riguarda i pistacchi inoltre, dobbiamo considerare anche il fattore sale in quanto anche questi frutti sono nella maggior parte dei casi presenti in commercio già salati.  

Se vogliamo tirare delle linee generali quindi potremmo provare ad offrire noci, nocciole, mandorle e pistacchi così come sono, interi al nostro gatto, oppure rotti a metà. Ovviamente senza guscio, si intende! Se così fossero ancora troppo grossi, si potrebbe provare a tritarli e sminuzzarli finemente.  

Come quantità infine, direi che per un gatto da 5kg circa di peso non si dovrebbe dare più di una nocciola, una mandorla, mezza noce o due pistacchi a settimana. Certo molto dipende anche da quanto si muovono, ma ricordate anche che il loro consumo calorico è circa un decimo (o meno) del nostro, quindi estrema moderazione!  

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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Perché i gatti amano le olive ?

mercoledì, 31 Gennaio 2024 by Gruppo Nutravet
olive

Le olive sono un cibo stranamente attraente per molti gatti. Ricche di grassi e antiossidanti, si potrebbe pensare che sia solo per quello che sono tanto desiderate. In questo articolo scopriamo le reali motivazioni per cui un gatto ama le olive, quali sono i rischi e cosa fare se il gatto mangia troppe olive.  

Sinceramente quando mi hanno chiesto “perché i gatti amano le olive” mi hanno trovata un po’ spiazzata.
Non ci avevo mai pensato e non mi ero mai fatta questa domanda.
Sarà mi sono detta, perché sono ricche di grassi e quindi hanno in generale un sapore più appetitoso per i gatti.
In realtà approfondendo il discorso ho trovato qualcosa di parecchio più interessante! Vediamolo assieme 

I gatti e il loro amore per le olive 

Secondo studi abbastanza recenti (2016), le olive contengono un composto chiamato nepetalactolo, appartenente alla medesima famiglia degli iridoidi e parente del nepetalactone presente anche nell’erba gatta (Nepeta cataria, da cui il nome chimico), con effetti euforizzanti sul nostro micio.  

Diversi studi dimostrano come il nepetalactolo sia la sostanza responsabile di tanti degli effetti che verifichiamo quando il nostro micio incontra la vera erba gatta (non la classica gramigna). Anche se è facile interpretare la risposta del vostro gatto all’erba gatta come un comportamento giocoso, in realtà questa è mediata da sostanze chimiche ad effetti ben precisi e che si è scoperto avere dei risvolti utili nell’adattamento per la sopravvivenza. 

Il micio, infatti, quando incontra la Nepeta cataria, vuole leccarla e masticarne le foglie, strusciare il muso e tutto il corpo sulla pianta stessa e non tanto ingoiarla. Anzi, il nepetalactone dato per bocca non ha quasi effetti sul comportamento e la fisiologia del gatto. Questo fatto molto interessante potrebbe essere collegato al fatto che quando il gatto si struscia nella Nepeta cataria, ottiene dalle foglie “ammaccate” e masticate, una grande quantità di sostanze repellenti per parassiti e insetti.  

Insomma, l’amore per le olive potrebbe essere legato a queste sostanze chimiche, oltre – banalmente – al fatto che sono ricche di grassi e generalmente salate e quindi molto appetibili per il nostro gatto. Anche perché se questi ultimi due fattori non fossero influenti (grasso e sale), i nostri gatti dovrebbero volersi strusciare solo nelle olive e non mangiarle!  

Le olive contengono un composto chiamato nepetalactolo, appartenente alla medesima famiglia degli iridoidi e
parente del nepetalactone presente anche nell’erba gatta

Rischi per il gatto che mangia le olive  

In linea generale le olive sono un alimento sicuro per il gatto. Dobbiamo però fare attenzione ad alcuni aspetti particolari:  

  1. Nocciolo: anche se un gatto è generalmente abbastanza intelligente e non credo arrivi a mandare già il nocciolo di un’oliva, meglio dargliele come pasta di olive oppure denocciolate, per evitare rischi;  
  1. Sale: il sale non ha effetti negativi in generale sulla salute del gatto, se non in quantità eccessive. Dato che le olive sono spesso in salamoia, dobbiamo fare attenzione che siano sciacquate almeno in parte da questa, per evitare un’intossicazione da sale.  

Per il resto, unico altro rischio che ci rimane se il nostro gatto ci prende la mano, sono l’obesità e le indiscrezioni alimentari, ovvero una diarrea (e potenzialmente pancreatite) legata ad un eccessivo consumo di olive. Per quanto questi eccessi non siano comuni nel gatto, fateci attenzione quindi!  

Cosa fare se il gatto ha mangiato molte olive  

Se il gatto mangia troppe olive, dobbiamo prima di tutto chiederci se avevano il nocciolo. Lo so che sembra banale, ma se erano con il nocciolo dovete correre immediatamente in pronto soccorso veterinario, in quanto i noccioli possono essere un rischio molto serio per un intestino piccolo come quello del nostro gatto.  

Se invece erano olive denocciolate, il rischio maggiore è quello della indiscrezione alimentare ed eventuale pancreatite annessa. Tenete monitorato il vostro gatto e se durante le 24-48 ore successive all’ingestione dovesse presentare sintomi di malessere (vomito, diarrea, o anche solo disappetenza) portatelo in visita. 

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami 

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I gatti possono bere il latte?

mercoledì, 10 Gennaio 2024 by Gruppo Nutravet
Latte

Assieme al riso e alla pasta sciacquati, credo che non esista una leggenda metropolitana più dura a morire di quella di dare il latte al gatto. In questo articolo chiariamo una volta per tutte come non sia una buona idea dare latte ai gatti, da dove provenga questo falso mito, se il gatto è intollerante o meno al lattosio e quali siano benefici e controindicazioni del dare il latte ai gatti.  

