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Lettiera del gatto per il cane: perché è così irresistibile?

giovedì, 08 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Lettiera del gatto per il cane

Chi vive con un cane e un gatto lo sa: uno dei comportamenti più difficili da tollerare è il cane che va a “fare visita” alla lettiera del gatto. Non si tratta solo di una questione di disgusto, ma di un comportamento che può avere conseguenze anche serie sulla salute del cane. Capire perché la lettiera del gatto risulti così attraente è il primo passo per affrontare il problema in modo corretto.

Convivenza cane e gatto: quando nasce il problema

Quando cane e gatto condividono gli spazi, possono comparire comportamenti spiacevoli che non sempre sono facili da interpretare. Il cane che mangia la lettiera del gatto è uno di questi. Le motivazioni non sono mai univoche: spesso entrano in gioco più fattori insieme, come fame, noia, problemi intestinali o semplicemente la scoperta di qualcosa che il cane considera buono.

Perché le feci del gatto piacciono al cane

Il primo motivo è piuttosto semplice, anche se poco piacevole: al cane le feci del gatto spesso piacciono. Questo dipende dal fatto che il cibo per gatto è più ricco di grassi rispetto a quello per cane. Una parte di questi grassi non viene completamente digerita e finisce nelle feci, rendendole molto appetibili per il cane. In questi casi, la lettiera viene ingerita come “effetto collaterale” mentre il cane cerca le feci.

Fame reale o percepita

Un’altra causa frequente è la fame. Cani messi a dieta, con accesso limitato al cibo o con patologie che aumentano l’appetito, come diabete mellito, ipotiroidismo o dopo la castrazione, possono iniziare a cercare cibo ovunque. In queste situazioni il cane può rivolgere l’attenzione anche verso ciò che noi non consideriamo cibo, come feci e lettiera del gatto.

Quando il cane mangia proprio la lettiera

Lettiera del gatto per il cane

Diverso è il caso in cui il cane mangia la lettiera in sé, a volte anche quando è pulita. Qui non siamo più di fronte solo a un comportamento legato al gusto. Se la lettiera è minerale o in silicio, quindi composta da materiale non commestibile, si entra nel campo della pica, cioè l’ingestione di oggetti non alimentari. Questo comportamento è sempre anomalo e indica un problema di fondo, che può essere comportamentale, gastroenterico o una combinazione delle due cose.

Noia, ansia e intestino

Un cane che ingerisce materiale non alimentare può farlo per noia, ansia o mancanza di autocontrollo. In altri casi può esserci un’infiammazione intestinale sottostante che spinge il cane a cercare sollievo attraverso l’ingestione di sostanze insolite. Capire quale sia la causa reale richiede il supporto di un medico veterinario esperto in comportamento, l’unico in grado di escludere problemi organici e impostare un percorso adeguato.

Il caso delle lettiere vegetali

Alcuni cani mostrano interesse solo per lettiere a base di mais o altri materiali vegetali. Anche se non sono veri alimenti, queste fibre possono essere ingerite volontariamente dal cane nel tentativo di alleviare un malessere intestinale. Anche in questo caso, però, la componente ansiosa e il legame tra intestino e cervello giocano un ruolo importante, e il problema non va banalizzato.

Le conseguenze per la salute del cane

Mangiare la lettiera del gatto non è solo sgradevole. Le conseguenze possono andare dall’alito cattivo e vomito fino a problemi molto più seri. Una delle complicazioni più frequenti è la trasmissione di parassiti intestinali. Alcuni parassiti possono passare dal gatto al cane, come il Toxoplasma gondii, che nel cane può causare anche sintomi neurologici importanti.
Un altro rischio è l’occlusione intestinale: sia le lettiere minerali sia quelle vegetali possono formare boli che l’intestino non riesce a spingere avanti, rendendo necessario, nei casi più gravi, un intervento chirurgico.

Cosa fare nel breve termine

Nel breve periodo è fondamentale impedire al cane l’accesso alla lettiera del gatto. Una soluzione pratica è mettere la lettiera in una zona a cui il cane non ha accesso, per esempio un balconcino con la gattaiola o un bagno con la gattaiola. È comunque indispensabile pulirla ogni giorno, perché l’accumulo di odore di ammoniaca può spingere il gatto a non usarla.

Cosa fare nel lungo termine

Nel lungo periodo è necessario lavorare sulle cause profonde del comportamento. Se c’è un problema metabolico, gastroenterico o comportamentale, va identificato e trattato per tempo. Ignorare il problema significa rischiare che si aggravi, con conseguenze sempre più difficili da gestire per il cane e per la convivenza con il gatto.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Problemi digestivi del cane: come riconoscerli e interpretarli

giovedì, 01 Gennaio 2026 by Gruppo Nutravet
Problemi digestivi del cane

I problemi digestivi nel cane sono sempre più comuni e spesso vengono sottovalutati. Capita di pensare che vomitare ogni tanto o avere feci molli sia “normale”, soprattutto se succede a tanti cani. In realtà non è così. L’apparato digerente del cane manda segnali chiari quando qualcosa non funziona, e imparare a leggerli è fondamentale. Questo articolo è pensato per chi vive con cane e gatto, perché anche se qui ci concentriamo sul cane, l’attenzione all’apparato digerente dovrebbe essere una buona abitudine per entrambi.

Quando parlare davvero di problemi digestivi

Un episodio isolato può capitare, ma quando un sintomo si ripete nel tempo non va ignorato. In generale, se uno o più disturbi digestivi compaiono anche solo in modo intermittente, ma più di una volta a settimana per almeno tre settimane, è corretto parlare di un problema digestivo. Nella maggior parte dei casi, questi segnali sono l’espressione di una infiammazione intestinale cronica, oggi definita più correttamente come enteropatia cronica.

Vomito: non solo una questione di stomaco vuoto

Il vomito è uno dei segnali più frequenti. Può avvenire a stomaco pieno, a stomaco vuoto, subito dopo mangiato oppure dopo aver ingerito erba. Il classico vomito giallo, biliare, è molto comune nei cani che restano a digiuno per molte ore. Anche se è diffuso, non deve essere considerato normale. Un vomito che si ripresenta con regolarità è sempre un campanello d’allarme.

Diarrea: attenzione a consistenza e frequenza

Problemi digestivi del cane

Spesso si parla di diarrea solo quando le feci sono liquide, ma la definizione è più ampia. Feci molli, non raccoglibili, o un aumento della frequenza di defecazione oltre le tre volte al giorno rientrano già nella diarrea. Un cane che defeca cinque volte al giorno, anche con feci formate, può avere una diarrea cronica. Osservare le feci è utile perché può dare indicazioni su quale tratto dell’intestino è coinvolto, anche se non sostituisce gli esami diagnostici.

Costipazione: meno comune, ma possibile

La costipazione è meno frequente nel cane rispetto al gatto, ma può comunque comparire. Si parla di costipazione quando il cane defeca meno di una volta al giorno. Anche questo può essere un segnale di infiammazione intestinale, ma è importante escludere altre cause, come problemi prostatici nei maschi o disturbi delle sacche perianali.

Colite: il muco come segnale chiave

La presenza di muco nelle feci è uno dei segni più tipici di colite, cioè infiammazione dell’intestino crasso. Spesso è accompagnata da urgenza di defecazione e da un aumento della frequenza. I cani che defecano più di quattro volte al giorno rientrano spesso in questo quadro. In alcune razze la colite può essere particolarmente seria, ma può colpire qualsiasi cane.

Dolore addominale: il sintomo che passa inosservato

Le coliche sono tra i segnali più difficili da riconoscere. Non sempre si accompagnano a diarrea o vomito. A volte l’unico indizio è un cane che si isola, si nasconde o appare infastidito dopo mangiato. In altri casi si possono sentire borborigmi, i classici rumori intestinali, o osservare veri e propri spasmi addominali.

Disoressia: quando il cane mangia senza entusiasmo

La disappetenza è probabilmente il sintomo più sottovalutato. Un cane che non mangia con gusto tutti i pasti, soprattutto al mattino, va osservato con attenzione. In alcune taglie e razze può essere l’unico segnale di un problema intestinale cronico, anche in assenza di altri disturbi evidenti.

Cosa fare se sospetti problemi digestivi

Il primo passo è riconoscere che il problema esiste. Se i sintomi si ripetono, è importante rivolgersi al medico veterinario per una visita e alcuni esami di base, come analisi delle feci o del sangue. Se questi non chiariscono la situazione e i disturbi persistono, soprattutto nei cani giovani, può essere utile il consulto con un veterinario gastroenterologo.

