Il gatto anziano: come affrontare al meglio il passare degli anni

/ / Denise Pinotti
Gatto anziano

Anche i gatti purtroppo invecchiano e con l’avanzare dell’età le loro necessità possono cambiare.

In questo articolo vedremo cosa succede quando un gatto diventa anziano e come possiamo aiutarlo ad affrontare al meglio questa fase della vita.

Soprattutto dal punto di vista nutrizionale.

Immagine che contiene gatto, sedendo, gatto domestico, posando

Descrizione generata automaticamente

Quando un gatto si considera anziano?

Le linee guida definiscono un gatto anziano dai 10 anni ma, proprio come per noi, non tutti dimostrano effettivamente l’età che hanno.

Un gatto di 15 anni sano e con un buon peso forma, ad esempio, può apparire più in salute di un altro gatto. Magari più giovane di qualche anno ma già affetto da una patologia tra quelle che vedremo in seguito.

Quali sono i segni dell’età che avanza?

Vediamo i principali:

  • Rallentamento del metabolismo con conseguente sovrappeso o obesità
  • Perdita di energia, meno voglia di muoversi, saltare o giocare
  • Disfunzioni cognitive 
  • Patologie tipiche dell’età (come diabete, ipertiroidismo, insufficienza renale, patologie articolari)

Come possiamo concretamente aiutare un gatto anziano?

Innanzitutto con degli esami di screening, per monitorare l’insorgere o l’evoluzione delle patologie sopra citate.

È importante rivolgersi al proprio veterinario di fiducia, che consiglierà come programmare esami del sangue e delle urine e ogni quanto sarà indicato ripeterli nel caso del vostro gatto. Perché ogni paziente è unico.

Dal punto di vista nutrizionale il primo obiettivo è quello di mantenere il peso forma: un gatto sovrappeso avrà ancora meno voglia di muoversi, sovraccaricherà le articolazioni e avrà un rischio maggiore di diabete.

Al contrario un gatto troppo magro potrebbe non avere energie sufficienti per affrontare eventuali malattie che possano colpirlo in questa fase della sua vita.

Il medico veterinario valuterà quindi quale sia il peso forma del vostro gatto e quante calorie deve mangiare per mantenerlo. 

Le necessità di un gatto anziano cambiano ed è nostro compito sapere cosa fare per rendere la sua vita migliore

Proteine e grassi: fanno male al gatto anziano? 

Le proteine sono fondamentali: il gatto è definito un carnivoro stretto, a maggior ragione con l’aumentare dell’età. Quando l’organismo comincia ad invecchiare necessita quindi ancora di più di proteine ad alto valore biologico per mantenersi al meglio. 

E i grassi? Un gatto anziano potrebbe avere capacità di digestione ridotte rispetto a un giovane, andranno quindi privilegiati grassi “leggeri”, facili per lui da digerire.

In quanto “super carnivoro” il gatto non necessita invece di carboidrati, tranne nel caso di patologie specifiche in cui dovrete essere assistiti dal vostro veterinario. 

Alimenti senior per gatti anziani

In commercio esistono alimenti con la dicitura “ageing” o “senior” che possono soddisfare questi requisiti.
Se il vostro gatto lo mangia sarebbe sempre meglio offrirgli anche del cibo umido e non solo le crocchette così da aumentare l’idratazione.

Se invece il gatto segue un’alimentazione casalinga andranno privilegiate proteine da fonte animale quindi prevalentemente carne e pesce. Con grassi digeribili come olio di cocco, burro o ghee e con una quota di fibra data da verdure o da cuticole di semi di psillio (non tutti i gatti vi faranno l’onore di mangiare le verdure che gli proporrete!).

Se indicati, il vostro veterinario vi proporrà anche degli integratori come ad esempio Omega-3 e antiossidanti (vitamine C e vitamina E). 

E se il gatto fatica a masticare? Purtroppo con l’età può succedere che il gatto non abbia più tutti i denti.
Nella maggior parte dei casi se la cavano comunque egregiamente anche con cibo solido ma se doveste notare delle difficoltà di masticazione potete decidere di frullare il pasto fino a creare una perfetta mousse.

Tutte queste accortezze possono aiutarci a migliorare la qualità e l’aspettativa di vita del gatto anziano senza dimenticare però che il gatto è un “critico culinario” molto più severo del cane, dovrete quindi trovare un compromesso anche con i suoi gusti!

Articolo della dr.ssa Denise Pinotti, DVM

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