Fra i luoghi comuni riguardo l’alimentazione del gatto, sicuramente la sua passione per il latte è uno di quelli più conosciuti. In realtà, per quanto possa risultare gradito al gusto, è molto difficile da digerire per la maggior parte dei gatti. Per questo è importante sapere quanto ci sta di vero in questa leggenda metropolitana e quanto invece non corrisponde a fatti certi e può essere anzi un pericolo per il nostro gatto.
Ne parliamo assieme, così ci chiariamo un po’ le idee.  

Da dove vengono i falsi miti 

La storia di dare al gatto la ciotolina di latte (caldo possibilmente) penso sia davvero uno dei miti più ricorrenti, forse anche perché presente in tanti film e cartoni animati. Ovviamente alcuni gatti potrebbero esserne attratti.
Si tratta di un alimento di origine animale, dopo tutto, ricco di proteine e di grassi. Da bravo carnivoro il gatto ovviamente ama alimenti di questo tipo.  

Il gatto però, a differenza di una buona parte della popolazione umana, non ha capacità di digerire il lattosio, di cui il latte vaccino fra l’altro è particolarmente ricco. Questo zucchero ha bisogno di un enzima particolare, chiamato lattasi, per essere digerito e quindi assimilato. Il gatto adulto manca di lattasi.
Per questo se lo somministriamo nella maggior parte dei casi otterremo fermentazione e diarrea, dovuta proprio alla scarsa digeribilità del lattosio.  

Gatti e lattosio: dipende dal momento della vita  

Come abbiamo visto parlando di latte ai gattini neonati, effettivamente i gatti nascono, come tutti i mammiferi, con la capacità di digerire il lattosio. Il problema però è che il latte che devono bere i gattini è comunque un latte di diverso rispetto a quello bovino. Essendo pensato per crescere un piccolo carnivoro, il latte della gatta infatti è molto più ricco di proteine e di grassi, mentre è povero di zuccheri (il lattosio appunto). Anche ad un gattino neonato quindi, con una perfetta capacità di digerire il latte di gatta, provocheremo diarrea e disidratazione se diamo latte vaccino.  

Con il passare delle settimane poi, a partire circa dai 2 mesi di vita, il gattino perde la capacità residua di digerire il lattosio. In questo senso, è lo stesso principio degli esseri umani che vengono definiti intolleranti al lattosio: manca del tutto l’enzima lattasi in grado di digerire il latte. Quando adottiamo un micio quindi, a meno che non si tratti di un orfano, è estremamente probabile che non possa già digerire più il latte. Se invece si tratta di un gattino molto piccolo, sotto le 4-5 settimane di vita, dobbiamo scegliere un latte apposito per gattini.  

Infine, se a qualcuno venisse il dubbio: no, neanche il latte privo di lattosio va bene per il gatto. In questo caso infatti, si tratta di un alimento che probabilmente non provocherà diarrea (il lattosio è già “pre-digerito” infatti), ma che comunque è troppo ricco di zuccheri per l’alimentazione giornaliera del nostro gatto.  

I gatti nascono, come tutti i mammiferi, con la capacità di digerire il lattosio e quindi il latte.
Il problema però è che il latte che devono bere i gattini è comunque un latte di diverso rispetto a quello bovino.

Benefici e controindicazioni per il gatto  

Per quel che riguarda i benefici per il gatto questi sono davvero pochi.
Il latte può essere utilizzato infatti, in piccole quantità e sotto controllo di un medico veterinario esperto in nutrizione, come terapia per la costipazione. Sottolineo che, pur essendo un rimedio assolutamente naturale, debba essere utilizzato sotto controllo medico perché come visto sopra il latte tende a creare, tramite un meccanismo osmotico, disidratazione nel paziente. Se abbiamo il gatto costipato quindi si potrebbe utilizzare un goccio di latte per aiutarlo a svuotarsi, ma solo curando in contemporanea la sua idratazione corretta.  

Per quel che riguarda le controindicazioni invece possiamo dire che sono tantissime.
Il latte vaccino in genere è totalmente controindicato per il gatto, in tutte le fasi della sua vita. Anche il latte di capra, che si utilizza per altre specie, risulta troppo zuccherino per il nostro piccolo carnivoro domestico.  

Se il nostro gatto arrivasse a berlo ci dovremmo aspettare sintomatologia nel giro di 4-12 ore. I sintomi più comuni possono essere diarrea e vomito. La diarrea in particolare, soprattutto se la quantità ingerita di latte è notevole, sarà liquida, quasi acquosa. Nell’eventualità è ovviamente importante portare il nostro gatto dal medico veterinario curante, per una visita clinica.
Il latte non è infatti mortale né tossico in sé per il gatto, ma il problema è che la disidratazione che può conseguirne può essere anche molto grave.  

Infine, anche se il vostro gatto fosse di quei pochi che riescono a digerire il lattosio, vi consiglio di non somministrarlo ugualmente. Si tratta infatti pur sempre di uno zucchero, che se dato giornalmente può provocare alterazioni, esattamente come qualsiasi altro zucchero dato ad un carnivoro, provocando nella migliore delle ipotesi delle fermentazioni anomale.  

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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Il cane può mangiare le noci?

mercoledì, 03 Gennaio 2024 by Gruppo Nutravet
Noci

Ottime le noci e la frutta secca, sì, ma quando la diamo al nostro cane dobbiamo sapere che possono fare male. In questo articolo parliamo di cosa può succedere se il nostro cane mangia delle noci e quali tipi di frutta secca può invece mangiare in sicurezza.  

Le noci sono certamente uno dei frutti secchi che incontriamo più frequentemente sulle nostre tavole, specialmente in inverno, ma il cane può mangiarle? La risposta in linea generale è sì, ma con estrema moderazione. Questo non a causa della quantità di grassi, come molto spesso riportato in articoli divulgativi incontrati sul web. Il cane infatti, come quasi tutti i carnivori, ha un’ottima capacità di digestione dei grassi e pensare che quello di poche noci possa dargli noia è un’assurdità. Quello che invece può far male al nostro cane sono sostanze attive sul sistema nervoso presenti soprattutto in alcuni tipi di noci. Vediamolo assieme.  