Come aiutare concretamente il cane

Nei momenti acuti può essere necessario un supporto farmacologico, come antiemetici o astringenti, e in alcuni casi fluidoterapia. Gli antibiotici, salvo situazioni specifiche, non sono la soluzione ideale nel lungo periodo. Spesso il vero punto di svolta è la dieta, che deve essere personalizzata: alcuni cani necessitano di meno grassi, altri di più fibre o di fonti proteiche specifiche. Nei casi più complessi può essere indicata un’endoscopia con biopsia, uno strumento diagnostico prezioso.

Riconoscere i problemi digestivi del cane richiede osservazione, pazienza e collaborazione con il medico veterinario. I miglioramenti possono essere graduali, ma con il percorso giusto il benessere a lungo termine è un obiettivo realistico.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Gatti e odori: quali odiano?

giovedì, 25 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Gatti e odori

Chi vive con un gatto si accorge presto che questo animale ha un rapporto molto particolare con gli odori. Un profumo che per noi è piacevole può diventare insopportabile per il gatto, tanto da spingerlo ad allontanarsi o a evitare una stanza. Capire come funziona l’olfatto del gatto e quali odori risultano sgraditi è utile non solo per migliorare la convivenza, ma anche per evitare stress inutili. L’articolo è pensato per chi vive con cane e gatto, perché spesso in casa gli odori sono condivisi, ma percepiti in modo molto diverso.

Il ruolo dell’olfatto nel gatto

Il gatto possiede un olfatto molto più sviluppato rispetto a quello umano. È considerato, come il cane, un animale macrosmatico, cioè capace di percepire e distinguere moltissime molecole odorose. Questa abilità è legata alla sua natura di carnivoro cacciatore: l’odore è fondamentale per riconoscere il cibo, valutare l’ambiente e individuare potenziali pericoli. Rispetto al cane, però, il gatto affianca all’olfatto anche una vista molto efficiente, soprattutto nel cogliere i movimenti.

Quando una molecola odorosa entra nel naso del gatto, viene trasformata in un segnale che il cervello interpreta come gradevole o sgradevole. Da qui nasce la reazione: avvicinarsi, restare indifferente oppure allontanarsi rapidamente.

Menta e odori mentolati

Tra gli odori meno amati dai gatti troviamo quelli mentolati. Menta, eucalipto e timo hanno note molto pungenti che risultano fastidiose per il loro olfatto. Non si tratta di sostanze tossiche, ma l’intensità dell’aroma provoca una reazione di rifiuto immediata. È facile notare come il gatto si scosti di colpo se sente un odore di questo tipo. Per questo motivo, profumi per ambienti o detergenti mentolati non sono ideali in una casa con un gatto.

Agrumi

Anche gli agrumi rientrano tra gli odori poco graditi. Arancia, limone, mandarino e bergamotto emanano profumi molto intensi, soprattutto dalla buccia. Questi oli essenziali non sono tossici, ma risultano eccessivamente forti per le narici del gatto. È normale quindi che eviti zone dove sono presenti scorze o profumazioni agrumate.

Odori legati a esperienze negative

Il gatto è particolarmente bravo ad associare un odore a un’esperienza spiacevole. Questo meccanismo, noto come avversione appresa, riguarda soprattutto l’odore del cibo. Se un gatto si è sentito male dopo aver mangiato un certo alimento, anche per cause non direttamente collegate, può rifiutare quell’odore per molto tempo. Non si tratta di un comportamento razionale e non esistono scorciatoie per “convincerlo” ad accettarlo di nuovo: l’unica soluzione è aspettare.

Aceto

L’odore dell’aceto, acido e penetrante, è generalmente mal tollerato dal gatto. Non è una sostanza tossica, ma la sua intensità lo rende sgradevole. In alcuni casi, piccole quantità possono essere accettate, soprattutto se l’odore più forte ha avuto il tempo di attenuarsi. È comunque meglio usarlo con cautela, soprattutto nelle pulizie domestiche.

Profumi chimici e oli essenziali

Molti profumi per la persona o per la casa, sia naturali sia sintetici, possono risultare fastidiosi. Il gatto lo dimostra semplicemente cambiando stanza o evitando il contatto. Un buon approccio è introdurre gradualmente un nuovo profumo, osservando il comportamento del gatto e lasciandogli la possibilità di scegliere.

Alcol

L’alcol è spesso presente nei profumi e nei detergenti. Oltre a essere percepito come molto sgradevole, rappresenta anche una sostanza potenzialmente tossica per il gatto. Fortunatamente evapora in fretta, ma è bene prestare attenzione durante l’uso.

Sostanze fortemente irritanti

Ammoniaca, cloro e acidi forti hanno un odore estremamente intenso e sono tossici. Il gatto li percepisce come dolorosi già a livello olfattivo. Anche se diluiti, è sempre consigliabile tenere il gatto lontano durante l’utilizzo.

In conclusione

Il gatto vive gli odori in modo molto più intenso rispetto a noi. Rispettare questa sensibilità significa migliorare il suo benessere quotidiano e rendere la casa un ambiente più sereno, per il gatto, per il cane e anche per noi.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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I cibi che i cani preferiscono: come orientarsi tra gusti, abitudini e buon senso

giovedì, 18 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
I cibi che i cani preferiscono

Chi vive con un cane lo sa bene: davanti al cibo l’entusiasmo non manca quasi mai. Questo però non significa che tutti gli alimenti suscitino la stessa reazione. Con il tempo impariamo a riconoscere quali profumi fanno davvero “scattare” il cane e quali invece vengono accettati senza particolare trasporto. Capire cosa piace di più al cane è utile non solo per viziarlo ogni tanto, ma anche per scegliere premi, extra e integrazioni in modo consapevole. L’articolo è pensato per proprietari di cane e gatto, perché spesso in casa la gestione del cibo riguarda entrambi, anche se con esigenze molto diverse.

Come si capisce cosa piace davvero al cane

Il cane tende ad assaggiare quasi tutto, ma ci sono segnali chiari: agitazione quando sente un odore specifico, attenzione improvvisa verso la cucina, ricerca insistente di quel cibo. Ogni cane ha preferenze personali, ma esistono categorie di alimenti che risultano più appetibili in generale. Di solito vincono i cibi ricchi di proteine e grassi, ma anche sapori salati e leggermente dolci sono molto graditi.

Carne: il grande classico

La carne è in assoluto tra i cibi più amati. Il cane è un carnivoro con una buona capacità di adattamento e reagisce in modo molto positivo alla presenza di carne nella ciotola. Manzo, maiale ben cotto, pollo e tacchino sono tra le scelte più apprezzate. È fondamentale ricordare che la carne di maiale deve essere sempre cotta completamente, mentre le altre carni possono essere crude solo all’interno di diete formulate da un professionista. Se usata come extra, meglio una cottura semplice e senza condimenti, evitando ingredienti tossici come aglio e cipolla.

Formaggio: irresistibile, ma con moderazione

Molti cani mostrano un vero entusiasmo per il formaggio. Il motivo è probabilmente legato al contenuto di grassi e all’odore intenso. Il formaggio può essere usato come premio occasionale, scegliendo varietà stagionate e a pasta dura, in quantità molto ridotte. I formaggi freschi sono più ricchi di lattosio e possono causare disturbi intestinali. Da evitare completamente quelli con muffe.

Dolci: piacciono, ma sono da evitare

Anche se il cane può sembrare entusiasta davanti a biscotti e cornetti, i dolci non sono adatti. Apportano zuccheri e grassi in eccesso e possono creare sbalzi glicemici poco salutari. Alcuni ingredienti, come cioccolato e uvetta, sono addirittura tossici. Se si vuole condividere un momento come la colazione, meglio scegliere alternative più idonee, come piccoli snack proteici o yogurt naturale.

Frattaglie: gusto intenso e valore nutrizionale

I cibi che i cani preferiscono

Fegato e cuore sono spesso molto graditi, anche se poco presenti nelle abitudini quotidiane. Oltre al sapore deciso, apportano vitamine importanti. Proprio per questo devono essere dosate con attenzione, soprattutto il fegato. Le regole di preparazione sono simili a quelle della carne, facendo attenzione a non eccedere.

Pane: tradizione da rivedere

Il pane è stato a lungo considerato adatto al cane, ma oggi se ne riconoscono i limiti. È calorico, povero di nutrienti utili e ricco di glutine. Può essere offerto solo saltuariamente e in piccole quantità, soprattutto se il cane mostra sensibilità digestive.

