Malattia renale cronica

Malattia renale cronica del gatto. Un “renal” è sempre necessario?

La malattia renale cronica è una patologia molto frequente nei nostri animali soprattutto nel gatto ed è caratterizzata dalla perdita graduale, progressiva e irreversibile della funzionalità renale.
La dieta in questi pazienti svolge un ruolo fondamentale. Perché controlla i segni clinici minimizzandoli e cosa ancora più importante controlla la progressione della patologia, contribuendo così al benessere e alla longevità dei nostri amici felini.

In questo articolo scopriremo in cosa consiste la malattia renale cronica, il ruolo che ha la nutrizione nel paziente nefropatico ed in particolare approfondiremo l’aspetto della restrizione proteica.

Che cos’è la malattia renale cronica?

La CKD (chronic kidney disease) è tra le patologie più comuni riscontrate nei gatti anziani. Viene definita come un’alterazione organica e/o funzionale di uno, o entrambi i reni, presente da almeno 3 mesi.

I segni clinici sono legati alla diminuita capacità dei reni di svolgere le sue normali funzioni di regolazione e di escrezione.

Tra i più frequenti troviamo: aumento della diuresi (poliuria), aumento dell’assunzione di acqua (polidipsia), anemia, diarrea, vomito, perdita di peso, malessere generale.
Purtroppo quando compaiono i segni clinici già il 70-80% del rene è compromesso per questo è importante soprattutto in animali maturi/anziani effettuare una diagnosi precoce.

Tra le “strategie terapeutiche” attuate dai medici veterinari negli animali affetti da questa patologia rientra, quasi sempre, l’utilizzo di alimenti commerciali “renal”, ossia indicati per gatti affetti da insufficienza renale cronica.

Questi alimenti sono generalmente caratterizzati da:

  • Ridotto contenuto in proteine, sodio e fosforo
  • Aumento del tenore di fibre solubili
  • Integrazione con vitamine del gruppo B
  • Integrazione con antiossidanti e acidi grassi polinsaturi
  • Elevata densità energetica ed elevato contenuto lipidico
Tra i sintomi più frequenti troviamo: aumento della diuresi (poliuria), aumento dell’assunzione di acqua (polidipsia), anemia, diarrea, vomito, perdita di peso, malessere generale

Questi alimenti vanno sempre utilizzati?

Gli studi scientifici dimostrano che la risposta corretta a questa domanda è no.
La scelta della giusta alimentazione, da somministrare ad un paziente nefropatico, deve innanzitutto passare per un’attenta e corretta stadiazione della patologia in atto.
Innanzitutto, perché un soggetto nefropatico, ed affetto da CKD, non necessariamente presenta insufficienza renale cronica. In secondo luogo, perché la riduzione della funzionalità renale, che può conseguire alla presenza di CKD, può presentare diversi stadi di gravità.
La gravità della CKD è stata classificata in 4 stadi dall’ International Renal Interest Society (IRIS).

La stadiazione si basa inizialmente sulla concentrazione di creatinina nel sangue a digiuno, seguita poi da un’analisi completa delle urine, per valutare il peso specifico e l’eventuale presenza di proteinuria, e da una valutazione della pressione sanguigna.

Al fine di improntare una corretta terapia e una corretta alimentazione, risultano anche necessari la valutazione dell’azotemia, della fosfatemia, dell’esame emocromocitometrico. Nonché la valutazione della morfologia dei reni attraverso un’ecografia addominale.

Una volta stadiata la patologia, e individuato il grado di insufficienza renale del soggetto, si deve valutare quale sia la migliore strategia nutrizionale da applicare.
Se si decide di alimentare il gatto con un alimento commerciale “renal”, bisogna innanzitutto tenere in considerazione che alimenti differenti presentano tenori analitici diversi e, quindi, che a seconda del soggetto (e dello stadio IRIS in cui si trova), può essere utile sceglierne uno piuttosto che un altro.
Particolare attenzione va posta alla quantità e alla qualità delle proteine contenute, onde evitare di effettuare una restrizione proteica eccessiva quando non necessaria.

Proteine e malattia renale cronica

Infatti, non bisogna mai dimenticare che il gatto è un “carnivoro stretto” e che le proteine rivestono un ruolo fondamentale nella sua alimentazione, in particolar modo quando il soggetto è anziano e, quindi, che una loro diminuzione nella dieta deve essere valutata con molta attenzione.
Se da un lato la restrizione proteica può favorire la riduzione dell’azotemia e della sintomatologia che ne consegue, dall’altro un’eccessiva restrizione può causare danni altrettanto importanti come la malnutrizione, un’alterazione della risposta immunitaria, una riduzione della sintesi di emoglobina, nonché la perdita di tessuto muscolare.

Inoltre, per assicurare un adeguato apporto di aminoacidi essenziali, almeno l’80% dell’apporto proteico deve provenire da proteine di origine animale ad elevato valore biologico (carne, pesce).
Le attuali linee guida sconsigliano di effettuare una riduzione proteica in animali in stadio IRIS 1, mentre negli stadi successivi se ne consiglia una riduzione graduale.
Tuttavia, recenti studi mettono in dubbio queste linee guida, sostenendo che la riduzione proteica sia da evitare anche in gatti con insufficienza renale in stadi più avanzati.

Il dosaggio di proteine da somministrare in gatti affetti da CKD rimane, ad oggi, uno degli argomenti scientifici più dibattuti in nefrologia e nutrizione veterinaria.
La dieta casalinga può essere una valida alternativa per il gatto nefropatico?
Assolutamente sì, ma di questo ne parleremo in maniera approfondita in un altro articolo!

Articolo della Dr.ssa Laura Mancinelli, DVM

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