Perché le noci possono far male al cane  

Non tutte le noci sono tossiche per il cane. In generale, le noci sicuramente tossiche sono le noci di macadamia: prodotto non facilmente reperibile in Italia, dato che sono originarie di Australia e Stati Uniti, le noci di macadamia sono un alimento ricco di selenio ma altamente tossico per il cane. Questo tipo di noci infatti possono provocare sintomatologia neurologica, con debolezza, tremori muscolari e persino paralisi, se ingerite in alte dosi. In caso il vostro cane mangi noci di macadamia quindi di corsa dal veterinario, poco importa la dose, meglio effettuare almeno una visita clinica.  

Le noci comuni invece che troviamo sulle nostre tavole in inverno e che molti cani si procurano persino da soli nei giardini (possono diventare bravissimi a sgusciarle), non hanno una tossicità così marcata. Le noci comuni però, pur avendo fantastiche proprietà nutrizionali (sono ricche infatti di magnesio, a forte azione antistress e rilassante) è meglio non vengano somministrate al cane. Ad alte dosi infatti (100g di noci sgusciate per un cane di 10kg circa) possono dare infatti anch’esse sintomatologia neurologica.  

Cosa succede se un cane mangia noci e cosa fare  

Come detto sopra, prima di tutto dobbiamo capire quante noci e quali abbia ingerito il nostro cane. Se non siete sicuri del tipo o della quantità è meglio che ricorriate comunque all’aiuto del vostro medico veterinario.  

Se il vostro cane ha ingerito noci di macadamia, come detto sopra, la sintomatologia potrebbe apparire anche a basse dosi. Probabilmente i primissimi sintomi potrebbero essere vomito e/o diarrea. Successivamente, potrebbero insorgere sintomi neurologici con sbandamenti, atassia (incapacità di mantenere l’equilibrio) e tremori. Se non trattati questi sintomi possono evolvere in modo grave per cui è importante procedere con il ricovero.  

Nel caso invece il vostro cane abbia mangiato alcune noci comuni, probabilmente non succederà nulla. Se le dosi fossero un pochino più alte di solo qualche noce, potreste notare che il cane ha vomito. Difficilmente la sintomatologia sarà più grave, anche se, come sempre, “è la dose che fa il veleno”.  

Una questione a parte è quella dei cani “snocciolatori”, come li chiamo io, ovvero tutti quei cani allenatissimi a estrarre la noce direttamente dal mallo e poi dal guscio per mangiarsela felicemente direttamente dal prato sotto l’albero. In questo caso, attenzione perché il vomito, anche a distanza dal momento incriminato è frequente. Se il vostro cane vomita quindi in modo cronico e in giardino avete un albero di noci, nominatelo al vostro medico veterinario curante. Attenzione infine ai gusci duri, che ovviamente possono far male ai denti del vostro cane, causandone rottura o scheggiatura.  

  • Le arachidi non sono ideali perché ricche di acido arachidonico, ad azione proinfiammatoria, ma non sono pericolose in sé per il cane
  • Quale frutta secca possono mangiare i cani 

    Dato che la frutta secca è molto amata anche da noi pet mate, non è detto che si debba rinunciare all’idea di condividerla con loro, potremmo decidere di darne magari altre, che non siano noci. Fra la frutta secca che un cane può mangiare con discreta sicurezza possiamo nominare:  

    • Nocciole: non più di 1 o 2 al giorno  
    • Mandorle: come le nocciole, in piccole dosi possono essere date 
    • Arachidi: non le amo molto, dato che sono ricche di acido arachidonico, ad azione proinfiammatoria, ma non sono pericolose in sé per il cane per cui se si vuole se ne può dare una o due al giorno.  
    • Pistacchi: anche i pistacchi si possono dare al cane, anche se è bene dosarne le quantità.  

    In linea generale, quando diamo frutta secca, cerchiamo di evitare quella troppo salata (arachidi soprattutto) e di privilegiare piccole quantità, tenendo anche conto della taglia del nostro amico.  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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    Si possono dare panettone o pandoro al cane e al gatto?

    mercoledì, 20 Dicembre 2023 by Gruppo Nutravet
    Panettone

    Noi italiani sappiamo quanto condividere cibo sia parte della relazione, ma nel caso del panettone e del pandoro è meglio evitare di condividerlo con cani e gatti.
    In questo articolo vediamo quali sono i tipi di dolci natalizi più tossici e quali invece quelli che a piccolissime dosi potremmo anche dare! 

    Difficile pensare a dei dolci che rappresentino meglio il Natale italiano: il panettone e il pandoro sono certamente i re delle nostre tavole in questo periodo ed è normale che ci si chieda se si può condividere con il nostro gatto o il nostro cane. In realtà, prima di tutto dobbiamo chiarire quale tipo di panettone o pandoro abbiamo a casa, poi dovremmo anche concentrarci sulle quantità.  

    Panettone con uvetta al cane e al gatto  

    Se il panettone che abbiamo in casa è il classico natalizio con uvetta, è assolutamente meglio evitare di darlo al nostro gatto o al nostro cane.
    L’uvetta infatti ha un effetto tossico non ancora ben chiarito per i nostri amici, che non dipende, purtroppo, dalla dose.  

    Inutile quindi e anzi, pericoloso direi, cercare di ripulire il panettone con uvetta da quest’ultima, dando pezzettini che non ne contengano. Dato che la tossicità non è legata alla dose per l’uvetta, cani e gatti non devono mangiarne neanche piccole quantità. Anche una piccola ingestione di uvetta quindi può dar luogo a danni renali importanti per il cane e il gatto. Per questo è meglio non rischiare.  

    Se il vostro cane o il vostro gatto mangia un pezzettino o, peggio, una fetta intera di panettone con uvetta sarà meglio andare immediatamente dal medico veterinario di fiducia che, probabilmente, deciderà di indurre il vomito per evitare ogni rischio.  