Yogurt, frutta e verdura

Alcuni cani apprezzano alimenti considerati “insospettabili”. Lo yogurt naturale, senza zuccheri, può risultare gradevole per il sapore leggermente acidulo. La frutta piace per il contenuto zuccherino, ma va limitata e mai data ogni giorno; l’uva resta sempre vietata. La verdura, esclusi gli ortaggi tossici o crudi problematici, può essere proposta soprattutto a cani senza disturbi intestinali, spesso cruda per la sua croccantezza.

Conclusione

Conoscere i cibi che il cane preferisce aiuta a migliorare il rapporto quotidiano e a gestire meglio premi ed extra. Il gusto è importante, ma deve sempre andare di pari passo con la salute, ricordando che ciò che piace non è sempre ciò che fa bene

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Gatti vegani: perché non è una buona idea

giovedì, 11 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Gatti vegani

Negli ultimi anni si è tornati a parlare di gatti vegani, complici alcuni studi rilanciati sui social e interpretati in modo un po’ troppo libero. Così molte persone hanno iniziato a chiedersi se un gatto possa vivere seguendo un’alimentazione completamente vegetale. In alcuni casi c’è addirittura chi sostiene che si possa “educare” un gatto al veganesimo.

La risposta, però, è semplice e diretta: no, il gatto non può essere vegano. Non si tratta di un’opinione, ma di un dato biologico che riguarda la sua evoluzione, la sua anatomia e la sua fisiologia.

Perché il gatto non è adatto a una dieta vegana

Il gatto discende da un predatore selvatico e, nonostante la convivenza con l’uomo, è cambiato pochissimo nel corso dei millenni. Un gatto che vive libero tende spontaneamente a cacciare e a nutrirsi come i suoi antenati. Questa attitudine alla caccia non è un dettaglio caratteriale, ma un tratto che ritroviamo nel suo corpo.

Basta guardare la bocca del nostro gatto: canini lunghi, denti appuntiti, nessuna superficie piatta adatta a triturare vegetali. È la dentatura di un carnivoro, molto più simile a quella di un cane, di un furetto o di un felino selvatico che non a quella di un animale onnivoro o erbivoro.

E la forma dei denti non è un semplice fatto estetico: è legata a funzioni precise. Un gatto concepito per catturare prede, strappare carne e frantumare ossa avrà anche un apparato digerente, un metabolismo e un fabbisogno nutrizionale coerenti con questo stile alimentare.

Cosa significa “carnivoro stretto”

Il gatto viene definito un carnivoro stretto, mentre il cane è considerato un carnivoro opportunista. Questo perché, durante la sua co-evoluzione con l’essere umano, il cane ha sviluppato una certa flessibilità nel digerire carboidrati e ingredienti vegetali. Il gatto invece no: è rimasto quasi identico ai suoi antenati.

In nutrizione si parla di idiosincrasie nutrizionali, ossia caratteristiche metaboliche determinate dall’evoluzione e non modificabili nel singolo individuo. Il gatto ne ha molte: non può sintetizzare da solo la taurina, non può trasformare la provitamina A in vitamina A attiva, non è in grado di produrre l’acido arachidonico a partire da altri grassi. Sono tutte sostanze che un carnivoro stretto ottiene naturalmente dalla carne.

Questo significa che una dieta vegetale non potrà mai essere completa senza massicce integrazioni sintetiche. E anche ammesso che si provi a compensare, il margine di errore è enorme.

Quali rischi comporta una dieta vegana per il gatto

I problemi legati a un’alimentazione vegana nel gatto sono molti e non sempre immediati da riconoscere.

1. Carenze nutrizionali
Gli alimenti vegani commerciali, secondo diversi studi, risultano spesso non bilanciati. E anche una dieta casalinga vegana presenta rischi enormi: ingredienti poveri dei nutrienti necessari e ricchi di fibra che ostacola l’assorbimento.
Le carenze più evidenti riguardano la taurina (cecità, problemi cardiaci) e gli acidi grassi essenziali (pelo opaco, pelle secca). Ma non tutte le carenze sono facili da individuare e non tutti i veterinari sono abituati a sospettarle.

2. Effetti sulla tiroide
Una dieta vegana comporta spesso un uso abbondante di soia. Questa può interferire con la tiroide del gatto, aumentando il rischio di ipertiroidismo, anche a distanza di anni.

3. Alterazioni del microbiota intestinale
Troppe fibre possono modificare pesantemente il microbiota intestinale, con conseguenze ancora poco studiate ma potenzialmente importanti.

Come dovrebbe essere la dieta corretta di un gatto

La nutrizione ideale del gatto deve sempre includere un’alta percentuale di proteine animali: carne, pesce o uova. È preferibile limitare o evitare ingredienti ricchi di amido come cereali, patate e legumi.

Le proteine animali apportano naturalmente taurina, acido arachidonico, vitamine in forma biodisponibile (come la vitamina A attiva) e altri micronutrienti indispensabili. Nei cibi commerciali la taurina può essere integrata, perché il calore dei processi produttivi tende a degradarla.

Piccole quantità di fibra vegetale possono essere utili, ma sempre in modo mirato e moderato.

Conclusione

Voler rispettare le proprie scelte etiche è comprensibile, ma non possiamo applicarle a un gatto, che non ha la fisiologia di un onnivoro. Costringerlo a un regime vegano significa esporsi al rischio di carenze, malattie anche gravi e danni permanenti.

Scegliere l’alimentazione giusta per un gatto non è solo una questione di dieta: è un atto di responsabilità verso un animale che dipende totalmente da noi e che, per natura, rimane un carnivoro a tutti gli effetti.

Articolo della dott.ssa Maria Mayer, DVM

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Cane e odori: quali proprio non sopporta?

giovedì, 04 Dicembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cane e odori: quali proprio non sopporta?

Chi vive con un cane lo sa bene: il naso è il suo strumento principale per interpretare il mondo. L’olfatto gli racconta chi è passato, cosa sta succedendo e perfino se un alimento è interessante oppure no. Ma se è vero che il cane percepisce odori che noi nemmeno notiamo, è altrettanto vero che alcuni profumi gli risultano davvero insopportabili.
In questo articolo vediamo perché il cane detesta certi odori e quali sono quelli più comunemente sgraditi.

Perché l’olfatto del cane è così sensibile?

Il cane è un animale macrosmatico, cioè dotato di un olfatto estremamente sviluppato. L’essere umano, al contrario, è microsmatico, e questo dipende dall’evoluzione delle due specie. Per un predatore l’olfatto è sempre stato essenziale: doveva individuare la preda e seguirne le tracce, molto prima di assaggiarla. Per noi, invece, il gusto è sempre stato più utile per evitare cibi potenzialmente tossici.

Il meccanismo dell’olfatto nel cane è affascinante: quando respira, le molecole presenti nell’aria raggiungono la mucosa olfattiva, ricca di cellule specializzate. Queste cellule trasformano gli stimoli chimici in impulsi elettrici che arrivano al cervello, dove vengono interpretati come odori gradevoli, neutri o sgradevoli.

E qui arriva il punto: la percezione degli odori è soggettiva. Alcuni cani detestano un’essenza che altri tollerano, o addirittura apprezzano. Ma ci sono odori che, per motivi biologici o evolutivi, risultano fastidiosi per la maggior parte dei cani.

Odori sgraditi al cane: quali sono e perché

Cane e odori: quali proprio non sopporta?

Agrumi

Il profumo di limone, arancia, mandarino, pompelmo e altri agrumi è generalmente percepito come troppo pungente. Il problema non è la polpa, quanto gli oli essenziali contenuti nella buccia. Non sono tossici, ma possono risultare davvero invadenti per il cane.
Se il cane si allontana quando sbucciate un’arancia, è semplicemente questione di gusto.

Menta ed erbe “rinfrescanti”

La menta, insieme a piante come eucalipto, timo e altre erbe balsamiche, tende a essere poco tollerata. Ciò che per noi è una piacevole sensazione di freschezza, per il cane può risultare eccessivamente intenso.
Tuttavia, alcuni snack per cani contengono menta o eucalipto: dipende sempre dalla sensibilità del singolo individuo.

Aceto

L’odore dell’aceto è spesso sgradito e per questo alcune persone lo usano come deterrente.
Curiosamente, l’acido acetico potrebbe avere effetti benefici sull’intestino del cane, ma nella realtà è difficilissimo sfruttarlo perché a molti cani il suo aroma proprio non piace.
Non è un rifiuto universale, però: alcuni cani ne sono addirittura attratti.

Odori “acidi” (frutta acerba)

Molti cani non gradiscono la frutta acerba, più ricca di molecole acide. Gli agrumi rientrano in questa categoria, ma anche mele verdi non mature o altri frutti possono risultare poco appetibili.
Resta comunque una risposta soggettiva: alcuni cani adorano il gusto acidulo.

Oli essenziali

Gli oli essenziali, anche quelli che a noi sembrano delicati come la lavanda, sono spesso troppo concentrati per il cane. Il loro aroma può essere percepito come eccessivo, soprattutto in ambienti chiusi.
Utilizzarli in casa significa farlo con attenzione e, se possibile, offrire al cane la possibilità di allontanarsi.

Profumi, spray e candele aromatiche

Profumatori per ambienti, deodoranti spray, candele e diffusori possono essere davvero pesanti per il cane.
A differenza della vista, l’olfatto non si può “spegnere”: se un odore è presente nell’ambiente, il cane lo percepisce continuamente. Anche se nel tempo ci abituiamo a un certo profumo, lui potrebbe invece continuare a trovarlo disturbante.
È buona norma lasciare almeno una stanza “neutra”, senza profumi intensi.

Alcol

L’odore dell’alcol è pungente e il cane lo percepisce come potenzialmente tossico. E infatti l’alcol è dannoso se ingerito.
Attenzione però: l’odore di frutta in fermentazione contiene note alcoliche mescolate a sentori dolci. Alcuni cani – tratti in inganno dal profumo zuccherino – potrebbero avvicinarsi con curiosità, correndo un rischio reale.

Cloro e ammoniaca

Prodotti per la pulizia che contengono cloro o ammoniaca risultano irritanti non solo per il cane ma anche per noi.
Queste molecole attivano recettori del dolore, non quelli dell’olfatto. Ecco perché un cane può scappare subito quando si usa candeggina o un detergente molto aggressivo.
Meglio tenere il cane lontano da queste sostanze e areare bene la casa.

Conclusione

L’olfatto del cane è un universo complesso e affascinante, molto più sensibile del nostro. Capire quali odori gli risultano sgradevoli permette di rispettare il suo benessere, evitare stress inutili e rendere la casa un ambiente più accogliente anche per lui.
E ricordiamoci sempre: ogni cane ha preferenze personali. Alcuni odori sono comunemente sgraditi, altri sono semplicemente una questione di… naso!

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e dolci: cosa sapere davvero prima di condividere uno spuntino

giovedì, 27 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cani e dolci

Quando viviamo con un cane o un gatto è normale voler condividere momenti belli… e spesso anche qualche boccone goloso. Ma quando si parla di dolci, ci si apre un mondo che merita qualche chiarimento. Molti proprietari chiedono: “Il cane può mangiare dolci?”. La domanda sembra semplice, ma in realtà nasconde diverse sfumature. È importante capire se si parla di “digerire” un alimento o se quel cibo può davvero essere “adatto” al cane. E, soprattutto, bisogna distinguere tra dolci che possono essere pericolosi subito e quelli che possono causare danni nel tempo.

I dolci davvero pericolosi: quelli da evitare sempre

Partiamo dal punto più importante: esistono dolci che non dovrebbero mai essere dati a un cane, perché possono causare tossicità acuta.

  • Cioccolato (soprattutto fondente, ma anche quello al latte in dosi elevate): contiene sostanze che possono provocare problemi cardiaci e neurologici anche seri. Se un cane mangia cioccolato, la cosa migliore è contattare immediatamente il veterinario.
  • Impasti crudi in lievitazione (per esempio quelli di panettone, pandoro o altri dolci fatti in casa): l’impasto può continuare a fermentare nello stomaco e generare situazioni molto pericolose. Anche qui, niente attese: serve l’intervento del veterinario.
  • Dolci con dolcificanti artificiali, come lo xilitolo: per il cane possono essere tossici anche in piccole quantità e provocare gravi problemi metabolici.

Questi sono i casi in cui il “dolcetto” può letteralmente trasformarsi in un “brutto scherzetto”.

E gli altri dolci? Il vero significato di “può mangiarli”

Cani e dolci

Quando diciamo che un cane “può mangiare” un dolce, spesso intendiamo che riesce a digerirlo. Il cane ha una certa capacità di metabolizzare zuccheri e farine, abbastanza per non avere reazioni immediate se capita di assaggiare un biscotto o un pezzetto di brioche. E infatti molti proprietari dicono: “Gli do un pezzettino ogni giorno e non gli succede niente”.

Il punto, però, non è ciò che accade nell’immediato, ma gli effetti nel lungo periodo.

I dolci, consumati regolarmente, possono:

  • aumentare la produzione di insulina;
  • favorire obesità e diabete;
  • alterare il microbiota intestinale, provocando più fermentazioni;
  • aumentare il rischio di pancreatite e infiammazioni intestinali croniche.

Anche piccole porzioni quotidiane, come mezza fetta biscottata con marmellata o un biscotto a colazione, possono diventare un problema nel tempo.

Cosa fare se il cane mangia un dolce

Il primo passo è capire quale dolce ha mangiato.

  • Se contiene cioccolato, dolcificanti artificiali o se si tratta di impasto crudo, la scelta migliore è contattare il veterinario, senza tentare calcoli “fai da te” sulla dose tossica. Meglio una telefonata in più che un rischio inutile.
  • Se invece si tratta di un biscotto semplice con zucchero o miele, una volta sola non è un problema, purché il cane sia sano e non abbia patologie pregresse.

Il vero rischio arriva con la frequenza, non con l’episodio isolato.

Quindi… i cani possono mangiare dolci?

Sì, nel senso che possono digerirli. Ma questo non significa che facciano bene. Nel lungo periodo i dolci possono compromettere salute metabolica, dentale e intestinale. Il cane, in fondo, è un carnivoro: i dolci non fanno parte della sua alimentazione naturale, e inserirli nella routine non è una buona idea.

Meglio optare per premi davvero adatti a lui e lasciare i dolci… a chi li sa gestire. Noi.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

giovedì, 20 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

Siamo abituati a usare cipolla e aglio in quasi tutti i nostri piatti, ma lo sapevi che per il tuo cane o gatto possono essere tossici anche in piccole quantità?
Oggi facciamo chiarezza su questi ingredienti tanto comuni quanto insidiosi per i nostri amici a quattro zampe.

Perché sono pericolosi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina appartengono tutti al genere Allium.
Sono ricchi di composti solforati, le stesse sostanze che danno loro il caratteristico odore pungente.
Quando vengono masticati — che siano crudi, cotti o disidratati — questi composti si trasformano in molecole altamente ossidanti, capaci di danneggiare i globuli rossi e provocare una grave anemia emolitica.

E no, la cottura o la disidratazione non eliminano del tutto la tossicità!
In letteratura veterinaria sono segnalati casi di avvelenamento anche dopo l’ingestione di aglio al forno o cipolle cotte nei sughi o nei ravioli.

Quanto basta per far male

Cipolla e aglio nemici di cani e gatti?

La tossicità dipende dalla quantità ingerita e dalla sensibilità individuale.
Per farti un’idea: basta lo 0,5% del peso corporeo in cipolla per causare i primi sintomi.
In un gatto di 5 kg, questo significa appena 25 grammi.

I gatti sono i più sensibili per motivi genetici (la loro emoglobina è più vulnerabile).
Tra i cani, Akita, Shiba Inu e Jindo sono le razze più predisposte all’intossicazione.

I sintomi da non ignorare

I segni di intossicazione possono comparire anche dopo 1–2 giorni dall’ingestione e includono:

  • Vomito e diarrea
  • Dolore addominale e perdita di appetito
  • Mucose pallide, debolezza, respirazione affannosa
  • Urine scure (rossastre o nere) dovute alla presenza di emoglobina
  • In alcuni casi, ittero

Questi sintomi derivano dalla progressiva distruzione dei globuli rossi, che riduce l’ossigenazione dell’organismo.

Cosa fare se sospetti un’intossicazione

Contatta subito il tuo veterinario: non esistono antidoti specifici.
Se l’ingestione è recente (entro due ore), il veterinario potrà indurre il vomito per rimuovere il tossico.
In seguito, sarà necessario monitorare l’ematocrito (la concentrazione di globuli rossi) e valutare la necessità di una trasfusione nei casi più gravi.

Un curioso paradosso

Sai qual è l’aspetto più interessante?
Proprio la cipolla rossa, così pericolosa per i nostri animali, viene usata in omeopatia come rimedio per l’uomo: l’Allium cepa, preparato dalla sua tintura madre, è impiegato per alleviare starnuti, lacrimazione e congestione nasale.
Una bella dimostrazione di come — in medicina — la differenza la faccia sempre la specie (e la dose!).