    Inutile e anzi, pericoloso, cercare di ripulire il panettone con uvetta da quest’ultima, dando pezzettini che non ne contengano

    Panettone o pandoro con gocce di cioccolato al cane e al gatto  

    Molto amato specialmente dai bambini, alcuni panettoni e pandori hanno gocce di cioccolato all’interno o sono ricoperti da cioccolato sulla superficie. Anche in questo caso, se abbiamo un dolce di questo tipo in casa, sarà meglio non darlo al nostro cane o al nostro gatto, nel modo più assoluto, per non rischiare. Il cioccolato è infatti tossico per cane e gatto.  

    Nel caso di panettone o pandoro al cioccolato però, a differenza dell’uvetta, la dose ingerita cambia la situazione.
    La dose tossica del cioccolato dipende infatti da quanto ne viene effettivamente ingerito e soprattutto se è al latte o amaro.  

    In linea generale, probabilmente se il vostro cane o il vostro gatto hanno ingerito un piccolo pezzettino di panettone o di pandoro con cioccolato, potrebbe verificarsi diarrea e/o vomito, senza eccessivi effetti dannosi. Se però le quantità di dolce ingerite, e quindi di cioccolato, sono importanti sarà fondamentale andare dal vostro medico veterinario di fiducia.  

    Il panettone e il pandoro meno pericoloso per cane e gatto  

    Non possiamo dire che un panettone o un pandoro sia un buon alimento per cane e gatto sia ben chiaro.
    Ho infatti scelto di scrivere come titolo “meno pericolosi”. Tutti gli alimenti dolci infatti non sono adatti a cane e gatto, poiché stimolano eccessivamente la risposta insulinica di questi animali carnivori, rischiando di provocare diabete.  

    Nel caso del panettone e del pandoro poi abbiamo un aggravante: oltre al tanto zucchero infatti, questi dolci contengono anche molti grassi. Una bomba calorica praticamente!  

    In questo senso quindi, se abbiamo un panettone o un pandoro in casa che non contengano né cioccolato né uvetta, possiamo decidere di darne un pezzettino molto piccolo al nostro amico per condividere la sera di Natale. Quello che conta in questo caso è la quantità:  

    • Per gatti o cani di piccola taglia non più di un pezzettino grande come una nocciola  
    • Per cani di taglia media possiamo dare 2 o 3 pezzettini grandi come una nocciola 
    • Cani di taglia grande possono arrivare a mangiarne 4 o 5 pezzettini della grandezza di una nocciola, non di più!  

    Ci sono alcuni casi in cui non dobbiamo però darne affatto, dato che ovviamente dipende molto dalla salute del nostro gatto o del nostro carne. Evitiamo di dare panettone o pandoro nel modo più assoluto nel caso di:  

    • Gatti o cani diabetici: assolutamente no panettone o pandoro! Potrebbero avere degli sbalzi di glicemia importanti con conseguenze nefaste.  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM per Kodami

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    Le allergie alimentari nel gatto

    mercoledì, 06 Dicembre 2023 by Gruppo Nutravet
    allergie alimentari nel gatto

    Le allergie sono sempre più comuni anche nel gatto.
    In questo articolo approfondiamo i sintomi e le cause di allergia, la differenza con le intolleranze, come si diagnosticano, le cure e il giusto tipo di cibo.  

    Come anche per il cane, le allergie e le intolleranze alimentari sono sempre più comuni anche nel gatto e vengono generalmente raggruppate in una macro-categoria chiamata Reazione Avversa al Cibo (RAC).
    Anche se la sintomatologia può variare molto, i gatti che soffrono di allergie o intolleranze alimentari hanno prurito. Accompagnato talvolta a sintomi come vomito, diarrea o al contrario stipsi. 

    Se vogliamo dare dei numeri, possiamo dire che un 3-6% dei gatti con una malattia cutanea ha una allergia alimentare, ma la probabilità sale fino ad un 20% se il vostro gatto ha prurito.
    Non sembra esserci una particolare predisposizione di sesso o età, anche se l’età media a cui viene fatta la diagnosi è di 4 anni.  
    Anche sulla predisposizione di razza non abbiamo dati molto chiari: il gatto Siamese e il Birmano sembrano essere colpiti con maggiore frequenza. In generale, se un gatto ha un parente con reazione avversa al cibo è più probabile che ne soffra anche lui/lei avendo spesso una familiarietà.
    Approfondiamo bene l’argomento in questo articolo.  

    Sintomi delle allergie alimentari nel gatto 

    La sintomatologia delle reazioni avverse al cibo nel gatto è estremamente variata.
    Il sintomo comune a tutti i gatti allergici ad un alimento è quello del prurito, talvolta generalizzato a tutto il corpo, nella maggior parte dei casi localizzato alla zona della testa e del collo.
    Anche se il gatto con reazione avversa al cibo può arrivare a ferirsi in modo grave nel tentativo di grattarsi, non sempre questo segno è presente e il prurito può essere lieve.  

    Altri sintomi possono essere un pelo estremamente diradato sulla pancia o in altre zone corporee (fianchi, arti posteriori o anteriori), chiamata alopecia autoindotta: il gatto letteralmente si porta via il pelo leccandosi la zona fino allo sfinimento con la sua linguetta ruvida.  

    Oltre a questi due sintomi possiamo avere anche piccoli puntini rossi in diverse zone cutanee, accompagnati o meno da ferite da grattamento. Anche gli occhi a volte soffrono con delle congiuntiviti.  

    Infine come dicevamo all’inizio, il gatto può presentare anche sintomatologia gastro-intestinale, soprattutto vomito, diarrea o stipsi.  

    Purtroppo tutti questi sintomi non sono caratteristici solo delle allergie di origine alimentare nel gatto e per questo può essere particolarmente complesso fare diagnosi.   

    Il sintomo comune a tutti i gatti allergici ad un alimento è quello del prurito, talvolta generalizzato a tutto il corpo, nella maggior parte dei casi localizzato alla zona della testa e del collo.

    Cause delle allergie alimentari nel gatto  

    Il meccanismo preciso che dà il via alle allergie alimentari nel gatto non è chiaro al momento, ma si presuppone che sia simile a quanto avviene nel cane e nell’uomo. Quello che avviene probabilmente è che il sistema immunitario del gatto, per svariate ragioni, fra cui anche quelle genetiche, inizia ad avere una reazione eccessiva verso alcuni alimenti, considerandoli come “nemici”.  

    Questa reazione avviene in particolar modo verso le proteine che compongono la dieta, per cui è statisticamente molto più probabile che un gatto si allergizzi verso un tipo di carne o pesce. Eppure, non dobbiamo dimenticare che sono presenti proteine anche all’interno di cereali e legumi, per cui anche questi possono essere i “colpevoli” di stimolare eccessivamente il nostro gatto.  

    Per il gatto gli allergeni più comuni conosciuti al momento sono il manzo, il pesce e il pollo.  

    Differenze fra allergie e intolleranze alimentari  

    La differenza fra allergie e intolleranze è generalmente nel coinvolgimento o meno del sistema immunitario.
    Nel caso delle allergie infatti, nel gatto come in altre specie, il sistema immunitario si attiva scatenando delle risposte anche a distanza, lontano dall’intestino come dire, dove avviene il contatto con l’allergene alimentare.
    Per questo vediamo appunto prurito a livello cutaneo.  

    Le intolleranze invece sono in genere risposte non mediate dal sistema immunitario e quindi maggiormente localizzate all’intestino. Ad esempio: un gatto adulto non ha la possibilità di produrre enzimi lattasi, in grado di scindere lo zucchero lattosio presente in latte e latticini. Per questo il vostro gatto possiamo dire che è intollerante al lattosio e potrebbe avere diarrea, flatulenza o vomito se mangia latticini.  

    Come si diagnosticano allergie o intolleranze alimentari nel gatto  

    Per diagnosticare una allergia alimentare nel gatto ci vuole prima di tutto molta pazienza da parte del pet mate e un buon lavoro di squadra con il proprio Medico Veterinario. Non esistono infatti al momento prove o test di laboratorio che ci possano dire con certezza quali sono gli alimenti a cui il nostro gatto è allergico.  

    Inoltre come abbiamo visto la sintomatologia di allergia alimentare è molto ampia e potrebbe essere comune anche ad altre patologie! Per questo, dopo una visita dermatologica ben specifica, il vostro Medico Veterinario comincerà lavorando per esclusione, ovvero depennando una per una le altre possibili cause di prurito e della sintomatologia che presenta il vostro gatto.  

    Di questo processo di “esclusione” (o conferma, ovvio) di diverse cause, fanno parte anche le prove alimentari. In questo caso vi verrà chiesto di somministrare al vostro gatto per un periodo minimo di 3 settimane, fino ad un massimo di 8 settimane, un alimento ipollargenico, scelto secondo i suoi gusti. Potreste fare quindi una prova dietetica con l’alimentazione fresca (considerata la migliore dai dermatologi veterinari), se il vostro gatto lo concede. Oppure, se il vostro micio è abituato al commerciale, vi verrà chiesto di dare alimenti specifici commerciali ideati per questo percorso diagnostico.  

    Le allergie alimentari si possono curare 

    Mi viene spesso chiesto se le allergie alimentari del gatto si possono curare. È davvero difficile rispondere a questa domanda in modo sicuro, perché purtroppo sul gatto ci mancano molti dati. In linea di massima, dobbiamo dire di no, le allergie vere e diagnosticate non sono curabili. Una volta che il sistema immunitario del vostro gatto ha “preso in antipatia” un alimento, è probabilmente impossibile fargli cambiare idea.  

    Nonostante questo, diversi studi recenti in umana, ipotizzano processi di riduzione della reazione allergica, anche tramite introduzione graduale degli allergeni, in grado di creare una tolleranza immunologica. Lavorare sul microbiota intestinale del gatto potrebbe essere la chiave vincente in questo senso. Ma, dobbiamo dirlo, per ora tutto questo è assolutamente ipotetico. Il modo migliore di agire è quindi quello di eliminare per sempre l’allergene individuato dalla dieta del vostro gatto.  

    Cosa dare da mangiare ad un gatto allergico  

    Possiamo dare da mangiare al nostro gatto allergico tutto ciò che non è un allergene per lui/lei.
    Magari sembrerà un’ovvietà quanto appena detto, ma vi assicuro che non lo è. Nella maggior parte dei casi infatti quando si opera la diagnosi di allergia alimentare in un gatto si somministra poi per tutta la vita un solo alimento, ipoallergenico, spesso con proteine idrolisate. Questa è certamente una possibile strategia: dare proteine idrolisate (ovvero come fossero pre-spezzettate), evita il riconoscimento dell’allergene da parte del sistema immunitario e evita quindi la reazione allergica.  

    Eppure, questo iter potrebbe non essere il più adeguato nel lungo periodo. Sappiamo infatti che le allergie dipendono soprattutto da una reazione eccessiva del sistema immunitario del soggetto. Togliere tutti i possibili allergeni quindi in qualche modo preserva sì dalle reazioni, ma è come se togliesse “allenamento” al sistema immunitario, che potrebbe diventare quindi sempre meno tollerante.  

    Il mio consiglio quindi per un gatto allergico è di scegliere fra un cibo ipoallergenico con proteine idrolisate (o comunque privo di allergeni), oppure al contrario di farsi aiutare da un Medico Veterinario esperto in Nutrizione che possa impostare una dieta fresca e variata. In questo caso, la dieta sarà sì priva di allergeni, ma la variabilità punterà a mantenere allenato il sistema immunitario, aiutando il gatto a rimanere in salute.  