In sintesi

Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina sono alimenti tossici per cani e gatti, anche dopo la cottura.
Meglio quindi evitare di aggiungerli alle loro ciotole o di far assaggiare cibi che li contengono, come sughi pronti o minestroni.
Basta poco per fare la differenza: un po’ di attenzione in cucina può salvare una vita.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Antiossidanti naturali per cani e gatti: un aiuto prezioso contro lo stress ossidativo

giovedì, 13 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Antiossidanti naturali per cani e gatti

Ti è mai capitato di sentire parlare di antiossidanti e chiederti se possano servire anche al tuo cane o al tuo gatto? La risposta è sì, e non solo: gli antiossidanti naturali sono fondamentali per mantenere il loro organismo in equilibrio e per prevenire numerose patologie legate all’invecchiamento o allo stress cellulare.

Cosa sono gli antiossidanti naturali

Gli antiossidanti naturali sono sostanze presenti negli alimenti e nelle piante medicinali che aiutano l’organismo a difendersi dai radicali liberi, cioè quelle molecole instabili che si formano come prodotto di scarto del metabolismo.

In condizioni normali, il corpo riesce a tenere sotto controllo questi radicali grazie ai suoi sistemi di difesa interni. Tuttavia, quando si accumulano in eccesso — ad esempio per inquinamento, stress, malattie, farmaci o intensa attività fisica — si genera una condizione chiamata stress ossidativo.

Questo squilibrio, se prolungato, può favorire invecchiamento precoce, infiammazione cronica e persino l’insorgenza di patologie degenerative.

Ecco perché fornire al cane e al gatto una buona quantità di antiossidanti naturali attraverso l’alimentazione è una scelta intelligente e preventiva.

Polifenoli: i campioni della natura

Antiossidanti naturali per cani e gatti

Tra gli antiossidanti più potenti troviamo i polifenoli, un gruppo vastissimo di molecole vegetali con effetti antinfiammatori, antitumorali e antietà.

Ne fanno parte quattro famiglie principali:

  • Flavonoidi, presenti in frutta e verdura di ogni tipo. Alcuni esempi famosi sono quercetina, esperidina e catechine, che contribuiscono a migliorare la circolazione e a proteggere le cellule dai danni ossidativi.
  • Acidi fenolici, abbondanti in frutti come mirtilli, mele, kiwi, prugne e ciliegie, ottimi anche per supportare il sistema immunitario.
  • Lignani, contenuti nei semi di lino, che oltre all’attività antiossidante aiutano a mantenere equilibrato il profilo lipidico.
  • Stilbeni, tra cui spicca il famoso resveratrolo, presente nel mirtillo rosso, noto per le sue proprietà antitumorali e cardioprotettive.

Integrare nella dieta del cane e del gatto alimenti vegetali ricchi di queste sostanze (in quantità adatte alla loro specie) può offrire un valido supporto al benessere generale.

Carotenoidi: il colore che protegge

Hai mai notato che frutta e verdura colorate sono spesso sinonimo di salute? Il merito è dei carotenoidi, pigmenti naturali con un forte potere antiossidante.

Appartengono a questo gruppo molecole come β-carotene, licopene, luteina e zeaxantina.
Si trovano soprattutto nelle piante verdi scure, nei frutti e ortaggi di colore giallo, arancio o rosso: carote, zucca, mango, spinaci e broccoli, solo per citarne alcuni.

Un aspetto interessante è che i carotenoidi sono liposolubili, quindi il loro assorbimento migliora se vengono somministrati insieme a piccole quantità di grassi o oli.

Nel cane e nel gatto, i carotenoidi supportano la funzione visiva, il sistema immunitario e contribuiscono alla protezione delle cellule nervose.

Vitamina C e vitamina E: alleate quotidiane

Tra gli antiossidanti naturali più noti, vitamina C e vitamina E meritano una menzione speciale.

La vitamina C, contenuta in frutta come arance, kiwi e fragole e in verdure come broccoli e spinaci, è un potente antiossidante idrosolubile. Aiuta a neutralizzare i radicali liberi, favorisce la sintesi del collagene e rafforza le difese immunitarie.

La vitamina E, invece, è liposolubile e agisce soprattutto a livello delle membrane cellulari, prevenendo i danni da ossidazione dei grassi. Si trova in oli vegetali (soia, mais, girasole) e in frutti oleosi come le noci.

Un apporto adeguato di queste due vitamine nella dieta del cane e del gatto aiuta a mantenere in salute pelle, muscoli e sistema nervoso, oltre a contribuire alla prevenzione di molte malattie infiammatorie croniche.

Come sostenere il cane e il gatto con gli antiossidanti naturali

Non serve ricorrere a integratori costosi o “miracolosi”: la prima fonte di antiossidanti naturali è una dieta equilibrata e varia, basata su ingredienti di qualità e con una quota vegetale calibrata sulle esigenze della specie.

Per il cane, che ha una dieta più flessibile, l’introduzione di piccole quantità di frutta e verdura ricche di antiossidanti (come mirtilli, carote, spinaci o zucca) può essere utile, sempre sotto consiglio del veterinario.
Nel gatto, invece, essendo un carnivoro stretto, è bene che eventuali integrazioni vegetali siano mirate e controllate, oppure fornite tramite formulazioni nutrizionali specifiche.

Anche alcune erbe officinali e fitoterapici veterinari possono essere utilizzati per potenziare la barriera antiossidante, ma sempre con la supervisione del medico veterinario nutrizionista.

In sintesi

Gli antiossidanti naturali rappresentano una risorsa preziosa per la salute di cane e gatto: aiutano a contrastare i radicali liberi, rallentano i processi di invecchiamento cellulare e sostengono l’organismo nei momenti di stress o malattia.

La natura offre già tutto ciò che serve, basta saperlo utilizzare nel modo giusto: frutta, verdura, oli vegetali e piante ricche di principi attivi sono strumenti semplici ma efficaci per mantenere i nostri animali in forma più a lungo.

E ricordiamoci sempre che una buona alimentazione è la prima medicina — per noi, ma anche per loro.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Dieta variegata per cani: è davvero necessaria? La risposta (finalmente) è sì

giovedì, 06 Novembre 2025 by Gruppo Nutravet
Dieta variegata per cani

Per anni si è ripetuto che il cane potesse mangiare sempre lo stesso alimento per tutta la vita, senza subirne alcuna conseguenza.
Una convinzione che, a lungo, è sembrata quasi un dogma nella medicina veterinaria.
Ma oggi la scienza ci dice altro: una dieta variegata è non solo possibile, ma benefica per la salute del cane, a patto che sia bilanciata e introdotta nel modo corretto.

In questo articolo vediamo cosa significa davvero “dieta variegata”, perché è utile e come impostarla, anche se il nostro cane segue un’alimentazione commerciale.

Cosa significa una dieta variegata per un cane

Quando parliamo di “dieta variegata” pensiamo spesso a piccoli cambiamenti: alternare due gusti di crocchette, aggiungere un po’ di verdura o cambiare marca ogni tanto.
In realtà, la varietà nutrizionale è un concetto molto più ampio.

In una dieta fresca, cruda o cotta, una buona varietà significa almeno tre fonti proteiche diverse (per esempio bovino, tacchino e merluzzo), due cereali differenti e un paio di verdure che cambiano nel tempo.
Nel caso della dieta cruda (come la BARF), la variabilità aumenta naturalmente, perché si utilizzano tagli di carne differenti che apportano nutrienti e tessuti in proporzioni variabili.

E se il cane mangia un alimento commerciale? Anche qui si può fare molto.
Basta alternare periodicamente almeno tre alimenti secchi e tre umidi diversi, variando gusto, marca e composizione.
La chiave è introdurre i nuovi alimenti gradualmente e osservare sempre come reagisce il cane.

Perché la varietà è così importante

Dieta variegata per cani

Per anni si è creduto che i cani non avessero bisogno di varietà alimentare. Oggi sappiamo che non è così, e che una dieta variata porta benefici fisici e comportamentali.

Ecco i motivi principali:

1. Motivi etologici

Studi recenti dimostrano che i cani provano piacere nel mangiare alimenti diversi.
Anche se molti sembrano felici con il solito pasto, probabilmente gradirebbero un po’ di cambiamento.
Nessun animale in natura mangia lo stesso alimento ogni giorno della vita, e anche i cani — che sono esseri senzienti — meritano stimoli sensoriali e gustativi.

2. Riduzione dell’accumulo di sostanze tossiche

Ogni alimento può contenere tracce di contaminanti ambientali.
Variare riduce il rischio che uno stesso tipo di tossico si accumuli nel tempo.
Ecco perché non ha senso eliminare completamente categorie di alimenti (“niente pesce per i metalli pesanti!”): meglio bilanciare le fonti nel lungo periodo.