    .Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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    Cosa deve mangiare un cane castrato?

    mercoledì, 22 Novembre 2023 by Gruppo Nutravet
    cane castrato

    Dopo la castrazione, il metabolismo del nostro cane cambia in modo radicale. In questo articolo parliamo quindi delle esigenze nutrizionali del cane castrato, come evitare il sovrappeso, come e quando cambiare alimentazione e quanto movimento deve fare il cane.  

    Lo sappiamo: sono tante le ragioni di convivenza e controllo della numerosità della popolazione che ci portano giornalmente in prima linea per la castrazione e la sterilizzazione del cane. Queste ragioni sono fondamentali e non possiamo che tenerne conto, nel nostro agire.
    Al contrario, le ragioni legate alla salute che sono state presentate per tanti anni, sono sempre più frequentemente messe in discussione dai dati scientifici moderni.  

    In ogni caso, rimanendo sull’alimentazione, è fuori di dubbio che a seguito della castrazione/sterilizzazione, alcune conseguenze saranno molto importanti per il nostro cane: potremmo notare infatti aumento dell’appetito e un aumento di peso, anche non correlato ad una maggiore ingestione di alimenti. Ovvero avranno un ridotto fabbisogno calorico!  

    Vediamo come possiamo aiutarli con la nutrizione quindi!  

    Come cambia il metabolismo e le esigenze nutrizionali di un cane castrato 

    Dopo la castrazione o la sterilizzazione, vengono a mancare all’organismo del nostro cane gli ormoni sessuali, che rappresentano uno dei motori dell’anabolismo, ovvero della spinta del corpo a creare nuovi tessuti.
    Un cane castrato diminuirà quindi in modo importante il suo fabbisogno calorico, anche di un 20-30% del totale calorico giornaliero. Per darvi un’idea chiara: è come se voi doveste togliere di botto uno dei vostri 3 pasti giornalieri (colazione/pranzo/cena) per mantenere il vostro peso attuale!  

    Oltre ad una drastica riduzione calorica ridotta al metabolismo inoltre, la perdita degli ormoni sessuali provoca in molti soggetti anche una maggiore riluttanza al movimento. Si muovono meno, sono meno attivi e per questo è possibile che si riduca ulteriormente la quota di calorie necessaria.  

    Ma non conta solo la quantità, dobbiamo vedere come dividerle calorie! Per aiutare l’organismo del nostro cane sarà importante fornire una buona quota di proteine di alto valore biologico (ovvero di origine animale), in modo da aiutare l’organismo nei processi anabolici, che la castrazione tende ad arrestare.  

    Come evitare il sovrappeso per il cane castrato 

    Per evitare il sovrappeso dopo la castrazione è importante ridurre l’apporto calorico, senza ridurre quello di proteine. Un’altra possibilità ovviamente è quella di aumentare la spesa energetica e ne parleremo in modo più approfondito fra qualche paragrafo. Vediamo invece le questioni inerenti l’alimentazione per capire bene cosa fare.  

    Se dopo la castrazione abbiamo visto che dobbiamo diminuire le calorie anche di un 20-30%, la tendenza sarà quella di prendere l’alimento precedente e ridurne semplicemente le quantità. Anche se questo approccio potrebbe non lasciare danni, dato che la riduzione è importante, ma non così intensa come altre che possiamo operare noi medici veterinari esperti in nutrizione, non è quello corretto.  

    Vi faccio qualche esempio numerico perché mi capiate. Facciamo conto che il nostro cane sta mangiando 300g di crocchette al giorno prima della sterilizzazione, pari a circa 1000kcal al giorno. Le crocchette che stiamo utilizzando contengono circa un 23% di proteine su sostanza secca. Possiamo arrotondare dicendo che quindi 300 grammi di crocchette contengono circa 69g di proteine.  

    Dopo la castrazione, il suo fabbisogno energetico sarà di 700-800kcal. Se noi continuiamo ad utilizzare le crocchette precedenti, diminuendo semplicemente le quantità di un 20% ad esempio, il nostro cane mangerà magari l’apporto giusto di calorie, ma saranno molto diminuite anche le proteine (da 69g precedenti a 55g circa). Questo è il punto!  

    Il nostro cane invece dovrebbe mangiare il medesimo apporto proteico precedente (ovvero 69-70g circa nel nostro esempio), ma ridurre l’apporto calorico. Come fare? Eh! Non è facile! Dovremmo scegliere un alimento con maggiore tenore proteico, oppure farci aiutare ad aggiungere la giusta quota di proteine tramite un alimento umido completo, generalmente ricchi di proteine e poveri di carboidrati.  

    Un’altra possibilità (quella che preferisco, ovvio!) è passare ad un’alimentazione fresca, specialmente formulata, in modo che questo problema non si verifichi! Avendo un piano dieta bilanciato infatti il vostro cane riceverà la giusta quota proteica su base calorica, senza far mancare nessun nutriente e soprattutto senza eccedere il calorie. Vogliamo mettere poi la gioia di mangiare una ciotola fresca?!  

    Come e quando cambiare alimentazione  

    Un altro aspetto fondamentale riguarda il quando cambiare alimentazione.
    Il metabolismo del cane inizia a cambiare non dal giorno stesso della sterilizzazione, ma da circa un mese dopo, quando gli ormoni in circolo sono stati completamente smaltiti dall’organismo.
    In generale quindi è buona norma iniziare il cambio dieta dopo l’intervento, a partire circa dalla settimana successiva, in modo da non aggiungere ulteriore stress alla chirurgia.  

    Altro aspetto fondamentale come sempre è quello di cambiare in modo graduale, in modo da dare tempo all’organismo di “accomodarsi”. Se ricordate l’esempio che ho fatto sul pasto mancante, immaginate che una diminuzione così drastica è meglio operarla nel giro di 7-10 giorni, non da un giorno all’altro. Questo vale specialmente se nel contempo stiamo inserendo un nuovo alimento. In questo modo evitiamo anche diarrea da cambio dieta!   