3. Migliore biodisponibilità dei nutrienti

Non tutti gli alimenti offrono le stesse quantità e forme di nutrienti.
Variando ingredienti e fonti proteiche, si ottiene un maggior equilibrio complessivo di vitamine e minerali, riducendo il rischio di carenze o eccessi dovuti a piccole imprecisioni nella formulazione.

4. Un microbiota più forte

È forse l’argomento scientifico più solido a favore della varietà:
un’alimentazione diversificata favorisce un microbiota intestinale ricco e stabile, capace di sostenere il sistema immunitario e di ridurre l’infiammazione intestinale.
Una dieta monotona, al contrario, impoverisce la flora batterica e la rende più vulnerabile.

I rischi della dieta monotona (e di quella sbilanciata)

Una dieta sempre uguale può sembrare comoda, ma nel lungo periodo nasconde dei rischi.

Una dieta sbilanciata, cioè con pochi ingredienti o formulata in modo impreciso, può portare a carenze o eccessi di nutrienti.
E anche quando la formula è corretta, la monotonia alimentare può comunque creare problemi.
Ad esempio, un alimento con una quantità minima di vitamina A potrebbe risultare carente se cotto a lungo, poiché il calore la inattiva parzialmente.

Ma il rischio maggiore è legato al microbiota: un intestino “abituato sempre agli stessi stimoli” perde diversità microbica, diventa più fragile e tende a sviluppare infiammazione cronica di basso grado.
Ed è proprio questa una delle nuove frontiere della medicina veterinaria preventiva.

Come introdurre la varietà nella dieta del cane

La strategia migliore è sempre quella di personalizzare l’alimentazione con l’aiuto di un veterinario esperto in nutrizione.

Se possibile, l’ideale è passare a una dieta fresca, cotta o cruda, formulata su misura.
In questo modo si ha il controllo totale sugli ingredienti e sulla qualità delle materie prime, evitando additivi e sostanze indesiderate.

Chi invece utilizza alimenti commerciali può comunque migliorare la varietà:

  1. Scegli 2 o 3 alimenti secchi di marche e gusti diversi.
  2. Aggiungi almeno 3 alimenti umidi differenti, anche in questo caso variando marca e composizione.
  3. Introduci ogni nuovo alimento in modo graduale, mescolandolo al cibo abituale per alcuni giorni.
  4. Dopo la prima fase di introduzione, alternali liberamente durante la settimana (es. lunedì umido A, martedì crocchette B, mercoledì umido C…).

Vedrai che anche un piccolo cambiamento nella ciotola può fare una grande differenza.
Molti cani diventano più vivaci, più curiosi e digeriscono meglio.

In conclusione

Dire che il cane non ha bisogno di varietà alimentare non è più scientificamente corretto.
Al contrario, una dieta variegata, ben formulata e introdotta con criterio, aiuta a:

  • migliorare il benessere generale,
  • ridurre i rischi metabolici e infiammatori,
  • e mantenere sano il microbiota intestinale.

Non serve stravolgere tutto da un giorno all’altro, ma iniziare a pensare alla ciotola come a uno spazio di equilibrio e diversità.
Un piccolo gesto di cura quotidiana che, nel tempo, può fare una grande differenza nella vita del nostro cane.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Cani e cavolo: si può fare? Tutta la verità su questo ortaggio “discusso”

giovedì, 30 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Cani e cavolo

Quando arriva l’autunno e iniziano a comparire i primi cavolfiori al mercato, una delle domande più comuni che ricevo è: “Posso dare il cavolo al mio cane?”
La risposta, come spesso accade in nutrizione, non è un semplice sì o no. Il cavolo non è tossico per il cane, ma deve essere offerto nel modo giusto e con qualche accortezza per evitare effetti indesiderati.

Cavolo, cavolfiore, broccoli: cosa contengono davvero

Il cavolo (o cavolfiore) è in realtà il fiore commestibile della pianta Brassica oleracea, appartenente alla grande famiglia delle Crucifere. È un ortaggio ricchissimo di vitamina C, carotenoidi (provitamina A), clorofilla e sali minerali — in particolare potassio, utile per la funzione muscolare e cardiaca.

A questi si aggiungono gli antiossidanti, molecole preziose che contrastano l’invecchiamento cellulare e supportano il sistema immunitario.
Il suo elevato contenuto di fibre favorisce inoltre il transito intestinale, regolarizza la flora batterica e aumenta il senso di sazietà. In nutrizione umana, il cavolo viene persino considerato una delle verdure con il più alto potenziale di protezione contro il cancro.

E sì, anche il cane può trarne beneficio.

I pro e i contro del cavolo nella dieta del cane

Cani e cavolo

Insomma, sembra l’alimento perfetto. E in parte lo è, ma come sempre c’è un “però”.
Il primo aspetto da considerare è la cottura: se vogliamo sfruttare al massimo le proprietà antiossidanti, il cavolo andrebbe consumato crudo. Il calore infatti distrugge gran parte delle molecole benefiche. Tuttavia, dare verdure crude al cane non è sempre una buona idea, perché possono risultare difficili da digerire.

C’è poi un secondo problema: il sulforafano, un composto naturale della famiglia degli isotiocianati. Questa sostanza è ciò che rende il cavolo così interessante dal punto di vista antinfiammatorio e antitumorale, ma è anche la responsabile del suo tipico odore di zolfo e, soprattutto, della fermentazione intestinale.
In pratica: troppa verdura della famiglia dei cavoli = più gas. E no, non sempre è apprezzato in casa!

Il cavolo contiene anche oligosaccaridi, zuccheri complessi che fermentano facilmente nell’intestino, causando gonfiore e flatulenza.

Come cucinare il cavolo per il cane

Se decidiamo di inserire il cavolo nella dieta del nostro cane, è importante prepararlo nel modo giusto.
Gli studi mostrano che la cottura al vapore per pochi minuti (massimo 5) è la più efficace: consente di ridurre le sostanze che fermentano, mantenendo però attivo il sulforafano e una buona quota di antiossidanti.

Un altro passaggio fondamentale è frullarlo o ridurlo in purea. In questo modo si rompe la fibra vegetale, rendendo i nutrienti più accessibili e facilitando la digestione.

Il mix ideale per evitare gonfiore

Per bilanciare il tutto, meglio non offrire il cavolo da solo.
L’ideale è creare un mix di verdure che unisca le sue proprietà a quelle di altri ortaggi “carminativi”, cioè che aiutano a ridurre i gas intestinali.
Un esempio perfetto:

  • 50% cavolo o cavolfiore
  • 30% finocchio (ottimo per sgonfiare e migliorare la digestione)
  • 20% carote (che donano dolcezza e migliorano l’appetibilità)

Cuoci tutto a vapore per 5 minuti, aggiungi poca acqua tiepida e frulla fino a ottenere una vellutata liscia.
Puoi servirla come piccolo contorno all’interno di una dieta casalinga bilanciata o come integrazione saltuaria in un’alimentazione commerciale.

Cosa fare se il cane ha problemi dopo aver mangiato cavolo

Nonostante le accortezze, può capitare che il cane sviluppi un po’ di gonfiore o flatulenza.
In questo caso, è meglio sospendere il cavolo e orientarsi verso altre verdure più digeribili, come zucchine, finocchi o carote cotte.
Ogni cane ha una sua tolleranza individuale e la quantità ideale dipende anche dalla taglia, dal metabolismo e dal tipo di dieta che segue.

Ricorda: anche se è un alimento sano, il cavolo deve restare un complemento, non la base dell’alimentazione.

In sintesi

  • Il cavolo non è tossico per il cane, ma va dato con moderazione.
  • Meglio cotto a vapore per pochi minuti e frullato, per migliorare la digeribilità.
  • Evita di offrirlo crudo o in grandi quantità per non causare gonfiore.
  • Può essere un’ottima fonte di antiossidanti, fibre e vitamine, soprattutto se inserito in un mix bilanciato con altre verdure.

Il cavolo, insomma, può entrare nella ciotola del cane, ma sempre con buon senso e consapevolezza.
Come spesso accade con gli alimenti “umanamente sani”, anche qui vale la regola d’oro: la dose e la preparazione fanno la differenza.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Il gatto può mangiare il cibo del cane?

giovedì, 23 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Il gatto può mangiare il cibo del cane?

A chi vive con più animali è capitato almeno una volta: il gatto che si avvicina curioso alla ciotola del cane e comincia a sgranocchiare qualche crocchetta. La scena può sembrare innocua o addirittura divertente, ma la domanda che sorge spontanea è: il gatto può mangiare il cibo del cane?
La risposta è no, e non per un semplice capriccio veterinario, ma per precise ragioni biologiche e nutrizionali.

Cane e gatto: due carnivori molto diversi

Cane e gatto discendono entrambi da animali carnivori, ma nel corso della domesticazione hanno seguito percorsi evolutivi molto differenti.
Il cane è oggi definito carnivoro opportunista, cioè in grado di adattarsi a un’alimentazione variata che include anche fonti vegetali. Il gatto, invece, è un carnivoro stretto, cioè dipende completamente dai nutrienti di origine animale.

Questa distinzione è fondamentale: significa che il gatto ha bisogni nutrizionali specifici che il cane non ha, e che il cibo per cani non è in grado di soddisfare.

Perché il gatto non può mangiare cibo per cani

Il gatto può mangiare il cibo del cane?

La differenza principale riguarda alcuni nutrienti essenziali per il gatto, che invece non lo sono per il cane. Vediamo i principali.

  • Taurina: è un amminoacido che il gatto deve necessariamente assumere con il cibo, perché il suo organismo non riesce a produrne a sufficienza. La taurina è indispensabile per il buon funzionamento del cuore, della vista e del sistema nervoso.
    Il cane, invece, riesce a sintetizzarla autonomamente e per questo motivo molti alimenti per cani non contengono taurina aggiunta. Una dieta carente può portare nel tempo a cecità o cardiomiopatia dilatativa nel gatto.
  • Acido arachidonico: si tratta di un acido grasso essenziale che il gatto non è in grado di produrre da sé. Si trova in abbondanza nelle cellule animali, ma non sempre è presente nel cibo per cani, perché per il cane non è considerato un nutriente essenziale.
  • Tenore proteico: il gatto necessita di una quantità di proteine animali superiore rispetto al cane. Un alimento formulato per quest’ultimo potrebbe non garantire al gatto la giusta dose di proteine di alta qualità.

In sostanza, il cibo per cani non è tossico per il gatto, ma è sbilanciato per le sue esigenze e, se somministrato abitualmente, può causare carenze gravi.

Cosa succede se il gatto mangia cibo per cani

Se il gatto ruba qualche crocchetta ogni tanto, niente panico: non succederà nulla.
Il problema nasce solo se mangia regolarmente il cibo del cane o, peggio, se viene alimentato esclusivamente con quello.

Le carenze non si manifestano subito, ma con il tempo possono comparire sintomi come:

  • perdita di peso e di massa muscolare,
  • pelo opaco e crescita rallentata,
  • problemi cardiaci dovuti alla mancanza di taurina,
  • disturbi visivi fino alla cecità,
  • riduzione della fertilità.

Per questo motivo, un veterinario non consiglierà mai di sostituire l’alimento del gatto con quello del cane, neanche per brevi periodi.

Cosa fare se il gatto ha mangiato il cibo del cane

Se il gatto ha assaggiato o ha mangiato qualche boccone del cibo del cane, non è necessario preoccuparsi: non si tratta di una sostanza pericolosa né tossica.
Il rischio nasce solo nel lungo periodo, quindi non serve correre dal veterinario per un episodio occasionale.

Tuttavia, se il gatto tende spesso a rubare il pasto del cane, è bene capire come evitare che questo diventi un’abitudine.

Come evitare che il gatto mangi il cibo del cane

In generale, il gatto non trova il cibo del cane particolarmente appetitoso, proprio perché ha un sapore e un odore meno intensi.
Ma se vive in casa con un cane e non ha accesso costante al proprio alimento, può capitare che per fame decida di “accontentarsi”.

Ecco alcune soluzioni pratiche:

  • Separare le ciotole: posizionare il cibo del cane e del gatto in aree diverse della casa, possibilmente su piani differenti.
  • Alimentazione controllata: evitare di lasciare la ciotola del cane sempre piena. Dare pasti a orari precisi riduce le occasioni di “furti”.
  • Ciotole intelligenti: esistono modelli che si aprono solo quando riconoscono il microchip dell’animale autorizzato. In questo modo, solo il cane o solo il gatto potranno accedere al proprio pasto.

Cane e gatto: due specie, due esigenze

Cane e gatto possono condividere la casa, le coccole e persino il divano… ma non la ciotola.
La loro biologia è diversa, e ciò che è bilanciato per uno può essere carente per l’altro.

Un’alimentazione corretta e specifica per specie è la base per mantenere i nostri animali in salute, attivi e longevi.
Il gatto deve ricevere sempre cibo formulato per gatti, completo e bilanciato, in grado di fornire tutte le sostanze di cui ha bisogno — taurina compresa.

In fondo, rispettare le loro differenze non è una complicazione, ma un atto d’amore e di responsabilità.

Articolo della Dr.ssa Maria Mayer, DVM

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Come modificare la dieta dopo la castrazione

giovedì, 16 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Come modificare la dieta dopo la castrazione

Dopo la castrazione o la sterilizzazione il metabolismo del cane cambia, con maggior tendenza ad accumulare peso. Vediamo come e quanto modificare la sua alimentazione per affrontare questa nuova fase della vita e supportarlo al meglio.

La castrazione/sterilizzazione determinano cambiamenti significativi nel metabolismo del cane. 

A seguito di questo tipo di chirurgia, infatti, il fabbisogno calorico del cane diminuisce perché l’organismo, senza gli ormoni sessuali, inizia a consumare meno calorie e tende più facilmente ad accumulare peso. Anche riducendo l’apporto di cibo, si nota spesso un aumento dell’appetito e una minore propensione al movimento.

Il rischio, quindi, è duplice: più fame e meno energia spesa. Il sovrappeso e l’obesità infatti si instaurano quando il cane mangia più calorie di quante ne consumi. 

In pratica, se l’energia introdotta con il cibo è maggiore di quella spesa per mantenere le funzioni vitali e per muoversi ogni giorno, l’eccesso si “trasforma” in grasso. Per questo motivo l’alimentazione dopo l’intervento non può rimanere la stessa, ma va ripensata con attenzione, parallelamente all’attività fisica.

Come cambia il fabbisogno calorico giornaliero

Come modificare la dieta dopo la castrazione

Dal punto di vista nutrizionale dopo la castrazione il fabbisogno calorico si riduce fino al 20-30% a seguito appunto del venir meno degli ormoni sessuali. 

Questa percentuale può variare in base ad una serie di fattori, ad esempio la razza. 

Razze già geneticamente maggiormente predisposte al sovrappeso (Labrador ad esempio) tenderanno a ingrassare più facilmente di altre, arrivando fino a quel 30% sopra indicato.

Ridurre la quantità di cibo o cambiare alimentazione?

Pensare che basti semplicemente diminuire le calorie di un 20-30% è sbagliato. All’interno della dieta, infatti, non contano solo le calorie ma anche le quantità di macro e micronutrienti.

Riducendo semplicemente la quantità del cibo precedente si abbassano sì le calorie, ma anche le proteine, le vitamine e i minerali con il rischio di carenze nutrizionali. 

Non solo, spesso il volume del pasto risulta davvero esiguo. Immaginate un cane che prima della castrazione mangiava 3 pasti al giorno da 100 gr di crocchette. Rispettando la percentuale sopra riportata dovremmo praticamente eliminare un pasto (un terzo della sua dieta precedente).

E’ quindi consigliabile scegliere alimenti commerciali più proteici, pensati proprio per ridurre le calorie senza ridurre eccessivamente la quota proteica e mineralvitaminica, senza dimenticare una minor riduzione dei grammi della razione. 

Alcuni (non tutti) gli alimenti light o sterilised sono proprio pensati con questa finalità.

Un’altra opzione può essere quella di affiancare alle crocchette anche degli umidi completi a basso contenuto di carboidrati oppure, ancora meglio, optare per un’alimentazione fresca ipocalorica formulata con il giusto equilibrio, senza eccedere con le calorie.

Quanto tempo dopo la castrazione cambiare la dieta

Spesso ci si preoccupa che il proprio cane possa aumentare di peso già dal giorno stesso della castrazione. In realtà non è necessario avere troppa fretta perché è necessaria qualche settimana dopo la chirurgia perché gli ormoni ancora circolanti si esauriscano.

Il momento giusto per cambiare alimentazione è quindi in genere dopo circa 1-2 mesi dall’intervento. La transizione al nuovo alimento deve sempre essere fatta in modo graduale, nell’arco di 7-10 giorni, per evitare stress o disturbi digestivi.