    Aumentare il movimento fisico aiuta il nostro cane non solo a bruciare calorie, ma anche a mettere su maggiori quantità di muscolo

    Quanto movimento deve fare il cane castrato per evitare il sovrappeso 

    Ed eccoci alla parte movimento, perché lo abbiamo detto la bilancia dobbiamo controllarla in qualche modo. Aumentare il movimento fisico aiuta il nostro cane non solo a bruciare calorie, ma anche a mettere su maggiori quantità di muscolo, che altrimenti si andrebbero consumando con il tempo. E la massa magra poi brucia una maggiore quantità di calorie per mantenersi, instaurando in questo modo un circolo virtuoso che permetterà al nostro cane di mantenersi in forma.  

    Eccoci al dunque: quanto farli muovere e quando? Partiamo dal come!
    La migliore attività fisica per aiutare un cane castrato a mantenersi in forma è la camminata veloce.
    Non corsa, non salti, non gioco, ma camminata veloce. Camminando velocemente il suo organismo brucerà calorie senza produrre acido lattico né danneggiare i tessuti. I suoi muscoli saranno stimolati ad aumentare di volume.  

    Vediamo per quanto tempo a questo punto. Un tempo corretto potrebbe essere di 20-30 minuti per almeno 3 o 4 volte a settimana. Meglio di tutto se queste passeggiate saranno nel verde, in un ambiente tranquillo, in modo da non stimolare eccesso di cortisolo.
    Vi sembra utopia? Forse! Ma di fatto anche a noi farebbe tanto bene camminare almeno per questo lasso di tempo e nel verde. Perché non cogliere “la scusa” allora e aiutare noi e loro al tempo stesso?  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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    Possiamo dare la pasta al gatto?

    mercoledì, 08 Novembre 2023 by Gruppo Nutravet
    pasta al gatto

    Gatti e pasta non sono un binomio vincente, dobbiamo dirlo.
    In questo articolo approfondiamo perché, pur non essendo un alimento tossico, è meglio non dare pasta al gatto. Poiché molti gatti ne sono golosi però vediamo anche quanto darne e come prepararla.  

    I gatti sono sicuramente uno degli animali domestici più diffuso in Italia e la pasta è senza dubbio l’alimento più comune sulle tavole degli italiani. Cosa ne discende da queste due affermazioni?
    Che ci saranno sicuramente molte persone che si chiedono se il loro gatto può mangiare la pasta presente sulle nostre tavole. Una risposta rapida a questa domanda non ce l’ho purtroppo, pena cadere in banalizzazioni eccessive, vediamo quindi quale è il rapporto fra gatto e pasta.  

    La pasta non è tossica per il gatto 

    Partiamo da questa certezza: la pasta non è tossica per il gatto.
    Il gatto domestico infatti pur essendo un carnivoro stretto sviluppa in genere una discreta capacità di digestione degli amidi. Quello che intendo, è che l’amido, principale zucchero complesso di cui è composta la pasta, può effettivamente essere digerito e assimilato, almeno in parte, dal gatto.
    E se vi sembra un’aberrazione, sappiate che posso essere in parte d’accordo con voi, ma purtroppo anche tutti gli alimenti secchi per gatti sono composti da circa un 40% di amido!  

    Abbiamo chiarito quindi che la pasta non è tossica per il gatto, ma questo non vuol dire che gli faccia bene.
    La pasta infatti ha due grandi punti a sfavore per l’alimentazione del gatto:  

    • Apporta molta energia, ma poche proteine: la pasta è composta principalmente da zuccheri. La quota proteica presente nella pasta è piccola e comunque difficilmente utilizzabile dal gatto (glutine).
      Il nostro gatto quindi quando mangia pasta ingerirà moltissime calorie e pochissime proteine. Il fatto molto interessante, è che è dimostrato che un gatto sceglie di quanti e quali alimenti cibarsi, in base soprattutto al suo fabbisogno di proteine. Non trovandone quindi nella pasta, il nostro gatto potrebbe trovarla gradevole, ma non avrebbe nessun freno di stop. Questo potrebbe portarlo nel tempo a ingrassare considerevolmente.  
    • Stimola il picco insulinico, danneggiando la salute del gatto: quando un gatto mangia della pasta, nel suo sangue arriva una grande quantità di zuccheri tutti assieme.
      L’organismo del gatto a quel punto risponderà al picco di zuccheri, producendo una grande quantità di insulina, l’ormone destinato a ridurre gli zuccheri nel sangue. Il picco di zuccheri però e il conseguente picco insulinico hanno degli effetti dannosi sul organismo del gatto, carnivoro stretto.
      È dimostrato infatti che una quantità di zuccheri alta nel sangue porta l’organismo verso una patologia molto grave e sempre più comune del gatto: il diabete mellito!  
    La pasta è composta principalmente di zuccheri. La quota proteica data dal glutine è difficilmente utilizzabile dal gatto.

    Quanta pasta si può dare al gatto  

    Poca! Come abbiamo visto sopra infatti, la pasta pur non essendo considerata un alimento velenoso per il gatto, è assolutamente dannosa nel lungo periodo. Questo è specialmente vero se il gatto mangia abitualmente alimento secco (crocchette), che contiene grandi quantità di amido a cui quella della pasta si andrebbe a sommare.  

    Il gatto può però mangiare uno o due spaghetti da tavola con noi, sporadicamente! Ovviamente la pasta deve essere cucinata senza nessuno degli alimenti tossici per gatti: ad esempio, non va assolutamente data una pasta condita con sugo alle cipolle.  

    Se quindi vogliamo allungare il famoso spaghetto da tavola al nostro gatto, dobbiamo essere coscienti che è un animale molto piccolo di taglia rispetto a noi e che è un carnivoro stretto. Diamone quindi piccolissime quantità (uno spaghetto o massimo 2 a settimana per un gatto) e sempre solamente come extra.  

    Come dare la pasta al gatto 

    La pasta non deve costituire un pasto abituale per il gatto, ma neanche un premietto abituale. Non deve essere integrata alla sua alimentazione. Ma se proprio volete darla, seguite questi semplici accorgimenti:  

    • Date al vostro gatto pasta non scotta: fra i falsi miti anche quello della cottura della pasta, di cui abbiamo già parlato per il cane. In realtà, la pasta scotta è assolutamente meno digeribile di quella cotta “giusta” diciamo.
      Non al dente, come piace a noi italiani, ma giusta.  
    • Aggiungete poco sale: non è vero neanche che il sale fa male ai reni del gatto, non ci sono assolutamente dati scientifici in questo senso. Se mettete troppo sale però quello che potrebbe succedere è che il vostro gatto si disidrati molto e questo non fa bene al suo organismo. Poco sale quindi!  
    • Evitate alimenti tossici nei condimenti: no quindi a tutti i sughi e le salse cucinati con aglio e cipolla.
      Meglio evitare anche pomodoro crudo, che potrebbe dare vomito. Sì invece, a meno che il vostro gatto non abbia problemi di salute, ai grassi. Olio e, soprattutto, burro, sono in genere di facile digestione per il gatto, così come qualsiasi tipo di carne o pesce.  

    E se il vostro gatto va pazzo di pasta e ne vuole mangiare di più delle piccolissime quantità che vi ho suggerito, mi raccomando, non cedete!
    Pensate al rischio di diabete, che per lui/lei che è un carnivoro stretto è davvero dietro l’angolo. Piuttosto, possiamo gratificarlo/a con snack a base di fonti proteiche e grassi, sani e gustosi e adatti alla specie.  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DMV per Kodami

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    Riso soffiato per cani. Fa bene o fa male?

    mercoledì, 01 Novembre 2023 by Gruppo Nutravet
    riso soffiato

    Dalle stelle alle stalle, il riso soffiato bisogna capire se fa bene o fa male al nostro cane.
    Ne parliamo in questo articolo, assieme ad alcuni accorgimenti su come darlo e quanto darne.  

    Il riso soffiato è stato forse uno degli alimenti più comuni nell’alimentazione casalinga del cane, soprattutto in quel periodo storico in cui l’alimentazione completa in crocchette non si era ancora sviluppata molto.
    Al riso soffiato veniva aggiunta in genere la scatoletta di carne, qualche verdura e via, il pasto per il nostro cane era servito.  

    Cosa è effettivamente il riso soffiato?

    Il riso soffiato è un chicco di riso che è stato sottoposto al processo di soffiatura (to puff in inglese), utilizzato anche per altri cereali.
    Il processo consiste in una prima parte ad alta temperatura (300-400°C), cui segue un’introduzione di vapore acqueo preriscaldato, che è necessario agli amidi presenti nel riso per idratarsi e quindi diventare digeribili. Infine la pressione viene abbassata di botto, provocando così la vera e propria soffiatura, ossia l’aumento di volume del chicco. Ora che sapete di cosa si tratta esattamente, vediamo gli altri aspetti che riguardano il riso soffiato nell’alimentazione del cane.  

    Fa bene o fa male al cane? 

    Il riso soffiato in sé non è né il bene assoluto, né il male per il nostro cane.
    Di base si tratta infatti di un cereale con molti punti di forza: è ricco di calorie, utili per integrare la dieta del cane, di facile digeribilità e senza glutine.  

    Di contro però il riso soffiato avendo una densità calorica importante, può rappresentare un problema se dato in eccesso, portando il nostro cane all’obesità.
    Inoltre pur essendo ricchi di amido, uno zucchero complesso, il riso soffiato presenta un indice glicemico molto elevato. Alzando in modo repentino gli zuccheri nel sangue, porta ad una massiccia produzione di insulina, con tutti i possibili problemi metabolici correlati.  

    Insomma, il riso soffiato può essere utilizzato per le diete del cane, ma se ci teniamo al nostro pet dobbiamo saperlo inserire in una dieta ben bilanciata.  

    Le gallette di riso soffiato sono sostanzialmente riso soffiato compattato e pronto in porzioni

    Come dare il riso soffiato al cane  

    Il riso soffiato può essere dato al cane in due modi: come alimento principale o come snack.
    Come alimento principale si intende inserito all’interno della dieta del nostro cane, quindi in quantità magari anche importanti. In questo caso però sicuramente il Medico Veterinario esperto in nutrizione che formulerà la dieta terrà conto dell’indice glicemico elevato, mescolandolo ad altri alimenti che possano ridurlo.
    Ad esempio, potrebbe essere dato assieme ad alimenti ricchi di proteine e grassi, con un buon quantitativo di fibre associato. In questo modo, è possibile evitare il picco glicemico post prandiale.  

    Riguardo al come è importante sapere che il riso soffiato è pronto da servire e non deve necessariamente essere ammollato in acqua previamente. Come dico spesso ai miei clienti: state dando da mangiare al vostro cane, mica ad una nonna senza dentiera!  

    Un altro modo di dare riso soffiato al vostro cane un pochino più alla portata di tutti invece è quello di utilizzare delle gallette. Le gallette di riso soffiato infatti sono sostanzialmente riso soffiato compattato e pronto in porzioni. Snack ottimo per molti cani che soffrono di reflusso gastroesofageo e vomito a stomaco vuoto, le gallette devono essere date in piccole quantità per evitare gli eccessi calorici.  

    Quanto darne al cane  

    Veniamo al quanto darne, punto sempre un po’ dolente dei nostri approfondimenti. Se abbiamo il riso soffiato inserito all’interno della dieta, sarà stato il nostro Medico Veterinario nutrizionista a scegliere la quantità e quindi siamo mediamente a posto.  

    Nel caso delle gallette, se il nostro cane è di piccola taglia e in peso forma (non grasso!) possiamo darne una quantità di 3,5-4g al giorno senza fare probabilmente eccessivi danni. Se invece abbiamo un cane di taglia medio grande possiamo salire fino a 10g al giorno. Cercate comunque di non eccedere visto che si tratta di calorie extra!  

    Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM, per Kodami

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