Come aumentare il consumo calorico

Come dicevamo sopra il movimento gioca un ruolo determinante. In particolare la passeggiata aiuta a bruciare calorie, stimola la massa magra e riduce il rischio di accumulo di grasso. Al tempo stesso è un attività che non rischia di causare sovraccarichi o infortuni. Quindi no a giochi sfrenati e rapidi, si ad allungare le camminate con il proprio cane.

Ma quanta attività? Almeno 1 ora di passeggiata al giorno, anche suddivisa in più uscite giornaliere è fondamentale per la nostra salute e per quella del nostro cane.

Articolo della Dr.ssa Denise Pinotti, DVM

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Ipotiroidismo nei cani anziani: l’importanza di nutrizione, integrazioni e melatonina

giovedì, 09 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Ipotiroidismo nei cani anziani

L’ipotiroidismo è una delle patologie endocrine più comuni nei cani anziani. Oltre alla terapia farmacologica, una dieta equilibrata, integrazioni mirate come l’utilizzo della melatonina coniugata possono migliorare significativamente la qualità della vita del cane. Nutrienti ad alto valore biologico, vitamine, minerali e acidi grassi omega-3 supportano il metabolismo, il sistema immunitario e la salute della pelle, contribuendo a ridurre i sintomi tipici dell’ipotiroidismo, mentre la melatonina aiuta a modulare indirettamente l’equilibrio ormonale.

Cos’è l’ipotiroidismo nei cani anziani?

L’ipotiroidismo è causato da una produzione insufficiente di ormoni tiroidei, che rallenta il metabolismo e influisce su numerosi apparati dell’organismo. Nei cani anziani i sintomi più comuni includono:

  • Aumento di peso nonostante dieta invariata
  • Letargia e scarsa tolleranza all’esercizio
  • Alterazioni cutanee: pelo secco, caduta diffusa, cute ispessita
  • Problemi digestivi: rallentamento intestinale, stipsi, digestione lenta
  • Intolleranza al freddo

La diagnosi precoce è fondamentale per iniziare tempestivamente la terapia farmacologica sostitutiva. Tuttavia, la sola terapia farmacologica non sempre è sufficiente a migliorare tutti i sintomi, soprattutto quelli legati al metabolismo, alla pelle e al pelo.

Il ruolo della nutrizione

Ipotiroidismo nei cani anziani

La dieta nei cani ipotiroidei deve essere studiata con attenzione. È importante fornire:

  • Proteine di alto valore biologico

 Proteine da fonti animali, meglio se fonti proteiche magre, per aiutare la digeribilità. Queste sono fondamentali per il mantenimento della massa muscolare e forniscono aminoacidi essenziali utili anche alla salute cutanea e al rinnovo del pelo.

  • Grassi di qualità:

Nei cani con ipotiroidismo è comune riscontrare cute secca e pelo fragile. In questi casi, gli acidi grassi omega-3, in particolare EPA e DHA, svolgono un’importante azione antinfiammatoria generale e apportano benefici a livello di cuore, cervello e vista, articolazioni e sistema immunitario.

Gli omega-6, principalmente l’acido linoleico, sono invece essenziali perché il cane non può sintetizzarli autonomamente e devono quindi essere forniti attraverso la dieta. Questi nutrienti aiutano a mantenere pelle e pelo integri, contribuendo a una cute sana e a un mantello lucido e resistente.

  • Carboidrati controllati: 

L’eccesso di carboidrati, oltre a favorire sovrappeso, può indurre processi infiammatori e alterazioni della flora intestinale. In un cane ipotiroideo anziano è preferibile che i carboidrati non prevalgano su proteine e grassi di qualità.

  Micronutrienti chiave:

  • Selenio e zinco, essenziali per la sintesi e l’attivazione degli ormoni tiroidei, oltre ad agire sulla modulazione del sistema immunitario.
  • Vitamina E, potente antiossidante che contrasta lo stress ossidativo a livello cellulare.

L’importanza delle integrazioni mirate

Accanto a una dieta equilibrata, le integrazioni possono fare la differenza:

  • Probiotici e prebiotici, per migliorare la salute intestinale e l’assorbimento dei nutrienti
  • Vitamine e minerali specifici, per supportare il sistema immunitario
  • Omega-3 e Vitamina E, per ridurre infiammazione cutanea e secchezza

Melatonina coniugata come supporto ormonale

La melatonina coniugata può essere un valido supporto nei cani anziani ipotiroidei, poiché agisce come regolatore ormonale naturale. Aiuta a:

  • Modulare indirettamente l’equilibrio dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide
  • Migliorare il ritmo sonno-veglia, spesso alterato nei cani con ipotiroidismo
  • Favorire la salute della pelle e del pelo attraverso effetti antiossidanti e regolatori del ciclo follicolare

Integrata in un piano nutrizionale bilanciato, la melatonina coniugata contribuisce a migliorare il benessere generale del cane e a supportare l’efficacia della terapia farmacologica.

Conclusioni

Gestire l’ipotiroidismo nei cani anziani significa adottare un approccio completo: terapia farmacologica + dieta personalizzata + integrazioni mirate. Questo permette di:

  • Migliorare energia e vitalità
  • Controllare il peso corporeo
  • Favorire la salute della pelle e del pelo
  • Ridurre disturbi digestivi
  • Modulare l’equilibrio ormonale

Una gestione nutrizionale e integrativa attenta può fare la differenza nella vita quotidiana del cane anziano, migliorando non solo i parametri clinici ma anche il suo benessere generale.

Articolo della Dr.ssa Francesca Parisi, DVM

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Struvite nel cane e nel gatto: cause, prevenzione e il ruolo dell’alimentazione

giovedì, 02 Ottobre 2025 by Gruppo Nutravet
Struvite nel cane e nel gatto

L’urolitiasi, ovvero la formazione di calcoli nelle basse vie urinarie, è una condizione comune sia nei cani che nei gatti. Tra i diversi tipi di calcoli, quelli di struvite rappresentano una delle forme più frequenti. Ma perché si formano e come possiamo prevenirli?

Struvite: come si forma

Nei cani, i calcoli di struvite sono spesso associati a infezioni delle vie urinarie causate da batteri produttori di ureasi, come Staphylococcus, Proteus, Pseudomonas e Klebsiella. Questi batteri scindono l’urea in ammonio e bicarbonato:

  • L’ammonio si combina con magnesio e fosfato per formare la struvite.
  • Il bicarbonato aumenta il pH urinario, rendendo la struvite meno solubile e favorendone la precipitazione.

Nei gatti, invece, la struvite si forma più spesso in urine sterili, cioè senza infezioni batteriche, ma comunque alcaline.

Fattori predisponenti

Struvite nel cane e nel gatto

La formazione dei cristalli di struvite è favorita da:

  • Sovrasaturazione delle urine di magnesio, ammonio e fosfato.
  • Infezioni urinarie
  • pH urinario basico.
  • Diete inappropriate, soprattutto alimenti secchi o ricchi di magnesio o sostanze alcalinizzanti.
  • Scarso consumo di acqua, che concentra le urine e favorisce la cristallizzazione.

Il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione e cura

Numerosi studi hanno dimostrato che una dieta mirata può essere decisiva sia per la prevenzione che per la gestione dei calcoli di struvite. Alcuni punti chiave:

  1. Aumentare l’apporto di acqua: urine più diluite riducono la sovrasaturazione di minerali.
  2. Limitare l’escrezione urinaria dei precursori tramite diete formulate specificamente per ridurre magnesio, ammonio e fosfato.
  3. Regolare il pH urinario: integratori leggermente acidificanti come la rosa canina (ricca di vitamina C) possono aiutare a mantenere le urine meno alcaline.
  4. Sostenere la salute intestinale: una dieta ricca di prebiotici e probiotici può ridurre la colonizzazione della vescica da parte di batteri intestinali.
  5. Ridurre l’infiammazione: integratori antinfiammatori come Omega-3 o fitoterapici (es. gemmoderivato di Ribes nigrum) possono alleviare i sintomi della cistite.
  6. Creare diete appetibili e personalizzate: per garantire il rispetto dei fabbisogni nutrizionali e il benessere a lungo termine dell’animale.

Studi scientifici confermano che un’alimentazione personalizzata, combinata con un adeguato apporto di liquidi, è efficace nel prevenire la recidiva dei calcoli di struvite nei cani e nei gatti.

Attenzione al fai-da-te

Ogni animale è diverso, quindi non improvvisare diete fai-da-te. La personalizzazione è fondamentale per equilibrare proteine, minerali e acqua, garantendo una dieta sicura ed efficace. Il consiglio di un Medico Veterinario Nutrizionista è sempre indispensabile

Articolo della Dr.ssa Laura Mancinelli, DVM

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